La Chiesa della Madonna dello Splendore a Giulianova - Abruzzo... una regione da vivere e... da scoprire.

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La Chiesa della Madonna dello Splendore a Giulianova

Giulianova > Le Chiese

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Santuario di Maria Santissima dello Splendore. Annoverato fra i più celebri santuari italiani, tutt'oggi meta di numerosi pellegrinaggi, è un complesso monumentale che ha come fulcri una chiesa riedificata nel 1907 (al posto di un edificio di culto preesistente, di età barocca) e un monastero dei padri cappuccini del XVI secolo. Il santuario fu ampiamente rimaneggiato a seguito di radicali interventi effettuati durante il ventennio fascista (1937 - 1938) e nella metà degli anni ottanta del novecento, con gli interventi che attualmente ne definiscono i prospetti che si affacciano sulla piazza. È luogo di devozione e meta di pellegrinaggi fin dalla seconda metà del Cinquecento, in virtù di un'apparizione in “locodella” Vergine nel 1557, come riportato da una cronaca di epoca barocca redatta da un monaco. Notevole la pala, risalente al 1570 circa, raffigurante la Vergine con il Bambino in gloria e i Santi Pietro, Paolo, Dorotea e Francesco, opera di Paolo Veronese, i quadri ad olio presenti nel coro raffiguranti l'Immacolata Concezione, di Giacomo Falelli e la monumentale Via Crucis con statue bronzee di Ubaldo Ferretti, allievo del Fazzini. Nella cantoria sopra L'ingresso è collocato un maestoso organo a 3 manuali del Maestro Organaro Alessandro Girotto.
 


Il Santuario di Maria SS.ma dello Splendore 

Il Santuario di Maria SS. dello Splendore - Viale dello Splendore, 112 - Tel. 085/8003117.
Il Santuario è dedicato alla Madonna che il 22 aprile 1557, secondo la tradizione, apparve ad un umile contadino di nome Bertolino proprio nel luogo in cui sorge il Santuario; ad esso è annesso il Convento dei Cappuccini. All’interno, oltre a dipinti attribuiti al Veronese (1528-1588) ed a Giacomo Farelli (1624-1706), si ammirano: un tabernacolo in legno realizzato tra il 1720 e il 1723 dai fratelli Cappuccini ‘Marangoni’ la statua della Vergine finemente scolpita e il “pozzo miracoloso” dove avvenne il miracolo dell’apparizione.

Ogni ”santuario”, in genere, sorge o dove la natura è particolarmente varia capace di favorire naturalmente la devozione; o dove Dio si rivela con particolare intensità ai suoi figli, ascoltando le loro preghiere, asciugando le lacrime dai loro occhi e consolando il loro cuore; o dove si può invocare con particolare pietà Dio, la Vergine o i santi.
Il Santuario della Madonna dello Splendore risponde a tutte e tre queste caratteristiche e perciò è méta di pellegrinaggi, di incontri di preghiera e di raccoglimento: qui uomini e donne, specie se segnati dal dolore e dalla sofferenza, scoprono la vicinanza materna di Dio.
Il Santuario sorge a Giulianova (Teramo), una cittadina con una storia millenaria, al confine con le Marche, dalle origini antiche (Castrum, 264 a. C.), che si stende parte in pianura e parte in collina, ma che si è sviluppata soprattutto tra il 1400 e il 1500, quando «splendidissimo fu il commercio. Nel nostro litorale col risorgere del Comune erano risorti tre porti in luoghi diversi dagli antichi. Quelli del Salino maggiore, di Cerrano e di San Flaviano, il più importante fra tutti» [Monografia della Provincia di Teramo, vol. 1-2, pag. 126].
Castel San Flaviano era il nome dell’antico borgo sulla riva sinistra del Tordino, dimesso per malaria intorno al 1470, con il conseguente trasferimento dei suoi abitanti a Giulianova, fondata da Giulio Antonio Acquaviva. La città, oltre essere un importante centro commerciale, nel tempo ha svolto anche la funzione di contrastare sbarchi indesiderati di africani.
Proprio in questo periodo, caratterizzato da lotte e vendette tra le famiglie nobili del tempo, che si scambiavano come dote o conquistavano e riconquistavano le città del territorio, poco curandosi della situazione e delle sofferenze dei poveri, nascono numerosi luoghi di culto e di devozione alla Vergine, quasi un rifugio per i deboli e i non-potenti che cercano protezione.

LA CAPPELLA. La tradizione racconta che la Vergine, apparendo all’umile contadino Bertolino, chiede la costruzione di una cappellina proprio nel luogo dove ora sgorga l’acqua, segno di vita e di purificazione. Dopo una iniziale resistenza anche le autorità civili consentono alla costruzione di una piccola chiesa fuori le mura.


L’AFFIDAMENTO AI CAPPUCCINI. Fino all’inizio del 1800 il Santuario rimase affidato alla cura spirituale dei padri Celestini che abitavano il “monastero” attiguo alla chiesetta. Quando i conventi subirono la soppressione e i religiosi ne furono allontanati con la forza, l’edificio fu adibito a “luogo di cura e di ricovero” e la Cappella/Santuario, su richiesta delle autorità civili, fu affidata alla cura di alcuni frati cappuccini.
Da allora questi religiosi si sono presi cura del Santuario, inizialmente con la costruzione del bel campanile — recentemente pur esso restaurato — e progressivamente con il ripulire, ingrandire e abbellire questo luogo, perché per tutti possa essere davvero luogo di esperienza materna di Dio, luogo di pace e di riconciliazione con Dio, con se stessi e con il prossimo.


BREVI NOTE STORICHE SULL’APPARIZIONE DELLA MADONNA DELLO SPLENDORE. «Il 22 aprile 1557 piacque al Signore dare un segno della sua divina bontà col far conoscere al popolo di Giulianova la Vergine dello Splendore».
Così si legge nella prima cronaca che il padre priore, don Pietro Capullo (Celestino), scrisse a più riprese dal 1657 al 1674 e che servì come fonte per la “Storia Aprutina” scritta da don Niccola Palma e per la “Cronica Relazione di Santa Maria dello Splendore di Giulianova” scritta dai Padri Celestini.
Su una collinetta al di fuori delle mura di Giulianova, verso mezzogiorno, un pio contadino, stanco per aver raccolto della legna da ardere da portare nella sua casa di Cologna (Frazione di Roseto degli Abruzzi), andò a riposarsi all’ombra di un frondoso ulivo. Bertolino, così si chiamava il contadino, ristorato dalla piacevole brezza marina che giungeva fin lassù, stava per assopirsi quando vide tra i rami dell’albero una luce abbagliante e, al centro, la Vergine Maria che gli disse: «Su, Bertolino, levati e vanne tosto in Giulianova e spargi per tutto il paese la lieta novella che la Gran Madre di Dio qui ha scelto la sua dimora. Avvisa il clero che venga senza indugio alcuno con solenne processione ad onorarmi e che qui, dove tu ora mi vedi, mi si costruisca un santuario».
Ancora stordito per la grande emozione, ma fiero per l’incarico ricevuto, Bertolino corse dal governatore (amministratore feudale di nomina ducale) per riferirgli lo straordinario messaggio della Madonna. Com’era prevedibile, sia il governatore che alcuni notabili presenti si divertirono molto nell’ascoltare lo strano racconto del contadino, ma quando questo incominciò ad insistere perché lo seguisséro sul luogo dell’apparizione, persero la pazienza e lo cacciarono in malo modo, tacciandolo di visionario e demente.
Pur credendo alla sua buona fede, l’unica spiegazione plausibile era che i primi caldi o un bicchiere di vino in più gli avessero dato alla testa.
Molto abbattuto per la cattiva accoglienza ricevuta, Bertoldino se ne ritornò a casa, ma il giorno seguente, di buon mattino, spinto da una forza interiore, si recò nuovamente all’ulivo con la speranza di rivedere la splendente immagine della Madonna per poterle confidare tutta la sua amarezza.
Il povero contadino percorse l’ultimo tratto della salita con il cuore in gola; si sentiva umiliato e offeso non tanto per le ingiurie quanto per il fallimento dell’importante missione. E se, una volta in cima alla collina, la Vergine Maria non si fosse più mostrata ai suoi occhi? Giunto in prossimità dell’albero tutti i suoi timori svanirono perché la Madonna era lì ad attenderlo per rincuorarlo ed esortarlo a tornare di nuovo dal governatore.
Purtroppo anche la seconda ambasciata non ebbe miglior successo della prima. Il terzo giorno, Bertolino ritornò in quel luogo a lui già tanto caro. Si inginocchiò ed attese la confortante apparizione. La Vergine tornò e con dolcezza e fermezza lo incitò ad insistere presso il governatore che quanto asseriva corrispondeva a verità.
Senza più esitare, Bertolino tornò in città. Colmo di rinnovato fervore, per la terza volta il pio contadino raccontò quanto la Gran Madre di Gesù gli aveva appena comandato, insistendo perché tutti salissero con lui in cima alla collina per verificare la veridicità del suo racconto. Questa volta alle ingiurie si aggiunsero le percosse. Uno di loro, per meglio convincerlo a mettere giudizio, iniziò a percuoterlo con violenza, tra il divertimento dei presenti. Di temperamento mite, Bertolino sarebbe stato soprafatto se la Madonna non fosse intervenuta liberandolo dalle mani dello sconsiderato, che rimase improvvisamente paralizzato e muto.
Nella sala calò un silenzio assoluto: tutti compresero di essere stati testimoni di un evento soprannaturale e ciascuno, nel proprio cuore, impetrava il perdono per le offese arrecate all’innocuo contadino. Sgomento e smarrito il governatore si affrettò a convocare il clero (arciprete, quattro canonici, il preposto dell’Annunziata) e il popolo tutto per recarsi in solenne processione sul luogo indicato da Bertolino.
Il taglialegna, fiducioso nelle promesse della Madonna e con il cuore colmo di gioia, guidò il corteo dal palazzo ducale al luogo miracoloso dove tutti poterono assistere trasecolati alla Fantastica visione, chiara e distinta, della Vergine Maria, splendente fra fulgori di luce abbagliante.
Ma la Madonna aveva riservato loro un grande dono come prova tangibile e imperitura dello straordinario avvenimento: alla base dell’olivo fece sgorgare una sorgente d’acqua pura e fresca, a getto continuo, che esiste tutt’ora!
La notizia dell’apparizione, che pose fine alla pestilenza che aveva colpito l’intera regione, ma che aveva lasciato indenne il circondario di Giulianova, si sparse in un baleno. Un avvenimento così straordinario attirò sul luogo una moltitudine di persone che giungeva da ogni dove per vedere l’ulivo miracoloso, per segnarsi con l’acqua della sorgente e per prostrarsi in adorazione invocando misericordia, protezione e conforto.
Portato a braccia vi si recò anche l’aggressore di Bertolino, sinceramente pentito per il gesto insensato e proprio a lui, Maria Santissima dello Splendore volle fare la prima grazia ridonandogli, tra gli osanna dei presenti, l’uso della favella e delle articolazioni.
(Da: Santuario Maria SS. dello Splendore in Giulianova, PP Cappuccini. Dalle origini ai nostri giorni, p. 4-16)

ATTIVITA’ nel Santuario
Ogni martedì,ore 21: Ora di adorazione
Ogni mercoledì, ore 21: Incontro sulla Parola d Dio
Ogni giorno, disponibilità alle confessioni
dalle ore 7.00 alle 12.30
dalle ore 16.30 alle 19

ORARIO S. MESSE
Festivo: 7.00 - 8.30 - 10.00 - 18.00
Prefestivo: 18.00
Feriale: 7.15 - 9.00 - 18.00
Ultima domenica del mese: Celebrazione di una santa Messa secondo le intenzioni dei benefattori.
Chi desidera indicare intenzioni d sante messe, contribuire alla manutenzione del Santuario, partecipare all’aiuto ai poveri che si rivolgono al convento, si può servire del c.c.p. n°10525640 - Intestato a: Santuario Maria Ss.ma dello Splendore - 64021 Giulianova (Teramo).



Le chiese a Giulianova: il Santuario dello Splendore in cartolina e in foto.
Villa Cerulli Irelli Lungomare Zara, n.83 – Giulianova Lido: Villa Cerulli Irelli sorge dall’inizio del Novecento su quel tratto di passeggiata sul mare che diverrà ben presto un’area di pregio, posta com’è tra il Lungomare monumentale degli anni Trenta e, dunque, tra lo stabilimento dei bagni “Venere” (nato nel 1874) a Sud e l’Ospizio Marino (struttura talassoterapica inaugurata nel 1897) a Nord. Fin dalla sua origine è residenza della famiglia della quale prende il nome e come le altre venne edificata negli anni in cui Giulianova, come altri centri adriatici, pose le basi per divenire sempre di più una meta turistico-balneare. Massima espressione della nascita di una nuova situazione urbanistica, ed economica, la “Borgata Marina” è l’espansione della città-giardino costellata di casini e ville, che comunque continuò a prediligere anche il centro nella parte alta, come viale dello Splendore o l’odierna via Gramsci. L’edificio si distingue per un sobrio e tardo stile umbertino, dal re Umberto I (1878-1900), quel linguaggio architettonico nato per dare una nuova veste “nazionale” alle città dell’Italia unificata, particolarmente in voga dal 1878 all’inizio del Novecento, quando lascia il posto progressivamente all’Art Nouveau. La villa dunque, priva di decorazioni esuberanti, è costituita da un blocco compatto di medie dimensioni dal quale si estendono ampi avancorpi verso il parco. Molti gli elementi neo-rinascimentali dell’esterno, come l’uso del bugnato per alcune parti del piano terra e per i cantonali. Ritroviamo la caratteristica bicromia tra il rosso bruno e l’ocra con cui sono trattati i partiti architettonici che caratterizzano l’elegante struttura. Interessante, inoltre, la cancellata in ghisa fronte-mare che riveste assieme alla balaustra del Belvedere, una delle testimonianze originali ancora esistenti di manufatti di questa tipologia in città. • Villa Arfé (Volpi), Via Nazionale 257 – Villa Volpe, frazione d i Giulianova: Deve il suo nome originario all’abitato di Villa Volpe, nel quale è sita. La residenza, di vidente rilevanza artistica, è narratrice di una storia che si lega indissolubilmente alle più importanti casate locali, nonché alle vicende storiche nazionali. Le iniziali del fondatore, Dino Volpi, campeggiano sulla lunetta del portone principale della dimora, edificata a fine ‘800. Nel 1935 venne acquistata dal signor Beniamino De Nigris -Urbani; durante il secondo conflitto mondiale la famiglia abbandonò la tenuta e la villa divenne asilo di sfollati in fuga dai bombardamenti. Tornò poi ad essere dimora dei legittimi titolari per essere infine acquistata, nel 1999, dalla famiglia Arfè. L’edificio è dunque oggi lo splendido frutto di questa serie di stratificazioni socio-culturali; la facciata più nobile, posta a sud, presenta un notevole portico a piano terra, leggermente rialzato, sormontato da un terrazzo dal quale è possibile ammirare un incantevole scorcio paesaggistico. Quest’ultima villa, villa Arfé, sarà visitabile solo dagli iscritti FAI esibendo la tessera ai volontari che vi accoglieranno all’ingresso.

Giulianova turistica. Ammirevole e splendente città di mare, si estende lungo la fascia costiera del Medio Adriatico per circa 5 km e ogni anno risorge tra il fiume Tordino e il Salinello sempre più energica e scintillante per accogliere con ancora più onore e impegno di tantissimi turisti che visitano Giulianova e il suo territorio. Da non perdere il centro storico di Giulianova Alta.

Venirci a trovare è davvero semplice. Giulianova è nel bel mezzo d’Italia, a Nord di un Abruzzo costiero dalle innumerevoli risorse turistiche e ambientali. Giulianova si raggiunge via Autostrada A14 - uscita Giulianova, oppure in treno con la comoda stazione ferroviaria, o ancora in aereo atterrando nel moderno Aeroporto d’Abruzzo di Pescara, Giulianova è distante solo 50 chilometri.

 
 
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