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Rappresentante di una sottospecie tipica
dell’Appennino, l’orso bruno marsicano
(Ursus arctos marsicanus), che un tempo
era presente lungo tutta la catena
appenninica, dalla Toscana alla
Calabria, è ormai ridotto a un esiguo
numero di esemplari (circa un centinaio)
che vivono perlopiù nell’area protetta
del Parco nazionale d’Abruzzo.
L’appartenenza di questo orso a una
sottospecie distinta dalle altre
popolazioni europee è stata evidenziata
nel corso di accurate ricerche, che
hanno rilevato differenze nella
struttura del cranio e dei denti e nella
dieta, orientata più in senso
vegetariano che carnivoro. Con il
progressivo avanzare
dell’antropizzazione sulle montagne il
plantigrado ha dovuto ritirarsi in zone
sempre più ristrette, per sfuggire
l’uomo e i suoi fucili. |
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Nell’ambito
delle attività del Parco è sorto nel 1971 il gruppo Orso
Italia che ha sostenuto una vasta campagna divulgativa a
favore dell’orso, tesa a far conoscere, in termini
reali, la vita e le abitudini di questo animale, a
stroncare il bracconaggio, portando sotto gli occhi di
tutto il paese la gravità dell’uccisione di uno degli
ultimi esemplari. I ricercatori si sono inoltre
impegnati nell’analisi accurata delle cause ambientali
che gravano maggiormente sulla riduzione numerica della
popolazione. L’orso bruno è infatti una specie molto
sensibile al degrado ambientale e la sua salvaguardia
non è davvero facile da realizzare, se si tiene conto
anche dell’ostilità che troppo spesso si manifesta nei
confronti del plantigrado per la cattura di qualche
pecora, nonostante sia previsto un risarcimento ai
pastori danneggiati dall’orso. E non va dimenticato che
l’orso ricorre al bestiame domestico solo quando non ne
può fare a meno, quando le sue prede naturali sono
troppo scarse nell’ambiente e la sua necessità di cibo è
impellente, soprattutto allorché deve prepararsi al
letargo. Grazie alla dedizione e all’impegno del gruppo
Orso Italia e del Parco il numero di orsi nel territorio
protetto risulta attualmente stabile: il conteggio
esatto è difficile, dal momento che si tratta di un
animale che si sposta molto, avendo bisogno di un
territorio piuttosto vasto, specialmente in autunno, e
che sconfina di frequente dai confini dell’area
protetta. In pratica il territorio del Parco non è più
sufficiente a contenere la popolazione di orsi che,
grazie alla protezione, hanno incominciato ad avere un
leggero incremento numerico. E fuori del Parco la caccia
all’orso continua... Eppure si tratta di un animale
pacifico che, come il lupo, sfugge l’uomo quanto più gli
è possibile. In genere esso non costituisce alcun
pericolo per l’escursionista, accidentalmente capitato a
tiro di vista: l’orso e l’escursionista tenteranno di
allontanarsi l’uno dall’altro il più rapidamente
possibile. Diversa sarebbe la situazione se si
incontrasse un piccolo: l’orsacchiotto è molto curioso e
si avvicina a chiunque per vedere di che cosa si tratta
e per giocare, inducendo l’uomo, affascinato dalla
bellezza e dalla simpatia del piccolo, a familiarizzare
con lui. Una familiarità che renderebbe molto inquieta
la madre, che accorrerebbe in difesa della sua prole con
intenzioni non certo pacifiche. Al di là di questo caso
particolare, in un ambiente equilibrato con prede
selvatiche disponibili, nessun pericolo viene dall’orso. |