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Margherita d'Asburgo e, a fine '500,
dai Farnese. A quella famiglia è intitolato un bel
palazzo signorile, dalle originarie forme medievali.
Il paese, tuttora a economia agricola, fu reso
florido dall'allevamento dei bachi da seta, e il
tenore di vita doveva essere più che accettabile se
nel XVII secolo l'Università di Castel della Pietra
(così allora si chiamava l'abitato) era retta da un
camerlengo, quattro massari e un consiglio di
dodici, e se vi vivevano anche tre notai e un
dottore in legge.
A quel periodo risale la bella Parrocchiale, la
cui facciata esterna con scalinata e due insoliti
campanili gemelli, fu realizzata da Luigi Vanvitelli.
A ovest del paese sono alcune interessanti
grotte, tra cui quelle de Li Callarelli e del Riparo
in cui sono state rinvenute pitture preistoriche.
Per quanto riguarda la cultura popolare, qui si
conserva una curiosa e divertente tradizione.
L'11 novembre (festa di S. Martino), i giovani e
tutti i buontemponi inscenano una strana processione
di simboli fallici e grandi corna animalesche. Il
corteo, vivacizzato da abbondanti e frequenti bevute
di vino novello, si ferma sotto le finestre dei
novelli sposi, degli scapoli attempati, dei vedovi
e, con un rumoroso accompagnamento dei più disparati
e imprevedibili strumenti, intona canti lubrici
inneggianti alle qualità amorose e sessuali dei
soggetti sfortunatamente presi di mira.
Solitamente nessuno si offende tanto che la
festa si conclude con un'abbuffata gastronomica
trionfo della carne di maiale, cucinata in tutti i
modi (la porchetta è la vera specialità della zona). |