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Giulianova, mura, bastioni, porte, viabilità - La porta di San Francesco.

Giulianova > Le mura e i bastioni di Giulia

I nostri consigli... per le vostre vacanze.

 
Giulianova e l’entroterra del Teramano. Uliveti e vigne curati alla stregua di meravigliosi giardini, inconsueti percorsi a spasso tra borghi e paesini medievali dove immergersi nella cultura, nell’arte e nel folklore di questo “pezzo d’Abruzzo”. Sono le “Colline Teramane”. Un vero e proprio itinerario a cavallo tra mare e montagna dove a farla da padrone sono i colori caldi ed accoglienti delle nostre colline, le immagini ed il fascino dei mille “tesori” artistici da visitare: pievi, abbazie, chiese romaniche, monumenti e musei dal notevole valore storico e culturale. Ed infine i sapori più genuini della cucina teramana accompagnati dall’immancabile Montepulciano d’Abruzzo DOCG “Colline Teramane”, vino ormai celebre e rinomato in tutt’Italia e non solo.
 
GIULIANOVA. Le modifiche ottocentesche alla città acquaviviana: mura, bastioni, porte, viabilità
(Edizioni Banca di Teramo 2012)
di Ottavio Di Stanislao


V. La porta di San Francesco
Nel 1855 una nuova apertura fu creata ad ovest, nei pressi del bastione di sud-ovest, chiamato di San Francesco (figg. 18 e 19). La motivazione iniziale fu quella di favorire la ventilazione, soprattutto nel rione di San Francesco in un periodo in cui la città era afflitta da una epidemia di colera.
Circa un anno dopo il sindaco Livio De Dominicis rilevava come l'abbattimento delle mura era effettivamente servito ad arieggiare in modo più efficace quella parte dell'abitato, ma aveva creato un pericoloso dislivello di 22 palmi con il sottostante fossato «che pone in pericolo i ragazzi della contrada». Sin dal febbraio 1856 il decurionato aveva quindi deliberato di «mettersi a passaggio quella porta riempiendo il fossato», ma in giugno il sindaco tornava a ribadire l'urgenza di avere «la nuova porta per poter accedere in città colla ruota nella prossima costruzione della strada del corso, durante la quale quest'ultima strada dovrà rimanere chiusa fino alla consolidazione ...» (1).
Nell' ottobre 1857 il nuovo sindaco Filippo Massei comunicò all'intendente che erano stati completati i lavori di «colmamento di terra nel fossato che circonda le mura di quest'abitato sino alla porta detta di S. Francesco ...» e nello stesso tempo chiedeva che fossero approvati i lavori fatti nella omonima strada. Ma evidentemente tali lavori furono eseguiti superficialmente tanto che il primo eletto Gaetano De Bartolomei cosi scriveva il 7 ottobre 1858 all'intendente:
 
Per comodo d'una parte degli abitanti di questa città nel rione di S. Francesco, e per più agevole accesso delle vetture da oltre due anni venne fatta un apertura sul muro di cinta della medesima città dal lato verso ovest, e costrutto un breve tratto di strada mediante il colmamento d'una sezione del fossato ed il taglio di terra del suolo comunale rilevato; ma siccome detto tronco di strada, che dall'indicata apertura congiunge con altra strada rotabile non è stato mai regolarizzato nella superficie con l'inghiaiata, fossi di scolo e marciapiedi, ne' tempi piovosi sempre vi si è transitato con incomodo, ed al presente si è reso del tutto inaccessibile per la sua superficie fangosissima prodotta dalle molte piogge avvenute ... (2).
 
Tale apertura solo più tardi, alcuni anni dopo l'Unità, verrà chiamata "Porta Napoli". Il primo documento in cui ho rinvenuto tale nome è infatti una delibera consiliare del 12 dicembre 1863 in cui si concedeva a Rodrigo De Bartolomei un'area «... nel largo esistente fuori Porta Napoli dalla parte di occidente ...» (3). La trasformazione della zona in realtà avvenne diversi anni più tardi. Il 10 ottobre 1871 il consiglio dispose lo «sterro della nuova piazza fuori Porta Napoli», ma anche in questo caso all'atto deliberativo non seguì alcun provvedimento esecutivo. Infatti il 10 maggio 1878 il consiglio adottò la già citata delibera per la vendita del muro di cinta posto tra il palazzo comunale, come si è visto nell'ex convento di S. Francesco, e la casa di abitazione degli eredi Sbozza, a sud del torrione "il Bianco"; il ricavato doveva servire
 
alla livellazione e conformazione del pomerio esterno almeno fino alla linea del primo bastione C ...) La demolizione di detto muro di cinta importerebbe grandi vantaggi alla città perché si aprirebbe una nuova ventilazione, sia perché il pomerio interno riunito a quello esterno costituirebbe un'altra piazza verso ponente avendo per limite la linea dei nuovi caseggiati (4).
 
 
V. Note
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(1) A. S.T., Intendenza borbonica, b. 455/A, fasc. 39.
 
(2) Ibidem.
 
(3) A.S.T., Prefettura 11/7, serie II, Giulia, b. 3, fasc. 10.
 
(4) A.S.T., Prefettura II/9, serie II, Giulia, b. 2, fasc. 12.
 
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