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Cenni storici su Giulianova (Te) La presenza della Madonna dello Splendore a Giulianova

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La presenza della Madonna dello Splendore a Giulianova
di Padre Serafino Colangeli
Certamente la tradizione secolare dell'apparizione della Vergine Maria ad un umile contadino, Bertolino, ha un suo valore rilevante nella storia della nostra città, anche se non ne conosciamo l'anno preciso. Il 22 aprile, da tempo immemorabile, é un giorno di grande festa che ha influenzato la vita religiosa e il costume civile di Giulianova e ciò non solo in riferimento alla memoria storica dell'apparizione, ma soprattutto al perdurare e rinnovarsi per secoli di questa tradizione che ha una consistenza molto forte come dimostrano le iniziative e manifestazioni ad essa collegate che annualmente diventano sempre più solenni e variegate.
Anche se i festeggiamenti durano pochi giorni, tutti i giuliesi, di qualunque età, sperimentano la gioia dell'attesa del 22 aprile che nelle sue varie manifestazioni incarna i desideri e i bisogni più profondi dell'uomo; il ritorno alle sue radici, la memoria e il suo richiamo della patria di chi é lontano, la dolcezza della famiglia, dell'amicizia e della convivialità; la professione corale della propria fede.
Giulianova, Santuario di M. SS. dello Splendore e l'Ospedale Civile (in una foto d'epoca)
La Madonna dello Splendore esprime nella sua persona la bellezza intangibile della verginità e lo splendore caldo della maternità; due doti umanamente contrastanti, ma che in lei sono mirabilmente unite ad esprimere il mistero della incarnazione di Dio che, ponendo la sua tenda tra noi, ha reso ancora più bella e significativa la natura da lui creata e con le sue meravigliose parabole (prima di tutto la parabola di Dio nella vita di Gesù) ci ha invitato a scoprirne i segreti, il significato nascosto, accentuando ancor di più il simbolo di quanto esiste e di quanto  l'uomo realizza; simbolo che esprime attesa della realtà non caduca che viva aldilà del sipario e alla quale l'uomo aspira e nella quale vive col suo desiderio più intensamente che nel suo divenire nella storia.
All'ordine dei segni appartiene il piccolo Santuario della Madonna dello Splendore con la piccola icona della Vergine-Madre, plurisecolare (ahimé! Essa é quasi l'unico vestigio che rimane del tempo trascorso) ed in quanto segni esprimono realtà più profonde che l'intelligenza e il desiderio dell'uomo vi hanno infuso sia in confronto al suo passato che al suo avvenire. Mi è caro pensare che nella seconda metà del Quattrocento, mentre gli Acquaviva facevano erigere la bellissima cupola di San Flaviano, segno del potere e della ricchezza, fuori le mura di Giulianova esisteva o veniva eretta una cappella umile che rappresentava quella parte di popolo, contadino e povero, ma ricco di fede, di speranza e di sentimento autentico verso la Madre di Dio. E se qui la Vergine si degnava apparire ad un umile contadino, ciò esprimeva la sua predilezione per i piccoli e i poveri che lei stessa aveva sottolineato nel canto del Magnificat: ha guardato la povertà della sua serva.
In un Santuario dedicato a Maria due caratteristiche - che sono proprie della sua persona - dovrebbero risplendere: l'umiltà dell'origine e l'universalità del messaggio. E questo particolarmente nel nostro Santuario dove il simbolo dell'umiltà è incarnato nella piccola, ma religiosamente intensa, icona di lei che da secoli esprime una presenza discreta, umile e spirituale, ma contemporaneamente universale perché presenta il cristianesimo nella figura di una donna che è Madre di Cristo ed è «odighitria»  colei che indica la via  unica e universale che è Cristo stesso.
La limpidezza di questo duplice messaggio dobbiamo conservarla e coltivarla, evitando confusioni, almeno all'interno del Santuario, dove purtroppo non sempre è dato cogliere questa purezza di linee che, invece, è spesso turbata da aggiunte ed escrescenze non sempre di buon gusto.
Penso al prossimo giubileo del duemila e ai pellegrini-turisti che passeranno per il nostro Santuario e non tutti saranno cattolici e anche fra i cattolici non tutti accettano certi sconfinamenti della devozione che a volte confinano con la superstizione e la magia. Penso con tristezza e preoccupazione ad "un certo disordinato ritorno di pietà mariana malfondata, la quale non fa che esacerbare, invece di lenire, le tensioni che restano, a proposito di Maria, nelle nostre Chiese e che sorgono anzi in seno ad una stessa chiesa". Maria non può essere motivo di divisione ma di comunione e di unità, fedele alla sua missione di "Madre del suo Signore, madre e beata che non dimentica mai né le proprie origini, né l'ampiezza di ciò che attraverso di lei si è realizzato e che oltrepassa tutti i confini spaziali e temporali in Colui che è la luce delle nazioni e la gloria di Israele".
Questa caratteristica universale della Vergine Madre rende quanto mai attuale la presenza del suo Santuario nella città di Giulianova, che, situata in riva al mare è luogo di traffico, di commercio, di turismo ed esprime perciò, da un punto di vista religioso, un pluralismo molto più accentuato che in altre località abruzzesi più legate alle proprie tradizioni. Ai cristiani di Giulianova si può applicare bene l'immagine di una comunità formata di "cerchi concentrici", nella quale, al nucleo centrale di fedelissimi alla propria parrocchia, alla propria chiesa o cappella, al proprio Santuario e infine al proprio movimento, corrispondono varie zone concentriche meno vicine al centro e quindi con diversi gradi di appartenenza alla chiesa. Vi è un numero considerevole di nostri contemporanei che solo in determinate situazioni eccezionali della vita ricorrono ai servizi della chiesa; essi, pur non avendo troppa familiarità con il credo trinitario, cristologico, ecclesiologico, tuttavia neanche lo rifiutano direttamente e decisamente, ma vorrebbero semplicemente, in determinate occasioni, ottenere la benedizione di Dio per sé e soprattutto per i loro figli. Un tale gruppo deve essere accolto con un senso di gratitudine, con un leale sì, trasmettendo in tal modo ad essi l'immagine di una chiesa aperta, attraente e amica delle persone. Questi cristiani che sono stati definiti "lontani fedeli alla chiesa" bisognerebbe valutarli con molta simpatia e riconoscenza e non considerarli "fuori" per il fatto che non sono membri attivi all'interno della chiesa, ma valutarli per il loro apporto in seno alla cultura pluralistica dove diventano trasmettitori di contenuti di fede espressamente cristiani nei raggruppamenti sociali più diversi e anzitutto nel dominio dell'etica, della politica sociale, ma anche in quello dell'immagine di uomo e della dignità umana. I cristiani "attivi" corrono oggi, talvolta, il pericolo di sottovalutare questa importanza pubblica «dell'ethos» cristiano, a vantaggio di una vita più intensa all'interno della chiesa. In connessione con una sensata pastorale di relazione verso i "lontani fedeli alla chiesa" dobbiamo riconoscere che oggi il loro apporto, anche se spesso solo nella forma di granellino di senapa, è ancor più irrinunciabile di quanto non fosse in epoche passate caratterizzate da una cultura generalmente cristianizzata.
La mia cinquantenaria presenza nel Santuario della Madonna mi ha insegnato che in esso convengono uomini e donne che spesso non trovano una loro collocazione nei luoghi organizzati delle parrocchie in quanto non si sentono di essere membri attivi, oppure per un istintivo rifiuto della istituzione non si trovano a loro agio in esse. E tuttavia vogliono ispirare la loro vita ai valori assenziali del cristianesimo e perciò si recano al Santuario della Vergine Madre. Ognuno comprende che la disponibilità ad accogliere fraternamente tali cristiani deve essere unita all'attenzione intelligente per non favorire forme di devozionismo di cattivo gusto e deludente per loro, ispirandoci alla essenzialità di una devozione a Maria fondata sulla Parola di Dio e su una sana teologia. Questa accolgienza all'interno del Santuario dovrebbe essere riconosciuta come funzione essenziale nel pluralismo di oggi ed essere quindi argomento di studio, di valutazione e discernimento da parte non solo dei custodi del Santuario, ma dei parroci, dei religiosi e dei movimenti attivi della nostra città.
        Se ciò è importante  per  le  attività che riguardano più direttamente  la  fede  e  le   sue  espressioni  all'interno  del Santuario, vale,  direi,  ancor  più  per  le  iniziative che sono sorte e sorgeranno intorno al Santuario stesso.
Tralasciando quelle attività provvisorie che accompagnano la festa del 22 Aprile - di esse altri parlano e parleranno - desidero fermarmi su due iniziative permanenti sorte intorno al Santuario e di cui mi sento in parte responsabile: l'attività culturale e il servizio dei poveri.
Confinante con il Santuario è la biblioteca "P. Candido Donatelli" di proprietà dei Padri Cappuccini, piccola ma ricca di richiami alla nostra terra, per quella collezione di Abruzzesistica che il nostro caro P. Candido, con passione e competenza, aveva raccolto e volle mettere a disposizione degli studiosi. Questa biblioteca che ormai è punto d'incontro e di amicizia di un folto gruppo di giovani e di studiosi non può essere assolutamente considerata un corpo estraneo al Santuario; invece può e deve inserirsi nelle attività di esso con riferimenti non esterni e formali ma storici e profondi ricercando nelle memorie della nostra città e della nostra regione quanto vi abbia influito la fede cristiana e la devozione mariana.
Parallelamente alla biblioteca è sorto il Museo d'Arte dello Splendore che nel suo stesso titolo richiama il Santuario. Ma è forse sufficiente il nome a definirne la natura? In una civiltà dello spettacolo come la nostra il solo titolo può diventare motivo di propaganda se ad esso non risponde la realtà; e qui proprio io, che d'accordo con i miei superiori religiosi, ho voluto il museo negli ampi spazi liberi del convento esprimo le mie perplessità. Ho timore che il Museo d'Arte dello Splendore diventi un corpo estraneo al Santuario; ho timore anche che, di conseguenza, diventi un corpo estraneo alla nostra città. Dobbiamo lavorare perché ciò non avvenga; e pertanto mi permetto di suggerire che una delle tre grandi esposizioni temporanee che si prevedono annualmente, precisamente quella di primavera che coincide con la festa della Madonna dello Splendore sia dedicata all'arte cristiana che non può prescindere dalla Madre di Gesù. Sono tanti i temi di arte tardoantica, medioevale, moderna e contemporanea cui si può far riferimento con una presentazione ad alto livello senza cedere alla coreografia e alla oleografia superficiale. Al secondo pericolo si può ovviare con piccole manifestazioni ben preparate, riguardanti le radici della nostra storia locale e regionale. C'è bisogno di costituire un tessuto di rapporti familiari, amichevoli, professionali, di interessi comuni perché il museo sia fermento di cultura, di incontri e di amicizia.
Contemporaneamente alle opere culturali è sorta un'altra iniziativa, certamente in perfetta sintonia con il Santuario di Maria: la Mensa dei Poveri. Essa mi ricorda i lontani inizi degli anni Cinquanta, quando la portineria del convento era luogo di incontro con i poveri che chiedevano pane ed io ero l'incaricato di accoglierli, come ancor più mi ricorda gli inizi degli anni Sessanta quando, assieme alla mia grande sorella Antonietta Giraldi, volevamo impiantare ai piedi della Madonna la Piccola Opera Charitas ed eravamo in trattativa con i proprietari del terreno. Sennonché motivazioni e timori non ben definiti da parte dei superiori, ci distolsero da quel disegno. Però la presenza della Vergine Madre dello Splendore troneggia, umile e sorridente, su un tronco maestoso, all'ingresso della Piccola Opera Charitas a ricordare che la radice è lei, la Madre di Gesù, che accoglie chi entra e benedice chi esce.
Ora c'è questo timido ritorno al Santuario, una mensa, un guardaroba, un embrionale ambulatorio medico, soprattutto un gruppo di volontari fedelissimi alla diaconia dei poveri; e quì per amore di verità, non come recriminazione, ma come insistita preghiera, mi sento in dovere di ripresentare una grande possibilità che si era offerta (forse si offre ancora?) alla nostra diocesi e alla nostra città: la ristrutturazione dell'ex ospedale civile Maria Santissima dello Splendore per la quale è stata invitata, dalle autorità civili della Provincia, la Piccola Opera Charitas in vista del Giubileo Duemila. Superate le prime titubanze, a causa della grandiosità dell'impresa, con l'appoggio della maggioranza del Consiglio di Amministrazione della Piccola Opera Charitas, con la collaborazione dei tecnici e il benestare dell'Ente possessore, che è la USL di Teramo, abbiamo avanzata domanda agli organi competenti per accedere ai fondi stabiliti per il Giubileo Duemila. Sinceramente devo riconoscere di non avere avuto un grosso incoraggiamento o espressioni di solidarietà fraterna da parte dei fratelli e dei superiori del clero regolare e religioso; pertanto con la coscienza di aver fatto e di essere ancora disponibile a fare quanto è in potere della Piccola Opera Charitas, me ne rimango in pace. La struttura è ancora là in una posizione meravigliosa, grande e pericolante e quindi attende - prima che sia troppo tardi e magari non crolli danneggiando Santuario e Convento - che si intervenga con fondi del Giubileo Duemila o senza di essi.
A conclusione di questa memoria vorrei richiamarne il titolo: la Presenza di Maria nella nostra città sarà tanto più incisiva quanto più le nostre iniziative si ispireranno alla sua fede, alla sua dolcezza e al suo amore materno, particolarmente in quei settori vitali del Cristianesimo che si possono definire con la parola così profonda universale e inesauribile che esprime l'essenza stessa del Dio trinitario: l'amore personale per l'uomo che Dio ha rivelato nella persona di Gesù e ha personificato per così dire nella figura materna di Maria; e l'amore personale che il cristiano deve nutrire per il prossimo e particolarmente per il più bisognoso, ad imitazione del suo Signore.
Quei settori vitali sono espressi nel programma "Evangelizzazione e Testimonianza della Carità". La carità intesa nel suo ambito più ampio che comprende "accanto alla carità spirituale che offre il pane del Vangelo ed accanto a quella materiale che offre l'aiuto per il pane, il tetto e il lavoro, vi è la carità culturale, cioé l'attenzione amorevole ai fatti di cultura, ossia ai valori, significati, linguaggi, modi espressivi della nostra società e a loro collegamento con la trasmissione del messaggio cristiano" (Cardinale Martini).
Coltiveremo dunque nel nostro Santuario la carità spirituale, la carità intellettuale, la carità materiale, senza divisioni né fratture, anche se non è facile raggiungere quella perfetta sintonia che in Gesù e nella Madre sua hanno avuto il compimento sino alla fine.

La storia di Giulianova: La Giulianova moderna

Dopo secoli di vita cittadina entro il perimetro quattrocentesco, nella seconda metà dell’Ottocento, sotto una vivace spinta demografica e con il miglioramento dell’economia locale, si ha l’espansione extramuraria dell’abitato collinare, il cui principale nodo urbano è costituito dall’attuale Piazza della Libertà. Anche il sottostante litorale, fino all’Unità d’Italia sostanzialmente deserto, grazie all’entrata in funzione nel 1863 del tronco ferroviario Ancona-Pescara e quindi, nel 1884, della strada ferrata per Teramo, registra una sempre più vivace attività sia commerciale che industriale. È qui infatti che Luigi Crocetti crea nel 1888 una società, la prima in Abruzzo, per la costruzione di mattonelle e lavori in cemento, presto emulato da altri imprenditori. Grazie anche alla “scoperta” del turismo balneare, con la costruzione nel 1874 dello stabilimento balneare e la presenza dal 1896 di un frequentatissimo Ippodromo, l’abitato a valle si infittisce di nuove costruzioni estendendosi progressivamente nelle aree la Giulianova moderna adiacenti alla stazione. Ma la borgata “Marina”, nome della germinazione litoranea di Giulianova, pur condividendo strettamente le dinamiche di crescita comuni agli altri insediamenti costieri, tuttavia rispetto ad essi avrà caratteri distinti, mancando di produrre il ribaltamento delle gravitazioni. 

E difatti nel 1934, quando la frazione ormai ha superato per abitanti lo stesso capoluogo e da tempo costituisce l’epicentro dinamico trainante dell’intero territorio, si opterà per la fusione amministrativa tra l’abitato collinare, che allora come oggi conserva saldamente la sede municipale, con quello litoraneo, che perciò assume la nuova denominazione di Giulianova Spiaggia e dove nel 1936 la già solida vocazione balneare, rappresentata dall’imponente Kursaal realizzato nella parte inferiore nel 1913 come club marino e ultimato in stile liberty sedici anni dopo come albergo assai prestigioso, viene rafforzata dalla costruzione del lungomare monumentale

Nei decenni successivi al secondo dopoguerra, l’espansione urbana privilegia, seguendo uno schema a scacchiera, le aree litoranee meridionale e settentrionale e quindi quella valliva occidentale, non pregiudicando lo sviluppo armonico della città. Oggi, infatti, Giulianova, pur avendo una delle più alte densità demografiche della provincia, è tra i centri costieri abruzzesi a disporre del più alto coefficiente di zone verdi presentandosi nelle vesti di una elegante località, culturalmente assai vivace e apprezzata dai turisti per il finissimo arenile, per le sue dotazioni ma anche per le ricche testimonianze artistiche e monumentali.

Le bellezze dell'Abruzzo. Mare, monti, arte, gastronomia, folklore: è questa in sintesi, la realtà dell’Abruzzo; che, tra le spiagge dell’Adriatico e le nevi perenni del Gran Sasso d’Italia e della Maiella, può ancora offrire ai forestieri - oltre ad una moderna attrezzatura alberghiera e in campeggi e case private - una vacanza completa, ricca di continue scoperte. I quattro capoluoghi di provincia: L’Aquila, Chieti, Pescara, Teramo e numerose altre città, che in antico ebbero un ruolo determinante, custodiscono tesori d’arte e di storia, resti archeologi, musei, cattedrali, castelli, acquedotti, fontane, ecc., che testimoniano di una continua operosità sul mare, nei campi, sulle montagne. Dalle ceramiche di Castelli ai legni intagliati di dl Pretoro, dai liquori di Tocco Casauria agli orafi di Scanno e ai merletti di Pescocostanzo, è tuttora vivo in ogni angolo della regione un artigianato che spesso affonda le proprie radici addirittura nella preistoria. 

 
 
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