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La Chiesa di Santa Maria a Mare a Giulianova

Giulianova > Le Chiese

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La chiesa di Santa Maria a Mare è un edificio religioso che si trova a Giulianova, in provincia di Teramo. La chiesa di Santa Maria a Mare (o dell'Annunziata) si trova lungo la costa di Giulianova, sul luogo dell'antica città romana di Castrum Novum che successivamente divenne nel medioevo la città di San Flaviano, distrutta dalla battaglia del Tordino del 1460. La data di fondazione della chiesa non è nota, ma le testimonianze più antiche risalgono al XII secolo. È probabile che sia stata costruita prima dell’XI secolo e riedificata nel 1156 per mano del vescovo Guido, in segno di riconoscenza verso la città per averlo ospitato durante la guerra contro i normanni di Roberto III di Loritello. La chiesa, in stile romanico in laterizio, è stata restaurata tra il 1964 e il 1968 per ripristinare l’aspetto duecentesco, che prevedeva tre navate terminate da tre absidi semicircolari e separate da grosse colonne circolari in mattoni. Nel XIV secolo le absidi sono state sostituite da una parete, mentre le navate sono rimaste in due a causa di crolli che la chiesa ha subito. Il campanile romanico è stato sostituito dall’attuale a vela con due campane sovrapposte. Il portale risale all'inizio del XIV secolo ed è attribuito alla scuola di Raimondo di Poggio, autore della cattedrale di Atri e della chiesa di San Francesco a Città Sant'Angelo. L'interno della chiesa è in laterizio, con l'altare al centro della navata di destra. Dal fondo della navata di destra si accede alla camera di San Gabriele dell’Addolorata, che fece tappa nella chiesa nel Luglio 1859 tornando da Pieve Torina, dove aveva compiuto gli studi filosofici, per compiere gli studi teologici in Abruzzo.
 

Le Chiese a Giulianova: Santa Maria a Mare (dell'Annunziata)


Chiesa Santa Maria a Mare (via dell’Annunziata), di Donato Marcone


Chiesa di antichissima origine, forse anteriore al XII secolo, in stile romanico, con un bellissimo portale duecentesco, capitelli decorati a gigli e diciotto quadretti di ispirazione cristiana. E’ monumento nazionale.
Ubicazione della Chiesa. Localmente conosciuta come Chiesa dell'«Annunziata», appellativo che ha dato il nome alla parrocchia e al quartiere sud-orientale di Giulianova sviluppatosi attorno ad essa, la Chiesa di Santa Maria a Mare si trova nelle vicinanze dell'innesto della Nazionale per Teramo con la Strada Statale Adriatica, precisamente in via dell'Annunziata, a nord-est del cavalcavia della linea ferroviaria.

Storia, dimensioni e portale della Chiesa. Ritenuta «l'unico avanzo dell'antico Castrum Novum, facente parte del suburbio di San Flaviano soggetto al vescovado aprutino», è stata: costruita anteriormente al Mille, riedificata nel XII secolo, ampliata agli inizi del XIV secolo, ristretta di una navata sul finire del XIV secolo, modificata nei secoli successivi, danneggiata dai bombardamenti dell'ultima guerra, restaurata nella seconda metà del XX secolo.
Lunga circa 32 metri e larga 14, ha la facciata in mattoni orizzontali adorna di: di un piccolo campanile a vela con due campane sovrapposte; di 16 archetti pensili; di un elegante portale dell'inizio del XIV secolo attribuito a Raimondo Di Podio, l'autore dei portali della cattedrale di Atri e della chiesa di San Francesco di Città Sant'Angelo.

Elementi decorativi del portale della Chiesa. Tra gli elementi decorativi più caratterizzanti di questo portale troviamo: il timpano, chiuso da una liscia cornice che forma tre nodi rotondi agli angoli; i due leoni accovacciati sulle basamenti posti sopra i capitelli delle colonne esterne; l'architrave in marmo non è decorato; la lunetta, in cui risalta la scultura raffigurante la Madonna seduta che reclina il capo verso Gesù Bambino che tiene affettuosamente in braccio; l'archivolto "composto da quattro archi concentrici, tutti decorati con motivi floreali, foglie, animali e volti umani"; le 18 piastrelle quadrate di 26 centimetri di lato situate sotto l'arco principale e raffiguranti a rilievo i seguenti soggetti: 1. Un uomo che mostra i propri genitali – 2. Un guerriero a cavallo che calpesta un serpente – 3. Una testa scoperta – 4. Un busto col capo coperto da berretto lavorato – 5. Una stella – 6. Un uomo che alimenta un piccione – 7. Una rosa semplice – 8. Un uomo che cavalca un ippogrifo – 9. Un mezzo busto a capo scoperto – 10. Una donna partoriente e una piccola testa – 11. Un mezzo busto con capo coperto da elmo – 12. Un cavallo – 13. Una coppia di sposi aggredita nel letto nuziale – 14. Un ippogrifo senza cavaliere – 15. Una rosa doppia – 16. Una ghirlanda – 17. Due viaggiatori che si dissetano – 18. Un uomo curvo sotto il peso di un orcio.

Interno della Chiesa. L'interno della chiesa è diviso in due navate separate da arconi sostenuti da "slanciate colonne laterizie" sormontate da "schiacciati capitelli lapidei senza decorazioni". Dette colonne, sempre per quanto riguarda l'interno, rappresentano gli unici resti dell'edificio del XII secolo che, come già accennato, era costituito da tre navate terminanti in altrettanti absidi semicircolari.

La Chiesa di Santa Maria a Mare nel quartiere Annunziata. La Chiesa di Santa Maria a Mare, già detta dell’Annunziata, sorge nella zona dell’antico Castrum Novum, poi trasformato in Castel S. Flaviano, dalla cui popolazione nel 1470 ebbe origine la città di Giulianova. L’attuale edificio, che si trova alla confluenza della S.S.80 con la S.S.16, in corrispondenza dell’ingresso meridionale a Giulianova Lido, risale al XII secolo e fu realizzato sui resti di un edificio di culto preesistente, come lascia intendere il ritrovamento di resti di una struttura absidata al di sotto della navata sinistra; precisamente, alcuni studiosi fanno risalire la costruzione all’anno 1108, altri al 1120. All’inizio del XIV secolo la costruzione fu ampliata e portata a tre navate, tutte concluse da absidi semicircolari; verso la fine dello stesso secolo, forse a seguito di crolli, le tre absidi furono eliminate e le navate divennero due, separate da colonne in laterizio sormontate da capitelli sostenenti arcate a tutto sesto. In occasione di queste importanti opere di restauro la chiesa fu dotata di un bellissimo e caratteristico portale, sul cui frontone, subito sotto l’arco principale, trovano posto, tra l’altro, 18 formelle quadrate di pietra finemente incise attribuite da molti al Maestro Raimondo Di Poggio (o di Podio), che rappresentano figure, allegorie e simboli di non univoca interpretazione. Nella lunetta campeggia una scultura che raffigura la Madonna seduta che guarda affettuosamente Gesù Bambino tra le sue braccia. Sui capitelli al di sopra delle colonne esterne sono accovacciati due leoni. La chiesa è stata oggetto di numerosi restauri, oltre quelli già citati; in occasione di quello a cavallo del 1850, alla parte orientale dell’edificio fu accorpato un convento tenuto dai Padri Passionisti e qui San Gabriele dell’Addolorata, al secolo Francesco Possenti, come ricorda una targa apposta all’interno della chiesa, trascorse la notte dell’8 luglio 1859, durante il suo viaggio da Torre San Patrizio (Ap) ad Isola del Gran Sasso (Te). Un altro importante restauro avvenne dopo la seconda Guerra Mondiale, per riparare i cospicui danni patiti dalla struttura a causa dei bombardamenti. Eretta la Parrocchia della Beata Maria Vergine Annunziata il 25 marzo 1960, negli anni immediatamente successivi sulla chiesa furono effettuati lavori tesi al consolidamento della struttura, al preservamento dei resti di architettura romanica ancora presenti ed all’eliminazione di quanto non in linea con lo stile della chiesa. Infine, verso la fine del secolo scorso sono iniziati lavori attinenti al rifacimento del tetto in legno lamellare ed al restauro della facciata; detti lavori sono stati ultimati nel 2006. Oggi la chiesa, che conserva per fortuna intatto il portale, si presenta in mattoni a faccia vista, con copertura a capanna da cui svetta un alto campanile a vela, in sostituzione del vecchio campanile romanico di cui si intravedono i resti; in esso trovano posto due campane sovrapposte. L’interno mantiene intatte le suggestioni dell’edificio medievale, anche se, con lo spostamento a latere del presbiterio dopo l’ultimo intervento, il senso delle navate risulta di fatto snaturato.
Le chiese a Giulianova: il Duomo di San Flaviano, in cartolina e foto.
La Chiesa di Santa Maria a Mare. La chiesa medievale di Santa Maria a Mare è il vero gioiello artistico di Giulianova e si trova nei pressi del cavalcavia che costituisce l’accesso alla città da sud, o da Teramo. Tutta in mattoni, con un bel campanile a vela, venne costruita prima dell’anno Mille in una posizione insolita, sulla piana tra la costa e la collina lontano dal centro abitato dell’antica Castel San Flaviano, la Giulianova dell’epoca. Si pensa fosse collegata ad un punto di sosta per i viandanti che dall’interno si recavano sul mare per cercare imbarchi. Fu modificata più volte, di sicuro attorno al XII secolo, e alla fine del 1200 il vescovo affidò la realizzazione di un nuovo portale a una bottega di scalpellini, forte evidentemente di qualche bravo maestro a giudicare dal risultato. Alcuni hanno immaginato che qui avesse lavorato Raimondo del Podio, mastro scalpellino ed architetto divenuto famoso perché autore dei portali della cattedrale di Atri, ma è una ipotesi tanto suggestiva quanto poco fondata sui fatti. Al contrario, probabilmente la bottega scalpellina di Giulianova costruì poi il portale della chiesa di Colle Romano a Penne, e qui le somiglianze stilistiche sono evidenti. Santa Maria a Mare colpisce il visitatore per il suo portale, nella cui pietra sono cesellati una bellissima Madonna con Bambino contornata da animali, figure e oggetti dal significato simbolico: si distinguono infatti un’aquila ed un falco, una salamandra, una colomba, un essere mostruoso. Due leoni guardano maestosi il visitatore dai due lati del portale, uno con un libro, l’altro in lotta con un serpente. Osservando il sottoarco giunge la sorpresa: si scoprono infatti le 18 formelle di pietra che recano scolpite figure enigmatiche, volti e simboli. Difficile dire cosa narrino; di certo una storia scritta per segni, un percorso che si snoda attraverso simboli antichi, forse una rappresentazione delle fasi dello zodiaco, delle stagioni e dell’alternarsi tra la notte e il giorno con il percorso del sole tra aurora, alba, luce, tramonto, crepuscolo e buio. Tra esse alcune colpiscono la fantasia più di altre. Un uomo mostra le parti intime: una decorazione simile si segnala sul portale del duomo di Parma, opera del maestro Benedetto Antelami. Potrebbe simboleggiare l’inizio di un nuovo ciclo. Una piastrella raffigura un guerriero a cavallo calpesta il drago: raffigurazione classica di San Giorgio o dell’arcangelo Michele. Il cavaliere è spesso usato come simbolo dell’uomo teso verso grandi sfide e grandi ideali, qui forse a identificare la forza della primavera. Un re che nutre delle colombe: collocata dopo alcune teste umane e una doppia stella a 12 punte, potrebbe rappresentare il possessore di conoscenza che dona il proprio sapere e quindi la vita stessa; forse uní allegoria dell’estate. Un uomo cavalca un drago: pur se mancante di una sezione inferiore che poteva contenere una raffigurazione del mare, la formella dovrebbe rappresentare il passaggio metaforico dal buio alla luce. Un giovane che ride su una maschera: segue la figura del giovane, forse un eroe. Da alcuni ritenuto una raffigurazione oscena: potrebbe trattarsi di un giovane i cui attributi maschili siano stati cancellati dagli agenti atmosferici. Il che lascerebbe pensare si tratti di una raffigurazione scaramantica come se ne trovano anche in altre chiese, e non solo abruzzesi. Viso con cappello e lunghi capelli: molto probabilmente il dio Hermes, del quale si hanno rappresentazioni classiche con cappello e lunga chioma. Come tale egli rappresenta la capacità di mediazione. Qui la formella conclude la serie dedicata all’allegoria dell’estate. Un cavallo: raffigurato con un lungo collo, senza cavaliere, finimenti e briglie, esso richiama la forza degli antichi cavalli della mitologia greca e romana. Qui potrebbe simboleggiare l’inizio dell’autunno, che richiama antichi usi romani che prevedevano il sacrificio di un cavallo compiuto, in vista della imminente semina, per propiziare il futuro raccolto. Due amanti dietro un paravento ed un vecchio che li osserva: per alcuni si tratta di un atto di adulterio tra la donna ed il suo giovane amante, scoperto dal vecchio marito che impugna un coltello. Per altri è invece l’allegoria di un trio composto dalla regina, dal vecchio re e dall’amante, che altri non sarebbe se non il re da giovane. Seguono poi un grifone alato, animale di fantasia che raffigura il contrasto tra la natura umana e quella divina, una rosa dei venti, simbolo principe della cultura alchemica medievale, e una corona. I pellegrini: intesi come figurazione della condizione terrena dell’uomo, con forti riferimenti ai riti di iniziazione ai quali la formella si richiama per la presenza di un maestro che offre all’altro l’acqua, simbolo della conoscenza. L’acquario chiude infine il percorso simbolico di questo ciclo solare o stagionale iniziato con l’Ariete. L’acquario chiude infine il percorso simbolico di questo ciclo solare o stagionale iniziato con l’Ariete.
la chiesa di santa maria a mare di Giulianova è un autentico gioiello di architettura. situata a prima vista in un luogo insolito (bivio bellocchio, in realtà molto vicino all'antico nucleo originario castrum novum), la chiesetta in romanico lombardo concentra bellezza, sobrietà e mistero. esposta a trecentosessanta gradi alla luce del sole, brilla nei suoi mattoncini giallo-rossi che ne costituiscono l'edificio. vi si accede attraverso una stradella in discesa, poi davanti il magnifico portale trecentesco che testimonia con le sue mattonelle il passaggio dei tempari. il suo interno ospita la ricostruzione della cella che ospitò san gabriele dell'addolorata, in viaggio verso isola del gran sasso (te). Chiesa in stile romanico con un magnifico portale, sormontato dalla piccola scultura di una Madonna col Bambino. L'interno, che mi dicono recentemente rifatto,non mi è piaciuto; non si riesce ad interpretare bene, con l'altare da un lato ed il leggio per le letture sul fronte, davanti ai banchi di preghiera. La Chiesa di Santa Maria a Mare è una delle più antiche chiese cattoliche di Giulianova, situata nella zona che fu prima colonizzata dai romani (Castrum Novum), e poi nella frazione medievale di Castel San Flaviano. Elevata probabilmente in epoca altomedievale, tra X e XI secolo, si caratterizza per una struttura in pietra viva molto semplice, ricostruita dopo un grave bombardamento della Seconda guerra mondiale, e interamente appoggiata su decorazioni strutturato, come il ricco portale sulla facciata, quest'ultima "allungata" dalla presenza della cella campanaria, a monofora con arco a tutto sesto. La chiesa, modificata più volte nei secoli precedenti, ricevette nel 1859 la visita di Francesco Possenti, che sarebbe poi stato elevato agli onori degli altari come San Gabriele dell'Addolorata. La chiesa di Santa Maria a Mare è nella zona costiera dell’antica Castrum Novum, storico toponimo di Giulianova. Unione fra l’Appennino abruzzese e il litorale Adriatico. Lido dominato dai bizantini nell’alto Medioevo, quando fu Castel San Flaviano. Oggetto di utopie urbanistiche nell’Umanesimo. Gravemente colpita dai bombardamenti bellici, Giulianova è rinata in epoca moderna come meta di turismo balneare. La chiesa romanica di Santa Maria a mare, detta popolarmente dell'Annunziata, è l'ultima testimonianza rimasta in piedi, nonostante i bombardamenti dell'ultima guerra, dell'antica Giulianova medievale, Castel San Flaviano (prima Castrum Novum Piceni), distrutta dalla battaglia del Tordino nel 1460. Sorta su preesistenze preromane, vanta origini risalenti al X secolo, forse una grancia benedettina farfense e luogo di sosta per i soldati in partenza per la terra santa dal vicino porto. L'aspetto odierno, dopo gli interventi degli anni Sessanta del Novecento, è quello dell'edificio del XIII secolo. Interamente in cotto, la facciata con campanile a vela è a capanna e movimentata sulla sommità da archetti pensili. Il grandioso portale in marmo, travertino e porfido, ricco di interessanti rilievi e sculture, è opera di Raimondo del Podio, caposcuola atriano del Trecento. L'interno, più volte danneggiato e rimaneggiato, si presenta a due navate separate da pilastri poliformi e capitelli in cotto e pietra e archi a tutto sesto. Sulla parete sinistra sono ancora visibili arcate poi tamponate che indicano l'antico impianto a tre navate con absidi finali.
Chiesa di Santa Maria a Mare a Giulianova, nel quartiere Annunziata. La chiesa di Santa Maria a Mare si trova nella zona costiera dell’antica Castrum Novum, storico toponimo di Giulianova (Te). Approdo importante per coloro che dal cuore dell’Appennino abruzzese andavano verso il litorale Adriatico e per chi effettuava il percorso inverso. Lido dominato dai bizantini nell’alto Medioevo, quando prese il nome di Castel San Flaviano. Nel fervente Umanesimo la cittadina divenne occasione per utopici progetti urbanistici. Gravemente colpita dai bombardamenti bellici, Giulianova è rinata in epoca moderna come meta di turismo balneare, in cui godere le tradizioni i sapori tipici della riviera abruzzese. Anche se il monumento non domina più isolato e solitario sulla costa, invasa oramai dal nuovo nucleo urbano, migliaia di persone continuano a fermarsi per ammirare le sue romaniche forme. Col naso all’insù e lo sguardo rivolto verso l’alto, ci si ferma ad osservare stupiti la ricca scultura del portale. Impossibile non restare rapiti dalla bellezza e incuriositi dal fascino misterico delle sue raffigurazioni. I maestri lapicidi che lavorarono a quest’opera lo fecero con una tale perizia da rendere alla dura pietra bianca un’impressione di morbidezza tale da sembrare quasi spuma di zucchero. Fiori, petali, foglie e rami formano rigogliosi cespugli di girali tra i quali si nasconde una moltitudine di figurette. Nelle formelle quadrate del sottarco si dispiega la misteriosa teoria d’immagini, ispirate al fantastico repertorio dei bestiari medievali. Rappresentazioni ambigue, burlesche ed arcane. Uomini che cavalcano dragoni alati o mordono la zampa di una rana, grifi, cavalieri, amanti e figure di storpi, busti di personaggi dall’ignota identità, figure di uomini in pose a metà tra lo strambo e l’osceno. In ogni raffigurazione è racchiuso un significato simbolico, certamente ben noto agli uomini del Medioevo, ma per noi contemporanei spesso indecifrabile. Repertorio immaginario ed immaginifico, pieno di allusioni e doppi sensi, carico di presagi e moniti d’ogni tipo. Forse un calendario, o solo una serie di rappresentazioni fantastiche, con valori apotropaici, significati esoterici o riferimenti generici al peccato e alla rigenerazione da esso. Vi sono scene e personaggi riferibili al giorno in contrapposizione alla notte, ai pianeti, alle stelle, alle novelle, alle feste e altre notizie, rivolte con inquietante bizzarria ai fedeli, agricoltori e naviganti. La facciata dell’edificio mostra una strana incoerenza delle parti. Il varco d’ingresso è fuori asse rispetto al vertice della terminazione a capanna. Gli spioventi non hanno la stessa lunghezza, perché quello a destra è interrotto dal campanile. Quest’ultimo è piatto a vela monoforata, mentre in un edificio romanico ci si sarebbe aspettati di trovare una torretta quadrangolare, magari con bifore. Molte di queste apparenti anomalie sono il risultato di adeguamenti e trasformazioni eseguiti in varie epoche. Come di consueto nel patrimonio artistico medievale di questa regione, ci troviamo di fronte ai caratteri di quello che può definirsi un monumento-palinsesto. Si tratta di un’opera architettonica che custodisce in ogni parte una traccia della sua lunga storia, con cui ci narra le vicende attraversate nei secoli fino a giungere allo stato attuale. L’edificio, forse realizzato per la prima volta nel corso dell’XI secolo, ha subito una lunga serie d’interventi. A partire dal XII secolo, fino alle manutenzioni più recenti, distruzioni, ricostruzioni, demolizioni, ripristini e restauri, hanno trasformato buona parte dell’aspetto originario di questo splendido Tesoro d’Abruzzo. L’interno si presenta persino più anomalo di tutto il resto. L’ambiente è scandito da una mezza navata centrale e da una navatella laterale. Qui le panche per i fedeli sono rivolte verso il lato lungo dell’edificio, in una sistemazione certamente inconsueta rispetto al modello tradizionale. L’altare è situato a metà della parete lunga a destra. Così la disposizione, nel suo insieme, arreca un certo stupore al visitatore abitudinario di chiese cristiane romaniche. Si suppone che l’interno fosse in origine ad aula unica e che sia stato alterato nel corso del tempo, fino all’attuale disposizione. A lungo lasciata in pessime condizioni, il Bindi indignato ci riferisce che la chiesa nel 1840 rischiò addirittura di essere demolita. Devastata dai bombardamenti bellici a metà del secolo scorso, è rimasta per molto tempo in un grave stato di abbandono, come rivelano i documenti grafici presenti nella Storia dell’Architettura in Abruzzo, scritta nel 1927 da Ignazio Carlo Gavini, e nei testi più recenti di Mario Moretti: Architettura medioevale in Abruzzo e Restauri d’Abruzzo, scritti nel 1971 e nel 1972. Nel corso della seconda metà del ‘900 iniziative di restauro, non sempre condivise, hanno quantomeno scongiurato la perdita definitiva di un altro straordinario capitolo dell’architettura medievale abruzzese. V’invitiamo a visitare Santa Maria a Mare, fermandovi ad osservare con attenzione ogni sua parte, e lasciandovi catturare dal repertorio ornamentale. Indagate quelle immagini che svelano e celano allo stesso tempo un passato ancora tutto da capire e da scoprire. Lasciatevi andare al gioco della ricerca del granchio, del geco o della mascherina nascosta tra gli intrecci dei fogliami scolpiti. Provate a cercarli e vi perderete così tra intricati grovigli vegetali, in cui da secoli si ostenta fiera l’eccellenza dei maestri scultori abruzzesi. Scovate certi “improbabili” particolari e fermate tra le vostre foto, tra i disegni o solo nella vostra mente qualcuna di quelle raffigurazioni. L’impressione di quelle immagini sarà tale che non vi servirà annotare il nome del luogo, perché tanto quella “visione”, come era nel Medioevo, possiede in sé la “magia” di ricordarvelo per sempre.

Giulianova turistica. Ammirevole e splendente città di mare, si estende lungo la fascia costiera del Medio Adriatico per circa 5 km di spiaggia e ogni anno risorge tra il fiume Tordino e il Salinello sempre più energica e scintillante per accogliere con ancora più onore e impegno di tantissimi turisti che visitano Giulianova e il suo territorio. Da non perdere il centro storico di Giulianova Alta.

Venirci a trovare è davvero semplice. Giulianova è nel bel mezzo d’Italia, a Nord di un Abruzzo costiero dalle innumerevoli risorse turistiche e ambientali. Giulianova si raggiunge via Autostrada A14 - uscita Giulianova, oppure in treno con la comoda stazione ferroviaria, o ancora in aereo atterrando nel moderno Aeroporto d’Abruzzo di Pescara, Giulianova è distante solo 50 chilometri.

 
 
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