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già sotto Roma e di nuovo con i longobardi
(passava di qui la frontiera tra i ducati di Spoleto
e di Benevento), rientrò nell'incastellamento
operato dalla vicina chiesa di S. Liberatore a
Maiella; all'attività pastorale si ricollega la
rinomata ricotta, prodotto tipico del luogo.
Su una rupe opposta alla frazione Brecciarola si
ergono, ancora imponenti, i resti di Castel Menardo,
che la tradizione popolare considera fondato dai
paladini di Carlo Magno per contrastare gli attacchi
longobardi e la cui importanza crebbe sotto gli
Svevi su di esso, come del resto sui numerosi castra
e castelli fortificati che costellano la zona, è
stata inventata una serie di leggende e storie dal
gusto vagamente gotico.
Dalla suddetta frazione parte il sentiero Italia
segnato con i colori rosso - bianco - rosso - che in
20 minuti di agevole passeggiata risale il fosso di
Sant'Onofrio fino all'eremo di S.Onofrio. La
costruzione, in parte in muratura (secolo XII) in
parte scavata nella roccia, servì da cenobio ai
monaci di S. Liberatore a Maiella che periodicamente
vi si ritiravano in solitudine, ma in seguito
divenne una grancia della chiesa, che da qui curava
i propri interessi in montagna.
Questo luogo spirituale è un punto di
riferimento della devozione pastorale, che vi
pratica ancora un interessante rituale: per curare i
dolori addominali o la febbre ostinata i malati si
sdraiano nella cosiddetta culla di S.Onofrio,
incavatura del terreno nella quale le due conchette
si dice siano state fatte dalla continua pressione
delle ginocchia del religioso.
Il 12 giugno, ricorrenza della festa del santo,
il luogo è meta di un suggestivo pellegrinaggio:
dopo aver acceso nella notte precedente una grossa
croce di fuoco sulla montagna, i fedeli ascoltano la
messa e si fermano a fare colazione nei pressi di
una fontana; quindi ridiscendono fino alla
Parrocchiale di Serramonacesca recando in
processione la statua di S. Onofrio. |