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I Comuni della Provincia de L'Aquila: Trasacco

L'Aquila

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Una testimonianza scritta risalente al 1610 narra che quel giorno il suddetto bandito cercò di assalire e depredare Trasacco, senza però riuscirvi per la tenace resistenza opposta dai trasaccani agli ordini del “capitanio Baronio” (probabilmente l’assalto non riuscì anche perché Trasacco era protetto da mura che circondavano l’abitato. Infatti, esso aveva la forma di città castello con tre porte di ingresso). I banditi non potendo assalire Trasacco, ripiegarono su Collelongo e su Gioia dei Marsi, dove portarono razzie e distruzioni. Qualche giorno dopo a Trasacco fu visto un monaco di Cese, che faceva parte dei masnadieri di Marco di Sciarra e del quale era stata ben notata la presenza, che scendeva da monte Labbrone per fare ritorno al suo paese con appresso un somaro carico di oggetti frutto di razzie. Fu riconosciuto dai Trasaccani, arrestato e imprigionato. La popolazione di Trasacco lo voleva punire con la pena di morte, ma poi si decise di lasciarlo in vita; e dopo averlo tenuto per qualche giorno prigioniero, fu lasciato libero, non prima però di avergli sequestrato tutto il carico che portava con sé e avere restituito questo ai legittimi proprietari dei paesi dove esso era stato sottratto con la violenza.
Parrocchia San Cesdio a Trasacco. E’ la parrocchia più antica, cuore della tradizione religiosa del paese, con una forte identità storica e con l’obiettivo di consolare i sofferenti, avere cura degli anziani e curare la formazione di giovani e bambini. La basilica dei santi Cesidio e Rufino Martiri è guidata da don Duilio Testa che, dopo le rivolte in paese per l’allontanamento dei cappuccini, sta cercando di traghettare la chiesa verso una nuova stagione. Dopo le rivolte popolari degli ultimi anni, causate dal trasferimento dei frati dall’altra parrocchia Santa Maria del perpetuo soccorso, vicende che hanno lacerato il paese, si guarda al futuro con un occhio di ottimismo. Don Duilio arrivò tra la comunità di Trasacco in un momento difficile. Era il 2003 e la protesta dei fedeli, che chiedevano un dietrofront dei cappuccini che avevano trasferito tutti i frati dalla parrocchia di Santa Maria, era nel vivo. Don Duilio, con alle spalle trent’anni di missione in Africa, venne percepito come un ostacolo al tentativo dei fedeli. La sua nomina a parroco della chiesa per tanti anni guidata dai frati non fu accettato dalla gente. Così il sacerdote rimase parroco di San Cesidio, sostituendo don Antonio Saracino. Nella chiesa si erano già succeduti don Giuseppe Cucis, don Evaristo Angelini, don Pasquale Di Loreto, don Augusto Oddi. Fu quindi un arrivo difficile ma che non scoraggiò il sacerdote. «Venivo da un’esperienza difficile», racconta il parroco, «perché dal 1956 ero stato in missione nel Congo». Si trattò di una esperienza difficile ma importante. La parrocchia era nel cuore della Foresta equatoriale e comprendeva 248 villaggi, per un territorio di circa 60mila chilometri quadrati. «Dopo trent’anni fui costretto a tornare in Italia per motivi di salute», aggiunge, «altrimenti avrei continuato la mia attività pastorale in Africa». Alla fine l’anziano parroco, nonostante la situazione, è riuscito a conquistare il cuore dei parrocchiani. Oggi la situazione è tornata alla normalità, ma i problemi non mancano. La ferita lasciata da anni di proteste che hanno avuto strascichi giudiziari si sta rimarginando lentamente. La parrocchia di San Cesidio copre una vasta zona del paese. Pur essendo la chiesa più antica, i fedeli che vi fanno riferimento sono la minoranza. «La popolazione», spiega il parroco, «si è spostata verso la pianura, dove sono state costruite nuove abitazioni. In quella zona si è sviluppato il paese». Nel 1973 a Trasacco c’era un’unica parrocchia, quella di San Cesidio, ma poi ci fu la decisione di aprirne una seconda, quella della Madonna del soccorso. Nella zona vecchia oggi abitano anche numerosi immigrati, circa 800 secondo il parroco, che hanno affittato le vecchie abitazioni e con difficoltà stanno cercando di integrarsi con la popolazione. «La realtà giovanile in paese», spiega il sacerdote, «è molto difficile. Non mancano i problemi di droga e per sensibilizzare i giovani su questo problema una volta al mese invitiamo rappresentanti di una comunità di recupero che al termine della messa parlano ai fedeli». La carenza di strutture per i giovani in parrocchia è un altro problema. «La casa canonica non è finita», racconta don Duilio, «stiamo lavorando per la ristrutturazione e accogliere i giovani». Ma oltre ai giovani, l’altra missione della parrocchia è rivolta agli anziani. «La visita a casa è importante», conclude il sacerdote, «spesso stanno soli ma devono sapere che possono contare sulla presenza del prete». La devozione della popolazione per i santi martiri Rufino e Cesidio ha radici profonde e non accenna a indebolirsi con il passare degli anni. Ma si tratta di un culto che va al di là della venerazione locale. Sono molti, infatti, i pellegrini che si recano nella basilica trasaccana attratti dalla fama dei miracoli di San Cesidio. Attualmente la statua del santo si trova in un centro specializzato per essere restaurata. Secondo un’antica “passio”, che sembra avere il sapore di una legenda, San Cesidio, parroco dei Marsi, morì martire per aver trafugato le spoglie di suo padre, Rufino, primo vescovo di Assisi, nella chiesa di Trasacco. La sua morte avvenne nel periodo della persecuzione di Massimino (235-237). Da un documento risalente alla fine del IX secolo ad Amaria, nel Ponto, durante l’impero di Domnino, scoppiò una persecuzione contro i cristiani. Rufino e suo figlio Cesidio furono imprigionati e sottoposti a torture. Sembra che ne carcere furono inviate anche due meretrici con il compito di farli cadere per le passioni della carne. Padre e figlio, però, riuscirono a superare anche questa prova e allo stesso tempo convertirono molti pagani, compreso il proconsole Andrea, colui che li aveva tormentati cercando di far loro rinnegare la religione in cui credevano. Quando furono liberati, si trasferirono nella regione dei Marsi per evangelizzare il territorio. Presto Rufino si spostò ad Assisi, lasciando Cesidio a Trasacco. Rufino divenuto vescovo di Assisi (e successivamente patrono della città) dove fu martirizzato. Cesidio allora trafugò il corpo del padre a Trasacco.

Città di Trasacco

Comune di Trasacco
Piazza Mazzini
- 67059 Trasacco (Aq)
Tel.: 0863.93121 - Fax: 0863.931240

Altitudine: 685 mt. s.l.m.
Estensione: 51,41 kmq.

Sito web: www.comune.trasacco.aq.it
PEC: comune.trasacco@pec.it

Posta ordinaria: info@comune.trasacco.aq.it

Il corteo del ritorno da Trasacco era composto da oltre 40 barche a remi. “La più grande e la più bella era per la Divina Visitatrice”. Su di essa era impiantato “un ricco baldacchino di damasco, con trine, con fregi e con preziosi ornamenti, sorretto da quattro alte colonne di legno, le quali confluivano nella sommità per fare da supporto ad un lucido vaso di ottone, dal quale emergeva un bel fascio di fiori e sventolava una bandiera bianca e rossa. Uno stuolo di paggetti di Trasacco, disposti tutti intorno (alla barca), facevano guardia d’onore al quadro della Vergine. C’era sulla barca due robusti uomini con i loro vestiti di pescatori, ritti, ognuno davanti al proprio remo. Davanti alla barca maestra i trasacchesi ne avevano schierata un’altra, la quale, sulle acque placide del lago, apriva il corteo professionale. (su di essa) sedeva il missionario ai bordi sei rematori, tre per lato, vestiti in abito rosso alla levantina”. Su di un'altra barca era situato “un poderoso complesso musicale.

Trasacco, grosso centro della Marsica. Il paese di Trasacco fonda la propria economia sull’agricoltura. Nato nell’alto Medioevo come Trans Aquas, Trasacco fu completamente distrutto dal terribile terremoto del 1915.

 
 

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Per ulteriori info: Regione Abruzzo e Provincia de L'Aquila

Dietro, al lato destro una interminabile e doppia fila di barche per gli uomini, e parimenti un’altra al lato sinistro per le donne un velocissimo palischermo era pronto per vogare innanzi e indietro, lungo i filari delle barche, perché fosse mantenuto l’ordine della navigazione dalle barche ormai in movimento risuonava una vibrante musica scandita dal complesso bandistico di Trasacco, mentre il solenne corteo processionale cantando e pregando navigava ordinato sulle acque tranquille del Lago di Trasacco, controllato dal palischermo che vogava su e giù per i filari delle barche da altre barche, dislocate lungo il percorso, venivano lanciati petardi, girandole policrome e centinaia di botti a salve, inneggianti alla Divina Visitatrice di Trasacco. Lo spettacolo era, quanto nuovo, altrettanto commovente!” (Societas – rivista bimestrale dei Gesuiti d’Italia meridionale – Napoli 2001).
Parrocchia Madonna del Perpetuo Soccorso a Trasacco. Una parrocchia lacerata da anni di rivolte e proteste, causate dalla decisione dei cappuccini di chiudere il convento dei frati. La chiesa di Santa Maria del perpetuo soccorso oggi ha di nuovo spalancato le porte ai fedeli ed è pronta a voltare pagina. A rimarginare le ferite dell’incomprensione e il rancore ci stanno pensando i religiosi dell’ordine degli Oblati del cuore eucaristico, che presto riapriranno anche il convento. E’ la parrocchia più grande del paese e conta ben tremila e seicento abitanti. La chiesa è stata riaperta la notte del 23 dicembre per volontà del vescovo di Avezzano Pietro Santoro. A celebrare la messa è stato padre Michele Carlot, della congregazione degli oblati. «Tutto è cominciato», racconta il sacerdote, «il ventidue di novembre dello scorso anno. Il vescovo nuovo vescovo, Pietro Santoro, ci fece la proposta di riaprire la chiesa di Trasacco. Al mio arrivo nella Marsica avevo saputo di tutto ciò che era accaduto a Trasacco e, inoltre, avevamo l’esigenza di raggruppare la comunità in una casa dove poter vivere tutti gli aspetti della vita comunitaria. Soprattutto il vescovo voleva risolvere il problema della presenza di una guida in paese e quello della riapertura della chiesa. Ci ha chiesto di pensarci su», spiega il parroco, «e alla fine abbiamo accettato». Così la notte del 23 dicembre ci fu la messa che segnò di fatto una nuova era per la chiesa del Soccorso. «Siamo stati accolti calorosamente dal paese, dall’ente morale “Tau”, dal sindaco e da tutta la popolazione. In molti hanno offerto la loro collaborazione e c’è tanta gente disponibile ad aiutarci». Con l’arrivo ci padre Michelle, che tutti chiamano semplicemente Michele, le associazioni anno incominciato a risorgere. Si è riformato subito il coro polifonico e padre Riziero, un altro confratello degli oblati, parroco di Ortucchio, è stato coinvolto per la pastorale giovanile. Si sta ricostruendo l’associazione Figli della croce con 26 donne già iscritte e la compagnia della Santissima trinità a piedi. Si sta riformando l’oratorio e si proverà a recuperare le strutture ricreative per i giovani. Tutta la comunità degli Oblati, formata oltre che da padre Michelle e padre Riziero da padre tonino, ora dovrà trasferirsi nel convento che era dei cappuccini. Attualmente la congregazione si trova in una struttura a Venere, frazione di Pescina. E’ grande ora, dopo due mesi di attività, l’affluenza alla messa. «Spesso alcune persone», racconta il religioso, «sono dovute tornarsene a casa. Prima, durante la settimana, la celebrazione eucaristica si faceva nella cappellina, ora non è più possibile». Ora si sta tentando anche di abbattere quegli steccati che storicamente portano alla rivalità tra le due parrocchie. «C’è collaborazione», spiega don Michelle, «abbiamo svolto insieme le celebrazione per l’arrivo della madonna di Lourd e oggi (domenica 24 febbraio) faremo insieme la funzione di san Gabriele». La stessa cosa accadrà per il Corpus Domini e per la celebrazione del Venerdì santo. In questa chiesa», afferma il parroco, «bisogna rimarginare una ferita ma il tempo che è galantuomo e i residui di malessere e tensione presto saranno superati. Tanta gente è rimasta anche scioccata dalle vicende di Trasacco e molti sono delusi della Chiesa cattolica. Ma ora la gente vuole guardare avanti e alcuni anziani addirittura si commuovono nel vedere la chiesa aperta. Per il futuro bisogna ripartire dai giovani per voltare pagina. Quella della chiesa di Santa Maria del perpetuo soccorso è una vicenda incredibile e singolare, durata più di un quinquennio. Sono stati anni di proteste, di sommosse popolari, di denunce, di spaccatura e riappacificazioni continue tra il clero e i fedeli, tra la gente e la chiesa. Una vicenda, quella scaturita dalla decisione di chiudere il convento dei cappuccini trasferendo l’ultimo frate rimasto, padre Emilio, che è destinata a rimanere nella storia. Tutto iniziò il mese di maggio del 2001. Durante il capitolo provinciale dei cappuccini i frati cominciarono a interrogarsi su quali conventi della Regione fosse necessario chiudere a causa della carenza di religiosi. La scelta cadde su quattro conventi tra cui quello di Trasacco, l’unico nel quale, alla fine, l’idea si concretizzò. Il 16 febbraio del 2002 padre Costantino, il frate che da tempo viveva nel convento, morì, lasciando il convento con un frate in meno. Il 22 giugno ci fu l’inaugurazione del campanile. La popolazione vi dedicò tempo, denaro e fatica. Il 20 luglio il comitato si costituì ufficialmente e iniziò una raccolta di firme contro la chiusura del convento. Il 22 dicembre arrivò padre Emilio a Trasacco che rientrò dalla Colombia per occuparsi del convento. Il 10 gennaio 2003 il vescovo Lucio Renna convocò un incontro con il provinciale dei cappuccini alla quale parteciparono i frati dei conventi di Pietracquaria, San Francesco di Avezzano e Padre Emilio. Il 29 gennaio, a solo poco più di un mese dal suo arrivo, giunse in convento la lettera di trasferimento del cappuccino.
Con il prosciugamento del lago del Fucino da parte del Principe Alessandro Torlonia (i lavori iniziarono nel 1854 e terminarono con il completo svuotamento del lago nel 1865), Trasacco subì, come tutti i paesi rivieraschi, un notevole impulso demografico, ma con un quasi inesistente sviluppo economico. Infatti dai primi del 1900 molte persone di Trasacco furono costrette ad emigrare nelle americhe, in Australia e in altri paesi europei in cerca di una vita migliore. Tale fenomeno è durato in modo accentuato fino agli anni 1970. Nonostante la presenza dei fertilissimi terreni del Fucino, le condizioni di vita, dunque, non erano delle migliori a Trasacco. Torlonia, invece, dal suo feudo (così di fatto veniva considerato il suo possesso delle terre emerse dal lago prosciugato) ricavava enormi ricchezze.
 
 
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