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Cenni storici su Giulianova (Te) La tradizionale processione del Portosalvo a Giulianova

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Processione a mare per la Madonna del Portosalvo a Giulianova
 
Autore: Giovanni Lattanzi
 
Nella 2ª settimana del mese di agosto si tiene questa processione alquanto inusuale, che vede decine di imbarcazioni, addobbate a festa e stracolme di fedeli a bordo, solcare le acque antistanti la cittadina rivierasca. E sulla prima della flotta c’è la statua della Madonna del Portosalvo, protettrice dei pescatori.
Qual che piu' colpisce i turisti, poco usi alle tradizioni della nostra terra, e’ l’osservare gli uomini di mare, rudi e cupi nell’immaginario collettivo, mentre con grande gusto e delicatezza infiorano di nastri e bandierine colorate i loro battelli. Il contrasto e’ netto, ma l’occasione lo merita: questo sfugge al turista. Il mare potra’ anche plasmare a sua immagine l’aspetto di quelli che lo sfidano ogni giorno, per una vita, per poter campare, ma tira anche fuori il meglio dall’ animo umano. Oltre l'apparenza, il cuore degli uomini di mare e’ grande come quel blu senza fine che essi affrontano. Cosi’ pure grandi sono la loro fede e la loro riconoscenza verso Colei che li protegge, sempre vigile attimo dopo attimo, nel loro duro lavoro. Come in tutti i mestieri rischiosi, la religiosita’ profonda degli uomini semplici aiuta a vivere il pericolo giorno per giorno. Alla Madonna del Portosalvo, a Colei cioe’ che protegge gli uomini del mare, a Giulianova e’ dedicata una festa, una grande festa che ravviva di mille colori il bianco e la ruggine delle barche e il grigio delle banchine.
Il legame della cittadina col mare e’ vecchio di cent’anni almeno. Al Lido tutto parla del mare: i pescatori che rammendano le infinite reti rosso mattone stese sul lungomare, le donne che vendono il pesce fresco sui loro curiosi carrettini, i vecchi marinai che hanno tante storie da raccontare quante sono le loro rughe, e ogni volta e’ un’ avventura diversa. E’ il porto il cuore vero della citta’.
Ed e’ alle porte del ferragosto che il esso si anima di un fervore diverso, solo diverso, attenzione, non maggiore, perche’ sulle banchine i passi corrono veloci in ogni momento, notte e giorno, e con ogni tempo. E’ il fervore della gente di mare che prepara la sua festa.
Si cuocera’ il pesce per offrirlo ai turisti e agli amici, si versera’ il vino per brindare ai mille pericoli scampati e scacciare le ielle del domani, si suonera’ la musica per gioire della gioia di tutti. E si giochera’, correndo come novelli cavalieri sul viscido palo di una cuccagna un po’ fuori dalle regole, proteso com’e dalla barca verso il mare e non verso il cielo. E si cadra’ in mare mentre si corre verso il premio, cosi’ come si cade nella vita, e dal gran tuffo si tornera’ sulla barca e di nuovo a sfidare il viscido che e’ sul cammino verso il traguardo. A decine ogni anno si sfidano i novelli cavalieri, a migliaia ridono dei loro folli voli in mare.
Ma la festa non e’ solo questo. Certo si gioca, si mangia, si ride, ma se il turista gode la sagra paesana con spensieratezza, la gente di mare ha l’animo agitato di chi vive la vigilia. Solo un pensiero occupa la mente: la processione. E sara’ la Domenica.
E’ gia’ dal mattino che tutta la gente di mare si affanna attorno al proprio battello per farlo piu’ bello, piu’ colorato, piu' festoso di tutti. Ma non e’ una gara tra barche, e’ una sfida a se stessi in onore di Colei che si va festeggiare. Tutti lo sanno. Lei li guardera' tutti mentre usciranno in mare per renderle omaggio e nessuno di loro vuol essere da meno quanto a colori e festoni.
Quando il sole picchia ancora dritto sulla banchina d’asfalto infuocato, saranno neppure le tre del pomeriggio, l’ animo della gente di mare si accende dell’emozione per l’ ora cruciale che si avvicina. Non c’e’ caldo che tenga, si suda, si fatica, magari s’impreca, ma quando arrivera' la processione tutto dovra’ essere perfetto.
Man mano che il sole scivola verso le colline, sale la tensione e sulle banchine cresce la folla: tutti vorrebbero salire sulle barche che stanno per uscire per rendere omaggio a Colei che protegge la gente di mare.
Man mano che dalle vie della citta' sale il canto della processione, di pari passo cresce l’ emozione. Sulle barche ferve l’attivita’. Si formano gli equipaggi; mani dure di fatica aiutano le nere vecchine nel trasbordo, il dubbio inchioda per lunghi istanti i timorosi mentre osservano quanto siano terribilmente lunghi quei 3 palmi che separano, dal molo, la barca sulla quale vorrebbero salire. E se cado? Ma chi me l’ha fatto fare? Ma e’ un attimo. Solo un piccolo balzo, ed il morbido tonfo sul legno del ponte li accoglie a bordo. Nuvole nere fuggono veloci dai fumaioli, si mollano gli ormeggi, passeggeri dell’ ultim’ora guadagnano il loro posto in barca con balzi coraggiosi, infinite sono le tinte del blu che il cielo riflette nelle scie. Si va. Pian piano le acque del porto cominciano cosi’ a sorridere del riflesso di mille festoni colorati che sventolano sulle barche in festa.
Come la folla che segue la Madonna, cosi’ le barche escono in fila indiana verso il mare aperto. Le grandi e le piccole, perche’ non sono solo i grandi pescherecci a prendere parte alla festa; chiunque abbia un legno galleggiante si mette in scia. Tutti vogliono essere partecipi della festa che si va a cominciare. Fuori dal porto le scie si incrociano ormai a decine, motore al minimo, tensione al massimo. Ci sono tutti, manca solo la Barca, quella con la B maiuscola, quella che avra’ quest’ anno l’ onore di portare a mare la statua. Esce? Perche’ ancora non esce?
I chierichetti hanno appena iniziato a calpestare la banchina. Nella processione l’ attesa allunga i metri man mano che i passi dei fedeli avanzano. A mo’ di novelle guide indiane, dalle barche ciascuno cerca di leggere nei movimenti della folla sul porto i segnali che lascino intuire dov’e’ arrivata la statua. Il vento porta lontano le note del pregare, ma qualcuno dal mare le ode, o lo crede, ed indica e grida: sono a meta’! Sono alla curva! L’ alto muro della banchina copre la vista dal mare, solo gli alberi dei pescherecci emergono. Si muove, si muove! Allora ci siamo. E’ un segno inconfondibile, l’albero della Barca muove verso sud. Sta uscendo. Si va. E dietro di lei tutte le altre che la scortano.
Tutti i motori assieme lanciano un ruggito fumoso, i solchi delle scie si fanno profondi, la brezza si alza per carezzare i passeggeri. All’apparire della Barca oltre la punta del porto la tensione ha un esplosione: applausi e grida. La folla galleggiante in attesa inizia a disporsi quasi secondo un copione.
La Barca fugge veloce dal porto facendosi largo tra le altre barche festanti. E loro si fanno da parte, e poi la scortano. Il grande gruppo e’ compatto, solo i veloci motoscafi sfrecciano facendo girotondo attorno ai piu’ lenti pescherecci. Saranno cento, o forse di piu’. La confusione piu’ ordinata che si possa immaginare. Si naviga fianco a fianco, pochi metri tra le fiancate. Gli agili barchini si divincolano tra i grandi con manovre da brivido, saltando di scia in scia.
Il mare si infiamma verso terra del riflesso accecante di un sole ormai al tramonto. Saranno venti minuti che si naviga, trenta al massimo, ma a molti sembra di essere in mare da ore. Il turista che ha dimenticato di soffrire di mal di mare c’e’ sempre, ma la curiosita’ e’ tale che si stringono i denti e si tace.
Ora il battere dei pistoni cala di intensita’, il ponte vibra piu’ leggero, solo un fil di fumo esce ormai dai fumaioli, la Barca vira leggera, le altre la imitano, ci siamo. E’ il momento piu’ forte di una giornata che si ripete, unica, ogni anno. Giorni di preparazione, ore ed ore di tensione, tutto per dare vita ad un solo attimo di grande commozione. D’improvviso ci si stupisce come siano rimasti solo il battere dell’ onda sulle chiglie e il fruscio del vento tra le cime a rompere il silenzio. L’eco di una preghiera giunge lontana.
E’ una corona verde d’alloro quella che vola verso il blu profondo. Dalla mano del parroco, dal cuore della gente di mare. E’ quello il loro modesto, semplice, vero omaggio ai compagni, agli amici, ai parenti che il grande blu ha voluto con se. Ma state certi, non c’e’ rabbia verso quel mare che li ha privati di tanto affetto, non risentimento verso quella distesa d’acqua che da si’ loro da vivere, ma in cambio chiede tanto sacrificio. L’ animo della gente di mare e’ semplice. In loro c’e’ solo quel rispetto quasi religioso che l’uomo sente di dover portare alle cose piu’ grandi di se.
L’ urlo festoso delle sirene copre un grande applauso liberatorio. La tensione accumulata vola in un attimo al cielo come i gabbiani che fuggono alti, spaventati dalle scie dei razzi. Il rito e’ compiuto, la gente di mare ha reso omaggio ai suoi caduti, al mare e a Colei che li protegge. Si torna.
Ora che la cerimonia e’ compiuta i motori sembrano andare piu’ veloci, l’atmosfera e’ davvero quella della festa, stasera si ballera' e si cantera’. I volti della gente di mare finalmente si distendono.
La Barca non ha ancora finito di stringere gli ormeggi che gia’ mani veloci sollevano la statua e, con mille attenzioni, la portano in trionfo. Sono questi uomini speciali: indosso la loro divisa bianca e blu, sul volto le rughe di mille e mille giorni in mare, nel cuore l’ orgoglio di essere Marinai, per sempre. Ora essi non calcano piu’ i ponti delle navi da guerra, ma le loro emozioni tornano a navigare ogni volta che ai loro occhi appare il blu.
Un tuono improvviso. I volti di tutti scattano al cielo mentre l’ aria esplode nella miriade di nuvole di fumo colorato di una grande batteria di fuochi d’artificio. Minuti che sembrano ore scandite dal ritmo crescente degli spari. Torna il silenzio. Le anime sulla banchina passano rapide dal tumulto del rombo al raccoglimento che la messa richiede. Una grande chiesa all’aperto. Il palco come altare, il molo come pavimento, le barche come pareti, le bici e gli scooter come banchi.
Le grandi nuvole che avevano atteso finora pazienti, prendono veloci possesso del cielo, qualche barca sta ancora attraccando, ma le prime gocce di pioggia mirano gia’ impietose i volti dei fedeli accalcati sulla banchina.
Il tempo, si sa’, non garantisce il sole neppure alla gente di mare nel giorno della loro festa. Ma la pioggia spaventa il turista, che corre sotto l’ombrello alla prima goccia; non loro. Non ci saranno nuvole, rovesci o marosi che li fermeranno.

Fonte: www.abruzzocultura.it

Come raggiungere la Città di Giulianova (Te)
In auto: uscita casello autostradale A14 - Teramo - Giulianova - Mosciano Sant'Angelo
In auto: Strada Statale n°16 - km. 406 (ingresso nord) e km. 411 (ingresso sud)In treno: Scalo ferroviario FF.SS. Giulianova.
In aereo: Scalo Aeroporto Internazionale d'Abruzzo - Collegamenti aerei giornalieri dall'Aeroporto Internazionale d'Abruzzo da/per: Milano Linate, Francoforte HHN, Londra STN; dal lunedì al venerdì da/per Torino, Milano Malpensa; solo domenica Olbia. Diversi charter in estate da/per altre località internazionali. Per raggiungere Giulianova servirsi dei mezzi pubblici "ARPA"  (28 km in 30 minuti circa).

Info: IAT (Informazione accoglienza turistica) Giulianova (TE)
Via Nazario Sauro - 64021 Giulianova
E-mail: iat.giulianova@abruzzoturismo.it
Telefono 085.8003013 - Fax 085.8003013

La storia di Giulianova: La Giulianova moderna

Dopo secoli di vita cittadina entro il perimetro quattrocentesco, nella seconda metà dell’Ottocento, sotto una vivace spinta demografica e con il miglioramento dell’economia locale, si ha l’espansione extramuraria dell’abitato collinare, il cui principale nodo urbano è costituito dall’attuale Piazza della Libertà. Anche il sottostante litorale, fino all’Unità d’Italia sostanzialmente deserto, grazie all’entrata in funzione nel 1863 del tronco ferroviario Ancona-Pescara e quindi, nel 1884, della strada ferrata per Teramo, registra una sempre più vivace attività sia commerciale che industriale. È qui infatti che Luigi Crocetti crea nel 1888 una società, la prima in Abruzzo, per la costruzione di mattonelle e lavori in cemento, presto emulato da altri imprenditori. Grazie anche alla “scoperta” del turismo balneare, con la costruzione nel 1874 dello stabilimento balneare e la presenza dal 1896 di un frequentatissimo Ippodromo, l’abitato a valle si infittisce di nuove costruzioni estendendosi progressivamente nelle aree la Giulianova moderna adiacenti alla stazione. Ma la borgata “Marina”, nome della germinazione litoranea di Giulianova, pur condividendo strettamente le dinamiche di crescita comuni agli altri insediamenti costieri, tuttavia rispetto ad essi avrà caratteri distinti, mancando di produrre il ribaltamento delle gravitazioni. 

E difatti nel 1934, quando la frazione ormai ha superato per abitanti lo stesso capoluogo e da tempo costituisce l’epicentro dinamico trainante dell’intero territorio, si opterà per la fusione amministrativa tra l’abitato collinare, che allora come oggi conserva saldamente la sede municipale, con quello litoraneo, che perciò assume la nuova denominazione di Giulianova Spiaggia e dove nel 1936 la già solida vocazione balneare, rappresentata dall’imponente Kursaal realizzato nella parte inferiore nel 1913 come club marino e ultimato in stile liberty sedici anni dopo come albergo assai prestigioso, viene rafforzata dalla costruzione del lungomare monumentale

Nei decenni successivi al secondo dopoguerra, l’espansione urbana privilegia, seguendo uno schema a scacchiera, le aree litoranee meridionale e settentrionale e quindi quella valliva occidentale, non pregiudicando lo sviluppo armonico della città. Oggi, infatti, Giulianova, pur avendo una delle più alte densità demografiche della provincia, è tra i centri costieri abruzzesi a disporre del più alto coefficiente di zone verdi presentandosi nelle vesti di una elegante località, culturalmente assai vivace e apprezzata dai turisti per il finissimo arenile, per le sue dotazioni ma anche per le ricche testimonianze artistiche e monumentali.

Le bellezze dell'Abruzzo. Mare, monti, arte, gastronomia, folklore: è questa in sintesi, la realtà dell’Abruzzo; che, tra le spiagge dell’Adriatico e le nevi perenni del Gran Sasso d’Italia e della Maiella, può ancora offrire ai forestieri - oltre ad una moderna attrezzatura alberghiera e in campeggi e case private - una vacanza completa, ricca di continue scoperte. I quattro capoluoghi di provincia: L’Aquila, Chieti, Pescara, Teramo e numerose altre città, che in antico ebbero un ruolo determinante, custodiscono tesori d’arte e di storia, resti archeologi, musei, cattedrali, castelli, acquedotti, fontane, ecc., che testimoniano di una continua operosità sul mare, nei campi, sulle montagne. Dalle ceramiche di Castelli ai legni intagliati di dl Pretoro, dai liquori di Tocco Casauria agli orafi di Scanno e ai merletti di Pescocostanzo, è tuttora vivo in ogni angolo della regione un artigianato che spesso affonda le proprie radici addirittura nella preistoria. 

 
 
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