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Sebbene ancora localmente presente, ed anche
abbondante, sui rilievi delle Alpi
Orientali, il capriolo (Capreolus
capreolus) era quasi scomparso dai
boschi dell’Appennino, sopravvivendo
soltanto nelle aree protette e nelle
riserve di caccia sia in Toscana e nel
Lazio, sia in alcune zone della Calabria
e della Puglia. Intorno al 1977 nel
territorio del Parco nazionale d’Abruzzo
il capriolo era da considerarsi estinto
(sebbene in passato vi fosse stato
presente decisamente numeroso)
soprat-tutto a causa del bracconaggio e
della cac-cia nelle zone limitrofe del
Parco stesso. |
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Nel dopoguerra erano stati effettuati
alcuni tentativi di reintroduzione, ma il loro esito era
stato sfavorevole: eppure il ripopolamento era
indispensabile, se si voleva ricostituire un ecosistema
in equilibrio. Le ricerche per individuare la migliore
procedura da seguire per la reintroduzione vennero
affidate a una équipe di specialisti che misero a punto
un piano di ripopolamento articolato lungo un periodo di
dieci anni circa a partire dal 1979. Oggi questo lasso
di tempo è praticamente trascorso e il capriolo può
dirsi felicemente reinserito nell’ambiente del Parco,
con una presenza di circa un centinaio di capi. Gli
sforzi dell’Ente Parco e dei ricercatori hanno dato il
frutto sperato. L’importanza di una popolazione di
caprioli è connessa, da un lato, con la sua attività ‘di
consumo’ della copertura vegetale del sottobosco,
dall’altro con l’equilibrio tra prede e predatori, dal
momento che il capriolo costituisce una delle prede
naturali del lupo (e occasionalmente dell’orso); questi
due carnivori agiscono infatti da selezionatori
eliminando gli individui deboli e malati così da
mantenere sana la popolazione di erbivori. Non va
sottovalutato infine che, laddove i carnivori trovino
nel loro territorio prede selvatiche, cessano di
esercitare pressione predatoria sul bestiame allevato. I
caprioli sono stati reimmessi nel Parco Nazionale
d’Abruzzo dopo un periodo di acclimatazione trascorso in
un vasta zona cintata in condizioni di semilibertà ed
hanno dimostrato di adattarsi molto bene ai boschi
abruzzesi. Per l’escursionista il capriolo non è un
animale troppo difficile da avvistare nelle radure e
nelle faggete, più arduo è riuscire a vederlo nella
boscaglia che d’altronde è il suo ambiente preferito.
Alto alla spalla poco più di 70 cm, questo ruminante
corre balzando con grande agilità e lasciando in chi lo
sorprende l’immagine di una indistinta sagoma bruna e di
una macchia bianca che fuggono nel bosco: è il
cosiddetto ‘specchio anale’ formato da due zone di pelo
candido poste ai lati e sotto la coda. Il maschio porta
corna simmetriche non molto sviluppate, formate ciascuna
da una stanga piegata all’indietro e ramificata in tre
cime; le corna raggiungono il massimo sviluppo nel
periodo riproduttivo e cadono in novembre-dicembre per
ricominciare subito a crescere. Il ridotto sviluppo
delle corna è in relazione diretta con il tipo di bosco
piuttosto intricato in cui il capriolo vive: la vera
foresta è il regno del cervo con cui il capriolo non
entra in competizione proprio per questa
diversificazione di habitat. |