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Cenni storici su Giulianova (Te) Vincenzo Bindi, benefattore di Giulianova

Giulianova > Cenni storici su Giulianova
 
 

Vincenzo Bindi
di Mirella Bartolacci 

Nato a Giulianova nel 1852, compì i suoi studi a Napoli laureandosi in giurisprudenza. Sposò Rosina Carelli, figlia del celebre pittore Consalvo, rappresentante della cosiddetta “Scuola di Posillipo”. Storico dell’arte abruzzese, letterato ed educatore, Vincenzo Bindi esercitò la sua attività in vari campi. Impiegò gran parte delle sue energie nell’illustrare la terra nativa e nel raccogliere autografi ed opere d’arte.
Vincenzo Bindi: un illustre giuliese del quale ricorre quest’anno il settantesimo anniver-sario della morte.
Iniziò intorno al 1879 con l’illustrazione, per l’appunto, del suo paese, Giulianova, riordinando insieme le antiche memorie di Castrum Novum, di Castel San Flaviano e della storica famiglia degli Acquaviva d’Aragona e riferendo dettagliatamente sulle opere d’arte ed i monumenti del territorio giuliese. La sua vita è stata una testimonianza di grande e appassionato amore: amore per l’arte e per ogni altra cosa bella, per la sua terra nativa e per tutta l’umanità. Ebbe il culto della Bellezza che contemplò non solo per sé ma anche per trasmetterla gli altri. Amò tantissimo i tesori nascosti della sua terra e si prodigò a farli conoscere. La testimonianza più alta del suo impegno a sostegno dell’arte abruzzese è costituita da “Monumenti storici ed artistici degli Abruzzi, dal sec. IV al sec. XVIII”, edita nel 1889 con la prefazione di Ferdinando Gregorovius, con la quale Bindi rese gloria alla nostra regione innalzandola ad un posto degno d’onore nella storia delle Belle Arti in Italia. L’opera, che richiese sacrifici ed anni di ricerche, fu apprezzata dai più insigni critici d’arte come la rivelazione dei nostri monumenti, delle nostre mirabili opere d’arte, del nostro glorioso passato e conserva ancora oggi un’importante valenza documentaria.

Vincenzo Bindi in una fotografia di Attilio Pela (1909)
Archivio Riccardo Cerulli
 
 Si trattò del primo tentativo di catalogazione e di tutela dell’arte d’Abruzzo che, il Bindi sottolineò, ha della peculiarità tali da sostenere il confronto con le manifestazioni artistiche d’Italia. La produzione artistica di Vincenzo Bindi fu molto vasta. Il Ministro della Pubblica Istruzione, che aveva apprezzato in lui l’intelligenza acuta, nel 1885 lo inviò a Parigi per studiare importanti documenti di storia italiana, in specie la “Cronaca originale della Badia di San Clemente a Casauria”, conservati nella Biblioteca Nazionale. Vincenzo Bindi operò tanto a favore dell’arte, ma il suo nome è legato anche al servizio prestato nella scuola, al quale si dedicò con grande passione come educatore. Fin da giovanissimo si dedicò all’insegnamento e nel 1885 fu nominato preside nel liceo “Pietro della Vigna” e direttore della scuola tecnica che lasciò, nel 1900, per assumere il suo ultimo incarico: la direzione della Scuola Normale Femminile di Capua che resse per oltre quarant’anni. La sua attività didattica si svolse dunque lontano dalla terra nativa, in Campania. A Capua il Bindi fu insignito della grande medaglia d’oro dei benemeriti della Pubblica Istruzione per l’opera intrapresa a favore della cultura, dell’istruzione e dell’educazione popolare della città campana. Pur essendo pienamente consapevole delle sue virtù, Vincenzo Bindi operò ripudiando le esteriorità del vanto. Fu grande e generoso ed il suo amore per l’arte non lo distolse mai dalla vita. Vagheggiò una Bellezza mai avulsa dalla Bontà, abruzzese nei sentimenti, nell’anima e nell’affetto ha dato prova del suo amore per la terra d’origine donando la sua magnifica biblioteca e la pinacoteca alla città di Giulianova. Si spense a Napoli il 2 maggio 1928.

- Articolo tratto da OPUSCOLA (1) – Giulianova in fotografia 1900-1950. A cura di Giovanni Bosica e Pierino Santuomo, Edigrafital, 1998. 


Bibliografia
VINCENZO BINDI di Mirella Bartolacci
Le notizie riguardanti Vincenzo Bindi sono state tratte da:
Vincenzo Bindi, Monumenti storici ed artistici negli Abruzzi, Napoli, Tip. F. Giannini, 1889;
Vincenzo Bindi, Solenni onoranze al Prof. Conm. U. Bindi (XXI Maggio MCMXI), Caserta, Tip. dell’unione, 1911;
Vincenzo Bindi, in memoria di Alberto Bindi nell’VIII anniversario della morte di Enrico Bindi. Preghiere, lagrime e fiori, Napoli, Tip. E. Giannini, 1911;
Vincenzo Bindi. a cura di Aldo Marroni, Centro Servizi Culturali della Regione Abruzzo Giulianova, Pescara, Industria Grafica DEMA, 1991;
Riccardo Cerulli, Giulianova 1860, Teramo, Abruzzo Oggi, 19682;
Giammario Sgattoni, Migliaia di lettere ed autografi: Leopardi. Manzoni, Carducci, Verga fra gli inediti della “Bindi” in “Dimensioni”, Lanciano, a. II, nn, 3-5, maggio-ottobre 1958, pp. 67-79.
Inoltre sono state consultate varie riviste, più precisamente:
“Il Popolo Abruzzese”, anni 1924-1928;
“II Resto del Carlino”, 9 maggio 1928;
“L’italia Centrale, Corriere Abruzzese e Marchigiano”, maggio 1928:
“La Fiaccola”, anni 1917-1920;
“L’Italia Centrale”, anni 1907-1933.

La storia di Giulianova: La Giulianova moderna

Dopo secoli di vita cittadina entro il perimetro quattrocentesco, nella seconda metà dell’Ottocento, sotto una vivace spinta demografica e con il miglioramento dell’economia locale, si ha l’espansione extramuraria dell’abitato collinare, il cui principale nodo urbano è costituito dall’attuale Piazza della Libertà. Anche il sottostante litorale, fino all’Unità d’Italia sostanzialmente deserto, grazie all’entrata in funzione nel 1863 del tronco ferroviario Ancona-Pescara e quindi, nel 1884, della strada ferrata per Teramo, registra una sempre più vivace attività sia commerciale che industriale. È qui infatti che Luigi Crocetti crea nel 1888 una società, la prima in Abruzzo, per la costruzione di mattonelle e lavori in cemento, presto emulato da altri imprenditori. Grazie anche alla “scoperta” del turismo balneare, con la costruzione nel 1874 dello stabilimento balneare e la presenza dal 1896 di un frequentatissimo Ippodromo, l’abitato a valle si infittisce di nuove costruzioni estendendosi progressivamente nelle aree la Giulianova moderna adiacenti alla stazione. Ma la borgata “Marina”, nome della germinazione litoranea di Giulianova, pur condividendo strettamente le dinamiche di crescita comuni agli altri insediamenti costieri, tuttavia rispetto ad essi avrà caratteri distinti, mancando di produrre il ribaltamento delle gravitazioni. 

E difatti nel 1934, quando la frazione ormai ha superato per abitanti lo stesso capoluogo e da tempo costituisce l’epicentro dinamico trainante dell’intero territorio, si opterà per la fusione amministrativa tra l’abitato collinare, che allora come oggi conserva saldamente la sede municipale, con quello litoraneo, che perciò assume la nuova denominazione di Giulianova Spiaggia e dove nel 1936 la già solida vocazione balneare, rappresentata dall’imponente Kursaal realizzato nella parte inferiore nel 1913 come club marino e ultimato in stile liberty sedici anni dopo come albergo assai prestigioso, viene rafforzata dalla costruzione del lungomare monumentale

Nei decenni successivi al secondo dopoguerra, l’espansione urbana privilegia, seguendo uno schema a scacchiera, le aree litoranee meridionale e settentrionale e quindi quella valliva occidentale, non pregiudicando lo sviluppo armonico della città. Oggi, infatti, Giulianova, pur avendo una delle più alte densità demografiche della provincia, è tra i centri costieri abruzzesi a disporre del più alto coefficiente di zone verdi presentandosi nelle vesti di una elegante località, culturalmente assai vivace e apprezzata dai turisti per il finissimo arenile, per le sue dotazioni ma anche per le ricche testimonianze artistiche e monumentali.

Le bellezze dell'Abruzzo. Mare, monti, arte, gastronomia, folklore: è questa in sintesi, la realtà dell’Abruzzo; che, tra le spiagge dell’Adriatico e le nevi perenni del Gran Sasso d’Italia e della Maiella, può ancora offrire ai forestieri - oltre ad una moderna attrezzatura alberghiera e in campeggi e case private - una vacanza completa, ricca di continue scoperte. I quattro capoluoghi di provincia: L’Aquila, Chieti, Pescara, Teramo e numerose altre città, che in antico ebbero un ruolo determinante, custodiscono tesori d’arte e di storia, resti archeologi, musei, cattedrali, castelli, acquedotti, fontane, ecc., che testimoniano di una continua operosità sul mare, nei campi, sulle montagne. Dalle ceramiche di Castelli ai legni intagliati di dl Pretoro, dai liquori di Tocco Casauria agli orafi di Scanno e ai merletti di Pescocostanzo, è tuttora vivo in ogni angolo della regione un artigianato che spesso affonda le proprie radici addirittura nella preistoria. 

 
 
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