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Giulianova, mura, bastioni, porte, viabilità - La Rocca.

Giulianova > Le mura e i bastioni di Giulia

I nostri consigli... per le vostre vacanze.

 
Giulianova e l’entroterra del Teramano. Uliveti e vigne curati alla stregua di meravigliosi giardini, inconsueti percorsi a spasso tra borghi e paesini medievali dove immergersi nella cultura, nell’arte e nel folklore di questo “pezzo d’Abruzzo”. Sono le “Colline Teramane”. Un vero e proprio itinerario a cavallo tra mare e montagna dove a farla da padrone sono i colori caldi ed accoglienti delle nostre colline, le immagini ed il fascino dei mille “tesori” artistici da visitare: pievi, abbazie, chiese romaniche, monumenti e musei dal notevole valore storico e culturale. Ed infine i sapori più genuini della cucina teramana accompagnati dall’immancabile Montepulciano d’Abruzzo DOCG “Colline Teramane”, vino ormai celebre e rinomato in tutt’Italia e non solo.
 
GIULIANOVA. Le modifiche ottocentesche alla città acquaviviana: mura, bastioni, porte, viabilità
(Edizioni Banca di Teramo 2012)
di Ottavio Di Stanislao


IX. La Rocca
Nell'angolo nord-ovest il torrione era detto la Rocca, come il rione circostante. Nel 1595 venne donato con atto notarile dal duca Alberto Acquaviva ad un suo vassallo, Antonio Lucque di Campli, per i servizi resi e per la fedeltà dimostrata alla sua famiglia (1).
Tale documento era stato esibito nel 1789 in una causa civile, più volte citata, sostenuta dal notaio Melchiorre De Panicis di Mosciano, abitante a Giulianova proprio nel torrione suddetto e nei locali adiacenti, per confutare l'accusa di averlo usurpato all'università dimostrando come tale struttura fosse entrata nella disponibilità di privati da circa due secoli, così come era avvenuto per il torrione di S. Francesco, inglobato nel convento omonimo (2). Dalle testimonianze raccolte in detto procedimento apprendiamo che sui torrioni faceva bella mostra lo stemma degli Acquaviva, quindi, non solo su quello della Rocca (3), visibile nelle foto del primo novecento (figg. 26 e 28), ma anche su altri; infatti in altri due, non precisati, fu osservato ancora in vista e in un altro fu rinvenuto ai piedi dello stesso (4).
La donazione del duca Alberto ci induce a fare una importante considerazione. Nel momento in cui il signore feudale donava ad un privato cittadino un immobile nato come struttura di difesa della città verrebbe da pensare che evidentemente tale funzione era da ritenersi superata. Ma abbiamo visto che nel 1576 il capitano Brancadoro era stato a Giulianova proprio per fare una ricognizione sui lavori occorrenti per tenere in efficienza la cinta muraria. D'altronde la seconda metà del cinquecento è caratterizzata dal timore delle incursioni turche, tanto che nel 1568 verranno costruite le torri costiere di avvistamento lungo il litorale adriatico, in prossimità delle foci dei fiumi, e due di queste nel territorio di Giulianova, sul Tordino e sul Salinello (5), per cui la cessione del bastione ad un privato non appare comprensibile.
Nel riprendere idealmente l'invito lanciato da Riccardo Cerulli a sciogliere i nodi circa i nomi esatti dei bastioni, bisogna rilevare che prima ancora che negli atti notarili, come suggeriva e che pure potranno svelare aspetti importanti, nella documentazione archivistica ottocentesca, sia del periodo borbonico che di quello post-unitario, il torrione suddetto è identificato sempre come "la Rocca" o anche "torrione Ciafardoni" perché nell' ottocento era posseduto da questa famiglia (6), e mai viene individuato come "il Bianco".
 

26. Il torrione la Rocca all'inizio del '900.
Foto tratta dal volume di M. Bevilacqua: Giulianova. La costruzione di una città ideale del Rinascimento, p. 42
 

27. Il torrione "la Rocca" visto da sud-ovest in una cartolina dei primi decenni del '900.
Collezione Jonata Di Pietro
 

28. Il torrione "la Rocca" visto da nord.
Su questo lato, a poca distanza verso est, esisteva un altro bastione chiamato "il Buscione".
Collezione Jonata Di Pietro


IX. Note
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(1) «Albertus de Acquaviva de Aragonia Dux Hadrie Decimus et Terami Princeps. Mag:co Antonio Lucque della terra di Campli nostro carissimo i continui serviggi che da molti anni anzi dalla vostra fanciullezza havemo da voi con molta soddisfazione ricevuto, e che per l'avvenire speramo ci inducono ad usarvi ogni ufficio di gratitudine, e però avendo con nostro contento inteso che siate per fare abitazione nella Terra nostra di Giulianova acciò con più possibilità possiate stabilirvi de casa havemo pensato donarvi, così come in virtù di questa nostra concessione don amo e concedemo a voi, ed a vostri eredi e successori in perpetuo il nostro torrione detto la Rocca sito dentro questa nostra terra di Giulia con terreno adiacente a detto torrione seu Rocca di canne dieci di larghezza e dodici di lunghezza, nel quale possiate fabbricare a vostro modo, ed appoggiare alle muraglia di detta nostra Terra, ed acciò questa nostra concessione abbia il suo effetto, ordiniamo al Magnifico nostro Uditore che vi assegna detto terreno per detta quantità e che tanto esso impedimento quanto tutti nostri officiali presenti e futuri, non vi debbiano dare ne fastidio alcuno per detta fabbrica, che così è nostra volontà, né si faccia il contrario sotto pena della nostra disgrazia e de docati mille. Di Giulia Nova a 15 maggio 1595. Idem Albertus Dux et Princeps. Noi Carlo Tirone Uditore Generale dell'Eccellentissimo Duca d'Atri dec1aramo essemo stati di persona in detto luogo, detto la Rocca alle parti superiori de questa Terra de Giulia ed avergli assegnato al detto Mag:co Antonio Luque presente la detta Rocca, e loco adiacente a detta Rocca per la sop.ta lunghezze e larghezza ed in fede l'abbiamo firmata la presente di nostra propria mano in Giulia a' 21de giugno 1595. Carlo Tirone. Reg.al fog:254. De mandato Ill.mi et Ecc.mi D.ni Ducis" La presente copia è stata estratta dal suo pp. originale in mezzo foglio lacero in più parti nelle piegature, che si conserva presso di me, col quale fatta la coll.ne concorda. In fede lo R.[egio] N.[otaio] Marcello Guerrucci di Mosciano». A. S.T., Regia Udienza, Processi civili, b. 66, fasc. 974, c. 87.
 
(2) Vedi note nn. 3 e 44.
 
(3) «... avendo prima di ogni altra cosa osservato un Torrione nella parte esterna formata a guisa di fortezza sito in un angolo di questa medesima Terra attaccato alle muraglie che lo circondano e proprio nel luogo detto la Rocca verso il crocifisso hanno veduto che nella parte verso settentrione sotto di uno dei merli di detto torrione vi esiste una lapide di pietra viva gentile di altezza circa tre palmi e larga circa due e mezzo, nella quale si trova scolpita a forza di scalpello l'arma dei Duchi di Atri, consistente un drago con altri fogliami lavorati nella stessa pietra, ed un vaso con una croce ....» Deposizione di Benedetto De Nicolais di Tortoreto e Isidoro Petrini di Giulia, mastri muratori. Ibid. cc. 28v, 29r.
 
(4) «... son passati essi deponenti con gli altri muratori ad osservare gli altri torrioni si stentino all'interno di questa terra ed in due altri di essi han veduto di esservi esistente due consimili arme scolpite in lapide di pietra viva dolce, ed un'altra per l'antichità si è trovata caduta a terra, dove tuttavia esiste, ravvisandosi la situazione nella quale stava fabbricata e fissa fin da che furono detti torrioni formati ...».Ibid. c. 33.
 
(5) Le università dovevano cooperare con i comandanti militari degli apprestamenti difensivi contro i turchi, che tramite "banni" (bandi o avvisi) tenevano informate le autorità locali sugli eventuali avvistamenti e movimenti del nemico ed emettevano ordini. Così, con provvedimento del 15 febbraio 1577 il governatore generale impose alle università di provvedere alle spese per la presenza permanente di sei soldati per ogni torre. R. CERULLI, Un codice ..., cit. p. 197.
 
(6) Nel 1864 il Consiglio comunale deliberava di chiedere alla prefettura l'autorizzazione per citare in giudizio Concetto Ciafardoni «... il quale si oppone a voler riconoscere il diritto di proprietà che ha il Comune in un bastione ed adiacenze dalla parte ovest del paese (...) ne intende farne restituzione (...) cosi il consiglio chiede autorizzazione a stare in giudizio per rivendicare una proprietà comunale e che abusivamente si possiede (...) senza nemmeno sia gravato dal peso fondiario ». A.S.T., Prefettura 11/7, serie II, Giulia, b. 2, fasc. 4. Nel 1871 Concetto Ciafardoni, in cambio di un prestito al comune senza interessi, chiedeva al consiglio comunale, fra altre richieste: «La convalidazione del possesso del torrione sito nella contrada suddetta [la Roccca], che dal medesimo si tiene sotto titolo di proprietà oltre i anni trenta». A.S.T., Prefettura 11/9, Giulia, b. 2, fasc. 11. Nel 1880 il consiglio comunale deliberava una serie di opere pubbliche da eseguire tra le quali «il ricolmamento dell'altro fossato tra il torrione Ciafardoni e l'altro denominato Mozzone». A.S.T., Prefettura 11/9, serie II, Giulia, b. 2 fasc. 7. Negli atti di divisione e vendita del patrimonio di Concetto Ciafardoni, nella descrizione e stima del fondo urbano situato nel Comune di Giulianova in via della Rocca (partita 75) vi è questa indicazione: «Casa, trappeto e torrione. Questo fabbricato confina a sud con la casa Camiscione, e negli altri lati con larghi e strade pubbliche. Si compone di due piani; il terraneo è addetto per trappeto che può considerarsi in buono stato, il primo piano è disabitato, e si è reso tale per lo stato di abbandono in cui trovasi giacché mancano porte e finestre; una volta all'entrone è cadente, il tetto in rovina, i pavimenti sconnessi. Le volte reali garantiscono in parte il piano terranno. Oltre i muri dritti che circondano il locale ve ne sono anche a scarpa, avanzi dell'antico bastione. L'angolo di questo fabbricato ad ovest è tenni nato da un antico torrione detto della Rocca, di forma circolare, il quale ha due vani, uno in piano terranno addetto per le olive, e l'altro al piano superiore. Mediante una scala molto malagevole si accede sopra il detto torrione (...). Tanto il torchio a due viti che le macine e gli utensili inservienti alla macinazione delle olive sono in pessimo stato». A.S.T., Atti dei notai. Copie atti pubblici. Notaio Eugenio Cavallucci di Teramo, 1883, b. 446.
 
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