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C’è un ‘personaggio’, un
simbolo, un filo
conduttore che unisce
tra loro molte feste
d’Abruzzo: la ‘pupazza’,
o ‘puca’, oppurs ‘puchella’.
Cambia il nome ma la
simbologia resta la
stessa per tutte anche
se la parte
folcloristica ha preso
il sopravvento sulla
matrice contadina del
rituale. La ‘pupazza’
veniva bruciata sul
piazzale del paese, come
fosse una strega, per
bruciare con lei il
male, gli spiriti che
potevano influenzare
negativamente il ciclo
dei raccolti, Oggi
invece la ‘pupazza’
viene bruciata più che
altro per il piacere dei
turisti, per concludere
in allegria un ciclo di
feste patronali, per
salutare gli emigranti
che a vacanze finite
tornano all’estero
portando negli occhi i
bagliori di questi
ultimi fuochi del paese
d’origine. La ‘pupazza’
è un gigantesco
fantoccio in cartapesta
dalle sembianze
femminili, costruito su
un’intelaiatura di
canne, abbondantemente
guarnito da botti,
tric-trac e
coloratissimi fumogeni;
al suo interno prende
posto una persona che al
suono di una frenetica
musica inizia a ballare
facendo esplodere i
fuochi in un crescendo
da rito pagano seguito
con grande
partecipazione dai
presenti! La costruzione
della ‘pupazza’ è un
rito nel rito. Ci sono
‘pupari’ famosi contesi
a suon di quattrini, ma
generalmente gli autori
sono gruppi di ragazzi
del posto, spesso in
concorrenza tra loro,
che presentano ‘pupe’
bellissime. Prerogativa
comune dei ‘pupari’ e
dei ragazzi è la
segretezza: della
‘pupazza’ non si deve
sapere nulla. Non si
deve sapere chi sarà a
farla né come sarà
fatta; non si deve
sapere da quale parte
del paese arriverà nè
chi sarà incaricato di
farla ‘ballare’! In una
festa che si rispetti
non si deve sapere
neppure se alla fine la
‘pupazza’ ci sarà oppure
no. Il segreto
rinvigorisce il rito, fa
crescere il pathos,
aiuta a creare
l’atmosfera! Appare
all’improvviso, attesa
ma inaspettata, inizia a
piroettare tra lampi e
botti; la folla si
allarga! fa circolo,
stuzzica la ‘pupazza’,
gioca col fuoco
esorcizzando l’antica
paura facendo finta di
avere coraggio! Al
culmine delta festa, il
ballerino abbandona il
simulacro e, mentre le
fiamme vincono il male,
il popolo stringe il
cerchio e spegne il
fuoco; il male se ne va
col denso fumo del falò.
Fonte: Abruzzo, a
cura dell'Assessorato al
Turismo della Regione
Abruzzo - Guide De
Agostini. |