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I Comuni della Provincia de L'Aquila: Scoppito

L'Aquila

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A pochi chilometri dall’Aquila, il comune di Scoppito è composto da numerose frazioni. Negli ultimi anni l’economia della zona ha avuto un grande sviluppo soprattutto nel settore industriale. Nelle vicinanze del centro abitato di Scoppito è stato rinvenuto il mammuth attualmente custodito nel castello cinquecentesco dell’Aquila. Anche Scoppito fu tra i fondatori della città dell’Aquila.
Il territorio di Scoppito è legato nelle notte dei tempi al popolo dei Sabini, che taluni studiosi ritengono di origine mediorientale, ma che altri più realisticamente (tra i quali Strabone, Dionigi d'Alicarnasso e successivamente Catone) reputano autoctono dell'Italia centrale. Dalle falde del Gran Sasso i Sabini avrebbero avuto la prima formazione nel modesto villaggio di Testrina (presso Vigliano), e successivamente avrebbero conquistato le città aborigene di Amiternum, Foruli (ma questa potrebbe essere stata fondata da loro stessi), Interocrea, Lista e Reate di Scoppito. L'espansione sabina di Scoppito era correlata al rito del "ver sacrum" (primavera sacra) che consisteva nella celebrazione del ritorno della stagione favorevole. Dopo la cerimonia, aliquote predesignate di cittadini partivano per fondare nuove colonie, seguendo la direzione indicata dal movimento di un toro, dopo che l'animale era stato fatto genuflettere di fronte al simulacro della suprema Divinità.

Città di Scoppito

Comune di Scoppito
Via Amiternum, 32
- 67019 Scoppito (Aq)
Tel.: 0862.7131 - Fax: 0862.713220

Altitudine: 820 mt. s.l.m.
Estensione: 53,04 kmq.

Sito web: www.comune.scoppito.aq.it
PEC: comunediscoppito.aq.demografici@pa.postacertificata.gov.it

Posta ordinaria: info@comune.scoppito.aq.it

Era questa un espediente per risolvere il problema del sovrappopolamento dei singoli centri, non sempre in grado di accogliere agevolmente il crescente numero degli abitanti di Scoppito. Le vicende di Scoppito si intrecciano in età romana con quelle della città di Amiternum e in particolare con l’antica Foruli, l'attuale frazione di Civitatomassa; l'insediamento di Scoppito posto sul colle dove attualmente sorge il paese è testimoniato da numerosi ritrovamenti di materiale archeologico e dalla presenza nella piazza principale di Scoppito di una conserva idrica. Elephas Meridionalis. Forse non tutti conoscono la storia del cosiddetto Mammuth, custodito all’entrata del Castello Cinquecentesco dell’Aquila. E forse non tutti sanno che l'eccezionale ritrovamento ebbe luogo nel territorio di Scoppito a Madonna della Strada il 25 Marzo 1954. Durante i lavori di sbancamento di una collina argillosa che serviva all’approviggionamento di materia prima per la vicina fornace di laterizi, vennero alla luce le ossa di un grosso animale preistorico. Lo scheletro, rinvenuto sul fondo di un antico lago di Scoppito, era adagiato sul fianco sinistro con il bacino ruotato in modo da apparire supino.

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Per ulteriori info: Regione Abruzzo e Provincia de L'Aquila

L'ossatura quasi completa e in perfetto stato di conservazione mancava della zanna sinistra, della parte posteriore del cranio e di alcune falangi dei piedi; misurava in altezza circa 3.75 m al garrese e 4.40 m in prossimità del cranio ed in lunghezza, dalla punta dell'unica zanna all'estremità della coda, 6.50 m circa. Erroneamente si pensò allo scheletro di un mammuth ma ben presto gli studiosi precisarono che si trattava di un elefante preistorico appartenuto ad una specie diversa; si trattava dell'Elephas Meridionalis Nesti. L'Elephas Meridionalis, da non confondere con altre specie di elefanti fossili, è un esemplare di sesso maschile dall'età piuttosto avanzata, come si desume dallo stato piuttosto usurato dei molari. Le dimensioni e le caratteristiche fisiche (robustezza, sporgenza della bocca, misura ridotta degli arti posteriori e obliquità del profilo dorsale) identificano l'esemplare di Scoppito come Elephas Meridionalis Nesti, specie originaria dell'Asia Meridionale, attestata in Europa, con massiccio numero di esemplari nella penisola italiana, all'inizio del Quaternario. Le operazioni di recupero dello scheletro dell'Elephas di Scoppito iniziarono il 26 marzo del 1954 e terminarono il 15 maggio dello stesso anno. Il delicato lavoro, eseguito con cura, risultò facilitato dalla natura sabbiosa della roccia di Scoppito. I singoli pezzi, una volta isolati, vennero immediatamente consolidati. Terminata l'operazione tutte le 149 ossa dello scheletro furono riposte in casse e successivamente custodite nel Castello dell'Aquila, museo nazionale d'Abruzzo; prima di essere rimontato venne trasportato nei locali dell'Istituto di Geologia e Paleontologia dell'Università di Roma dove restò circa un anno. Il 18 settembre 1958 lo scheletro dell'Elephas di Scoppito dall'Istituto di Geologia e Paleontologia dell'Università di Roma torna a L'Aquila.
L’Abruzzo marittimo si aftaccia sull’Adriatico fra le foci del Tronto e del Trigno, in una fascia costiera so-stanzialmente compatta, solcata da fiumi che scendono dal rilievo appenninico e subappenninico ed affiancata dalla discontinua cornice di ridenti zone collinari. Le stazioni balneari più rinomate, dotate di ogni moderno contorto, sono: Martinsicuro, Alba Adriatica, Tortoreto Lido, Giulianova Lido, Roselo degli Abruzzi, Pineto, Silvi Marina, Montesilvano, Pescara, Francavilla al Mare, Ortona, San Vito Chietino, Fossacesia e Vasto. I centri storici sparsi nelle quattro province abruzzesi sono più di 150. Di grande interesse turistico, sportivo e climatico i laghi di Campotosto, Barrea, Scanno, Villalago e Bomba. Una nota particolare merita il Parco Nazionale d’Abruzzo, compreso tra l’area del Fucino a Nord-Ovest e la catena delle Mainarde Sud-Est, delimitato a Est dai Monti Marsicani, a Sud e Sud-Ovest dallo spartiacque tra il Sangro e il Liri, con gli immensi e centenari boschi, gli ameni altipiani e le gole selvagge, ricchi di straordinaria varietà di flora e di fauna. Nel suo territorio, per una estensione di 400 Kmq a vincolo intero e 600 Kmq con speciali restrizioni, viene assicurata la tutela e il miglioramento del patrimonio arboreo e faunistico.
L'animale, databile a circa un milone di anni fa, viveva nella conca aquilana, che all'epoca si presentava come un grande lago chiuso da una cerchia di monti: il Gran Sasso, il Velino Sirente e i monti Reatini orientali di Scoppito. Riguardo alle cause della morte dell'animale preistorico gli studiosi ipotizzano due possibilità: la prima, che è sicuramente la più attendibile, attribuisce alla vecchiaia la morte dell' animale; la seconda tiene conto dell'eventualità che l'animale, avvicinato si ai margini del lago per abbeverarsi e bagnarsi, sia rimasto impigliato nel fango e abbia trovato la morte a Scoppito.
 
 
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