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I Comuni della Provincia de L'Aquila: Pratola Peligna

L'Aquila

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Il nome “Pratola” sembra avere connessioni con la parola “prato”, nel senso di terreno coltivato a foraggio, come emerge da un documento del 1301. E’ il periodo (1294) in cui il territorio di Pratola Peligna viene dato in feudo all’Abbazia di Santo Spirito, ai piedi del monte Morrone, fondata dall’eremita Pietro Angelerio, divenuto papa col nome di Celestino V. Un papa, che dopo pochi mesi di pontificato, rassegnava le dimissioni (13 dicembre 1294). Esisteva, forse da millenni, un territorio abitato di Pratola Peligna, che per la sua collocazione geografica confinante con la vicina Corfinium, capitale dei popoli italici, aveva partecipato alla guerra sociale contro Roma, per la concessione della cittadinanza (91-89 a.C.).

Città di Pratola Peligna

Comune di Pratola Peligna
Via Circonvallazione Occidentale
- 67035 Pratola Peligna (Aq)
Tel.: 0864.274141 - Fax: 0864.273280

Altitudine: 342 mt. s.l.m.
Estensione: 28,27 kmq.

Sito web: www.comune.pratolapeligna.aq.it
PEC: demografici@pec.comune.pratolapeligna.aq.it

Posta ordinaria: info@comune.pratolapeligna.aq.it

Pratola Peligna, grosso paese al centro della Valle Peligna dedito all’agricoltura. Le origini di Pratola Peligna risalgono al Medioevo. Antica Terra Pratulorum, Il borgo di Pratola Peligna fu a lungo feudo della famiglia dei Cantelmo.

 
 

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Per ulteriori info: Regione Abruzzo e Provincia de L'Aquila

Ma il primo documento importante su Pratola Peligna che cita il territorio di Pratola (“in loco Pratulae”) è nel Chronicon Volturnensis (997 d.C.). La storia di Pratola Peligna è strettamente legata alla storia di Celestino V e dei suoi monaci. Era stato il re di Napoli, Carlo II d’Angiò, ad assegnare il territorio come feudo al monastero dei Celestini, che durerà fino alla soppressione dell’Ordine nel 1807. Di questo legame con i Celestini restano numerosi segni: dallo stemma, un serpente attorcigliato alla croce, collocato sull’arco D’Angiò per accedere al centro storico di Pratola Peligna, chiamato “dentro la terra”, alla piazzetta e alla chiesa dedicata a San Pietro Celestino. Anche nel santuario più famoso e importante di Pratola, la Madonna della Libera, vi sono reperti provenienti dall’Abazia Celestiniana: una statua di Cristo Risorto, una statua della Madonna opera dei monaci celestini.
L’Abruzzo marittimo si aftaccia sull’Adriatico fra le foci del Tronto e del Trigno, in una fascia costiera so-stanzialmente compatta, solcata da fiumi che scendono dal rilievo appenninico e subappenninico ed affiancata dalla discontinua cornice di ridenti zone collinari. Le stazioni balneari più rinomate, dotate di ogni moderno contorto, sono: Martinsicuro, Alba Adriatica, Tortoreto Lido, Giulianova Lido, Roselo degli Abruzzi, Pineto, Silvi Marina, Montesilvano, Pescara, Francavilla al Mare, Ortona, San Vito Chietino, Fossacesia e Vasto. I centri storici sparsi nelle quattro province abruzzesi sono più di 150. Di grande interesse turistico, sportivo e climatico i laghi di Campotosto, Barrea, Scanno, Villalago e Bomba. Una nota particolare merita il Parco Nazionale d’Abruzzo, compreso tra l’area del Fucino a Nord-Ovest e la catena delle Mainarde Sud-Est, delimitato a Est dai Monti Marsicani, a Sud e Sud-Ovest dallo spartiacque tra il Sangro e il Liri, con gli immensi e centenari boschi, gli ameni altipiani e le gole selvagge, ricchi di straordinaria varietà di flora e di fauna. Nel suo territorio, per una estensione di 400 Kmq a vincolo intero e 600 Kmq con speciali restrizioni, viene assicurata la tutela e il miglioramento del patrimonio arboreo e faunistico.
Il santuario della Madonna della Libera di Pratola Peligna, che nei giorni della festa, la prima domenica di maggio, richiama numerosi pellegrini, turisti e visitatori, è il monumento per eccellenza, il simbolo di Pratola Peligna. La sua costruzione iniziale risale al 1851, ma sorge sul sito d’una cappella del ’500, dove si venerava l’affresco di una Madonna miracolosa. Pratola è la Madonna della Libera. Non solo simbolo religioso, ma segno di identità, di cittadinanza, al di là del tempo e dello spazio. Perché alla Madonna della Libera guardano tutti i pratolani, in paese come altrove: segno tangibile di solidarietà umano-cristiana. Nel secolo delle lotte per le libertà, il fatidico 1848, definito da molti annus mirabilis per le rivoluzioni sociali in Europa e per la concessione delle carte costituzionali (“ottriate”, Statuto Albertino), fu per Pratola Peligna annus horribilis. Il 7 maggio 1848, festa della Madonna della Libera, una sommossa provocò spargimento di sangue su Pratola Peligna.
 
 
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