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Cenni storici su Giulianova (Te) La paranza

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La paranza
di Sonia Aloisi
 
La paranza, dotata di un solo albero a vela latina, con fiocco e bompresso, è stata, dal 1700 fino agli anni ‘50 del XX secolo, La regina indiscussa delle barche da pesca del medio-adriatico. Il suo nome deriva da una voce napoletana “paro”, paio, che si riferisce alla navigazione in coppia adottata per trascinare la rete fissata a poppa di ciascuno scafo, in modo da strisciare sul fondo. Quelle di maggiore tonnellaggio raggiungono una lunghezza di 15 metri dall’asta di poppa a quella di prua, con il caratteristico albero in lance posto al centro dell’imbarcazione. Il timone, di robusto noce, lunghissimo, assicura buona manovrabilità. Dalla chiglia piatta per facilitarne l’approdo, le fiancate e la prua bene arrotondate, per opporre valida resistenza alle onde, le paranze venivano costruite da esperti maestri d’ascia e calafatai. Con il vento favorevole raggiunge una velocità di 12 miglia orarie ed è dotata di una sola rete da pesca, del peso di circa 180-200 kg con un’imboccatura conica di circa 6,50 - 7,00 metri. L’equipaggio è composto, oltre che dal “parò”, capo, da un mozzo (mere) e da circa 6-7 marinai durante l’inverno, 8-9 durante l’estate. Vengono imbarcati, in qualità di apprendisti, anche bambini di 7-10 anni, detti “minirilli”, piccoli, termine dialettale che allude alla loro giovanissima età, destinati all’analfabetismo e soggetti al potere assoluto del “parò”. L’età, il Coraggio e l’esperienza determinano i rapporti di subordinazione fra queste categorie di lavoratori, sottoposti al rigore ed alla ferrea legge di bordo che non è mitigata neppure dagli stretti legami di parentela esistenti fra i membri dell’equipaggio. Quando il mare era calmo, l’equipaggio si riuniva a poppa e consumava il pasto in allegria. Il “parò” offriva da bere al pescatore più anziano e, fra uno scherzo ed una barzelletta, cercava di mantenere alto il morale della “ciurma”. Al rientro dalla campagna di pesca, cominciava la parte più faticosa del lavoro per scaricare il pescato, selezionato per qualità e conservato in ghiacciaia, e per rifornire i natanti per la successiva partenza. Durante i periodi di sosta forzata, si eseguivano i lavori di manutenzione dello scafo, delle reti, del sartiame e delle vele, per assicurare un elevato grado di efficienza e sicurezza durante la stagione della pesca.
 
Articolo tratto da: Porto di Giulianova - Storia • pesca  • turismo - Associazione Culturale XXI Secolo / Documentazione fotografica di BRUNO ANDREANI, testi di SONIA ALOISI e realizzazioni artistiche di MIRIAM SALVALAI

La storia di Giulianova: La Giulianova moderna

Dopo secoli di vita cittadina entro il perimetro quattrocentesco, nella seconda metà dell’Ottocento, sotto una vivace spinta demografica e con il miglioramento dell’economia locale, si ha l’espansione extramuraria dell’abitato collinare, il cui principale nodo urbano è costituito dall’attuale Piazza della Libertà. Anche il sottostante litorale, fino all’Unità d’Italia sostanzialmente deserto, grazie all’entrata in funzione nel 1863 del tronco ferroviario Ancona-Pescara e quindi, nel 1884, della strada ferrata per Teramo, registra una sempre più vivace attività sia commerciale che industriale. È qui infatti che Luigi Crocetti crea nel 1888 una società, la prima in Abruzzo, per la costruzione di mattonelle e lavori in cemento, presto emulato da altri imprenditori. Grazie anche alla “scoperta” del turismo balneare, con la costruzione nel 1874 dello stabilimento balneare e la presenza dal 1896 di un frequentatissimo Ippodromo, l’abitato a valle si infittisce di nuove costruzioni estendendosi progressivamente nelle aree la Giulianova moderna adiacenti alla stazione. Ma la borgata “Marina”, nome della germinazione litoranea di Giulianova, pur condividendo strettamente le dinamiche di crescita comuni agli altri insediamenti costieri, tuttavia rispetto ad essi avrà caratteri distinti, mancando di produrre il ribaltamento delle gravitazioni. 

E difatti nel 1934, quando la frazione ormai ha superato per abitanti lo stesso capoluogo e da tempo costituisce l’epicentro dinamico trainante dell’intero territorio, si opterà per la fusione amministrativa tra l’abitato collinare, che allora come oggi conserva saldamente la sede municipale, con quello litoraneo, che perciò assume la nuova denominazione di Giulianova Spiaggia e dove nel 1936 la già solida vocazione balneare, rappresentata dall’imponente Kursaal realizzato nella parte inferiore nel 1913 come club marino e ultimato in stile liberty sedici anni dopo come albergo assai prestigioso, viene rafforzata dalla costruzione del lungomare monumentale

Nei decenni successivi al secondo dopoguerra, l’espansione urbana privilegia, seguendo uno schema a scacchiera, le aree litoranee meridionale e settentrionale e quindi quella valliva occidentale, non pregiudicando lo sviluppo armonico della città. Oggi, infatti, Giulianova, pur avendo una delle più alte densità demografiche della provincia, è tra i centri costieri abruzzesi a disporre del più alto coefficiente di zone verdi presentandosi nelle vesti di una elegante località, culturalmente assai vivace e apprezzata dai turisti per il finissimo arenile, per le sue dotazioni ma anche per le ricche testimonianze artistiche e monumentali.

Le bellezze dell'Abruzzo. Mare, monti, arte, gastronomia, folklore: è questa in sintesi, la realtà dell’Abruzzo; che, tra le spiagge dell’Adriatico e le nevi perenni del Gran Sasso d’Italia e della Maiella, può ancora offrire ai forestieri - oltre ad una moderna attrezzatura alberghiera e in campeggi e case private - una vacanza completa, ricca di continue scoperte. I quattro capoluoghi di provincia: L’Aquila, Chieti, Pescara, Teramo e numerose altre città, che in antico ebbero un ruolo determinante, custodiscono tesori d’arte e di storia, resti archeologi, musei, cattedrali, castelli, acquedotti, fontane, ecc., che testimoniano di una continua operosità sul mare, nei campi, sulle montagne. Dalle ceramiche di Castelli ai legni intagliati di dl Pretoro, dai liquori di Tocco Casauria agli orafi di Scanno e ai merletti di Pescocostanzo, è tuttora vivo in ogni angolo della regione un artigianato che spesso affonda le proprie radici addirittura nella preistoria. 

 
 
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