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Il lunedì successivo
alla domenica di
Pentecoste è per Loreto
Aprutino un giorno molto
particolare, quello
della processione del
bue aratore, più noto
come ‘bue di San Zopito’.
Per il paese festa
grande perché dal buon
esito della processione
dipende (o meglio, la
tradizione fa dipendere)
il raccolto dell’anno.
Come tutte le feste
popolari del nostro
Meridione, anche questa
di Loreto mischia
caratteri religiosi con
caratteri pagani. La
prima processione del
‘bue di San Zopito’ è
databile con esattezza:
1712, l’anno successivo
alla traslazione dei
resti del santo (che non
è mai esistito, ma
questo gli abitanti di
Loreto non vogliono
neppure sentirlo dire)
nel paese.
Che in precedenza un bue
venisse portato in
processione per le
strade del paese,
indipendentemente dal
santo, è cosa certa. Se
ne ignora il giorno ma
non la ragione, che era
quella di trarre auspici
dalla più o meno
abbondante evacuazione
del bue (rigorosamente
bianco) durante la
processione.
L’accoppiata bue-San
Zopito, dunque, è cosa
relativamente recente.
All’epoca, come
raccontano i documenti
del clero locale, Loreto
era uno dei pochi paesi
dell’entroterra
pescarese a non contare
sull’appoggio di sante
reliquie. Nel senso che,
pur avendo tre santi
protettori (San Pietro,
San Michele Arcangelo e
San Tommaso d’Aquino),
il paese non poteva
vantarsi di custodire i
resti di nessuno dei
tre. Fu così che per
intercessione del
vescovo Gaspare di
Carpineto, con i buoni
uffici dell’abate M.
Mallia, papa Clemente XI
concesse
l’autorizzazione
all’esumazione dalle
catacombe romane di San
Callisto dei resti di un
martire cristiano, un
ignoto defunto. Il
canonico Di Matteo, che
procedette
all’esumazione, lesse
sulla pietra tombale il
nome Zopitus e
poco distante il termine
Vicenne (che
corrisponde a quello di
una contrada di Loreto).
In realtà il buon
canonico avrebbe dovuto
leggere «sopitus in
Domino», cioè
«addormentato nel
Signore». L’errore di
lettura (o forse di
comprensione) fece
nascere San Zopito, cui
resti’, pur appartenendo
ad un ignoto, furono con
quel nome trasferiti a
Loreto il lunedì
successivo alla
Pentecoste del 1711.
Dall’anno successivo,
san Zopito entrò nella
processione del bue
bianco. Processione e
festa assolutamente
corporative, perché
promosse dalle categorie
che a Loreto contavano:
i ‘trappetari’
(contadini e artigiani
addetti ai frantoi), i
‘vetturini’ (proprietari
di muli, asini e cavalli
che trasportavano l’olio
a Napoli), e infine i ‘bifolchi’,
contadini, braccianti e
aratori. Ultima
curiosità: il progresso
ha fatto sparire i buoi
aratori di cui le
campagne di Loreto erano
piene. Il Comune su
specifica richiesta
della popolazione ha
provveduto ad
acquistarne uno e ne
assicura la cura e
l’alimentazione. Così,
la tradizione è salva.
Fonte:
Abruzzo, a cura
dell'Assessorato al
Turismo della Regione
Abruzzo - Guide De
Agostini. |