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da ricollegare alla colonizzazione monastica dei
benedettini già intorno al IX sec. come corte, cioè
un’azienda fondiaria e amministrativa intorno alla
quale si costituì l’aggregato umano formato da
coloni e artigiani al servizio dell’abbazia. Passò
attraverso alterne vicende legate soprattutto alle
sorti dell’abbazia di San Giovanni in Venere, che
acquisì in breve tempo un enorme potere legato agli
estesi possedimenti avuti in donazione dalle Marche,
Puglie, Molise, Campania. In un diploma
dell’Imperatore Enrico VI di Svevia del 1195 si
legge che si dava in privilegio all’abbazia di S.
Giovanni in Venere una vicina località chiamata
Fossamcaecam. Due secoli dopo il nome veniva scisso
in Fossam Caecam. Il toponimo poi subì diverse
varianti e nel 1239 compare la scritta Fossacieca.
Nel 1671 spunta il binomio Fossa Ceca unita in una
sola parola nel 1802 che rimarrà invariata fino al
1863 quando si decise per Fossacesia. La primitiva
chiesa del VIII sec. che ha dato origine all’abbazia
di S. Giovanni in Venere sorge sopra i resti di un
tempio dedicato a Venere. Della costruzione colpisce
il monumentale prospetto con il grande e ornato
portale della luna (sec. XIII) intorno ai cui
stipiti quattro lastre di marmo bianco raccontano la
storia del Battista. |