Cenni storici su Giulianova (Te) La lanterna blu di Giulianova - Abruzzo... una regione da vivere e... da scoprire.

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Cenni storici su Giulianova (Te) La lanterna blu di Giulianova

Giulianova > Cenni storici su Giulianova
 
 

La lanterna blu
di Cesare M. Conte        

Prima della guerra, fonte di reddito quasi esclusiva, per la popolazione, era la pesca, ancora a livello di “lancette” e “sciabiche”, di “nasse” e “pezzole”, con vendita diretta del prodotto; piccole attività artigianali (fabbri, falegnami, muratori, maniscalchi) e l’orticoltura consentivano di tirare avanti alla meno peggio.


La sciabica

E il turismo? Era l’attività “salvainverno”. I giuliesi della marina (li paparazzar’) cominciavano a marzo a ripulire la casa annerita dai fumi invernali, per meglio presentarla alla vista dei villeggianti, quasi esclusivamente teramani, che venivano a scegliere l’appartamento per l’estate.
Normalmente, venivano date in affitto una camera da letto e la cucina e l’uso del bagno, qualunque fosse il numero degli ospiti; i proprietari della casa (ma anche gli inquilini erano autorizzati a subaffittare) si adattavano a vivere per due mesi (tre, nei casi più fortunati) in una sola stanza o in uno stanzino, esterno alla casa, che, d’inverno, serviva per riparare le reti e la legna; oppure nelle soffitte sottotetto, abbondantemente cosparse di “zecchetti”, per isolare il solaio dal freddo.
Il sudato (non metaforicamente) ricavato di questi affitti consentiva di far provviste per l’inverno o di affrontare qualche spesa non prevista. In buona sostanza, “li paparazzar’ ” erano gli affittacamere dei teramani, che, a loro volta, quasi tutti insegnanti o impiegati, impegnavano la tredicesima per concedersi la vacanza al mare. Come si vede, tutto molto fatto in casa.
Dopo la guerra, non molto cambia nelle abitudini dei giuliesi e dei teramani. Fino alla fine degli anni quaranta, le lungaggini per il ripristino del porto, dovute alle difficoltà di recupero dei residuati bellici affondati in bacino, e la lentissima ricostruzione delle abitazioni distrutte dai bombardamenti, non consentono una rapida ripresa del turismo teramano, che si riavvia, con una certa consistenza, solo agli inizi degli anni ’50.
La Legge 646 del 10 agosto 1950, istitutiva della Cassa per il Mezzogiorno, che eroga fondi per la creazione di attività produttive, e l’avvenuta ricostruzione del porto (chi, tra quelli di una certa età, non ricorda il trenino a scartamento ridotto di Giraldi?) permettono, con l’acquisto di pescherecci di una certa stazza, l’inizio della pesca a livello industriale, con la creazione di attività indotte di una qualche importanza. Stranamente, i primi armatori non sono marinai, ma commercianti e proprietari terrieri di Giulianova e dintorni, cioè quelli che avevano soldi da investire.


Giulianova negli anni '60

La costruzione e l’entrata in funzione, in quegli stessi anni, dello zuccherificio SADAM contribuiscono a conferire alla marina un nuovo aspetto: quello di un paesotto avviato ad una moderata industrializzazione.

      
L'Hotel Riviera negli anni '60                           L'Hotel Europa negli anni '60

Poiché le procedure per la concessione dei fondi della Cassa devono necessariamente essere seguite a Roma, con l’appoggio di qualcuno ritenuto influente, o per tale spacciato, ecco spuntare i maneggioni politici, che fanno da intermediari (e non a titolo gratuito, anzi).
Naturalmente, si prospetta la necessità di invitare al mare il referente, con la famiglia al seguito, per poter poi approfittare della situazione e chiudere certi affari. Ecco, allora, la venuta dei “romani”, non del tutto ignoti, per la verità, ai “paparazzari”, già in dimestichezza con alcuni habituès delle nostre spiagge; non, però, così voraci.

      
Il Lido Venere negli anni '60                                Il Lido Caprice negli anni '60

La terrazza in tavolato della “Sirenetta” (allora ubicata dove fino a poco tempo fa sorgeva il “Green light”) o quella in mattonelle del Nautico non sono, però, abbastanza “in” per questo nuovo pubblico, abituato a ben altri locali.
Sorge, allora, nel giardino adiacente al Kursaal (già divenuto Hotel Lido & Parco), il primo locale estivo: “IL TRENINO DI SANTA FE”. E’ costituito di tre piccoli vagoni ferroviari, in legno compensato, molto colorati, adibiti a bar e disposti a lato di una minuscola pista, attorno alla quale sono sistemati alcuni tavolini con sedie ed una piccola costruzione coperta per l’orchestrina. Il tutto poco illuminato; ufficialmente, per discrezione; in realtà, per risparmiare sul costo della corrente.
E si balla? Ma certo! E si lamentano i vicini, per quelle quasi silenziose serate? Ma naturalmente (ricordiamo ancora le garbate proteste dei signori Tacchetti).
Anche quando, qualche anno dopo (intanto, il Trenino, dopo aver mutato nome in “Il Calipso fiorito”, è diventato “La Lanterna Blu”; Michele Casaccia gestisce anche l’Hotel Europa; Gino Tafà ha costruito il Riviera), si balla dappertutto, anche negli alberghi e negli stabilimenti balneari (“Caprice”, “Venere” e “Arlecchino”), il volume della musica non è mai molto alto; spesso, l’unico microfono (servito da una tromba GELOSO) è appannaggio esclusivo della o del cantante; un piccolo amplificatore è riservato alla chitarra elettrica, ma tenuto a livello bassissimo per non coprire gli altri strumenti.

        
Peppino Di Capri alla La lanterna blu               Miranda Martino alla La lanterna blu

Tutti amano ricordare le favolose serate con Mina, Arigliano, Jula De Palma, Nico Fidenco, Peppino di Capri e tanti altri alla Lanterna; nessuno ricorda, o vuole ricordare, che tutti i cantanti si esibivano accompagnati solo dal loro pianista; così come nessuno ricorda, o vuole ricordare, che il fantastico complessino “ 3 di pic-che” non aveva strumenti elettrici o elettronici.
Cesare M. Conte 

La storia di Giulianova: La Giulianova moderna

Dopo secoli di vita cittadina entro il perimetro quattrocentesco, nella seconda metà dell’Ottocento, sotto una vivace spinta demografica e con il miglioramento dell’economia locale, si ha l’espansione extramuraria dell’abitato collinare, il cui principale nodo urbano è costituito dall’attuale Piazza della Libertà. Anche il sottostante litorale, fino all’Unità d’Italia sostanzialmente deserto, grazie all’entrata in funzione nel 1863 del tronco ferroviario Ancona-Pescara e quindi, nel 1884, della strada ferrata per Teramo, registra una sempre più vivace attività sia commerciale che industriale. È qui infatti che Luigi Crocetti crea nel 1888 una società, la prima in Abruzzo, per la costruzione di mattonelle e lavori in cemento, presto emulato da altri imprenditori. Grazie anche alla “scoperta” del turismo balneare, con la costruzione nel 1874 dello stabilimento balneare e la presenza dal 1896 di un frequentatissimo Ippodromo, l’abitato a valle si infittisce di nuove costruzioni estendendosi progressivamente nelle aree la Giulianova moderna adiacenti alla stazione. Ma la borgata “Marina”, nome della germinazione litoranea di Giulianova, pur condividendo strettamente le dinamiche di crescita comuni agli altri insediamenti costieri, tuttavia rispetto ad essi avrà caratteri distinti, mancando di produrre il ribaltamento delle gravitazioni. 

E difatti nel 1934, quando la frazione ormai ha superato per abitanti lo stesso capoluogo e da tempo costituisce l’epicentro dinamico trainante dell’intero territorio, si opterà per la fusione amministrativa tra l’abitato collinare, che allora come oggi conserva saldamente la sede municipale, con quello litoraneo, che perciò assume la nuova denominazione di Giulianova Spiaggia e dove nel 1936 la già solida vocazione balneare, rappresentata dall’imponente Kursaal realizzato nella parte inferiore nel 1913 come club marino e ultimato in stile liberty sedici anni dopo come albergo assai prestigioso, viene rafforzata dalla costruzione del lungomare monumentale

Nei decenni successivi al secondo dopoguerra, l’espansione urbana privilegia, seguendo uno schema a scacchiera, le aree litoranee meridionale e settentrionale e quindi quella valliva occidentale, non pregiudicando lo sviluppo armonico della città. Oggi, infatti, Giulianova, pur avendo una delle più alte densità demografiche della provincia, è tra i centri costieri abruzzesi a disporre del più alto coefficiente di zone verdi presentandosi nelle vesti di una elegante località, culturalmente assai vivace e apprezzata dai turisti per il finissimo arenile, per le sue dotazioni ma anche per le ricche testimonianze artistiche e monumentali.

Le bellezze dell'Abruzzo. Mare, monti, arte, gastronomia, folklore: è questa in sintesi, la realtà dell’Abruzzo; che, tra le spiagge dell’Adriatico e le nevi perenni del Gran Sasso d’Italia e della Maiella, può ancora offrire ai forestieri - oltre ad una moderna attrezzatura alberghiera e in campeggi e case private - una vacanza completa, ricca di continue scoperte. I quattro capoluoghi di provincia: L’Aquila, Chieti, Pescara, Teramo e numerose altre città, che in antico ebbero un ruolo determinante, custodiscono tesori d’arte e di storia, resti archeologi, musei, cattedrali, castelli, acquedotti, fontane, ecc., che testimoniano di una continua operosità sul mare, nei campi, sulle montagne. Dalle ceramiche di Castelli ai legni intagliati di dl Pretoro, dai liquori di Tocco Casauria agli orafi di Scanno e ai merletti di Pescocostanzo, è tuttora vivo in ogni angolo della regione un artigianato che spesso affonda le proprie radici addirittura nella preistoria. 

 
 
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