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Guida ai musei di Giulianova: Casa - Museo del pittore Vincenzo Cermignani

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Casa del Pittore Vincenzo Cermignani
(Via Piave, 10 - Palazzo Cerulli)

di Dante Pistilli

Sono esposte opere, fotografie e documenti dei momenti più significativi della vita di Vincenzo Cermignani.

Già nel Luglio del 1971 il Comune di Giulianova, legatario in gran parte dell’opera pittorica di Vincenzo Cermignani, aveva organizzato una mostra postuma per onorarne degnamente la memoria. Oggi il suo prezioso lascito, che comprende ben 446 dipinti, ancora custodito nel luogo che fu la sua ultima dimora, posta a sua disposizione nel 1967 da Riccardo Cerulli, in concomitanza con l’avvenuta restaurazione della Pinacoteca « Bindi », viene riproposto all’attenzione del pubblico.
Cermignani è stato forse, fra i giuliesi illustri, il più «giuliese», per il carattere estroso e l’azione ribelle che inizia fin dal 1913, a 16 anni, (era nato a Giulianova il 19 Luglio 1902) quando a Giulianova si poneva la prima pietra della Casa del Popolo. Non a caso profonda è stata l’amicizia che lo ha legato ad un altro giuliese « ribelle », il libertario Lidio Ettorre, di recente scomparso e caro alla memoria di tutti i giuliesi. Allora Cermignani aiutava il padre orafo e, dopo la conoscenza di Enrico Malatesta a Milano, accentuava il suo impegno politico e il suo interesse per le arti figurative sotto la guida del pittore Clodomiro lezzi e dello scultore Ulderico Ulizio. E’ in prima fila quando, nel dopoguerra, con la nascita dei fasci di combattimento, iniziano le provocazioni e le aggressioni che culminano negli scontri a fuoco del 6 Agosto 1922, quando gli squadristi vengono costretti alla ritirata e con i rinforzi giunti soprattutto dalle Marche si vendicano il giorno dopo devastando e incendiando. Viene distrutto il laboratorio di Lidio Ettorre, viene costretto alle dimissioni lo stimato Sindaco Giuseppe de Bartolomei (Sindaco dal 1907 al 1922). Cermignani, come altri, esula in Francia per sfuggire al carcere. Vi resterà per 46 anni, conoscendo uomini politici ed artisti illustri, prendendo parte alla lotta di Resistenza nel Corpo dei Garibaldini italiani a Limoges. La sua fama ormai consolidata di paesaggista e ritrattista gli frutta l’acquisto da parte del Ministero francese di Belle Arti della grande tela raffigurante la strage di Oradour sur Gläne (l’equivalente della nostra Marzabotto) che sarà collocata nella Galleria d’Arte Moderna. Torna infine a morire nella « sua » Giulianova, dove si spegne il 14 febbraio 4971. Con testamento olografo ha legato alla Pinacoteca giuliese tutta la sua produzione ed i suoi libri esistenti nella casa dove sono custoditi molti suoi quadri nello stesso ordine della ricordata mostra postuma.
« La sua arte ha saputo ben penetrare nella realtà e rappresentarla. In essa i sentimenti nativi si sono fusi — in composta armonia — con le acquisizioni culturali, dovute al soggiorno parigino, al quotidiano contatto con persone di alte qualità: artisti, letterati, uomini politici. L’esperienza degli anni giovanili vissuti e sofferti in patria e quella degli anni maturi, trascorsi in un ambiente così culturalmente elevato, dove nascono, crescono e si rinnovano le « avanguardie », gli hanno dato quell’inconfondibile stile « italo-montmartrois » che la critica francese gli riconosce e gli loda negli iscritti di alcuni tra i suoi più autorevoli esponenti » (Riccardo Cerulli).


La storia di Giulianova: La Giulianova moderna

Dopo secoli di vita cittadina entro il perimetro quattrocentesco, nella seconda metà dell’Ottocento, sotto una vivace spinta demografica e con il miglioramento dell’economia locale, si ha l’espansione extramuraria dell’abitato collinare, il cui principale nodo urbano è costituito dall’attuale Piazza della Libertà. Anche il sottostante litorale, fino all’Unità d’Italia sostanzialmente deserto, grazie all’entrata in funzione nel 1863 del tronco ferroviario Ancona-Pescara e quindi, nel 1884, della strada ferrata per Teramo, registra una sempre più vivace attività sia commerciale che industriale. È qui infatti che Luigi Crocetti crea nel 1888 una società, la prima in Abruzzo, per la costruzione di mattonelle e lavori in cemento, presto emulato da altri imprenditori. Grazie anche alla “scoperta” del turismo balneare, con la costruzione nel 1874 dello stabilimento balneare e la presenza dal 1896 di un frequentatissimo Ippodromo, l’abitato a valle si infittisce di nuove costruzioni estendendosi progressivamente nelle aree la Giulianova moderna adiacenti alla stazione. Ma la borgata “Marina”, nome della germinazione litoranea di Giulianova, pur condividendo strettamente le dinamiche di crescita comuni agli altri insediamenti costieri, tuttavia rispetto ad essi avrà caratteri distinti, mancando di produrre il ribaltamento delle gravitazioni. 

E difatti nel 1934, quando la frazione ormai ha superato per abitanti lo stesso capoluogo e da tempo costituisce l’epicentro dinamico trainante dell’intero territorio, si opterà per la fusione amministrativa tra l’abitato collinare, che allora come oggi conserva saldamente la sede municipale, con quello litoraneo, che perciò assume la nuova denominazione di Giulianova Spiaggia e dove nel 1936 la già solida vocazione balneare, rappresentata dall’imponente Kursaal realizzato nella parte inferiore nel 1913 come club marino e ultimato in stile liberty sedici anni dopo come albergo assai prestigioso, viene rafforzata dalla costruzione del lungomare monumentale

Nei decenni successivi al secondo dopoguerra, l’espansione urbana privilegia, seguendo uno schema a scacchiera, le aree litoranee meridionale e settentrionale e quindi quella valliva occidentale, non pregiudicando lo sviluppo armonico della città. Oggi, infatti, Giulianova, pur avendo una delle più alte densità demografiche della provincia, è tra i centri costieri abruzzesi a disporre del più alto coefficiente di zone verdi presentandosi nelle vesti di una elegante località, culturalmente assai vivace e apprezzata dai turisti per il finissimo arenile, per le sue dotazioni ma anche per le ricche testimonianze artistiche e monumentali.

Le bellezze dell'Abruzzo. Mare, monti, arte, gastronomia, folklore: è questa in sintesi, la realtà dell’Abruzzo; che, tra le spiagge dell’Adriatico e le nevi perenni del Gran Sasso d’Italia e della Maiella, può ancora offrire ai forestieri - oltre ad una moderna attrezzatura alberghiera e in campeggi e case private - una vacanza completa, ricca di continue scoperte. I quattro capoluoghi di provincia: L’Aquila, Chieti, Pescara, Teramo e numerose altre città, che in antico ebbero un ruolo determinante, custodiscono tesori d’arte e di storia, resti archeologi, musei, cattedrali, castelli, acquedotti, fontane, ecc., che testimoniano di una continua operosità sul mare, nei campi, sulle montagne. Dalle ceramiche di Castelli ai legni intagliati di dl Pretoro, dai liquori di Tocco Casauria agli orafi di Scanno e ai merletti di Pescocostanzo, è tuttora vivo in ogni angolo della regione un artigianato che spesso affonda le proprie radici addirittura nella preistoria. 

 
 
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