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Residenze nel centro urbano di Giulianova: La Villa De Santis

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Il Liberty in Italia è il movimento è noto come Stile floreale o Liberty, dal nome di una ditta inglese (Liberty & Co, appunto) che, negli anni Ottanta, apre a Londra un rinomato negozio di stoffe e di arredi. Proprio nel campo della decorazione d’interni e dell’arredamento, l’obiettivo è quello di dare una dignità artistica alla produzione industriale e di rendere esteticamente validi gli oggetti di uso comune. Non a caso, Torino ospita nel 1902 l’Esposizione Internazionale di Arte Decorativa Moderna in cui la progettazione investe, per la prima volta, tutto l’oggetto del produrre. Ad esempio, in una stanza da pranzo, il progettista-artigiano cura i tavoli e i soffitti come le tazze e i candelabri; in un palazzo, l’artista-architetto cura il disegno dell’edificio e le ringhiere interne delle scale, fino alle maniglie delle porte. Insomma, il confine tra utile e bello tende a diventare, nella mente degli artisti più progressisti del tempo, sempre più labile. Non ci sono più cose utili da una parte, oggetti di uso comune che non necessitano di cura, e dall’altra oggetti curati, poco più che suppellettili. Anche l’oggetto di uso quotidiano deve essere investito dalla creazione artistica per portare il bello a strati sempre più vasti di popolazione. In quel periodo, Torino vive una stagione di rinnovamento ed espansione territoriale oltre i confini della vecchia cinta daziaria del 1853. Ecco perché il maggior numero di edifici liberty si trovano ai confini della città vecchia, le zone di corso Francia, del quartiere della Crocetta e della pre-collina vicino al fiume Po. Uno dei palazzi più belli è casa Fenoglio – La Fleur (1903) che si erge davanti agli occhi non appena si risale dalle scale mobili della fermata metro Principi d’Acaja. Progettata da Pietro Fenoglio (1864-1926), il peso del cemento armato è controbilanciato dalla presenza di strutture sospese (come il bovindo) e dalla leggerezza e luminosità delle grandi vetrate colorate. Si tratta di un’architettura decorativa e policroma, con linee sinuose e continue che sprigionano un movimento vigoroso e carico di energia. Tra gli altri edifici liberty, segnalo villa Scott (1902), opera sempre del Fenoglio, sulla collina torinese (utilizzata per girare parte del film horror Profondo rosso di Dario Argento nel 1974), e casa della Vittoria, commissionata per celebrare la vittoria della prima guerra mondiale (1920) con decorazioni allegoriche e zoomorfe nel portone d’ingresso (draghi e lucertole).
 

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                                                                                                                                  di Sandro Galantini

Villa De Santis
 
Ubicazione: Viale dello Splendore, 62
Progettista: Arch. Petrignani
Epoca dell’impianto: 1928
Stato di conservazione: Ottimo
 
Villa De Santis è un esempio degno di nota di ottima integrazione tra architettura e ambiente urbano, attigua ad altre abitazioni signorili in zona collinare. Progettata dall'architetto Petrignani, fu realizzata dal 1923 al 1928. L'edificio rivela una raffinatezza notevole grazie all'armoniosità degli elementi architettonici ed alle proporzioni. Gli elementi floreali non sono eccessivi e si limitano alle decorazioni della fascia che corre sotto la linea del tetto ed ai capitelli delle colonne della loggia arricchiti di volute molto originali.


Villa De Santis, prospetto frontale su Viale dello Splendore.

La pianta è rettangolare con avancorpi. Il fronte principale è a due piani con scalinata d'ingresso arricchita da una balaustra marmorea. Il paramento murario ha ricorsi orizzontali con bugnature in corrispondenza degli angoli. Il piano superiore, su una matrice di intonaco liscio, presenta finestrature con arco a tutto sesto e sovrastante architravi uguali a quelle del piano terra. Grandi mensole in marmo istoriato sorreggono un balconcino con balaustra a colonnine marmoree. Una grande fascia finemente scolpita a basso rilievo, con motivi floreali, conchiglie e putti, corona la facciata prima del cornicione ligneo. Nella zona est, che per effetto della pendenza del terreno è a tre piani, è visibile un vasto portico, sorretto da pilastri ottagonali di notevole snellezza, con motivi floreali, che sorregge una trabeazione di estrema semplicità. Il portico da origine ad un terrazzo che al centro assume forma curva, protetto da balaustra in ferro battuto. All'interno sono visibili pavimenti in marmo, scale a più rampe rettilinee ed ornamenti molto elaborati alle pareti con stucchi pregevoli. I1 fabbricato ha copertura a tetto con conformazione a manto in coppi. Di articolare interesse sono sia una scalinata con ringhiera in ferro battuto realizzata da un artigiano di Guardiagrele, Felice Scioli; sia una bella vetrata policroma. Gli stucchi decorativi sono stati realizzati dallo scultore Ulderico Ulizii di Giulianova (1).


Villa De Santis, particolare del cantonale.


Villa De Santis, apertura tripartita.


Villa De Santis, ingresso; particolare della recinzione dell'ingresso.


Villa De Santis, foto d’epoca del Viale dello Splendore dove si scorge anche la villa De Santis.
 
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NOTE

(1) AA.VV. Op. cit., p.78
Art Nouveau, Modernismo, Jugendstil, Modern Style. Tanti nomi per indicare una breve e vivace moda decorativa apparsa in Europa e negli Stati Uniti nell’ultimo decennio dell’Ottocento che coinvolge la pittura, la grafica, il design e l’architettura. Dalle origini alle radici dell’Art Nouveau sono le varie tendenze che si sviluppano nella seconda metà dell’Ottocento, soprattutto l’esperienza nel campo delle arti applicate che compie il movimento preraffelita delle Arts and Crafts. Anche gli ultimi lavori di Monet, eseguiti nella sua casa di Giverny, nella quale ossessivamente dipinge il suo giardino, lo stagno e le ninfee, hanno un’analogia con le ninfee della lampada di Tiffany. Intriganti appaiono l’uso della medesima foglia di ninfea per decorare in bronzo patinato le sedie di Majorelle o le citazioni fitomorfe per delineare gli archi di accesso alla metropolitana di Parigi. Il Liberty in Italia. Nel Salento, invece, il Liberty si riscontra nelle architetture suburbane, perlopiù villini utilizzati come dimora stagionale nelle maggiori località marine (Santa Maria di Leuca, Nardò e Santa Cesarea Terme), espressione della ricchezza della nuova classe imprenditoriale pugliese. Accanto alle solite caratteristiche del liberty italiano (linea curva e sinuosa, decorativismo floreale), lo stile risente di modelli locali riconducibili al passato (Barocco e Neoclassicismo) ed a influenze mediterranee e arabesche, oltre all’uso delle principali materie prime disponibili sul territorio, ovvero pietra leccese, tufo giallo e carparo, e dell’artigianato artistico delle ceramiche e del mosaico (memorabili le imprese dei fratelli Peluso). Si tratta, in definitiva, di edifici a più piani, tinteggiati con colori caldi, con torrette e logge per permettere la vista sul mare, dai motivi decorativi orientaleggianti. A Santa Maria di Leuca, dove si contano ben quaranta ville ottocentesche, si ammirano le bagnarole, costruzioni in pietra, dentro le quali confluisce l’acqua del mare, utilizzate dalle signore per bagnarsi in completa privacy.
Articolo di Sandro GalantiniSandro Galantini, storico e giornalista, e autore di oltre sessanta tra volumi, saggi e contributi apparsi in opere collettanee ed in riviste scientifiche relativi a questioni storiche abruzzesi dell’età moderna e contemporanea. Socio ordinario della Deputazione di Storia Patria negli Abruzzi, membro dell’Istituto Abruzzese di Ricerche Storiche e Socio Corrispondente dell’Istituto di Studi Abruzzesi di Pescara, ha conseguito per la saggistica storica numerosi premi e riconoscimenti, tra i quali il “Filomena Carrara” nel 1996 ed il premio speciale “Lago Gerundo” nel 2006. Nel 2013 e stato insignito del titolo di Cavaliere dell’Ordine al merito della Repubblica Italiana per benemerenze culturali e chiara fama. Per l’Editore Paolo de Siena ha pubblicato nel 2001 Giulianova com’era. Storia e memoria della città attraverso le cartoline d’epoca ed ha curato nel 2004 il volume Il calcio a Giulianova dalle origini al 1960. Storia, eventi, personaggi.
Liberty in Italia. Artisti alla ricerca del moderno. A Palazzo Magnani di Reggio Emilia si tiene l’esposizione, appena prolungata da metà febbraio al 2 aprile prossimo, “Liberty in Italia. Artisti alla ricerca del moderno”. Ogni sezione della mostra – dedicata al dialogo tra le diverse arti – mette in luce l’alternanza tra le due “anime” del Liberty italiano: quella propriamente floreale, decorativa, e quella “modernista”, più giovane, inquieta e stilizzata. Uno “stile” nonché un modo di sentire e di intendere la vita tra il 1895 e il 1915. Una mostra che si aggiunge alle molte, tutte di eccellente fattura e di grande impatto estetico – emotivo, che da alcuni anni si son tenute su uno degli ultimissimi artistici a tutto tondo che la vecchia Europa abbia regalato ai suoi…abitanti. Brevemente si ricorderà almeno quella notevolissima, e per pezzi esposti e per importanza, che si tenne a Forlì giusto 3 anni fa ai Musei di San Domenico – quest’anno si proseguirà in una sorta di consecutio temporum artis con l’Art Déco-Gli anni ruggenti in Italia – e per correttezza filologica si citerà la splendida Aemilia Ars, un evento di gran livello che si tenne a Bologna, sulle Arts and Crafts appunto del Floreale, circa 16 anni fa. In realtà, nella mostra di Reggio son mèta-citate anche queste ultime due, un omaggio nell’omaggio a quel periodo artistico che trovò spazio, con vari nomi, in tutto il vecchio continente: Jugendstil, Art Nouveau e, per l’appunto, Liberty, e Floreale. Ma nella sua ricchezza essa esagera, un po’, probabilmente, per inappropriatezza di collocazione. Forse Palazzo Magnani non si presta ‘giustamente’ alla presentazione dei troppi pezzi esposti: per dirla banalmente, il troppo…stroppia e quella moltitudine di piccoli grandi capolavori rischia di procurare, al visivo fruitore, una sindrome di Stendhal da eccesso di bellezza. E’ composta da sette sezioni che vedono riunite quasi 300 opere: dipinti, sculture, illustrazioni, progetti architettonici, manifesti, ceramiche, incisioni, grazie a prestiti provenienti da Musei italiani e da Collezioni private, come quella Cavallini-Sgarbi di Ferrara; molti di essi vengono presentati al pubblico per la prima volta. ll fil rouge collante di tutte le sezioni è l’incessante dialogo tra opera e processo creativo che si manifesta attraverso la pratica del disegno e l’esercizio sulla linea grafica: alle pitture, sculture, ceramiche, ai progetti decorativi ed ai manifesti sono stati infatti accostati – filologia artistica in diretta – bozzetti preparatori, cartoni, i disegni relativi a vasi, piatti e oggetti, in un continuo scambio tra arti e campi di ricerca. Risale dunque proprio al Liberty la ricerca di una bellezza ‘applicata’ a tutte le forme del vivere quotidiano, come si diceva più sopra. Tre ampie sale son dedicate interamente alla Pittura, una pittura che si differenzia, pur tutta italiana, regionalmente e, al tempo stesso, influenzata dalle esperienze d’oltralpe, tra Preraffaelitismo e Simbolismo.

Giulianova turistica. Ammirevole e splendente città di mare, si estende lungo la fascia costiera del Medio Adriatico per circa 5 km di spiaggia e ogni anno risorge tra il fiume Tordino e il Salinello sempre più energica e scintillante per accogliere con ancora più onore e impegno di tantissimi turisti che visitano Giulianova e il suo territorio. Da non perdere il centro storico di Giulianova Alta.

Venirci a trovare è davvero semplice. Giulianova è nel bel mezzo d’Italia, a Nord di un Abruzzo costiero dalle innumerevoli risorse turistiche e ambientali. Giulianova si raggiunge via Autostrada A14 - uscita Giulianova, oppure in treno con la comoda stazione ferroviaria, o ancora in aereo atterrando nel moderno Aeroporto d’Abruzzo di Pescara, Giulianova è distante solo 50 chilometri.

 
 
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