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Archeologia a Giulianova: Le Muracche

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L’architettura sepolcrale romana tra il II ed il I secolo a.C.: modelli culturali e scelte architettoniche a Roma Il fenomeno della monumentalità funeraria trova il punto di massimo sviluppo nel corso dell’età tardorepubblicana, momento in cui, com’ è noto, si verifica una vera e propria esplosione nell’edilizia sepolcrale con la costruzione di tombe di cui è caratteristica l’enfatizzazione conferita all’impianto architettonico1 . Tale situazione è ben documentata soprattutto a partire dalla seconda metà del I secolo a.C. quando una copiosa serie di attestazioni documenta in ambito italico la maturazione di modelli comuni di rappresentatività funeraria, espressi da una serie di edifici che alla luce degli studi finora condotti è stato possibile inserire all’interno di precise tipologie di riferimento, seppur con uno spettro estremamente ampio di varianti2 . I tipi dei sepolcri ad edicola, ad altare, ad esedra, a recinto, a tumulo, trovano così nel corso della tarda Repubblica piena adozione e legittimazione nell’ambito delle scelte individuali e collettive dei diversi centri urbani.
 

Archeologia a Giulianova: Muracche

Si tratta di avanzi di monumenti sepolcrali romani che sorgevano a lato della Via Cecilia, e sono costruiti in durissimo calcestruzzo.

Muracche in contrada Colleranesco, Statale 80 per Teramo.

Di essi, in via Cupa, restano alcuni ruderi a breve distanza l’uno dall’altro, ed a circa 50 metri a destra di cui si percorre la statale 80 per Teramo. Due sono sul terreno del dott. Luigi Falini, entrambi alti m. 1,50 per m. 2 circa di diametro. Il più grande (2-4 metri larghezza per 6 di altezza) si trova a pochi metri dagli ultimi due, proprio sulla linea di confine tra la proprietà del dott. Falini e quella del Sig. Pietro Olivieri.

L'archeologia delle pratiche funerarie nel mondo romano. Fonti scritte e testimonianze archeologiche concorrono a ricostruire in modo soddisfacente le fasi del rituale funerario romano e più in generale consentono di comprendere il modo di sentire la morte e di vivere il lutto. L'interpretazione dei dati di scavo delle numerose necropoli messe in luce fino ad oggi ha offerto la possibilità di indagare sui costumi funerari dei ceti sociali medi e bassi per i quali gli autori antichi risultano meno soddisfacenti, descrivendo nella maggior parte dei casi lo svolgimento di funerali importanti oppure onori funebri decretati a personaggi di rango elevato ed imperiale. A questa documentazione si aggiunge ancora una fonte preziosa costituita dai testi delle iscrizioni funerarie che, poste presso il sepolcro, forniscono dettagliate informazioni sui modi di onorare la memoria del defunto; spesso si tratta di vere e proprie prescrizioni, regolate da norme giuridiche o semplicemente osservate per consuetudine religiosa. Infine, l'applicazione di metodologie antropologiche e paleopatologiche fornisce informazioni indispensabili per ricostruire le caratteristiche biologiche, le abitudini alimentari, il tasso di mortalità, lo stile di vita dei gruppi sociali. Oltre allo studio dei caratteri metrici e morfologici dello scheletro, l'analisi del DNA dei resti scheletrici o mummificati consente di ricostruire le caratteristiche paleogenetiche dell'individuo e di campioni di popolazione. Cicerone e Plinio concordano nell'affermare che il rito funerario più antico presso i Romani era quello dell'inumazione (Cic., Leg., II, 22, 56; Plin., Nat. hist., VII, 187: Ipsum cremare, apud Romanos non fuit veteris instituti: terra condebantur), tuttavia, numerose testimonianze archeologiche documentano come a Roma, fin dalle fasi più antiche della città, siano state praticate sia la cremazione che l'inumazione. Questa coesistenza è confermata anche dal testo della decima delle XII Tavole contenente il divieto di inumare o cremare adulti in città, contemplando in tal modo entrambi i riti. L'illustre famiglia patrizia dei Cornelii, ad esempio, non interruppe mai la pratica inumatoria, anche nel periodo di massima diffusione della cremazione, scelta da Silla, il quale per primo infranse la tradizione familiare. Oltre a queste due pratiche funerarie Lucrezio ricorda l'imbalsamazione secondo l'usanza orientale, menzionata da Democrito, di conservare il cadavere nel miele (III, 890-3). Quest'ultima maniera di trattare il corpo dopo la morte non ebbe mai grande diffusione a Roma, dove fu sempre considerata un'usanza straniera; così Tacito definisce il caso dell'imperatrice Poppea, cremata e inumata esternorum consuetudine (Tac., Ann., XVI, 6). Un eccezionale rinvenimento fortuito a nord di Roma, in località Grottarossa, ha restituito il corpo mummificato di una bambina di otto anni che documenta l'uso di questa pratica alla metà del II sec. d.C. Per tutta l'età repubblicana fino alla metà del II sec. d.C. il rito della cremazione e quello dell'inumazione coesistono, con una netta prevalenza della prima tra il III-II sec. a.C. fino al I sec. d.C.; dalla media età imperiale in poi l'inumazione si afferma in modo definitivo. Come si vedrà questo cambiamento non influisce sul rituale e sul costume funerario, quanto sulla distribuzione degli spazi delle architetture funerarie.

Giulianova turistica. Ammirevole e splendente città di mare, si estende lungo la fascia costiera del Medio Adriatico per circa 5 km e ogni anno risorge tra il fiume Tordino e il Salinello sempre più energica e scintillante per accogliere con ancora più onore e impegno di tantissimi turisti che visitano Giulianova e il suo territorio.

Venirci a trovare è davvero semplice. Giulianova è nel bel mezzo d’Italia, a Nord di un Abruzzo costiero dalle innumerevoli risorse turistiche e ambientali. Giulianova si raggiunge via Autostrada A14 - uscita Giulianova, oppure in treno con la comoda stazione ferroviaria, o ancora in aereo atterrando nel moderno Aeroporto d’Abruzzo di Pescara, Giulianova è distante solo 50 chilometri.

 
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