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Guida ai musei di Giulianova: Sala - Museo "Raffaello Pagliaccetti"

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Sala della scultore Raffaello Pagliaccetti

(Piazza della Libertà)

di Dante Pistilli

Dello scultore Raffaello Pagliaccetti è stato inaugurato pochi anni fa, nella rinnovata Piazza della Libertà, il busto in bronzo, opera di Ulderico Ulizio. Ora, per la prima volta, vengono esposte a Giulianova, in una sala dell’edificio scolastico De Amicis, appositamen-te allestita, 15 delle sue opere che, sparse in vari musei fiorentini, furono acquistate nel 1914 da Pasquale Ventili e donate in seguito agli Ospedali ed Istituti Riuniti di Teramo. Dopo varie vicissitudini dunque un altro consistente patrimonio artistico giuliese viene recuperato per opera della Civica Amministrazione e offerto alla diretta fruizione dei cittadini.
E’ stato Pagliaccetti un caposcuola del Verismo nella seconda metà dell’ottocento. A Giulianova era nato da famiglia piccolo-borghese nel 1838 e presto era stato avviato dal padre alla mercatura. «Il merito d’averne scoperto il talento artistico e d’averlo incoraggiato ed avviato agli studi spetta al pittore Flaviano Bucci, dal quale apprese i primi elementi di disegno, e all’ingegnere Gaetano De Bartolomei, due delle figure più rappresentative dell’Ottocento giuliese».

Raffaello Pagliaccetti
M° e Scultore
Raffaele Pagliaccetti nasce a Giulianova il 31 ottobre 1839, da Andrea, piccolo commerciante, e Chiara Trifoni.
Negli anni tra il 1849 e il 1850 il pittore giuliese Flaviano Bucci e la moglie Laura impartiscono lezioni di disegno al ragazzo che già in tenerissima età aveva evidenziato una certa inclinazione per l’arte.
A seguito delle ripetute pressioni esercitate dai coniugi Bucci e da altre personalità, tra cui il conte di Castellana e l’ingegner Gaetano Dé Bartolomei, sulla famiglia Pagliaccetti, nel 1857 il giovane Raffaele viene finalmente mandato a Roma per frequentare l’Accademia di Francia e successivamente quella di San Luca.
Il 1859 è l’anno della chiusura dell’Accademia di San Luca.
Nel 1860 Pagliaccetti ottiene il II premio della terza classe della scultura.
Nel 1861 è documentata una sua presenza nella stessa Accademia dove tra l’altro il 28 giugno partecipa al concorso scolastico «delle pieghe» per la scultura senza ottenere alcun premio, mentre il 4 luglio nel concorso scolastico di scultura, vince il primo premio della prima classe con la copia in gesso dell’Apollino mediceo.

                      
              Autoritratto                Sua Altezza Reale il Duca di Aosta                       Pio IX
                  (1873)                                         (1868)                                            (1877)
L’opera che non fu premiata risulta essere la copia della scultura rappresentante Sileno che tiene tra le braccia un Bacco bambino (Roma, Musei Vaticani).
Nello stesso anno si apre a Firenze l’Esposizione Nazionale e lo scultore, forse dopo un soggiorno a Giuilianova o forse dalla stessa Roma, si reca a visitarla grazie ad un assegno concessogli dall’Amministrazione Provinciale di Teramo. A seguito di ciò decide di rimanere definitivamente a Firenze e questa scelta dipenderà molto dal pensionato che la stessa Amministrazione deciderà di assegnargli. Tra gli scultori onorari esercenti nell’Accademia fiorentina, il giovane Pagliaccetti trova Aristodemo Costoli, Giovanni Dupré, Pio Fedi ed Emilio Santarelli. Dopo l’esperienza romana con il Tenerani egli si giova ora dell’insegnamento dei nomi più prestigiosi della scultura.
Tra il 1862 e il 1863 Pagliaccetti partecipa alle Esposizioni dell’Accademia ed esegue molti disegni. Realizza in questi anni un’opera di un certo impegno: il busto in marmo di Melchiorre Delfico che donerà all’Amministrazione Provinciale di Teramo quale atto di riconoscenza.
La scultura reca la seguente iscrizione: «Raffaello Pagliaccetti da Giulianova nel 1863 scolpiva».. Per la prima volta, dunque, egli si firma Raffaello e non Raffaele ed aggiunge «da Giulianova».
Da questa data in poi il nome Raffaello sarà una costante, mentre il nome della città natale in seguito non verrà più menzionato.

            
            Maestro Elia Crocetti                              Il cenotafio                          Testa di Baccante
                       (1899)                                             (1874)                                    (1859-61)

Il biennio 1864-66 è caratterizzato da una gran mole di lavoro. Esegue alcuni studi in gesso tra cui ritratti di giovani donne e molti disegni. Realizza il busto di Rossini, un Ritratto di vecchia donna e nel 1866 il bozzetto per un ipotetico monumento dedicato a Cappellini alla battaglia di Lissa, e il busto di Garibaldi a Caprera; esegue anche il Galileo Galilei.

Monumento a Vittorio Emanuele II (1889)
E' la grande statua in bronzo che sorge nella ottocentesca Piazza della libertà, nel centro storico di Giulianova Paese. La statua fu tradotta in bronzo dalla fonderia Conversini di Pistoia nel 1889, ha un peso di circa 35 quintali ed è alta circa 4. metri.

Il 1867 lo vede protagonista di frequenti viaggi a Giulianova (secondo il Parroni, 1927). Il 3 ottobre il Dupré gli sottoscrive una lettera in cui dichiara che “la statua in plastica esprimente il Generale Garibaldi è opera dell’Artista Raffaello Pagliaccetti che da qualche tempo si distingue anche per varie altre prove”.
Questo giudizio servirà da sprone al giovane scultore che già progetta il busto in creta della Principessa Margherita. Partecipa a tutte le esposizioni dell’Accademia fiorentina.
Su invito della stessa principessa Margherita, nel 1868 traduce in marmo il busto: grande successo. Il principe Umberto gli tributa le lodi. Pagliaccetti scrive all’Ingegner Gaetano Dé Bartolomei, suo concittadino, inviandogli un progetto per l’erigenda Cappella Gentilizia: traccia così per grandi linee il carattere architettonico dell’edificio.
All’Esposizione della Società Promotrice delle Belle Arti ottiene la medaglia d’oro per l’opera Un ritratto di donna, realizza anche il busto del musicista Gioacchino Rossini e la grande statua di Sua Altezza Reale il Duca d’Aosta.

Il Maresciallo Moltke (1873)
Pagliaccetti tradusse quest'opera sia in marmo sia in bronzo. Il busto riscosse un notevole successo all'Esposizione universale di Vienna, come pure la versione marmorea all'esposizione della Promotrice napoletana del 1877 che fu venduta e di cui si sono perse le tracce. La traduzione in bronzo si trova presso la galleria d'arte Moderna di Roma.
All'esposizione universale di Vienna l'artista inviò un busto di Moltke in terracotta di cui i biografi parlano spesso. Di quest'opera non si hanno notizie. in effetti, la scultura in questione servì da modello per la fusione in bronzo che fu eseguita dalla ditta Conversini di Pistoia. Il busto però non fu mai riconsegnato all'artista (Pagliaccetti 1889), il quale si trovò costretto  ad apllicare su un calco in gesso una bellissima patina ad imitazione della terracotta, dando così via all'opera che oggi sostituisce praticamente il busto premiato a Vienna. L'opera misura cm. 40 per 70, ed è alta 79 cm.

Tra il 1869 e il 1870 lavora sempre a Firenze in Via Leonardo Da Vinci. Ancora il Dupré attesta che la statua raffigurante il Duca d’Aosta è un'opera che si distingue per «appropriata imitazione del vero in tutte le più piccole sue particolarità». Nello stesso anno realizza anche uno studio per decorazione e la statua in gesso Zena la schiava.
Negli anni a cavallo tra il 1871 e il 1873 lo scultore si dedica alla preparazione di opere che saranno inviate nel 1873 all’Esposizione Universale di Vienna. Realizza per tale occasione il busto del maresciallo Moltke, il Bacio al tabernacolo e Ritorno in parrocchia ed infine una tazza in porcellana raffigurante il Trionfo di Venere e di Amore.

Raffaello Pagliaccetti, Garibaldi a cavallo, 1898. Bronzo, cm. 59x63x27,5

Sempre tra il 1871 e il 1873, Pagliaccetti partecipa a tutte le esposizioni della Accademia fiorentina e nel 1873, appunto, invia a Vienna i pezzi di scultura. Per assistere alla grande Esposizione chiede un contributo alla Provincia di Teramo, che però non potrà corrispondere nessun sussidio. Amareggiato l’artista non si perdonerà mai l’assenza di Vienna. In una lettera al Bindi (1877) lo scultore scrive “Ho sempre dimenticato dirti che il busto di Moltke, all’Esposizione di Vienna fece fermare per molto tempo l’imperatore d’Austria che era insieme al principe ereditario di Prussia». Il Busto del Maresciallo Moltke, riceve la medaglia dell’arte ed anche il Trionfo di Venere e di Amore, viene premiata per il settore delle arti ceramiche. Nel 1873 riceve dalla Società promotrice delle Belle Arti in Firenze la Menzione Onorevole per il busto in marmo Ritratto.
Nel 1874, sull’onda del successo ottenuto all’Esposizione Universale di Vienna, lo scultore riceve la commissione per un importante lavoro. Si tratta della statua della giovanissima Emma Faldi per il cimitero di San Miniato a Firenze. È senza dubbio il primo importante lavoro insieme alla grande commissione giuliese per il cenotafio ad Angelo Antonio Cosimo Dé Bartolomei, già iniziato probabilmente l’anno precedente.

Raffaello Pagliaccetti, La cieca orfanella abruzzese.

Nel 1875 traduce in marmo la statua di Emma Faldi, che firma «Raff. Pagliaccetti Architetto scolpì». Il Consiglio d’Arte della Società Promotrice di Belle Arti in Firenze lo dichiara degno di Menzione Onorevole per il busto in terracotta raffigurante il Maresciallo Moltke. Viene insignito dell’onorificenza di Cavaliere dell’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro. L’accademia Fiorentina delle Arti e del Disegno lo ammette nel numero degli Accademici di merito corrispondenti. Porta a termine i tre monumenti della cappella Dé Bartolomei.
All’Esposizione Universale di Filadelfia del 1876 espone il Garibaldi a Caprera in gesso che il Comune di Teramo qualche anno prima desiderava tradurre in marmo. Viaggio a Roma, ove incontra il pontefice Pio IX.
Nel corso del 1877 scrive spesso al suo unico fratello Domenico che vive a Giulianova. Il 28 febbraio di quello stesso anno invia una lettera allo storico giuliese Vincenzo Bindi per incaricarlo di occuparsi della rappresentanza all’Esposizione Nazionale di Napoli, dove egli manda due busti di Moltke, uno in terracotta già premiato a Vienna e l’altro in marmo, Il primo ha il prezzo il 1.500 lire, il secondo di 3.000 lire. «Non potendo per circostanze partirmi da Firenze, intendo dare a te la mia rappresen-tanza, ritenendoti per grande amico, corredato di sveltezza e di sapere, ed all’occasione la tua penna potrebbe far il suo ufficio». Il 19 marzo, sempre a Firenze, scrive ancora all’amico Bindi: «Avrai già ricevuto una mia cartolina nella quale ti facevo sapere che il busto della Milli era stato spedito, ritenendo per sicuro che venisse ricevuto, come appresi da una lettera dello scultore Grati in cui si esprimeva così “spedisci il tuo busto, ne ho parlato a Salazaro”.

        
S. Andrea (1884)
A sx il bozzetto di S. Andrea, Giulianova, sala Pagliaccetti. Gesso, cm. 250x120x100.
È il modello in gesso della statua marmorea ubicata sulla facciata di Santa Maria del Fiore di Firenze (a dx). La facciata, opera del De Fabris fu inaugurata nel 1887, pertanto la datazione dell’opera è sicuramente anteriore di qualche anno. Il S. Andrea, di Firenze, posta sulla Facciata della chiesa di S. Maria del Fiore è un’opera in marmo, e si tratta della traduzione in marmo del gesso, conservato a Giulianova. E’ una delle opere più importanti dell’artista poiché figura nella tribuna dedicata agli apostoli della facciata del duomo fiorentino insieme alle statue di artisti come Tiro Sarrocchi, Silvino Salvini, Augusto Passaglia, Amalia Dupré, Ulisse Cambi, Antonio Bertone ecc.

Ora accade l’inconveniente che il busto non solamente rimarrà fuori di catalogo ma ancora fuori dell’esposizione». Il 6 aprile risponde da Firenze all’amico Bindi circa la richiesta di alcune notizie biografiche che dovevano servire allo storico giuliese per stilare il libro Artisti Abruzzesi (1883). «Non posso tanto fornirti di quelle notizie che mi chiedi su di me, giacché non è il momento di parlare della mia vita, morte e miracoli! No amico mio car(issi)mo non è questo il momento per fare biografia. I lavori da me fatti sono ben pochi, ed in gran parte sono rimasti semplici modelli del mio studio a causa di poca fortuna e pochissimi mezzi, e tu ben ricorderai il Garibaldi a Caprera, il Duca d’Aosta, il Cappellini a Lissa, il Galvani, ecc. I miei lavori in marmo che hanno veduto un po’ di luce sono i tre monumenti sepocrali del Dé Bartolomei a te noti, un altro monumento grande (Emma Faldi) è qui in Firenze nella necropoli di S. Miniato al Monte, busti sparsi qua e l’a che non so dove siano ad eccezione di quello della Principessa Margherita esistente nell’appartamento del Re qui in Firenze, e di quelli semicolossali di Delfico e di Rossini, il primo sta in Teramo, il secondo al Ministero della Pubblica Istruzione di Roma. Ma non bisogna illudersi, questi lavori senza escludere il Moltke, bisogna che siano appoggiati da una grande opera». Difatti proprio sul finire dell’anno modella la grande statua in gesso del pontefice Pio IX che tra l’altro aveva incontrato a Roma l’anno precedente. Nell’Esposizione Artistica industriale Fiorentina riceve la medaglia di bronzo per accurata modellatura di un Ritratto e per accurata esecuzione di lavori in terracotta, riprodotti dal vero. (Opere di cui si è persa ogni traccia).
Nel dicembre del 1877 ultima la statua di Pio IX ed il 27 gennaio la espone al pubblico fino al 3 febbraio nel suo studio in via Leonardo Da Vinci, 9. Successivamente l’opera viene esposta, in coincidenza con la morte del Pontefice, nelle sale dell’Accademia di Firenze ed il 18 febbraio Pagliaccetti insieme alla sua scultura parte per Parigi alla volta dell’Esposizione Universale (Parroni, 1927). Grande successo di critica, articoli di Le Monde, ma nessun riconoscimento.

PER  SAPERNE DI PIU'
 
▪ Tratto dall'opuscolo Raffaello Pagliaccetti L'Artista del Comune di Giulianova e realizzato dall'Associazione Atlandide Onlus, Giulianova.



A spasso tra i Musei e le Pinacoteche di Giulianova


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