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Cenni storici su Giulianova (Te) La processione e il palazzo ducale di Giulia

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LA PROCESSIONE E IL PALAZZO DUCALE
di Mario Montebello
 
Nei primi tempi in cui fu fondata,Giulianova aveva tre porte, due sul lato meridionale e una su quello settentrionale delle mura; l’esiguo numero di ingressi nella cinta muraria era dovuto a ragioni di sicurezza militare, perché più facile riuscisse la difesa della città in un probabile assedio. Di queste porte, quella di sud-est immetteva direttamente nella piazza ducale, che nella sistemazione originaria della città aveva una forma molto allungata e stretta, dalla porta stessa fino all’attuale piazzetta triangolare formata dalla confluenza delle vie G. Rossi e T. Acerbo, per un totale di metri l92x45 circa (nella parte più larga, poiché restringendosi progressivamente terminava a punta).
 
Il palazzo ducale
 
Questa breve descrizione della Giulianova quattrocentesca ci serve per capire il probabile percorso della processione nei primi tempi della fondazione urbana. Poiché tutto ciò che riguarda la religione - liturgia, culto, preghiere, ecc. –risulta di solito estremamente conservativo, tramandandosi immutato nei secoli, per un senso di rispetto che sconfina spesso nel formalismo, possiamo ragionevolmente supporre che la nostra processione fin dagli inizi partendo dal convento seguisse il percorso odierno, lungo il giro esterno delle mula urbane (attuali via G. Acquaviva, via del Popolo, piazza della Libertà; poiché non esisteva l’attuale imbocco al corso, molto probabilmente proseguendo ancora per un breve tratto sotto le mura la processione giungeva in piazza del Belvedere e imboccava la porta ducale, entrando quindi nell’abitato da questa e non dal corso, come invece avviene oggi. Questo percorso risulta convincente anche sotto un aspetto storico-sociologico: se oggi la processione attraversa il corso che è diventato l’arteria principale del vecchio centro storico, quando gli Acquaviva erano i signori feudali del luogo lo spazio pubblico privilegiato era la piazza, su cui si affacciava da un lato il duomo, dall’altro il loro palazzo. Come la piazza, anche questo aveva una forma molto stretta ed allungata perché rifletteva le stesse scelte urbanistiche del progettista, circa metri 107x24 (nella parte più larga; la lunghezza diventava di metri 112 aggiungendovi l’ingresso al cortile principale); quindi, nel tratto finale la processione sfilava sotto le finestre del palazzo ducale, che praticamente si estendeva dalla porta fino all’altezza del duomo, girando poi a sinistra ed entrando nella chiesa.
 
Processione della Madonna dello Splendore del 1939
 
Attraverso pazienti indagini siamo riusciti non solo a localizzare con precisione il palazzo nelle sue dimensioni e nella sua forma esterna originarie, ma anche a ricostruirne le articolazioni interne e le funzioni d’uso con una certa precisione; e da tutto questo risulta che esso è di estremo interesse storico sia perché dovuto ad un grande architetto del Quattrocento, sia perché presenta delle particolarità strutturali che lo rendono unico nella storia dell’architettura italiana. E’ con emozione che vediamo risorgere il salone d’onore, lo studio del duca e l’archivio coi documenti e le pergamene di famiglia; e poi la zona più appartata del palazzo dove viveva la famiglia, e quella destinata alla servitù; e la rimessa delle carrozze, le scuderie, i vasti magazzini e le cantine, tutto distribuito con grande razionalità badando anche a scopi difensivi.
 
Una stupenda immagine della processione della Madonna dello Splendore dell’anno 1959. (Cortesia Foto Collevecchio Renzo)
 
La porta urbana, destinata all’uso della piazza e della zona ducale, era ubicata di fianco all’aiuola dove oggi sorge il busto a Gaetano Braga; entrando per la porta, che doveva essere anche più sontuosa delle altre due e qualificarsi come una specie di arco onorario, la processione incontrava subito a destra le scuderie ducali, costituite da un cortile attorno a cui si aprivano varie stalle e un fienile: il ‘profumo’ dei cavalli rappresentava allora quello che oggi è l’odore della benzina, e non ci dobbiamo stupire della presenza delle,scuderie, anche se in un angolo appartato della città, come oggi non ci stupiamo per la presenza negli abitati di pompe di benzina e automobili. Le scuderie finivano dove il palazzo fa una rientranza di quattro - cinque metri, e in questo punto c’era la rimessa delle carrozze al pianterreno, e l’abitazione dell’amministratore ducale al primo piano.
 
L’abitato quattrocentesco colle mura (a trattini), la piazza ducale ed il palazzo degli Acquaviva (tratteggiato): le tre frecce piccole in dicano la posizione delle tre porte originarie, le frecce grandi l’ultima pane del percorso processionale.
 
A questo punto la costruzione presentava un restringimento o strozzatura, e le due parti (rimessa e scuderia, paste abitativa e ala nobile) erano collegate da un breve ponte, in modo che le due zone fossero comunicanti ma distinte, per motivi sia igienici che difensivi. Tutto il resto del palazzo fino all’ala nobile era occupato al pianterreno da locali di varia destinazione, specialmente magazzini ma anche l’osteria comunale con cucina; al primo piano, dopo la zona più vicina alle stalle in cui alloggiava la servitù, veniva la parte destinata alla famiglia ducale (praticamente, siamo all’altezza del cinema ‘Moderno’, dove oggi è la galleria del cinema stesso). In questo piano una grande legnaia centrale, di forma all’incirca triangolare, alimentava le cucine e i camini delle varie stanze; a proposito delle cucine ne incontriamo altre due, destinate agli usi propri del palazzo ma differenziate nell’ubicazione e nei significati: una al pianterreno molto vasta come una vera ‘officina culinaria’ per le preparazioni più impegnative, e altra più piccola al primo piano accanto agli appartamenti familiari per i cibi di ogni giorno. L’ala nobile si distingue perché ancora oggi la facciata è in mattoni a bugnato non intonacata, e presenta al pianterreno nove porte tutte uguali: quella centrale dava sullo scalone d’onore, le altre su ambienti destinati agli uffici dell’amministrazione ducale. Salendo per lo scalone d’onore si giunge, secondo la testimonianza di un prezioso documento d’archivio trovato e pubblicato da Riccardo Cerulli, “in una sala magnifica ove vi è tassello con l’impresa di Casa di panno lacero torchino”, e sulle pareti “trentotto ritratti dipinti sopra tela senza cornice, rappresentati i Duchi e le Duchesse padroni di detto Stato, alcuni dei quali sono laceri”; tre finestre danno sulla piazza “con loro vetrate alla romana”. Le condizioni di abbandono indicano la fine della casata, ma noi dobbiamo riportarci ai momenti migliori di essa, quando balconi e finestre erano pavesati a festa per il passaggio della processione e la servitù si affacciava lasciando un momento le proprie occupazioni e segnandosi. Accanto alla sala, tre salotti e la cappella ducale, con un camerino segreto da cui il duca poteva sentir messa privatamente da dietro una grata; più oltre lo studio ducale e l’archivio di famiglia colle pergamene secolari; sulla piazza dava invece l’appartamento privato del duca, colla camera da letto che probabilmente corrisponde alla finestra centrale sopra il portone d’ingresso. Al termine dell’ala nobile si apriva l’accesso al cortile che era sul retro, dalla parte del mare.
 
Un’altra stupenda immagine della processione della Madonna dello Splendore dell’anno 1959.
In essa è facilmente riconoscibile Don Alberto Di Pietro, notissima figura di sacerdote.
(Cortesia Foto Collevecchio Renzo)
 
La processione lentamente fra canti e preghiere sfilava davanti a questo mondo variopinto, come momento conclusivo dei festeggiamenti religiosi, e poi entrava in S. Flaviano.
Sarebbe storicamente significativo che riprendesse questo antico percorso.
 
Le notizie contenute in questo articolo sono tratte da vari studi, ma in particolare dal nostro volume “Il palazzo ducale a Giulianova, L’Aquila 1988.

La storia di Giulianova: La Giulianova moderna

Dopo secoli di vita cittadina entro il perimetro quattrocentesco, nella seconda metà dell’Ottocento, sotto una vivace spinta demografica e con il miglioramento dell’economia locale, si ha l’espansione extramuraria dell’abitato collinare, il cui principale nodo urbano è costituito dall’attuale Piazza della Libertà. Anche il sottostante litorale, fino all’Unità d’Italia sostanzialmente deserto, grazie all’entrata in funzione nel 1863 del tronco ferroviario Ancona-Pescara e quindi, nel 1884, della strada ferrata per Teramo, registra una sempre più vivace attività sia commerciale che industriale. È qui infatti che Luigi Crocetti crea nel 1888 una società, la prima in Abruzzo, per la costruzione di mattonelle e lavori in cemento, presto emulato da altri imprenditori. Grazie anche alla “scoperta” del turismo balneare, con la costruzione nel 1874 dello stabilimento balneare e la presenza dal 1896 di un frequentatissimo Ippodromo, l’abitato a valle si infittisce di nuove costruzioni estendendosi progressivamente nelle aree la Giulianova moderna adiacenti alla stazione. Ma la borgata “Marina”, nome della germinazione litoranea di Giulianova, pur condividendo strettamente le dinamiche di crescita comuni agli altri insediamenti costieri, tuttavia rispetto ad essi avrà caratteri distinti, mancando di produrre il ribaltamento delle gravitazioni. 

E difatti nel 1934, quando la frazione ormai ha superato per abitanti lo stesso capoluogo e da tempo costituisce l’epicentro dinamico trainante dell’intero territorio, si opterà per la fusione amministrativa tra l’abitato collinare, che allora come oggi conserva saldamente la sede municipale, con quello litoraneo, che perciò assume la nuova denominazione di Giulianova Spiaggia e dove nel 1936 la già solida vocazione balneare, rappresentata dall’imponente Kursaal realizzato nella parte inferiore nel 1913 come club marino e ultimato in stile liberty sedici anni dopo come albergo assai prestigioso, viene rafforzata dalla costruzione del lungomare monumentale

Nei decenni successivi al secondo dopoguerra, l’espansione urbana privilegia, seguendo uno schema a scacchiera, le aree litoranee meridionale e settentrionale e quindi quella valliva occidentale, non pregiudicando lo sviluppo armonico della città. Oggi, infatti, Giulianova, pur avendo una delle più alte densità demografiche della provincia, è tra i centri costieri abruzzesi a disporre del più alto coefficiente di zone verdi presentandosi nelle vesti di una elegante località, culturalmente assai vivace e apprezzata dai turisti per il finissimo arenile, per le sue dotazioni ma anche per le ricche testimonianze artistiche e monumentali.

Le bellezze dell'Abruzzo. Mare, monti, arte, gastronomia, folklore: è questa in sintesi, la realtà dell’Abruzzo; che, tra le spiagge dell’Adriatico e le nevi perenni del Gran Sasso d’Italia e della Maiella, può ancora offrire ai forestieri - oltre ad una moderna attrezzatura alberghiera e in campeggi e case private - una vacanza completa, ricca di continue scoperte. I quattro capoluoghi di provincia: L’Aquila, Chieti, Pescara, Teramo e numerose altre città, che in antico ebbero un ruolo determinante, custodiscono tesori d’arte e di storia, resti archeologi, musei, cattedrali, castelli, acquedotti, fontane, ecc., che testimoniano di una continua operosità sul mare, nei campi, sulle montagne. Dalle ceramiche di Castelli ai legni intagliati di dl Pretoro, dai liquori di Tocco Casauria agli orafi di Scanno e ai merletti di Pescocostanzo, è tuttora vivo in ogni angolo della regione un artigianato che spesso affonda le proprie radici addirittura nella preistoria. 

 
 
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