I borghi medioevali più belli d'Abruzzo: Navelli (Aq) - Abruzzo... una regione da vivere e... da scoprire.

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I borghi medioevali più belli d'Abruzzo: Navelli (Aq)

Abruzzo > I borghi d'Abruzzo > I borghi nell'aquilano
         
 
La bellezza dei borghi più belli d’Italia in Abruzzo a due passi da casa tua. Questo viaggio nei borghi più belli d´Italia è iniziato con una lettura, i Sillabari di Goffredo Parise. Ad un certo punto della sua vita, lo scrittore abbandona Roma per una casetta, "un piccolo Eden profumato di sambuco", nella provincia veneta: non propriamente in un borgo antico, ma comunque in un luogo incantato, intorno al quale cominciavano a crescere - erano gli anni Settanta - i capannoni, i condomini, le villette geometrili del disordine edilizio italiano. Parise, che non disdegnava affatto la città e non era un solitario, cercava un luogo in cui potersi confrontare con se stesso, con i propri fantasmi, con l´immaginazione: un luogo in cui "respirare il senso del tempo", sentire "l´odore della vita e delle sue stagioni". I borghi sono questi luoghi incantati la cui bellezza, consolidata nei secoli, trascende le nostre vite, e che abbiamo perciò il dovere di salvare. Iniziando innanzitutto a catalogarli. Quanti sono in Italia? Secondo una stima molto approssimativa potrebbero essere duecento, i "bellissimi". Avremo la risposta definitiva tra qualche anno, quando il lavoro di classificazione sarà completato. Intanto, la rivisitazione - contenuta in questa guida - di piazze, rocche, castelli, chiese, palazzi, torri, campanili, paesaggi, feste, prodotti tipici, storie, ci fa capire come davvero l´Italia sia, fuor di retorica, il paese più bello del mondo. L´urgenza è quella di conservare e tramandare alle successive generazioni questo immenso patrimonio culturale e ambientale, in larga parte sconosciuto ai più. Il valore della bellezza sta nel suo potere di guida: a due passi da casa, ci sono mondi che non conosciamo; c´è la possibilità di trascorrere vacanze davvero "esotiche", lontano dagli stereotipi del turismo di massa. Un´alternativa ai "non luoghi" delle città, anonimi e uguali ovunque. E un´alternativa di vita: perché, come diceva Pound, "il procedere lento è bellezza".
Navelli (Aq)
 
La Storia di navelli.
Il paese di Navelli è uno dei castelli più antichi della diocesi Valvense, annesso alla diocesi di L’Aquila il 29 Agosto 1424 dal Papa Martino V al fine di sedare i violenti conflitti sorti in merito al pagamento delle decime al Vescovo valvense da parte dei cittadini e degli abitanti del comitatus Aquilanus. Il Paese fu fondato dagli abitanti di vari villaggi che, a causa del fenomeno dell’incastellamento, sviluppatosi in epoca medievale (VIII-X sec.) e dettato da motivi strategici e difensivi, decisero di riunirsi in un unico castello sito su di un colle e tuttora nella piana, dove erano disposti i villaggi, si possono notare alcune delle chiesette medievali che appartenevano a quest’ultimi come la chiesa di S. Maria In Cerulis che anticamente faceva parte del "Vicus Incerulae" e al tempo dei Vestini era un tempio dedicato ad Ercole Giovio. Gli abitanti costruirono una fortezza con rispettiva torre (trasformata in epoca rinascimentale in campanile della chiesa parrocchiale) dove potersi rifugiare in caso di pericolo e intorno ad essa le rispettive case. Il tutto cinto da mura e rivolto ad oriente. L’unica chiesa del centro era intitolata a S. Pelino, protettore del borgo. In seguito costruirono una chiesa intitolata a San Sebastiano, divenuto patrono in epoca rinascimentale, ricettizia e non numerata che godeva del titolo di arcipresbiterato (titolo del quale godeva anche l’antica chiesa di S. Maria in Cerulis) e sita al di sotto della fortezza. Le nuove abitazioni furono costruite all’altezza di una delle ville che concorsero alla fondazione del paese, la “Villa di Piceggia grande”, e in seguito (in epoca rinascimentale) si ampliarono fino alla “Villa di Piceggia piccola”. Tuttora il paese è suddiviso in due parti: una medievale (in cattive condizioni di conservazione) chiamata “Spiagge grandi”, da Piceggia grande, e l’altra rinascimentale (in migliori condizioni di conservazione) chiamata “Spiagge piccole”, da Piceggia piccola. Nel 1498 fu eretto il palazzo Onofri nella zona delle spiagge grandi al quale era annessa una delle cinque porte di accesso al paese chiamata “Porta Villotta” detta anche “Porta Sud”. Nel palazzo vi era anche una cappella gentilizia e una loggia che affacciava sulla piana. Il palazzo fu ristrutturato dopo il 1703 a causa di un forte terremoto e prese così le tipiche caratteristiche del barocco. Caratteristiche che presero, oltre agli altri palazzetti, anche la chiesa di S. Sebastiano e il Palazzo Baronale, chiamato in onore degli ultimi proprietari “Palazzo Santucci”, finito di edificare nel 1632, e sorto sulle rovine dell’antico castello. Questo grande edificio era stato costruito come residenza dei vari feudatari di Navelli che si susseguirono dal 1632 fino alla fine del 1700. Giova ricordare che Navelli (sito nel territorio dell’antico II Abruzzo Ulteriore) in passato fu uno dei castelli che contribuirono alla formazione della città dell’Aquila e fa parte del Quarto di Santa Maria. Il contado Aquilano, infatti, è suddiviso in quattro quartieri quali: Quarto di Santa Maria, Quarto di San Giovanni, Quarto di San Pietro e Quarto di San Giorgio. Questo paese era la parrocchia foranea maggiore e per ciò era la sede nella quale il Vicario Foraneo fissava la propria dimora.  Secondo alcuni il nome del paese deriverebbe da Nava che vuol dire conca riflettendo alla posizione geografica del paese. Tale teoria toponomasticamente parlando può essere accettata anche se priva però di un’attendibile documentazione. Una teoria che invece sembra più remota è quella che si riconduce alla leggenda popolare. Secondo questa tradizione il paese originariamente portava il nome di "Novelli", poichè nato dall'unione di Nove ville quali: Villa del Plano, Villa della Piceggia (o Piaggia) Grande, Villa della Piceggia (o Piaggia) Piccola, Villa di S. Maria In Cerulis, Villa di Sant'Angelo, Villa di Turri, Villa dei Pagani, Villa del Colle e Villa di Santa Lucia. Secondo la leggenda gli abitanti dopo aver partecipato alle crociate in Terra Santa, per ricordare tali vicende, decisero di trasformare il nome del paese da Novelli a Navelli e di introdurre uno stemma civico che potesse far rimanere duratura l'impresa nel tempo. Tale arma da principio era rappresentata da una "nave flottante sul mare, con un sinistrocherio di carnagione, uscente dalla prua della nave, impugnante l’asta di una croce latina movente dalla nave" il tutto accompagnato dal motto "In Medio Mari Portum Teneo"  e in seguito fu rappresentata da  "una nave flottante sul mare, sostenente cinque banderuole, caricate di una croce in campo d’oro"  il tutto cimato da una corona Ducale e accompagnato dal motto “Navellorum Merito Coronata Fideltas”. Questi due ultimi particolari furono concessi dalla regina Giovanna II nel 1424 quando i Navellesi la difesero nella guerra contro il Perugino Forte Braccio da Montone. Questa leggenda è attendibile solo in parte in quanto nel 1092 in una Bolla del monastero di S. Benedetto in Perillis, dove vengono elencate le proprietà dei Monaci nel castello, il paese è menzionato come "Navellum", e non "Novellum", e in quel periodo le crociate ancora non erano iniziate. Invece Nel 1184 nel Catalogum Baronum viene citato Navellum, come castello di due Militi. Questo può far pensare che le prime abitazioni sul colle furono fatte erigere da due militi crociati ma non avendo documentazioni certe su questo si può solo supporre. A fronte di tutto ciò si può dire che Navelli non è mai stato "Novelli". Come già detto però il paese fu comunque fondato dagli abitanti di varie Ville che dagli antichi scritti rinvenuti non risultano essere mai state nove ma sei, ovvero: Villa del Plano, Villa della Piceggia( o Piaggia) Grande, Villa della Piceggia (o Piaggia) Piccola, Villa di Santa Lucia, Villa del Colle e Villa di Turri. Questi villaggi oltre che nelle varie carte antiche si ritrovano anche negli scritti dell'Antinori (ms. vol. XXXV). Per quanto concerne le crociate stando allo stemma dovrebbe essere un'affermazione attendibile, anche se non vi sono documenti dell'epoca che ne parlano. Gl'unici documenti che trattano di quest' impresa da parte dei Navellesi risalgono all'ottocento e novecento e non si rifanno ad alcun documento più remoto e dunque non possono essere considerati attendibili.

Patrimonio Religioso di Navelli.
- Chiesa Parrocchiale di San Sebastiano. Datata 1631 ha caratteri tardo-barocchi con accenti neoclassici. Ha tre navate e conta tredici altari col maggiore. Quelli posti dal lato del Cornu Evangelii relativamente al maggiore sono dedicati rispettivamente: a S. Sebastiano martire, a S.Carlo Borromeo, alla Madonna del Carmine, alla Santissima Trinità e alla Santissima Annunziata.

Navelli (AQ) - Chiesa di Santa Maria delle Grazie

A seguire dall’altro lato invece gl’altari sono dedicati rispettivamente: alla Concezione, a S. Lorenzo, alla Madonna del Gonfalone, a S. Antonio Abate, ai Santissimi innocenti e al nome di Gesù. Vi è infine un ultimo altare appoggiato alla prima colonna della parte del Cornu Epistolae della nave di mezzo dedicato a Maria Santissima addolorata. L'altare di S. Sebastiano Martire era di Jus Patronatus della famiglia dei Baroni Pietropaoli di Molina; quello della Madonna del Carmine era di J.P. della famiglia Piccioli; quello della S.ma Trinità fu dapprima della famiglia Pacuvio ed in seguito delle famiglie de Roccis, de Angelis, Francesconi, Virgilio, di Iorio e Marrama di Pentima; quello della S.ma Annunziata fu della famiglia Mortini mentre quello della S.ma Concezione fu prima della famiglia de Petris ed in seguito delle famiglie Bertolfi e Bucciantonj; l'altare di San Lorenzo era delle famiglie Francesconi e Cantalini; quello della Madonna del Gonfalone aveva Legati e Cappellanie delle famiglie Sarra, Combattelli e Pitticini; quello di Sant' Antonio Abate era di J.P. della famiglia Francesconi mentre quello dei SS.mi innocenti era di J.P. della famiglia Piccioli; in fine l'altare della Madonna Addolorata era di J.P. della famiglia Francesconi. Questa chiesa fu restaurata dopo il terremoto che nel 1703 sconvolse l’altipiano prendendo così le tipiche caratteristiche del barocco. All’interno vi sono delle notevoli decorazioni a stucco. Il campanile nel medio evo era una torre d’avvistamento. Detta chiesa si trova sotto il palazzo Baronale che domina il paese.
- Chiesa della Madonna del Rosario. Edificata nel settecento, dopo il terremoto, è di forme barocche con all'interno un monumentale organo barocco su vasto complesso ligneo di Adriano Fedeli della Rocchetta di Camerino (anticamente Fedri). Vi sono sei altari oltre al maggiore dei quali quattro hanno ai loro lati degli stucchi riportanti l’arme gentilizie delle famiglie nobili di Navelli che ne godevano di Jus Patronatus. Gl’altari posti dal lato del Cornu Evangeli relativamente al maggiore sono dedicati: al Santissimo Crocifisso, a Sant’Anna e ai SS. Andrea d’Avellino e Gaetano Tiene. Gl’altari del lato opposto sono invece dedicati: alla S.ma Annunziata, a S. Emidio e ai SS. Antonio Abate e Isidoro Agricola. L'altare del S.mo Crocifisso e quello della S.ma Annunziata erano di J.P. della famiglia Bertolfi passato poi a carico della famiglia Francesconi che fece scolpire ai loro lati quattro bassorilievi riportanti l'arma gentilizia di famiglia; l'altare di San Gaetano Tiene e di S. Andrea d'Avellino era invece di J.P. della famiglia Piccioli che fece scolpire ai suoi lati due stemmi riportanti l'arma gentilizia di famiglia. Nella chiesa si possono notare dei pregevoli dipinti sulle volte dell’interno risalenti al tardo settecento rappresentanti il paradiso. Questa chiesa è sita ai piedi del paese subito sopra la Piazza San Pelino.
- Chiesa cimiteriale di Santa Maria in Cerulis. Risalente al XI secolo sorge sulle rovine di un antico tempio dedicato a Cerere. Ha tre navate e soli quattro altari col maggiore. Non si sa a chi fossero dedicati detti altari in quanto mancanti di raffigurazione da molti secoli. Fu restaurata nella metà dell’ottocento e in detto periodo vi si inserì la volta nel solo presbiterio. Nel medioevo nei sotterranei di detta chiesa venivano sepolti i morti del paese e nel duemila sono state trovate quarantacinque mummie medievali in ottimo stato di conservazione. Detta chiesa si trova all’altezza dell’attuale cimitero a circa un chilometro dal paese nella direzione di Civita Retenga.
- Chiesa cimiteriale del Suffragio. Di epoca rinascimentale è per metà a tetto e per metà a volta. Vi sono cinque altari col maggiore dedicato a S. Gregorio. Gl’altri quattro sono dedicati: ai Santi Angeli Custodi, a San Gennaro, a San Vincenzo Ferreri e a Santa Maria Maddalena. Sotto gl'altari di detta vi sono delle cripte dove venivano sepolte le salme dei membri delle famiglie nobili di Navelli fin dall’epoca rinascimentale. L’altare di San Gennaro era di J.P. della famiglia Mancini passato poi a carico della famiglia dei baroni Marchi di Turri e vanta due pregevoli stucchi riportanti l’arma gentilizia della famiglia Mancini; l'altare dei Santi Angeli Custodi era di J.P. della famiglia Francesconi; quello di S.Vincenzo Ferreri era di J.P. della famiglia Piccioli mentre quello di S. Maria Maddalena era della famiglia Onofri. Questa chiesa fu utilizzata per emergenza nel 1654 per seppellirvi ottocento persone morte a causa della peste e si trova in mezzo al paese.
 
Palazzi e Ville di Navelli.
- Palazzo Baronale. Palazzo fortificato del 1632 con quattro garitte angolari. All’interno vi è un pregevole cortile con loggiato in pietra. Le stanze interne hanno tutte la volta e sono discretamente ampie. Fu costruito sulle rovine dell’antica fortezza medievale ed era la residenza dei feudatari di Navelli che si sono susseguiti dal 1600 fino alla fine del 1700. Si chiama Baronale in quanto il titolo nobiliare inerente il feudo di Navelli era quello di Barone. Detto edificio è sito in cima al paese.
- Palazzo Piccioli. Palazzo settecentesco. Timidamente Neoclassico vanta sul portone d’ingresso lo stemma della famiglia Piccioli riprodotto in stucco.
- Palazzo Francesconi già Cappa già Mancini. Palazzo seicentesco con annessa cappella gentilizia (San Pasquale). Fu fatto edificare dalla famiglia dei signori Mancini nella persona di Filippo Maria Mancini di Navelli, ed in seguito passò in eredità alla famiglia dei baroni Cappa di San Nicandro. Quest’ultimi lo lasciarono in eredità alla famiglia dei baroni Francesconi. L'aspetto attuale del palazzo risale alla ricostruzione post terremoto del 1703. Il palazzo è ottenuto dalla refusione di case a schiera su via San Pasquale, case ad arco su via delle mura rotte e case muro. La pianta si articola su tre livelli. Il livello più basso, accessibile da via delle Mura rotte, presenta due stalle coperte con volte a botte a concrezione. I soffitti all’interno del piano nobile sono a volta in mattoni disposti a coltello di diverso tipo, e precisamente volte a botte, a specchio e a conca. Sono tutte rifinite  con intonaci mentre quella del salone principale e dell'ingresso presentano degli stucchi decorativi. I soffitti del terzo livello sono invece lignei. L'elemento costruttivo di maggior pregio del palazzo è sicuramente la splendida loggia, composta da una serie di archi a tutto sesto, impostati su delle colonnine, che sostengono una copertura in legno. La loggia, che affaccia sul versante sud-ovest, rappresenta una delle emergenze architettoniche più ammirate dell'intero centro storico.
- Palazzo Piccioli già Marchi già Mancini. Palazzo di impianto seicentesco con annessa cappella gentilizia (San Gennaro e Rosario). Fu fatto edificare dai Magnifici Ermenegildo e Giovanni Mancini di Navelli la famiglia dei quali lo lasciò in eredità ai baroni Marchi di Turri. Quest’ultimi lo lasciarono in eredità alla famiglia dei marchesi Piccioli di Navelli.
- Palazzo de Roccis. Palazzo risalente all’ottocento situato subito sopra la Chiesa di S.Maria del Rosario . Il soffitto interno è a volta.
- Villa Santucci. Villa ottocentesca sita accanto la Piazza San Pelino alle pendici del paese. Fu fatta edificare da Stefano Santucci per la sua famiglia. All’interno vi sono delle volte con decorazioni di artisti ignoti. E’ circondata da un grande parco di pini e acacie. Eleganti le decorazioni del cornicione.
- Palazzo Onofri. E’ situato nella parte medievale del paese chiamata “Spiagge Grandi” ed è annesso ad una delle cinque porte di accesso al paese: “Porta Villotta” detta anche “Porta Sud”. Risale al 1498 ed è stato ristrutturato interamente dopo il terremoto del 1703. All’interno del piano nobile vi sono pregevoli soffitti a volta decorati ed una cappella gentilizia. Molto caratteristica è la cinquecentesca loggia che affaccia sulla piana.
- Villa Francesconi. Edificata nel 1752 dal Filippi, noto architetto Aquilano e accademico di S. Luca, fu commissionata dal Barone Giovanni Francesconi per la figlia Marianna che sposò un notabile possidente Aquilano, Casimiro Giampietri. Il Palazzo è sicuramente il più grande e pregevole insieme al Palazzo baronale. E’ sita sulla piana vicino Piazza San Pelino in contrada San Rocco. L’interno è a volta e vi sono pregevoli dipinti del Bergami e di Amedeo Tedeschi, noto pittore Abbruzzese e allievo dell’illustre Teofilo Patini. Di notevole pregio è lo scalone monumentale che conduce al piano nobile dove è collocata la cappella gentilizia del Palazzo. Il cortile interno è stato rimaneggiato nella seconda metà dell’ottocento e vanta al suo centro un pregevole pozzo in pietra. La casa è circondata da un parco di quattro ettari dove vi è un grande e lungo viale di tigli e molti tipi di piante tra cui ippocastani, bossi e pini. Pregevoli le decorazioni della facciata tra cui il cornicione monumentale e la finestra principale che da’ sul cortile dove sono scolpiti i nomi di Gesù, Giuseppe e Maria. Sopra il grande portone di accesso al cortile vi è collocato lo stemma della casata Francesconi riprodotto in un pregevole bassorilievo. La villa vanta cinque ingressi con cancelli in ferro battuto che riportano le iniziali dei Francesconi che li fecero costruire. Anticamente (dalla seconda metà del 1700 alla seconda metà del 1800) i reali del regno di Napoli quando andavano in Abruzzo a controllare i loro possedimenti soggiornavano in detta villa quando cambiavano i cavalli alla Taverna di posta sita poco distante da lì.
- Palazzi crollati. Palazzo Francesconi: Crollato a causa del terremoto di Avezzano era situato nella zona delle Spiagge Grandi all'altezza della Porta Villotta, accanto dunque all'antico Palazzo Onofri. Fu abbandonato dalla famiglia nella prima metà del novecento in quanto era in pessime condizioni di conservazione e fu custodito per diversi anni da un pastore del luogo che, come vuole la tradizione, sembra essere stato il più povero del paese. Il palazzo era di epoca medievale e fu ristrutturato in epoca settecentesca.
 
Fonte: www.comunenavelli.gov.it
 

Le bellezze dell'Abruzzo. Mare, monti, arte, gastronomia, folklore: è questa in sintesi, la realtà dell’Abruzzo; che, tra le spiagge dell’Adriatico e le nevi perenni del Gran Sasso d’Italia e della Maiella, può ancora offrire ai forestieri - oltre ad una moderna attrezzatura alberghiera e in campeggi e case private - una vacanza completa, ricca di continue scoperte. I quattro capoluoghi di provincia: L’Aquila, Chieti, Pescara, Teramo e numerose altre città, che in antico ebbero un ruolo determinante, custodiscono tesori d’arte e di storia, resti archeologi, musei, cattedrali, castelli, acquedotti, fontane, ecc., che testimoniano di una continua operosità sul mare, nei campi, sulle montagne. Dalle ceramiche di Castelli ai legni intagliati di dl Pretoro, dai liquori di Tocco Casauria agli orafi di Scanno e ai merletti di Pescocostanzo, è tuttora vivo in ogni angolo della regione un artigianato che spesso affonda le proprie radici addirittura nella preistoria. 

Info Regione Abruzzo

L’Abruzzo si trova all’incirca al centro della penisola italiana, ad una latitudine corrispondente a quella del medio e basso Lazio, con il quale confina ad occidente. A Nord i confini della Regione toccano le Marche, ad Est il mare Adriatico, a Sud e Sud-Est il Molise. Copre una superficie di 10.794 Kmq ripartita in quattro province: L’Aquila, Chieti, Pescara e Teramo, con una popolazione vicina al milione e cinqecentomila.
La fisionomia della Regione Abruzzo è caratterizzata dall’accostamento di due lineamenti geografici profondamente diversi: la montagna e il mare.
L’Abruzzo montano, con numerosi centri sciistici con impianti di avanguardia, comprende i maggiori massicci dell’Appennino (il Gran Sasso d’Italia e la Majella), numerosi rilievi che raggiungono anch’essi notevole altitudine e altipiani intervallati dalle conche dell’Aquila e di Sulmona, mentre verso il confine con il Lazio si stende la fertile conca del Fucino, risultante dal prosciugamento del lago omonimo portato a termine dal Duca Alessandro Torlonia nel 1875, opera grandiosa, che peraltro era stata più volte programmata fin dall’epoca dell’impero Romano.
Oggi l’ex alveo del lago rappresenta il fulcro della produttività agricola marsicana. Nel suo territorio è stata installata, da alcuni decenni, l’antenna parabolica della Società Telespazio, i cui sistemi di trasmissione e di ricezione per via satellite sono all’avanguardia in campo mondiale.
L’Abruzzo marittimo si aftaccia sull’Adriatico fra le foci del Tronto e del Trigno, in una fascia costiera sostanzialmente compatta, solcata da fiumi che scendono dal rilievo appenninico e subappenninico ed affiancata dalla discontinua cornice di ridenti zone collinari.
Le stazioni balneari più rinomate, dotate di ogni moderno contorto, sono: Martinsicuro, Alba Adriatica, Tortoreto Lido, Giulianova Lido, Roselo degli Abruzzi, Pineto, Silvi Marina, Marina di Citta' Sant'Angelo, Montesilvano, Pescara, Francavilla al Mare, Ortona, Marina di San Vito Chietino, Fossacesia Marina, Torino di Sangro Marina, Lido di Casalbordino, Marina di Vasto e San Salvo Marina.
I centri storici sparsi nelle quattro province abruzzesi sono più di 150.
Di grande interesse turistico, sportivo e climatico i laghi di Campotosto, Barrea, Scanno, Villalago e Bomba.
Una nota particolare merita il Parco Nazionale d’Abruzzo, compreso tra l’area del Fucino a Nord-Ovest e la catena delle Mainarde Sud-Est, delimitato a Est dai Monti Marsicani, a Sud e Sud-Ovest dallo spartiacque tra il Sangro e il Liri, con gli immensi e centenari boschi, gli ameni altipiani e le gole selvagge, ricchi di straordinaria varietà di flora e di fauna.
Nel suo territorio, per una estensione di 400 Kmq a vincolo intero e 600 Kmq con speciali restrizioni, viene assicurata la tutela e il miglioramento del patrimonio arboreo e faunistico.

 
 
 
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