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Fotografo: Ennio Pomponio

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Autore: Ennio POMPONIO
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Fotografia: tormento ed estasi
di Ennio Pomponio
Il mio primo approccio con la fotografia l’ho avuto da ragazzino, quando smontai l’otturatore della vetusta Ferrania di mio padre, per cercare di capirne il funzionamento: ci rimediai solo uno scappellotto ed una interminabile ramanzina!
Questo primo contatto, ebbe un seguito spiacevole con le foto del mio matrimonio, fatte con una occasionale compattina giapponese (c’erano già allora!) che, certamente, usai male e non ne ricavai che immagini sfocate ed inservibili!
Giurai a me stesso che non avrei mai pii toccato una macchina fotografica. Tuttavia, divenni uno... spergiuro quando mia moglie, in occasione del secondo anno di matrimonio, mi regalo una “Voigtlander vito clr”, una fotocamera tedesca, modernissima per quegli anni, con la quale presi cauta confidenza ed usai soltanto dopo che Bruno Sebastiani mi disse: “non impazzire, usa il 125/11 quando c’è il sole e, con poca luce, la pellicola da 400, capito?”
Capii e mi detti da fare, seguendo il mio istinto per i soggetti e le inquadrature: notai con incredulità che le foto stampate, tutto sommato, erano passabili!
Continuarono ad esserlo, in bianco e nero ed a colori, nei numerosi viaggi di lavoro, in giro per il mondo; nella vita quotidiana e di società: insomma quando era necessario.
Tuttavia, fotografare, per me, era come lavorare: lo facevo con serietà e produttività, ma senza vera passione.
Tutto ciò fu confermato, pochi anni dopo, quando portai la macchina fotografica da Sebastiani, per una piccola messa a punto. Bruno la mise in un posto nascosto del suo studio, tanto nascosto che, quando andarono i ladri e gli portarono via tutte le apparecchiature, la mia non la trovarono. Non la trovò neppure Sebastiani il quale, dicendomi che era stata rubata, mi chiese cosa volessi in cambio: feci spallucce e attesi di decidere. Non decisi nulla e non comprai altre macchine fotografiche; fu come perdere un vecchio, lontano, parente: un po’ di rammarico ma niente dolore.
Dopo un paio d’anni, casualmente, la fotocamera fu ritrovata e mi fu restituita perfettamente funzionante.
La nascosi, a mia volta, e non l’usai più. Amore finito, senza appello. Questa fu la decisione e non la cambiai per moltissimi anni.
Tuttavia, i semi dell’inconscia passione, piantati negli anni Sessanta, erano ancora nascosti e furono stimolati dalla visione di una bellissima Nikon, esposta da Sebastiani.
Entrai nel negozio, ne chiesi prezzo e la presi in mano. Fu quasi un .contatto erotico: ne fui turbato e, nello stesso tempo, profondamente conquistato!
Mi resi anche conto che l’istinto mi “imponeva” di comprarla: lo feci subito, nonostante tutti gli immotivati propositi di stare lontano dalla fotografia e, subito, mi accadde di ripensare anche a tutto il tempo perduto. La portai a casa e mi imposi di non toccarla, poiché non volevo che il giorno dopo fossi costretto a ricambiare idea, precludendomi anche la possibilità di restituirla!
Non cambiai idea e mi unii a Dario Giampaolo e Pierino Santomo, amici appassionati di fotografia, con i quali ho diviso tanto tempo libero, con partenze mattutine impossibili, per poter avere le migliori condizioni di luce. Infatti tutti i fotografi, siano essi dilettanti o professionisti, sanno che le ore del mattino e del tardo pomeriggio, sono le migliori.
La domenica, e quando eravamo liberi dal lavoro, io e Dario partivamo prestissimo, in macchina, e raggiungevamo i luoghi di “caccia”, carichi come somari e sempre fiduciosi di prendere buona “selvaggina”.
Il 5 agosto di ogni anno, a Campo Imperatore, ricorre la “Festa del pastore”: si radunano migliaia di ovini, con relativi pastori e cani, tantissima gente, venditori e varia umanità. Soggetti fotografici da accontentare anche i più esigenti e tanta confusione. Poiché le greggi arrivavano a piedi, da tutto l’Abruzzo e regioni limitrofe, noi le aspettavamo al varco, dalle tre di notte in poi, per fotografarle mentre ci venivano incontro. Ho ancora tantissime foto di occhi fosforescenti, causati, dai lampi del flash!
Una di quelle notti, avemmo la fortuna di un cielo stellato senza nulla che lo coprisse; io e Dario spegnemmo tutte le apparecchiature e ci sdraiammo per terra a guardare uno spettacolo indescrivibile: la Via Lattea era un ammasso di stelle che tagliava il cielo trasversalmente; sembrava cosi vicina da poterla toccare; le stelle più lontane, nitide e sfolgoranti, come fossero tratte da un film di fantascienza! Saremmo restati a guardare per sempre se una serie di belati non ci avesse riportati alla realtà.
Ci tornammo negli anni successivi ma senza fortuna.
Tra l’altro, le pecore adesso arrivano in camion ed i pastori indossano le maglie di Armani!
Dario mi iniziò alla stampa del bianco e nero ed io, pieno del sacro fuoco della passione, mi costruii – da solo, una camera oscura di metri tre per due - nel garage di casa. Il compianto Marino Durante, riferimento di tutti noi, venne a vederla e mi fece dei sinceri complimenti.
Ci passai giornate intere (ed anche nottate) in quei pochi metri quadrati, nella luce rossa di sicurezza, ma non potete immaginare cosa significasse veder apparire i soggetti delle foto, così come avevi deciso che fossero, con tutta la libertà di un dio creatore!
Vi è stato anche il periodo delle mostre, e dei concorsi fotografici: nulla di eclatante ma - come dicono i napoletani: “ogni scarrafone è bell’a mamma sojia”. Partecipai a quella dell’Aprile 1998, insieme a Dario, ed altri, nella cripta del Duomo.
La Sala Trevisan, ha ospitato Giulianova in bianco e nero il 17 Febbraio 2012 e La festa dei serpari a Cocullo il 7 Aprile 2013, con un buon successo di pubblico, mi pare.
Ci sono stati anche dei concorsi fotografici, certamente nell’ambito locale, ma - sinceramente - non ho mai avuto velleità di grande fotografo. Comunque, ho vinto il l° premio in bianco e nero dell’agosto 2002 della Madonna del Portosalvo nonché quello dell’agosto 2003.
Nell’aprile 2004, in occasione della Festa della Madonna dello Splendore ho vinto il 1° e 6° premio del trofeo Photomarket e ho ricevuto riconoscimenti in diverse altre occasioni.
Ho catalogato oltre trentacinquemila fotografie, e non ho intenzione di fermarmi, salvo Ordini Superiori. Il compianto Pierino Santomo, considerando le quantità di scatti miei e di Dario ci chiamava “raffica” e “mitraglia”!
Oggi ho abbandonato le macchine di medio e grande formato e mi diletto con una compatta, con un obiettivo Leica, e con adeguato tele che mi permette di arrivare ben oltre il necessario.
All’inizio ho fotografato di tutto, senza preferenze particolari, il soggetto, però, doveva colpire la mia sensibilità: in caso contrario, o non scattavo o cestinavo. Una persona di fuori, che aveva visionato molte delle mie foto, volle dirmi che io ero il poeta delle fotografie. Certamente, non arrivo a tanto ma oggi scatto soltanto se sento una particolare emozione, specialmente nel colore.
Ora, considerato il ridotto ingombro della mia Lumix, la tengo sempre in tasca durante le passeggiate; al porto mi conoscono tutti, praticamente faccio parte del paesaggio, e qualche volta mi fermano per parlare ed avere qualche stampa del vecchio molo o degli anni sessanta. Qualcuno, un po’ intrigante, mi chiede perché vado in giro sempre da solo: non sono solo - rispondo - ho più di trentacinquemila figli, li ricordo uno per uno e talvolta anche ci parlo.
Prima che il mio interlocutore riprenda la parola, mi sono già allontanato in fretta: ho voglia di salutare qualcuna delle mie creature!

La fotografia a Giulianova, di Giovanni Bosica.
La riproduzione fotografica realizzata secondo il metodo reso noto in Francia da Daguerre (daguerrotipia) risale al 1893. L’immagine corretta è ottenuta su di una lastra di rame argentato resa fotosensibile mediante esposizione a vapore di sodio. I primi apparecchi fotografici, avevano corpi di legno rinforzati in ottone e soffietti di pelle. Erano prodotti in una cena quantità e sempre montati ed adattati singolarmente da meccanici esperti. Lastre di gran formato e piccole aperture di diaframma erano la regola, non c’era necessità di lavorare con stretta tolleranza. La domanda, non eccessiva, era soddisfatta dai prodotti fabbricati a mano. Verso la fine del secolo scorso era di gran moda la cartolina illustrata che costituiva, con immagini sapientemente realizzate, un messaggio vivo e valido da inviare ad amici e parenti. Proprio con quel tipo di macchina fotografica e con questa filosofia ha “operato” l’illustre conte Andrea Acquaviva d’Aragona, napoletano di nascita ma residente a Giulianova. Uomo del suo tempo, ricco d’ingegno, si è interessato attivamente di tutte le innovazioni scientifiche e culturali del periodo. Valente musicista, era in grado di suonare diversi strumenti ma eccelleva nel violino e nel violoncello. Sportivo, organizzò le prime gare di velocipede e di triciclo Cruiser. È ricordato per essere stato uno dei pionieri dell’arte fotografica. Ci ha lasciato una preziosa e ricchissima documentazione sulla Giulianova del suo tempo, tanto da essere ricordato nel catalogo della mostra sul “Secondo Ottocento Teramano”, sezione dedicata ai fotografi teramani, pubblicato nel 1980. Nella non facile ricostruzione di un “albo” dei fotografi giuliesi, troviamo lo studio fotografico Alfonso Pela agli inizi del 1900, in Via del Popolo (oggi Via Amendola) sotto la propria abitazione. In una sua foto, la posa della prima pietra della Casa del Popolo di (cui Antonio Barretta, gerente di una siva), compaiono i suoi due figli, Vittorio ed Attilio Pela. Agli inizi del 1930, il negozio fotografico Pela si trasferisce in Via 28 Ottobre (oggi Via Gramsci), per poi stabilirsi (tre anni più tardi), in due dei tanti locali dell’ex Palazzo Ducale in Piazza del Littorio (oggi Piazza Buozzi), sino alla cessazione dell’attività, avvenuta verso la metà degli anni ‘50. A ricevere il testimone ideale dell’arte fotografica a Giulianova Paese è inizialmente Giulio D’Antonio (fotografo ufficiale di tutte le manifestazioni pubbliche di quel periodo), che ci ha lasciato tante immagini particolari nonché quelle dei lavori di restauro della Cupola della Chiesa di S. Flaviano. A succedergli fu Carlo Collevecchio, che ha avuto la fortuna di ricevere gli insegnamenti da entrambi. Maestri che nel tempo, con la loro professionalità, hanno “contagiato” tanti appassionati.
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  • AMORE A PRIMA VISTA - Giulianova lascia un segno profondo al primo incontro, col suo fascino sottile di città di mare, quieta e solare per natura, vivace e spensierata all’occorrenza. Seguiteci: la vostra palpitante vacanza non può aspettare.

  • PROFUMO DI MARE - Una limpida distesa blu che incontra il cielo all’orizzonte, la natura dirompente della regione verde d’Europa alle spalle, il profumo intenso di fiori, e ancora palme, pini e oleandri a incorniciare un quadro di rara bellezza. Così si mostra agli occhi di un turista ammaliato il litorale giuliese, lungo e ben attrezzato, con un eccellente porto turistico e commerciale.

  • SPIAGGIA IN FESTA - In spiaggia allegria e relax si toccano con mano. Un immenso, soffice nastro d’oro accoglie ombrelloni, famiglie e giovani in un ambiente molto frequentato, mai affollato. Servizi e attrezzature non si fanno mai desiderare, in questa piccola grande oasi che fa dell’efficienza la sua bandiera.

  • IL CUORE DI GIULIANOVA - L’anima di Giulianova affiora sulla città alta in collina. Nei suoi caratteristici vicoli, lungo le vie punteggiate da botteghe artigiane e bancarelle, si colgono i segni di un illustre passato. Chiese, pittoreschi musei e suggestive testimonianze si susseguono in un panorama dominato dalla maestosa cupola del Duomo di San Flaviano.

  • IL MARE È IN TAVOLA - Nemmeno a dirlo, è la cucina marinara a farla da padrona nella rinomata tradizione gastronomica del posto. Eleganti ristoranti si alternano a caratteristiche trattorie che alla squisitezza dei piatti aggiungono la nota cortesia degli abruzzesi. Assolutamente da gustare le singolari specialità dell’entroterra giuliese, piatti dal cuore antico da accompagnare rigorosamente con vini abruzzesi.

  • NEL CUORE D’ITALIA - Venirci a trovare é davvero semplice. Siamo nel bel mezzo d’Italia, a Nord di un Abruzzo costiero dalle innumerevoli risorse turistiche e ambientali. La città si raggiunge via Autostrada A14 - uscita Giulianova, oppure in treno con la comoda stazione ferroviaria, o ancora in aereo atterrando nel moderno aeroporto d’Abruzzo di Pescara, distante appena 50 chilometri.


 

Giulianova turistica. Ammirevole e splendente città di mare, si estende lungo la fascia costiera per circa 5 km e ogni anno risorge tra il Tordino e il Salinello sempre più energica e scintillante per accogliere con ancora più onore e impegno i tantissimi turisti che visitano Giulianova e il suo territorio.
Venirci a trovare è davvero semplice. Giulianova è nel bel mezzo d’Italia, a Nord di un Abruzzo costiero dalle innumerevoli risorse turistiche e ambientali. Giulianova si raggiunge via Autostrada A14 - uscita Giulianova, oppure in treno con la comoda stazione ferroviaria, o ancora in aereo atterrando nel moderno Aeroporto d’Abruzzo di Pescara, Giulianova è distante appena 50 chilometri.

 
 
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