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I Comuni della Provincia de L'Aquila: San Benedetto dei Marsi

L'Aquila

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Nel luogo dove oggi sorge San Benedetto dei Marsi, esisteva una città chiamata Marruvium. Il popolo dei Marsi ebbe in essa la capitale (La sua origine è testimoniata anche da Virgilio nel settimo Libro dell'Eneide). Con il prosciugamento della parte del Lago di Fucino, sul quale si affacciava Marruvium, da parte dell'imperatore Claudio, si eliminò il pericolo delle inondazioni e la città di San Benedetto dei Marsi crebbe di importanza. Essa ebbe edifici pubblici e privati: il Campidoglio, l'Anfiteatro, un Teatro, un Ginnasio con la palestra annessa, le Terme e una Piscina con bagno.

Città di San Benedetto dei Marsi

Comune di San Benedetto dei Marsi
Piazza Nevio Cerasani, 2
- 67058 San Benedetto dei Marsi (Aq)
Tel.: 0863.867843 - Fax: 0863.867955

Altitudine: 678 mt. s.l.m.
Estensione: 25,25 kmq.

Sito web: www.comune.sanbenedettodeimarsi.aq.it
PEC: urp@cert.provincia.laquila.it

Posta ordinaria: info@comune.sanbenedettodeimarsi.aq.it

San Benedetto dei Marsi, centro agricolo della conca del Fucino, ha numerose testimonianze archeologiche di un grande passato. Non a caso in questa zona di San Benedetto dei Marsi sorgeva la capitale dei Marsi mentre l’attuale toponimo del comune deriva dal monastero benedettino sorto nel Medioevo. Ancor prima il paese di San Benedetto dei Marsi veniva chiamato Marruvium.

 
 

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Per ulteriori info: Regione Abruzzo e Provincia de L'Aquila

Con il declino dell'Impero romano vennero a mancare i lavori di manutenzione dell'emissario di Claudio, causando l'ostruzione del cunicolo e una conseguente elevazione del livello delle acque del lago; l'inondazione di San Benedetto dei Marsi che ne seguì provocò l'allagamento di vaste zone intorno ad esso. di San Benedetto dei Marsi (Marruvium), essendosi sviluppata nella zona prosciugata, rimase in parte allagata e le continue inondazioni ne causarono la decadenza. Con la caduta dell'Impero romano la città non conservò l'antico nome, ma fu chiamata alternativamente: Marsia, Civitas Marsorum e Valeria. All'avvento del Feudalesimo la Marsica divenne una gastaldia del Ducato di Spoleto; in seguito, con l'arrivo dei monaci benedettini di Montecassino, cambiò il nome in San Benedetto dei Marsi.
Parrocchia di Maria Santissima a San Benedetto dei Marsi. La comunità che ospitò per prima la diocesi dei Marsi è in crescita dal punto di vista spirituale e culturale. Nessuno meglio del parroco, don Francesco Iulianella, conosce la realtà del paese e i problemi della popolazione. Il sacerdote, infatti, è nato proprio a San Benedetto e dal 1968, quando prese i voti, lavora nella parrocchia di Maria Santissima, a contatto con i suoi compaesani. Un paese di neanche 4.000 abitanti, accogliente, aperto a recepire gli stimoli pastorali, in grado di portare avanti un’evoluzione culturale e morale in un tempo relativamente breve. Questo è San Benedetto secondo il parroco. «Dopo la mia ordinazione sacerdotale», racconta don Francesco, «fui viceparroco fino al 1993, quando divenni il pastore della comunità. In quegli anni il paese era prevalentemente agricolo e c’era ancora la figura del contadino. Oggi c’è il piccolo e medio imprenditore che si occupa della lavorazione dei campi nel Fucino, soprattutto con l’impiego di immigrati. Nei loro confronti la popolazione ha usato sempre un atteggiamento di accoglienza, anche se negli ultimi tempi non sono mancati episodi di intolleranza reciproca». Molti ragazzi stranieri, infatti, hanno iniziato a frequentare l’oratorio, riuscendo a integrarsi perfettamente. Tutto è andato bene fino a quando, però, non hanno cominciato a fare gruppo tra loro e a utilizzare solo per loro le strutture sportive dell’oratorio. «A quel punto», racconta il sacerdote, «sono iniziati i contrasti che non hanno portato a nulla di buono». Nonostante tutto, però, il rapporto dei residenti con gli immigrati resta sostanzialmente buono. I primi anni in parrocchia don Francesco, musicista, compositore e docente di musica, li ha passati a contatto con i giovani, dedicandosi a tempo pieno alla loro formazione religiosa e umana. Quando è divenuto parroco, nonostante gli impegni legati alla ristrutturazione degli edifici religiosi della parrocchia e all’attività pastorale, non ha mai smesso di stare vicino ai ragazzi. Per questo c’è un oratori con oltre 150 ragazzi che svolge numerose attività. Ma in questi anni il parroco si è impegnato anche a far nascere una vera comunità di fede. «All’inizio», ricorda, «è stato difficile, a messa c’erano solo poche vecchiette e tre uomini. Poi c’è stata una grande ripresa e oggi la nostra è una comunità viva e in evoluzione». L’unico rammarico del parroco è la latitanza all’attività della parrocchia dell’ambiente dei professionisti. Alcuni anni fa il parroco ebbe dei problemi di salute e fu costretto ad allontanarsi dalla sua chiesa. In quel periodo la comunità si rimboccò le maniche e dimostro di essere matura e pronta a una slancio che fino ad allora era mancato. In quei mesi difficili i parrocchiani misero in pratica gli insegnamenti del loro pastore, si rimboccarono le maniche e diedero vita a numerose realtà religiose. Oggi in parrocchia lavorano ben tre confraternite: quella di san Vincenzo Ferreri, quella dedicata a Sant’Antonio e quella dell’Addolorata, tutte rinate dal 2004. Poi c’è un attivissimo coro liturgico polifonico, diretto da don Francesco ed eredità del Coro Marruvium. Oltre all’oratorio, che svolge anche attività di volontariato a sostegno dei più deboli, ci sono in paese otto cellule di evangelizzazione e un gruppo di attività pastorale per i malati. Il futuro del glorioso popolo di Marruvium sta, secondo il parroco, nell’impegno alla formazione e alla riconferma della coscienza cristiana. Le Chiese del paese sono di recente costruzione. Quella parrocchiale, dedicata a Maria Santissima Assunta, si trova nella piazza centrale di San Benedetto e nel 2010 festeggerà il centenario dall’edificazione. Ci sono poi il santuario di Santa Maria Goretti, in fase di restauro e la chiesa di via San Cipriano. Ma la chiesa più importante dal punto di vista culturale e spirituale, anche se ora ne rimane solo l’antico portale, è quella di Santa Sabina, la prima cattedrale della diocesi dei Marsi di cui si ha attestazione in un diploma di Ottone I del 964 col nome di “Beate Savine Cristi martiris, que sita esse videtur infra ipsam Civitatem Marsicanam”. Fu eretta nel corso del V-VI secolo fra i ruderi della Civitas Marsicana con il vicino palazzo episcopale in località Milvia. I conflitti fra i Conti dei Marsi per la proprietà della diocesi resero più volte vacante la sede episcopale. Fu con la bolla papale di Stefano IX del 1057 che Santa Sabina divenne sede definitiva della diocesi. Tra il 1100 e il 1130, con la presenza del vescovo Berardo, figlio del conte Berardo IV, ci fu un periodo di grande attività, ma nel 1222 la chiesa e il palazzo episcopale furono saccheggiati da Tommaso durante i conflitti di Federico II. La struttura fu ristrutturata nel 1287 per la visita del papa Onorio IV. Nel XIV secolo ci fu un lento abbandono della cattedrale a favore di Pescina, sede di una baronia della Contea di Celano. Nella prima metà del Seicento ci fu il definitivo tracollo della cattedrale e la traslazione nel 1631 delle spoglie di san Berardo nella nuova cattedrale pescinese di Santa Maria delle Grazie. San Benedetto era nell’antichità l’importante città di Marruvium, la capitale dei Marsi, e il suo nome deriva dall’eroe Marrus. Dell’antico centro oggi rimangono solo resti delle mura e dell’anfiteatro, iscrizioni, statue antiche e reperti vari. Ma il paese del Fucino è anche il simbolo della cristianità marsicana. A San Benedetto, che conta 4.000 abitanti, ci sono infatti i resti della cattedrale di Santa Sabina risalente al periodo paleocristiano, sede della prima diocesi dei Marsi. Nel sottosuolo della città è altresì visitabile una strada romana in buono stato di conservazione. Oggi la comunità è viva e in continua evoluzione. I gruppi di preghiera e religiosi, ma anche le associazioni sono numerosi e il futuro del popolo di Marruvium sta nell’impegno alla formazione e alla riconferma della coscienza cristiana. A giugno del 2008 è arrivata in paese la reliquia di San Berardo, divenuta non solo simbolo di una profonda devozione marsicana, ma anche l’emblema di due comunità (Pescina e San Benedetto) che, dopo un passato di sterili dispute, si riavvicinano nel nome e nelle sante opere di un vescovo marsicano. «Questo dito», ha commentato il parroco al momento dell’accoglienza della reliquia in chiesa, «ci basta!». La reliquia è arrivata a San Bendetto domenica, in una atmosfera gioiosa e solenne, tipica degli eventi memorabili. Si esaudisce così un desiderio della comunità parrocchiale, che si è fatto sempre più vivo soprattutto negli ultimi anni, dopo l’istituzione della festa rievocativa della traslazione del vescovo Berardo dall’ex cattedrale di Santa Sabina alla chiesa di Pescina.
E' del 1 gennaio 1580 la Bolla papale di traslazione provvisoria della sede episcopale che, dalla vecchia cattedrale di Santa Sabina in S.Benedetto, venne trasferita nella nuova cattedrale di Santa Maria delle Grazie di Pescina (legata alla contea di Celano). Questo spostamento provoco la traslazione del corpo di San Berardo, che era custodito nella basilica di Santa Sabina.Il 1870, anno del prosciugamento del lago di Fucino, rappresentò una data fondamentale per S.Benedetto e per i centri della Marsica: gli abitanti di San Benedetto dei Marsi da pescatori dovettero trasformarsi in operai bonificatori e in agricoltori. Quando il principe Torlonia concesse in fitto i terreni ai contadini di San Benedetto dei Marsi, gli abitanti di S.Benedetto ebbero estese zone da coltivare, ma, essendoci carenze di manodopera, si verificò una immigrazione da parte di agricoltori di altre zone, soprattutto dal pescarese.
 
 
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