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Guida al quartiere di Giulianova Paese: Il Santuario della Madonna dello Splendore

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SANTUARIO DELLA MADONNA DELLO SPLENDORE
- Convento Frati Minori Cappuccini(Viale dello Splendore)

LA SUA ORIGINE A GIULIANOVA

Santuario della Madonna dello Splendore

Ogni ”santuario”, in genere, sorge o dove la natura è particolarmente varia capace di favorire naturalmente la devozione; o dove Dio si rivela con particolare intensità ai suoi figli, ascoltando le loro preghiere, asciugando le lacrime dai loro occhi e consolando il loro cuore; o dove si può invocare con particolare pietà Dio, la Vergine o i santi.
Il Santuario della Madonna dello Splendore risponde a tutte e tre queste caratteristiche e perciò è méta di pellegrinaggi, di incontri di preghiera e di raccoglimento: qui uomini e donne, specie se segnati dal dolore e dalla sofferenza, scoprono la vicinanza materna di Dio.
Il Santuario sorge a Giulianova (Teramo), una cittadina con una storia millenaria, al confine con le Marche, dalle origini antiche (Castrum, 264 a. C.), che si stende parte in pianura e parte in collina, ma che si è sviluppata soprattutto tra il 1400-1500, quando «splendidissimo fu il commercio. Nel nostro litorale col risorgere del Comune erano risorti tre porti in luoghi diversi dagli antichi. Quelli del Salino maggiore, di Cerrano e di San Flaviano, il più importante fra tutti» [Monografia della Provincia di Teramo,vol. 1-2, pag. 126].

Icona originale della Madonnadello Splendore, con Bertoldino

Castel San Flaviano era il nome dell’antico borgo sulla riva sinistra del Tordino, dimesso per malaria intorno al 1470, con il conseguente trasferimento dei suoi abitanti a Giulianova, fondata da Giulio Antonio Acquaviva. La città, oltre essere un importante centro commerciale, nel tempo ha svolto anche la funzione di contrastare sbarchi indesiderati di africani.
Proprio in questo periodo, caratterizzato da lotte e vendette tra le famiglie nobili del tempo, che si scambiavano come dote o conquistavano e ri-conquistavano le città del territorio, poco curandosi della situazione e delle sofferenze dei poveri, nascono numerosi luoghi di culto e di devozione alla Vergine, quasi un rifugio per i deboli e i non-potenti che cercano protezione.

LA CAPPELLA. La tradizione racconta che la Vergine, apparendo all’umile contadino Bertolino, chiede la costruzione di una cappellina proprio nel luogo dove ora sgorga l’acqua, segno di vita e di purificazione. Dopo una iniziale resistenza anche le autorità civili consentono alla costruzione di una piccola chiesa fuori le mura.
 
L’AFFIDAMENTO AI CAPPUCCINI. Fino all’inizio del 1800 il Santuario rimase affidato alla cura spirituale dei padri Celestini che abitavano il “monastero” attiguo alla chiesetta. Quando i conventi subirono la soppressione e i religiosi ne furono allontanati con la forza, l’edificio fu adibito a “luogo di cura e di ricovero” e la Cappella/Santuario, su richiesta delle autorità civili, fu affidata alla cura di alcuni frati cappuccini.
Da allora questi religiosi si sono presi cura del Santuario, inizialmente con la costruzione del bel campanile — recentemente pur esso restaurato — e progressivamente con il ripulire, ingrandire e abbellire questo luogo, perché per tutti possa essere davvero luogo di esperienza materna di Dio, luogo di pace e di riconciliazione con Dio, con se stessi e con il prossimo.

Il contadino Bertoldino.

BREVI NOTE STORICHE SULL’APPARIZIONE DELLA MADONNA DELLO SPLENDORE. «Il 22 aprile 1557 piacque al Signore dare un segno della sua divina bontà col far conoscere al popolo di Giulianova la Vergine dello Splendore».
Così si legge nella prima cronaca che il padre priore, don Pietro Capullo (Celestino), scrisse a più riprese dal 1657 al 1674 e che servì come fonte per la “Storia Aprutina” scritta da don Niccola Palma e per la “Cronica Relazione di Santa Maria dello Splendore di Giulianova” scritta dai Padri Celestini.
Su una collinetta al di fuori delle mura di Giulianova, verso mezzogiorno, un pio contadino, stanco per aver raccolto della legna da ardere da portare nella sua casa di Cologna, andò a riposarsi all’ombra di un frondoso ulivo. Bertolino, così si chiamava il contadino, ristorato dalla piacevole brezza marina che giungeva fin lassù, stava per assopirsi quando vide tra i rami dell’albero una luce abbagliante e, al centro, la Vergine Maria che gli disse: «Su, Bertolino, levati e vanne tosto in Giulianova e spargi per tutto il paese la lieta novella che la Gran Madre di Dio qui ha scelto la sua dimora. Avvisa il clero che venga senza indugio alcuno con solenne processione ad onorarmi e che qui, dove tu ora mi vedi, mi si costruisca un santuario».

Bertoldino che riferisce lostraordinario messaggio.

Ancora stordito per la grande emozione, ma fiero per l’incarico ricevuto, Bertolino corse dal governatore (amministratore feudale di nomina ducale) per riferirgli lo straordinario messaggio della Madonna. Com’era prevedibile, sia il governatore che alcuni notabili presenti si divertirono molto nell’ascoltare lo strano racconto del contadino, ma quando questo incominciò ad insistere perché lo seguisséro sul luogo dell’apparizione, persero la pazienza e lo cacciarono in malo modo, tacciandolo di visionario e demente.
Pur credendo alla sua buona fede, l’unica spiegazione plausibile era che i primi caldi o un bicchiere di vino in più gli avessero dato alla testa.
Molto abbattuto per la cattiva accoglienza ricevuta, Bertoldino se ne ritornò a casa, ma il giorno seguente, di buon mattino, spinto da una forza interiore, si recò nuovamente all’ulivo con la speranza di rivedere la splendente immagine della Madonna per poterle confidare tutta la sua amarezza.
Il povero contadino percorse l’ultimo tratto della salita con il cuore in gola; si sentiva umiliato e offeso non tanto per le ingiurie quanto per il fallimento dell’importante missione. E se, una volta in cima alla collina, la Vergine Maria non si fosse più mostrata ai suoi occhi? Giunto in prossimità dell’albero tutti i suoi timori svanirono perché la Madonna era lì ad attenderlo per rincuorarlo ed esortarlo a tornare dal governatore.
Purtroppo anche la seconda ambasciata non ebbe miglior successo della prima. Il terzo giorno, Bertolino ritornò in quel luogo a lui già tanto caro. Si inginocchiò ed attese la confortante apparizione. La Vergine tornò e con dolcezza e fermezza lo incitò ad insistere presso il governatore che quanto asseriva corrispondeva a verità.

Tutti sotto l'ulivo per invocaremisericordia , protezione e conforto.

Senza più esitare, Bertolino tornò in città. Colmo di rinnovato fervore, per la terza volta il pio contadino raccontò quanto la Gran Madre di Gesù gli aveva appena comandato, insistendo perché tutti salissero con lui in cima alla collina per verificare la veridicità del suo racconto. Questa volta alle ingiurie si aggiunsero le percosse. Uno di loro, per meglio convincerlo a mettere giudizio, iniziò a percuoterlo con violenza, tra il divertimento dei presenti. Di temperamento mite, Bertolino sarebbe stato soprafatto se la Madonna non fosse intervenuta liberandolo dalle mani dello sconsiderato, che rimase improvvisamente paralizzato e muto.
Nella sala calò un silenzio assoluto: tutti compresero di essere stati testimoni di un evento soprannaturale e ciascuno, nel proprio cuore, impetrava il perdono per le offese arrecate all’innocuo contadino. Sgomento e smarrito il governatore si affrettò a convocare il clero (arciprete, quattro canonici, il preposto dell’Annunziata) e il popolo tutto per recarsi in solenne processione sul luogo indicato da Bertolino.
Il taglialegna, fiducioso nelle promesse della Madonna e con il cuore colmo di gioia, guidò il corteo dal palazzo ducale al luogo miracoloso dove tutti poterono assistere trasecolati alla Fantastica visione, chiara e distinta, della Vergine Maria, splendente fra fulgori di luce abbagliante.
Ma la Madonna aveva riservato loro un grande dono come prova tangibile e imperitura dello straordinario avvenimento: alla base dell’olivo fece sgorgare una sorgente d’acqua pura e fresca, a getto continuo, che esiste tutt’ora!
La notizia dell’apparizione, che pose fine alla pestilenza che aveva colpito l’intera regione, ma che aveva lasciato indenne il circondario di Giulianova, si sparse in un baleno. Un avvenimento così straordinario attirò sul luogo una moltitudine di persone che giungeva da ogni dove per vedere l’ulivo miracoloso, per segnarsi con l’acqua della sorgente e per prostrarsi in adorazione invocando misericordia, protezione e conforto.
Portato a braccia vi si recò anche l’aggressore di Bertolino, sinceramente pentito per il gesto insensato e proprio a lui, Maria Santissima dello Splendore volle fare la prima grazia ridonandogli, tra gli osanna dei presenti, l’uso della favella e delle articolazioni.

(Da: Santuario Maria SS. dello Splendore in Giulianova, PP Cappuccini. Dalle origini ai nostri giorni, p. 4-16)

ATTIVITA’ nel Santuario 

Ogni martedì,ore 21: Ora di adorazione
Ogni mercoledì, ore 21: Incontro sulla Parola d Dio

Ogni giorno, disponibilità alle confessioni
dalle ore 7.00 alle 12.30 
dalle ore 16.30 alle 19 

ORARIO S. MESSE 
Festivo: 7.00 - 8.30 - 10.00 - 18.00
Prefestivo: 18.00
Feriale: 7.15 - 9.00 - 18.00

Ultima domenica del mese: Celebrazione di una santa Messa secondo le intenzioni dei benefattori.
Chi desidera indicare intenzioni d sante messe, contribuire alla manutenzione del Santuario, partecipare all’aiuto ai poveri che si rivolgono al convento, si può servire del c.c.p. n°10525640 - Intestato a: Santuario Maria Ss.ma dello Splendore - 64021 Giulianova (Teramo). Tel. 085/8003117
 
 
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