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Reintrodotto con varie immissioni successive a
partire dal 1969 nel territorio del
Parco Nazionale d’Abruzzo, dal quale
mancava completamente, sterminato dalla
caccia e dall’avanzare degli
insediamenti umani nel suo areale di
distribuzione, il cervo (Cervus
elaphus) può oggi vantare un
contingente di 350-400 capi, in
equilibrio con l’ambiente e regolarmente
riproducentisi. Il cervo è un animale
che trascorre la maggior parte del suo
tempo a nutrirsi e a ruminare l’alimento
ingerito, si mostra particolarmente
attivo soprattutto all’ora del tramonto
e nelle prime ore del mattino, quando è
più facile osser-varlo. |
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Chi ha avuto la ventura (neanche troppo
rara in verità) di sorprendere un paio di femmine
sbucando improvvisamente in una radura o di sentire il
bramito del maschio echeggiare da un versante all’altro
di qualche valle, non può non rimanere affascinato da
questo nobile animale la cui presenza rende il bosco più
vero, più simile a quello delle favole… e di certo più
conforme a un modello di civiltà. L’escursionista che da
anni è abituato a camminare lungo i sentieri senza che
un fruscio lo induca a fermarsi, aspettando in silenzio
l’apparire fugace di un animale selvatico, riscopre nel
Parco tutta una serie di emozioni (finalmente scevre di
ogni interesse venatorio) di cui proprio il cervo e il
capriolo sono protagonisti. Il cervo è un animale di
grossa mole: il maschio può essere alto fino a un metro
e mezzo al garrese con un peso che può raggiungere i 200
chilogrammi, mentre le femmine sono leggermente più
piccole. Ciò che maggiormente differenzia i sessi sono
però le vistose ramificazioni che ornano il capo dei
maschi. Le corna iniziano il loro sviluppo in inverno
per raggiungere le dimensioni massime nella stagione
degli amori, che cade in settembre-ottobre, dopo di che
si staccano e vengono abbandonate, dal momento che la
loro presenza è in rapporto diretto con la riproduzione
e con le lotte dei maschi per il possesso delle femmine,
I maschi vivono in gruppo, separati dalle femmine che
vivono a loro volta in branchi insieme con i giovani di
1-2 anni; nel periodo degli amori i maschi si muovono in
cerca delle femmine e il loro richiamo risuona alto
nella foresta; le lotte tra maschi si susseguono finché
il vincitore si crea un proprio harem di femmine e si
accoppia fino ad esaurire le forze. E’ evidente che il
fiero maschio, con il suo ingombrante ornamento sul
capo, non può avere altro habitat che la foresta d’alto
fusto, ove può spostarsi anche velocemente senza che le
corna si impiglino nella vegetazione, e i pianori erbosi
che si aprono al limite del bosco, spingendosi anche
oltre i 2000 metri di quota. In inverno i cervi giovani
troppo deboli, i vecchi e i soggetti malati
costituiscono la preda naturale dei branchi di lupi che,
unendo le loro forze, riescono ad avere ragione di un
animale cosi grosso che fornirà loro cibo per qualche
giorno; nello stesso tempo, selezionando la popolazione
di cervi, i lupi fanno si che giungano alla stagione
degli amori solo gli individui forti e sani: una nuova
conferma del complesso gioco di equilibri naturali in
atto nel Parco. |