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Residenze nel centro urbano di Giulianova: La Villa Marcozzi

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Arthur Liberty è un intelligente e colto mercante londinese che apre a Londra in Regent Street, a due passi da Piccadilly Circus e Trafalgar square, un negozio di giapponeserie (la moda era continuata dopo l` Expo del 1862), ma anche di cineserie e altre arti minori orientali o nordafricane: tutte opere che esaltavano la linea elegante e capricciosa, delicata come un fiore. Il successo del negozio, e, soprattutto, la frequenza di alcuni clienti di lusso come William Morris, Alma Tadema, Burne-Jones, Dante Rossetti e Oscar Wilde, lo spinsero a continuare in senso più originale la ricerca mercantile. Si rivolse per questo ad alcuni giovani designers fra cui Archibald Knox (che sta al mondo del design come Picasso sta a quello della pittura). Lo stile era quello celtico: la linea nomadica, senza fine, tutta un ghirigoro fitomorfico (a forma di piante e fiori) che stava un tempo a significare il mistero della vita (nel libro di Kells, ad esempio, codice benedettino irlandese dell` VIII secolo) che viene ora ripreso come pura e semplice forma esteriore (ed è già questo un tipico atteggiamento kitsch, per cui l` effetto è scambiato per la causa). Si può quindi affermare che Liberty, originariamente, non è propriamente uno stile, bensì la caratteristica comune di una serie sempre più complessa e completa di oggetti venduti dal signor Arthur Liberty, che, sull` onda del successo commerciale, ordina nuove ricerche a giovani designers: da questo momento (e siamo all` incirca negli anni ` 90 del XIX secolo) diviene uno stile di gusto europeo: il Liberty. Il Liberty in Italia. Un discorso a parte merita la presenza di Carlo Bugatti, i cui mobili furono la realizzazione in Italia del gusto Liberty, con un che di più massiccio e meno morbido, rispetto al disegno originario, con un certo recupero, ad esempio, di forme supposte egizie o genericamente orientali. E tuttavia Bugatti fu sicuramente un raffinato artista che seppe intervenire con continuità nella ricerca stilistica che il gusto Liberty aveva inaugurata un quarto di secolo prima, contribuendo con le sue creazioni a diffondere quel clima decadente che è stato la cifra dominante, in Europa e in Italia, in tutte le arti, musica e poesia comprese fino allo scoppio della guerra. La mostra è accompagnata da un poderoso catalogo pubblicato da Federico Motta, composto di ben quattordici saggi e curato da Fabio Benzi: centinaia di foto a colori per un totale di oltre 380 pagine. Una vera e propria monografia sul Liberty, da cui prendere spunto, per gli appassionati, per andare oltre nella ricerca.
 

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                                                                                                                                  di Sandro Galantini

Villa Marcozzi
 
Ubicazione: Via A. Gramsci, 28
Epoca dell’impianto: primi del ‘900
Stato di conservazione: Buono
 
Villa Marcozzi è un edificio a pianta regolare su due livelli ed un mezzanino, con due avancorpi laterali che rendono la facciata tripartita, con la parte centrale leggermente arretrata rispetto alle ali. Le superfici murarie sono trattate a mattoni a vista, interrotte dalle aperture che, nel corpo centrale al primo livello si uniscono tramite una grande balconata allineata con l’ingresso.


Villa Marcozzi, da sinistra: facciata su Via Gramsci; particolare dell’ingresso.
Anche Art Nouveau è il nome di un negozio; questa volta a Parigi in rue de Provence (via vicina all` Opera e ai nuovi quartieri borghesi della riva destra della Senna), aperto nel 1895 da un tedesco, Samuel Bing, che vende quello che vendeva a Londra Arthur Liberty e i suoi clienti avvertono come, appunto, Arte Nuova. Ormai, però, questa fine secolo sta producendo uno stile di vita e di pensiero che è forse più una continua e costante contraddizione che un qualcosa di identificabile: positivismo e spiritualismo, umanitarismo e solidarismo e razzismo spietato, colonialismo e apertura alle altre civiltà . Tutto insieme, mescolando malinconia e ottimismi, industrialismo sempre più sfrenato e altrettanto sfrenato desiderio di ritorno alla natura: quel prodotto sociale e di gusto che va sotto il nome di Belle Epoque. In pittura, in Italia, le recenti e ripetute mostre dedicate a Segantini e quella milanese dedicata a Previati dimostrano queste contraddizioni e questa continuità con la ricerca post-impressionista (da Van Gogh ai Nabis) e le novità viennesi secessioniste. In Italia. Una continuità interessante anche per l` Italia, dove sarà possibile constatare come in questo clima caotico caratterizzato dal desiderio di uscire dal gusto piccolo-borghese identificato nel gusto accademico, per esaltare le dinamiche della comunicazione (dalla luce al telegrafo), si inseriscano le avanguardie del Futurismo. Non a caso l` humus futurista è sicuramente fecondato dalle idee secessioniste e dal generale gusto Liberty, europeo. Del resto, la linea dolce e avvolgente del gusto Liberty, il «colpo di frusta» che caratterizza la sintassi delle sue composizioni, non contrastano con le idee futuriste; come il modernismo Liberty bene si sposa con le scomuniche al passato dei giovani fiorentini e milanesi, che si prendevano a cazzotti al caffè delle Giubbe Rosse di Firenze e creavano la più rivoluzionaria e anticonformista rivista europea del tempo: «Lacerba», del giovane neo editore Attilio Vallecchi. Tutto un mondo, un` epoca, un gusto che tutto coinvolge, e prende circa un trentennio, dalla fine del XIX all` inizio della prima guerra mondiale: dentro questo tutto, alla fine, tutto si confonde e solo la tragedia della guerra gelerà gli entusiasmi e le certezze baldanzose e inquiete della Belle Epoque.
Articolo di Sandro GalantiniSandro Galantini, storico e giornalista, e autore di oltre sessanta tra volumi, saggi e contributi apparsi in opere collettanee ed in riviste scientifiche relativi a questioni storiche abruzzesi dell’età moderna e contemporanea. Socio ordinario della Deputazione di Storia Patria negli Abruzzi, membro dell’Istituto Abruzzese di Ricerche Storiche e Socio Corrispondente dell’Istituto di Studi Abruzzesi di Pescara, ha conseguito per la saggistica storica numerosi premi e riconoscimenti, tra i quali il “Filomena Carrara” nel 1996 ed il premio speciale “Lago Gerundo” nel 2006. Nel 2013 e stato insignito del titolo di Cavaliere dell’Ordine al merito della Repubblica Italiana per benemerenze culturali e chiara fama. Per l’Editore Paolo de Siena ha pubblicato nel 2001 Giulianova com’era. Storia e memoria della città attraverso le cartoline d’epoca ed ha curato nel 2004 il volume Il calcio a Giulianova dalle origini al 1960. Storia, eventi, personaggi.
Il Liberty in Italia. Non a caso, l` erede del gusto Liberty sarà il Déco, tanto reazionario quanto il Liberty era rivoluzionario, tanto borghese quanto il Liberty era aristocratico, tanto funzionale, quanto il Liberty dalla funzionalità traeva la forma, e non viceversa. In fondo il Déco chiudeva un` epoca, non ne apriva un` altra come era accaduto con il Liberty e tutte le sue manifestazioni. Il vero pioniere della modernità contemporanea, per alcuni aspetti non così lontano come potrebbe sembrare, sarebbe stata la scuola del Bauhaus, aperta da Walter Gropius nel cuore dell` inquieta repubblica di Weimar. Non sarà un caso, allora, se nelle nostre case ci siano diffusamente ancora i mobili Bauhaus: dalle sedie alle tavole, dai piatti alla posateria; e gli oggetti Liberty siano avvertiti come «antichi», da antiquariato. È bene ricordare queste riflessioni per godersi (chi la può visitare) questa esposizione, liberandosi dal pregiudizio “ questo è a mio avviso - di voler dimostrare l` indimostrabile, che esista cioè uno stile Liberty italiano, un Art Nouveau italiana. Liberty e Art Nouveau sono stili europei, cui anche l` Italia ha dato il suo significativo contributo, con qualche ritardo fisiologico e qualche posticipo, questo meno fisiologico, dovuto proprio alle sue caratteristiche profondamente tradizionaliste e poco propense alle innovazioni, qualsiasi esse siano. Basti pensare alle storia della Biennale veneziana, nata nel 1895 con lo scopo di promuovere, con le arti maggiori, le arti minori e l` artigianato, che si presenterà al mondo intero fino al 1920 con cataloghi e decorazioni Liberty.

Giulianova turistica. Ammirevole e splendente città di mare, si estende lungo la fascia costiera del Medio Adriatico per circa 5 km di spiaggia e ogni anno risorge tra il fiume Tordino e il Salinello sempre più energica e scintillante per accogliere con ancora più onore e impegno di tantissimi turisti che visitano Giulianova e il suo territorio. Da non perdere il centro storico di Giulianova Alta.

Venirci a trovare è davvero semplice. Giulianova è nel bel mezzo d’Italia, a Nord di un Abruzzo costiero dalle innumerevoli risorse turistiche e ambientali. Giulianova si raggiunge via Autostrada A14 - uscita Giulianova, oppure in treno con la comoda stazione ferroviaria, o ancora in aereo atterrando nel moderno Aeroporto d’Abruzzo di Pescara, Giulianova è distante solo 50 chilometri.

 
 
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