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Una delle manifestazioni popolari più sentite
che cadenza i ritmi
della vita rurale
abruzzese, seguendone
passo passo le tappe più
importanti come il primo
amore, il fidanzamento,
il matrimonio e i grandi
lavori nei campi
rappresentata dalla
danza, Tra i tanti balli
popolari, quello del
“laccio d’amore” di
Penna Sant’Andrea, un
paesino del Teramano
alle falde del Gran
Sasso, è senza dubbio il
più ricco di significati
e, scenograficamente,
uno dei più belli. Il ‘laccio’,
una danza d’amore che
risale al Cinquecento,
rappresentava
l’occasione offerta ai
giovani per dichiararsi:
la danza come intreccio
d’amore, i lacci che
parlano, ‘legano’ coppia
dichiarando anche agli
altri il segreto amore.
Oggi questo ballo, che
rappresenta una delle
più alte espressioni del
folclore abruzzese, ha
perduto i suoi
significati
cinquecenteschi ma ha
conservato per intero il
suo indiscusso fascino
tanto che i componenti
del gruppo di
Penna Sant’Andrea
sono chiamati a esibirsi
in ogni parte d’Italia
prendendo parte anche a
rassegne folcloristiche
internazionali.
Vediamo ora come è articolato il ballo. La danza
si apre con l’arrivo
delle dieci coppie che
vengono fatte passare
sotto un lungo arco
formato da ragazze che
agitano in alto
tamburelli e nastri
multicolori. Il ballo si
intreccia attorno a un
palo conficcato nel
centro della piazza alla
sommità del quale
vengono fissati i ‘lacci
d’amore’, venti lunghi e
colorati nastri, tenuti
per l’altro capo dai
venti ballerini che, al
suono del ‘du’ botte’,
caratteristica armonica
a due bassi, danno
inizio alle danze che
partono da sinistra
verso destra, a coppie
sciolte. Una danza fatta
di allusioni mimiche, di
sguardi passionali, di
espliciti ammiccamenti
da parte dei ballerini
maschi ai quali,
inizialmente, si
contrappone la ritrosia
delle ragazze che
volteggiando cercano di
far capire al ragazzo
del cuore che forse è
meglio insistere. La
musica va in crescendo e
la danza la segue; i
ballerini intensificano
la corte, ruotano sempre
più vicino all’amata
che, a sua volta, appare
meno scontrosa, alza gli
occhi, lancia sguardi
languidi e seducenti. È
il momento di cambiar
marcia, si torna
indietro, da destra
verso sinistra, si
sciolgono i nastri, le
coppie si allontanano,
riprende il
corteggiamento in
maniera ancor più
esplicita come più
frenetica si fa la
danza. I ‘lacci d’amore’
tornano a intrecciarsi,
i corpi a sfiorarsi e
gli sguardi, sempre più
espliciti, a parlarsi
d’amore. La terza fase,
la ‘licenziata’,
conclude il ballo in un
frenetico tourbillon
che coinvolge tutti i
presenti. Uno sgargiante
caleidoscopio di colori,
un’orgia di suoni, di
voci, di battimani
ritmano il gran finale
delle coppie legate dal
‘laccio d’amore’.
Fonte: Abruzzo, a cura dell'Assessorato
al Turismo della Regione
Abruzzo - Guide De
Agostini. |