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Ville, palazzi e residenze signorili nel decennio compreso tra il 1861 e il 1871

Giulianova > Edifici storici

I nostri consigli... per le vostre vacanze.

 
Giulianova "Madonna dello Splendore" IL risanamento del tetto della chiesa della Madonna dello Splendore. La chiesa del santuario “Madonna dello Splendore” fino al 1800 era una piccola cappella – più volte rimaneggiata – adiacente il vecchio ospedale civile, in precedenza una “dipendenza” (una grangia, una specie di fattoria) aggregata al monastero dell’abbazia di San Onofrio dei Celestini di Campli. Nel 1847 la piccola chiesa – precedentemente lasciata dai Celestini – fu affidata ai Cappuccini. Dopo la soppressione del 1866, fu ivi ricostituita una fraternità e il 28 agosto veniva messa la prima pietra del nuovo convento. Tra gli anni 1937/1950, demolita la piccola chiesa, ne fu costruita una più grande a croce latina, con ampio coro absidale e porticato anteriore. Negli anni 1990/2000 sono stati effettuati lavori di ristrutturazione del convento – ormai destinati a museo nel pianterreno e nei piani 2° e 3° - con rifacimento e risanamento dei tetti, all’infuori del tetto della chiesa e del corridoio a lato della stessa. Pertanto a distanza di oltre 70 anni dalla costruzione, la copertura della chiesa cominciava a mostrare il peso del tempo. Nei precedenti lavori di adeguamento e restauro di tutto l’isolato si era riusciti a inserire – solo con l’aiuto anche della soprintendenza della BAAS dell’Aquila – il risanamento del campanile della chiesa e il restauro della facciata della chiesa. Per la generosità della Fondazione TERCAS nel 2010 è stato possibile riprendere il risanamento e l’adeguamento del tetto della chiesa e dei tetti contigui. Tale lavoro è consistito in interventi piuttosto radicali: 1. demolizione del tetto della vecchia struttura (capriate, travi, tegole, ecc.) 2. isolamento della volta della chiesa prima con il posizionamento di una guaina catramata e sopra una copertura di materiale espanso per appianare tutto il solaio e rinforzo con un manufatto di spesso acciaio collegante tutti i muri perimetrali… 3. costruzione di nuove strutture portanti poggianti sulla lastra di acciaio. 4. copertura fatta a tre strati: - una copertura di tavole lamellari a incastro per tutta la superficie, impegnate con prodotto protettivo… - membrana impermeabile impermeabilizzata di bitume polimero per l’intera superficie… - posizionamento della copertura in coppi e controcoppi al posto delle meno adeguate tegole di vecchia fattura… - 5. Adeguamento dei tetti contigui al tetto della chiesa. Il costo totale dell’intervento è stato di Euro 295.000,00 di cui Euro 55.000,00 a carico della fraternità. Nel lavoro di restauro si è reso necessario aggiungere il rifacimento del tetto del corridoio che porta alla chiesa, non compreso nei lavori: la spesa è di circa Euro 25/30.000,00 che sarà a carico della fraternità.
 

Ville, palazzi e residenze signorili
di Sandro Galantini

Nel decennio compreso tra il 1861 e il 1871, la popolazione complessiva di Giulianova, almeno a dar retta alle approssimative e quindi non del tutto attendibili statistiche del tempo, passava da 4761 ad appena 4781 abitanti, dunque con una modestissima e pressoché impercettibile crescita. Con il censimento del 1881, invece, venivano contati 5891 residenti, più di mille rispetto al rilevamento precedente, per una densità pari a 215,75 abitanti su kmq. Questa verticalizzazione demografica, eloquen-te dei profondi mutamenti in atto, faceva giocoforza debordare la citta collinare oltre la vecchia cinta acqua-viviana privilegiando le due direttrici occidentale e meridionale. Se la febbrile attività edilizia dava luogo, per gran parte, ad esempi di edilizia minuta e a volte dequalificata, tuttavia non mancavano, ne erano poco numerosi, gli edifici anche monumentali espres-sione della condizione economica ma anche culturale tanto della proprietà illuminata come della borghesia impren-ditoriale in ascesa.
L’imponente palazzo dei baroni Ciafardoni, edificato nel 1885 su disegno, poi modificato, di un anonimo architetto napoletano, sorgendo su via del Sole, già strada dei Cappuccini, segnala senz’altro i caratteri della riorganizzazione territoriale di Giulianova e la maggiore importanza viaria acquisita dalla strada di accesso al centro urbano. Oltre a ciò, evidente e anche l’intento di appalesare l’opulenza e l’importanza del proprietario, il lungamente sindaco Francesco Maria, sia con la forza del blocco compatto, rialzato alle ali, che con le considerevoli proporzioni dell’edificio, ancor più vistose considerando la sua collocazione in una zona libera da edifici significativi ad eccezione dell’ex convento cappuccino. Il romitorio, dopo l’estromissione dei frati, era stato trasformato nel 1811 da Vincenzo Comi in residenza privata e parte in opificio; acquistato nel 1873 da Giulio e Girolamo Acquaviva d’Aragona e da costoro adibito a fabbrica di liquirizia, nel gennaio 1896 era stato adattato a residenza, con realizzazione persino di un teatro interno, da Vittoria Acquaviva d’Aragona e dal marito Giorgio Bruno di San Giorgio Scarampi, passando quindi in proprietà alla figlia Maria Imperia che qui avrebbe abitato fino al novembre 1932 per trasferirsi poi in Alto Adige insieme con il marito Domenico Francesco Trifoni.



Solenne era pure il palazzo di contrada Montagnola degli Acquaviva d’Aragona, la più importante residenza extramuraria presente a Giulianova e l’unica, almeno tra quelle gentilizie, prima dell’espansione urbana dell’età umbertina. Il sontuoso edificio prospiciente la strada del Crocifisso, attuale via Amendola, era stato realizzato come “casino” di caccia del ramo primogenito degli Acquaviva d’Aragona. Acquisito nel 1808, insieme con i tre quarti delle originarie proprietà acquaviviane, da un esponente del ramo cadetto di questa importante famiglia aristocratica, Giovan Girolamo (1786-1848), duca di Nardo e di Noci, conte di Castellana e Conversano, erede nei predicati ma non nelle sostanze dei duchi d’Atri, l’immobile era stato demolito e quindi sostituito da un palazzo, originariamente a pianta rettangolare, abitato stagionalmente. Nel 1828 la duchessa Giulia Colonna di Stigliano vi trasferiva la residenza anagrafica da Napoli probabilmente per le esigenze connesse all’attenta opera di valorizzazione delle vaste proprietà terriere, a lei trasferite due anni prima dal marito Giovan Girolamo che pure continuava a incrementare con opere idrauliche sul Tordino a beneficio del mulino di proprietà e attraverso coltivazioni innovative. Qui nel luglio 1832 il duca e la moglie avevano accolto il re Ferdinando II e nel 1839 un giovanissimo Gaetano Braga aveva tenuto forse il primo dei suoi concerti pubblici mentre nel 1844 il trentaquattrenne Luigi Acquaviva d’Aragona, terzogenito di Giovan Girolamo, aveva ricevuto lo scrittore Cesare Malpica, rimasto piacevolmente colpito, tra il mare sottostante e la corona dei monti, da quello che egli non esitava a definire un quadro svariato, esteso, incantevole. Medesima fascinazione subiva nel 1848 un altro illustre visitatore, lo scozzese Charles Mac Farlane, anch’egli ospite di Luigi nella dimora di famiglia raggiunta percorrendo un viale di acacie piantumate a scopo ornamentale da pochi anni. Ormai scomparso Giovan Girolamo, a fare gli onori di casa era invece il fratello di Luigi, Carlo, che con la madre e la consorte Alessandrina d’Obrescoff riceveva il 18 settembre 1857 il conte di Siracusa Leopoldo di Borbone, fratello del re Ferdinando II, insieme con l’archeologo e numismatico Giuseppe Fiorelli. Ed erano ancora Carlo, la duchessa madre ed Alessandrina ad ospitare, il 15 ottobre 1860, Vittorio Emanuele II, venuto a Giulianova dopo aver varcato i confini dell’agonizzante Regno delle Due Sicilie diretto a Teano. Divenuto residenza abituale del conte Carlo, il palazzo alla Montagnola, trasferito in proprietà nel 1876 alla moglie Alessandrina, sarebbe stato lungamente il centro di riferimento della intellettualità dell’intera provincia. Con la scomparsa, il 10 maggio 1908, di Mario Andrea, figlio di Carlo e di Alessandrina, l’edificio veniva ceduto ad Ernesto Migliori, scaltro e munifico capitano d’industria che con i fratelli Amato Alfonso, Cesare e Luigi era stato artefice di un grande impero economico edificato sulla lavorazione del corallo nonché fondatore del Banco di Giulianova. Dopo avervi accolto, dall’11 gennaio del 1911 al 12 gennaio del 1912, i ragazzi e le ragazze della Piccola Missione per i sordomuti di don Giuseppe Gualandi, ed ospitato, il 18 agosto seguente, la riunione dell’assemblea generale dei sottoscrittori della nuova Società Autotrasporti “Abruzzo" di cui assumeva la presidenza provvisoria, Ernesto Migliori affidava ad un architetto nato ad Ascoli Piceno ma teramano d’origine e destinato a grande fama, Vincenzo Pilotti, il progetto che nel 1914 avrebbe modificato l’edificio conferendogli una veste più adeguata agli ideali del decoro borghese. E cosi la villa Corallo, come veniva a chiamarsi quella che un tempo era stata la dimora degli Acquaviva, si presentava, ultimato l’intervento, come un volume compatto, ordinato e lineare.

La parte meridionale veniva tripartita da lesene che correvano per tutto il piano nobile con un prospetto inquadrato dall’ordine gigante a sua volta sormontato da un attico, secondo uno schema caro alla tradizione classicistica. Decisamente improntata al Liberty, tendenza tra le più avanzate che da tempo aveva incontrato il favore della borghesia imprenditoriale, erano invece la vicina villa con torrino angolare e decorazioni con fascia e cantonali in bugnato, realizzata nel 1927, del fratello Amato Alfonso Migliori, acquistata in seguito dalla famiglia Pannella, nonché la villa Castelli, uno dei più ragguardevoli edifici costruiti all’inizio di via Madonna dello Splendore, tra le aree interessate, soprattutto dopo la sua sistemazione a viale con la creazione nel 1923 del parallelo camminamento alberato detto della Rimembranza, da una discreta espansione edilizia, venendo gli edifici signorili a fare pendant con le modestissime abitazioni ottocentesche. I lavori dell’edificio, il primo ad utilizzare a Giulianova solai in cemento armato, erano stati avviati dopo il 1910, anno in cui Antonio Castelli, di antica e cospicua famiglia teramana e di qui a quattro anni consigliere comunale della sua citta, aveva acquistato il relativo terreno da Giulio De Annibalis. Gia nel 1913 la costruzione era a buon punto e probabilmente nel 1915 l’edificio era completato; di certo era stato ultimato nel 1917 risultando la presenza, in una voltura redatta dal Nuovo Catasto Terreni, di una nuova costruzione tassabile.

I caratteri propri dell’Art Nouveau erano ravvisabili nell’asimmetria dell’impianto e anche nei finestroni composti della torre, caratteri tuttavia temperati, o addirittura contraddetti, da alcuni dettagli, come le bifore ogivali e la decorazione geometrica a strisce oblique, indice sintomatico della intervenuta mediazione tra progettista e committente. L’adesione al nuovo stile aveva pero trovato il suo terreno più fertile nella sottostante Marina, dove le più cospicue famiglie di Teramo e della provincia – dai Pirocchi ai Palma, dai Rozzi ai Quartapelle ai Sabatini - attratte dalla pratica dei bagni di mare e dalle favorevoli dotazioni (strada e ferrovia), avevano incettato numerosi appezzamenti di terreni nelle censuazioni soprattutto del 1871 per edificarvi le loro residenze estive. Sicche in un breve lasso di tempo il tratto valligiano gravitante sulla stazione appariva gia puntuato, come notava nel 1879 lo studioso atriano Gabriello Cherubini, di molti casini di varia e gentile architettura e nel 1884 Gennaro Finamore, nella seconda edizione del suo volume L’Abruzzo come stazione climatica estiva, registrando la profonda trasformazione che aveva investito le località rivierasche della regione, sottoli-neava come la spiaggia di Giulianova, molto popolata nella stagione de bagni, fosse ormai gremita di ville.
Identiche espressioni utilizzava Enrico Abbate nella sua Guida dell’Abruzzo pubblicata nel 1903, quando uno tra i più significativi esponenti del modernismo italiano, il teramano Silvio Gambini, operante prevalentemente in Lombardia a fianco di Giuseppe Sommaruga ed Ernesto Basile, stava elaborando il primo dei quattro progetti per la residenza balneare del facoltoso concittadino Lorenzo Paris. Con quello definitivo, apparso nel 1904 sulla rivista torinese "Memorie di un architetto", sarebbe stato ultimato nel 1918 un edificio liberty assai originale, dalle forme leggere e raffinate, con una loggia sommitale delimitata da balaustra in pietra bianca di Manoppello, accuratamente lavorata in ogni sua parte e valorizzata dal vasellame sparso, e con un signorile portico, in rapporto armonico con la torre angolare, sorretto da esili colonne finemente lavorate ed intagliate a motivi vegetali nei capitelli.

  



La torre ricorreva anche nella villa di Vincenzo Sami prospiciente via Nazario Sauro, com’era stata ribattezzata la strada dello Stabilimento detta anche via Marina, edificata nel 1934 su progetto di Alessandro De Annibalis, mentre era stato Giuseppe Iannetti a firmare due anni prima il disegno del raffinato villino di Antonio Tritapepe giustapposto all’edificio scolastico su viale Duca degli Abruzzi, oggi Orsini, con ambiente colonnato a pianta circolare e con scala a cascata all’ingresso che faceva cosi il punto focale dell’edificio.


Impostata su stilemi decisamente classici, con blocco compatto, era invece la residenza di primo Novecento dell’avvocato Vincenzo Cerulli-Irelli nella parte settentrionale del litorale, nei pressi dell’Ospizio Marino, mentre e un esuberante e raffinatissimo liberty a connotare la poco distante villa di Antonio Gasbarrini, l’illustre patologo e poi clinico medico originario di Civitella del Tronto che, archiatrata pontificio, per ben quattordici anni avrebbe tenuto la cattedra di Augusto Murri nell’Università di Bologna. A corredo della sua villa dulcis costruita nella prima meta degli anni Venti su via Gabriele D’Annunzio, dal 1932 ridenominata Cristoforo Colombo, l’attuale via Gasbarrini, egli avrebbe fatto edificare due rustici ed una chiesetta privata su progetto steso nel 1927 dal già incontrato Silvio Gambini. Gambini, Vincenzo Pilotti, autore anche del progetto della villa del facoltoso Francesco Spinozzi, Giuseppe Iannetti, Antonio ed Achille Petrignani, Alessandro De Annibalis, Luigi Crocetti, Ernesto Pelagalli; e poi i geometri Gaetano Braga, Vincenzo Pultroni, Bruno Ravaglioli e Costanzo Testoni erano alcuni dei progettisti, taluni noti altri meno, attivi nel corso dei primi quarant’anni del Novecento che avevano contribuito a rendere Giulianova una delle località balneari abruzzesi in cui l’architettura leggera e spensierata delle ville balneari, prodotti tipici di una società dedita al lusso ed allo svago, trovava un terreno particolarmente ferace spesso su impostazioni di grande liberta espressiva e interpretativa.

   

  

            

Facilmente raggiungibile, Giulianova da tutte le località, grazie anche alla sua vicinanza (40 Km) all’aeroporto di Pescara, è dotata di moderne attrezzature ed infrastrutture turistiche oltre alla presenza di un’impiantistica sportiva per tennis, nuoto, vela, windsurf, bocce, minigolf, pallacanestro, calcio a 5, pattinaggio; inoltre vi è possibile praticare la pesca d’altura e subacquea. Grazie ad un nuovissimo sistema di collegamento con pontili in legno è possibile raggiungere, in bicicletta, le località limitrofe, costeggiando il mare e lussureggianti pinete.
Articolo tratto della pubblicazione: “GIULIANOVA, tra storia e memoria. Architetture, società e avvenimenti dall’età umbertina al Ventennio.
Autore, cura e testi: Sandro Galantini
Sandro Galantini, storico e giornalista, e autore di oltre sessanta tra volumi, saggi e contributi apparsi in opere collettanee ed in riviste scientifiche relativi a questioni storiche abruzzesi dell’età moderna e contemporanea. Socio ordinario della Deputazione di Storia Patria negli Abruzzi, membro dell’Istituto Abruzzese di Ricerche Storiche e Socio Corrispondente dell’Istituto di Studi Abruzzesi di Pescara, ha conseguito per la saggistica storica numerosi premi e riconoscimenti, tra i quali il “Filomena Carrara” nel 1996 ed il premio speciale “Lago Gerundo” nel 2006. Nel 2013 e stato insignito del titolo di Cavaliere dell’Ordine al merito della Repubblica Italiana per benemerenze culturali e chiara fama. Per l’Editore Paolo de Siena ha pubblicato nel 2001 Giulianova com’era. Storia e memoria della città attraverso le cartoline d’epoca ed ha curato nel 2004 il volume Il calcio a Giulianova dalle origini al 1960. Storia, eventi, personaggi.
Editore: De Siena Editore s.a.s. Viale Giovanni Bovio, 111 – www.desienaeditore.it
Finito di stampare nel mese di Dicembre 2015 - ISBN: 978886341254
Facilmente raggiungibile, Giulianova da tutte le località, grazie anche alla sua vicinanza (40 Km) all’aeroporto di Pescara, è dotata di moderne attrezzature ed infrastrutture turistiche oltre alla presenza di un’impiantistica sportiva per tennis, nuoto, vela, windsurf, bocce, minigolf, pallacanestro, calcio a 5, pattinaggio; inoltre vi è possibile praticare la pesca d’altura e subacquea. Grazie ad un nuovissimo sistema di collegamento con pontili in legno è possibile raggiungere, in bicicletta, le località limitrofe, costeggiando il mare e lussureggianti pinete.

Giulianova turistica. Ammirevole e splendente città di mare, si estende lungo la fascia costiera del Medio Adriatico per circa 5 km e ogni anno risorge tra il fiume Tordino e il Salinello sempre più energica e scintillante per accogliere con ancora più onore e impegno di tantissimi turisti che visitano Giulianova e il suo territorio.

Venirci a trovare è davvero semplice. Giulianova è nel bel mezzo d’Italia, a Nord di un Abruzzo costiero dalle innumerevoli risorse turistiche e ambientali. Giulianova si raggiunge via Autostrada A14 - uscita Giulianova, oppure in treno con la comoda stazione ferroviaria, o ancora in aereo atterrando nel moderno Aeroporto d’Abruzzo di Pescara, Giulianova è distante solo 50 chilometri.

 
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