Giulianova sul web: Le meraglie dell'Abruzzo - La natura e i Parchi dell'Abruzzo

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Turismo Regione Abruzzo, con le sue bellezze naturali

San Gabriele dell'Addolorata, Patrono della regione Abruzzo. San Gabriele dell'Addolorata, al secolo Francesco Possenti, nacque ad Assisi il 1 marzo 1838 in una aristocratica e numerosa famiglia. Il padre che ricopriva la carica di governatore dello Stato pontificio, lo avvio' a ricevere una educazione culturale e sociale assai completa. Le cronache descrivono il Santo come un giovane di bell'aspetto, brillante in societa e molto colto.
S. Gabriele
 

“Nel quadro severo delle sue montagne e nella difficili condizioni da esse determinate, il profilo spirituale dell’Abruzzo è stato modellato dal Cristianesimo. L’Abruzzo è stato, attraverso i secoli, prevalentemente una creazione di Santi e di lavoratori. Dopo averne capito le montagne che sono il corpo, per capire l’interna struttura morale dell’Abruzzo bisogna, dunque conoscerne i Santi e la povera gente”. Con questa definizione Ignazio Silone offre la chiave di lettura della spiritualità di una terra che ha tracciato entro lo scenario naturale dei suoi orizzonti, le strade della Fede, della Speranza e della Carità.

 

Maria Concetta Nicolai

Il turismo religioso in Abruzzo
 
Isola del Gran Sasso
Una terra in cammino all’ombra della croce

La storia degli abruzzesi, da sempre, è una storia di pellegrinaggi e di speranze che, come il canto dei tornei medioevali, ripete: Avanti, ancora avanti con l’aiuto di Dio.

L’abruzzese è pellegrino da sempre e questa terra ha un’anima profondamente religiosa. Ignazio Silone l’ha definita “tra le regioni più cristiane d’Italia” il cui carattere si esprime “nell’umile accettazione della Croce, come elemento indissociabile della condizione umana”.
La sua storia e la sua cultura antropologica poggiano sul rapporto con il Sacro e con la Natura, e sulla costante prassi, innanzitutto spirituale, di scandire il tempo e lo spazio con la santificazione dei giorni e dei luoghi.
Lo scenario sublime di un territorio costituito, in gran parte, da solitarie e innevate montagne affacciate sul mare, da silenziose valli entro le quali corrono fiumi limpidissimi, rende adatto l’Abruzzo alla meditazione e alla preghiera. Da sempre patria di Santi e di Mistici, in questi ultimi anni, sovente è stata meta di Giovanni Paolo II che, a contatto con una Natura perfetta ed incontaminata, ha voluto esprimere una personale ed intima preghiera di grazie e di lode al Creatore. La predilezione del Sommo Pontefice per le montagne abruzzesi, che ha percorso, per grandi tratti, sugli sci o dove ha praticato ristoratrici passeggiate estive, manifesta non solo un desiderio di benessere fisico, ma anche il riconoscimento della dimensione ascetica propria di questa regione.
I tanti Santuari, a volte collocati in stupefacenti cavità naturali e grotte che costellano il territorio, la radicata devozione per la Madonna, il cui culto è spesso associato alla presenza degli alberi e delle acque, la memoria dei Santi intrecciata sulla trama della storia civile, la splendida testimonianza dell’architettura monastica e dell’arte religiosa rendono l’Abruzzo una tappa privilegiata delle strade terrene della santità e del percorso umano verso Dio. Rispetto ai grandi cammini di pellegrinaggio che attraversarono l’Europa medioevale l’Abruzzo si pone, a prima vista, decentrato. Un solo percorso lo toccò significativamente: quello che, deviando dal tratto finale della Via Francigena, penetrava nella Marca spoletina e, continuando lungo la costa, raggiungeva gli imbarchi adriatici verso la Terra Santa
Le tracce di questi passaggi sono, ancora oggi, numerose. La leggenda di fondazione di Santa Maria di Propezzano, pervenutaci in ingenui distici latini, narra di tre illustri prelati tedeschi che, in veste di pellegrini, “Sancto Sepulcri tramite/ mites pergunt ut agni”. E narrando l’episodio della sosta nel territorio pretuzio, durante la quale sul ramo del corniolo a cui avevano appeso le reliquie acquistate sul Santo Sepolcro, ebbero l’apparizione della Vergine, la storia conferma che il luogo era tradizionalmente una statio lungo il cammino gerosolimitano.
Poco più a valle, sul litorale di Castrum novum (oggi Giulianova) la chiesa romanica di Santa Maria a Mare segnava un riferimento per quanti scendevano dal Nord. Ne è prova un particolare tema della decorazione del portale che ripete, nel significato mistico e formale, il motivo con il quale Benedetto Antelami comincia la narrazione dell’ingresso del duomo di Parma. Il lavoro dei lapicidi costituisce, al di là del dato artistico, una rete di segni e simboli disposti lungo il percorso, fino a confluire nel grande decoro musivo della cattedrale di Otranto, punto estremo del viaggio iniziatico verso la Gerusalemme celeste. Né in Abruzzo sono solo le antiche pergamene e le chiese a testimoniare pellegrinaggi, penitenze e rivelazioni perché, se le pietre parlano per forme ed immagini, la letteratura orale propone, con significativa costanza, le leggende di San t’Alessio e San Giuliano ospedaliere, due testi base della cultura popolare, che definisce i componimenti, non a caso, orazioni, collocandoli nella sfera degli archetipi religiosi. Ambedue le storie incentrano la vicenda narrativa sulla funzione escatologica del santo viaggio condotto sulla strada di San Giacomo di Compostella, verso la Galizia bella. Una moltitudine di generazioni, soprattutto femminili, ha fatto di questi due canti un tenia culturale dominante per mezzo del quale ha definito le categorie religiose e spirituali, collocandole nella sfera dell’immaginario e del favoloso. E nella dimensione della vita intesa come cammino verso la conoscenza di Dio sia concesso a chi scrive concludere che la cultura abruzzese, transumante dalle origini, è fondata sul viaggio e la peregrinatio, come punti estremi tesi tra la partenza e il ritorno.
Non nobis Domine, sed tuo nomini da gloriam.
Pescara 8 dicembre 1998
                                                                                      Maria Concetta Nicolai
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