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La Cappella gentilizia della famiglia Dè Bartolomei a Giulianova

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Le Chiese a Giulianova: La cappella gentilizia dei De' Bartolomei


La Cappella gentilizia della famiglia De' Bartolomei - Piazza della Libertà
Sul lato sud di Piazza della Libertà, a Giulianova Paese, sorge una elegante cappella gentilizia della famiglie dei De' Bartolomei, eseguita su disegno del compianto architetto Lupi di Teramo. Dopo uno stretto vestibolo si accede nella piccola aula coperta da una cupola che termina con una bassa lanterna. Dietro l’altare sono ancora presenti alcuni gradini dell’antico accesso posteriore della cappella.
Questo monumento fu fatto edificare dall’ingegner Gaetano de’ Bartolomei per onorare la memoria dello zio Angelo Antonio Cosimo dé Bartolomei, archeologo, poeta, storico, economista. L’interno è impreziosito da tre bellissime opere in marmo, realizzate dal grande artista giuliese Raffaello Pagliaccetti: due a sinistra e a destra del vestibolo e una nella parete est dell’aula centrale. Quest’ultima, realizzata intorno al 1868, è una delle prime opere in marmo del Pagliaccetti, ed è ricca di superbi altorilievi. Tre di questi rappresentano i geni della storia, dell’archeologia e della poesia, che, con fiaccole spente in mano, mostrano tanta mestizia e tanto dolore. Sono presenti fiori simbolici, papaveri, spighe, lauro e mortelle. Il monumento è coronato da un mezzo busto del de’ Bartolomei, dal quale sembra traspaiano i sentimenti dell’illustre estinto, la forza del suo carattere, l’espressione dei suoi occhi e del suo volto. Sulla parete leggiamo:

ALLA CARA MEMORIA
Dl ANGELO ANTONIO COSIMO DE BARTOLOMEI
DELLE ISTORIE ED ANTICHITÀ PATRIE
DILIGENTE CULTORE
SCRITTORE E POETA GENTILE
NATO IL MDCCLXXXVII
MORTO IL XXVI NOV. MDCCCLXVII
IL NIPOTE GAETANO DE BARTOLOMEI
AFFETTUOSO, RICONOSCENTE P.


Come abbiamo accennato sopra, a sinistra del vestibolo troviamo il monumento dedicato alla memoria di Giovanni de’ Bartolomei, padre di Gaetano ed a destra quello dedicato a Luigi de’ Bartolomei, fratello minore di Gaetano, aiutante maggiore della guardia nazionale, giovane di grandi speranze, scomparso a soli 25 anni.
Nella lapide di Giovanni leggiamo la seguente dedica:

A TE GIOVANNI DE BARTOLOMEI
GENITORE VIRTUOSO E CARO
VISSUTO SEDICI LUSTRI FINO AL 1869
NOSTRO AMORE IN VITA
SOSPIRO E DESIDERIO OLTRE LA TOMBA
QUESTO MARMO
GAETANO, RACHELE, ELISA TUOI FIGLI
DEDICANO
ANNO MDCCCLXXXV

Nella lapide dedicata a Luigi, la cui immagine è ricordata da un altorilievo in marmo statuario di Carrara, leggiamo:

A LUIGI DE BARTOLOMEI
DA GIULIANOVA
AIUTANTE MAGGIORE DELLA MILIZIA NAZIONALE
DI FORTE ANIMO, D’INGEGNO FELICE
CHE PER AMORE DELLA PATRIA RISORTA
SI FE SEVERO A’ SUOI A SE STESSO
VEGLIÒ INDEFESSO A’ MILITARI UFFICI
DELLA TERRA NATALE CURA ED AMORE
A DÌ XX OTTOBRE 1864
GIOVANE QUILUSTRE MANCÒ DI VITA
GAETANO FRATELLO
POSE E DEDICÒ LAGRIMANDO
AL GERMANO INCOMPARABILE


 ▪  Tratto da Giulianova - Storia - Arte - Cultura - Economia Turismo di Pasquale Rasicci.

Le opere della Cappella De’ Bartolomei
 
La cappella che sorge a Giulianova nella ottocentesca piazza della Libertà, fu edificata dall’ingegnere Gaetano De’ Bartolomei grande amico e mecenate dello scultore. Nel 1868 la cappella era ancora in fase di ideazione, tant’è che lo scultore scriveva l’11 novembre 1868 da Firenze la seguente lettera al De’ Bartolomei:

«Mio caro D. Gaetano, eccovi il bozzettino di una chiesola, con porta e finestra di stile cinquecentista, terrazza ballatoio e pianta, ove vedrete in fondo la scala di una sola rambata. A me molto piacerebbe che la chiesa venisse di tre piccole navate, gettando due archi per ogni lato, piantando i pilastri poco discosti dal muro, e così si avrebbe comoda la navatina di mezzo, e le due laterali servirebbero per i monumenti, ai quali farebbero garanzia ringhiere di ferro fissate da un pilastro all’altro, come vedrete accennato con puntini sulla piccola pianta. Son certo che non trascurerete di sviluppare detto bozzetto come vi preferisce il vostro ingegno, e gettare quindi le fondamenta sulla linea Marcozzi, come mi assicurate dover esser quello il posto, ch’è il più conveniente, sia per la luce che per la comodità e decorazione […]».

Questa lettera dell’artista testimonia, dunque, che in quell’anno il De’ Bartolemei ipotizzava la costruzione della cappella gentilizia. Successivamente la progettazione fu affidata all’architetto teramano Lupi che si ispirò alla precedente ideazione del Pagliaccetti solo per quanto attiene alla facciata. «Essa ha forma rotonda sormontata da cupolino diviso in quattro riquadrature» Bindi (1916), «L’egregio ingegnere GAETANO DE BARTOLOMEI, che è tra i più bravi cittadini Abruzzesi, sommamente benemerito della patria sua per la larga protezione che accorda alle lettere e alle arti, volendo onorare la memoria del compianto e chiaro zio ANGELO ANTONIO COSIMO, commise al Pagliaccetti l’incarico di eseguire in marmo un monumento sepolcrale, che stesse testimonio della sua pietà e del suo riverente affetto verso il caro ed illustre congiunto.
E’ questa un’opera d’arte davvero insigne, e per i superbi bassorilievi rappresentanti i tre Genii della Storia, della Archeologia e della Poesia, scolpiti sul davanti, i quali con le fiaccole spente mostrano nel volto e nel portamento della persona la mestizia dell’animo per la morte dell’uomo egregio; e per i vaghi e belli intagli di fiori simbolici, papaveri, spighe, lauro e mortelle, condotti con si rara perfezione e grazia, e con tanto mirabile magistero da parere opera non di marmo, ma delicatissimo ricamo; e finalmente per lo stupendo busto del De Bartolomei, che corona il semplice ed elegante monumento, così naturale, che par vivo.
Questa opera, che onora sommamente l’ingegno del valente artista, fu dal signor Gaetano De Bartolomei, in cui l’amore ed il culto per le arti belle, di pari all’affetto che porta al luogo natio, collocata in una cappella gentilizia [……]. Nel piccolo vestibolo della medesima cappella [….. ] si ammirano due altri monumentini, anche essi lodate ed egregie opere del Pagliaccetti, innalzati l’uno a ricordare il nome di Luigi de Bartolomei aiutante maggiore della Guardia Nazionale, rapito giovanissimo alla famiglia e alla patria, e l’altro alla memoria delle virtù e dell’animo onesto e gentile di Giovanni de Bartolomei padre del signor Gaetano.
Il medaglione ad alto rilievo rappresentante Luigi e il mezzo busto di Giovanni sono scolpiti con arte e con verità meravigliosa» (Bindi 1883). La cappella comunque fu edificata tra gli anni 1873-76. In effetti gli ultimi lavori in ordine di tempo eseguiti da Pagliaccetti per il De Bartolomei furono i due busti di Luigi e Giovanni il primo morto nel 1864 e il secondo nel 1869. Ora le due opere furono commissionate, sicuramente nello stesso periodo che è di poco anteriore al 1875 come si evince da una iscrizione, nonostante il (Bindi 1883) riporti, trascrivendo l’epigrafe di Giovanni, la data del 1885, senza contare che il suo scritto risale al 1883.
Raffaello Pagliaccetti, M° e Scultore

Raffaello Pagliaccetti (1839 - 1900)

Raffaele Pagliaccetti nasce a Giulianova il 31 ottobre 1839, da Andrea, piccolo commerciante, e Chiara Trifoni.
Negli anni tra il 1849 e il 1850 il pittore giuliese Flaviano Bucci e la moglie Laura impartiscono lezioni di disegno al ragazzo che già in tenerissima età aveva evidenziato una certa inclinazione per l’arte.
A seguito delle ripetute pressioni esercitate dai coniugi Bucci e da altre personalità, tra cui il conte di Castellana e l’ingegner Gaetano Dé Bartolomei, sulla famiglia Pagliaccetti, nel 1857 il giovane Raffaele viene finalmente mandato a Roma per frequentare l’Accademia di Francia e successivamente quella di San Luca.
Il 1859 è l’anno della chiusura dell’Accademia di San Luca.
Nel 1860 Pagliaccetti ottiene il II premio della terza classe della scultura.
Nel 1861 è documentata una sua presenza nella stessa Accademia dove tra l’altro il 28 giugno partecipa al concorso scolastico «delle pieghe» per la scultura senza ottenere alcun premio, mentre il 4 luglio nel concorso scolastico di scultura, vince il primo premio della prima classe con la copia in gesso dell’Apollino mediceo.
L’opera che non fu premiata risulta essere la copia della scultura rappresentante Sileno che tiene tra le braccia un Bacco bambino (Roma, Musei Vaticani).

Testa di Baccante (1859-61)
Donata dallo scultore al conte di Castellana, suo amico e mecenate, l'opera confluì successivamente nella Pinacoteca del Comune di Giulianova e in un secondo tempo fu esposta nella Sala dedicata all'artista giuliese, dove si trova ancora oggi. L'opera è una replica della statua rappresentante l'Antinoo Braschi (Roma, Musei vaticani) eseguita dallo scultore negli anni dell'Accademia, tra il 1859 e il 1861.
La testa, realizzata in gesso, misura cm. 57 per 65, ed è alta 97 cm.

Nello stesso anno si apre a Firenze l’Esposizione Nazionale e lo scultore, forse dopo un soggiorno a Giuilianova o forse dalla stessa Roma, si reca a visitarla grazie ad un assegno concessogli dall’Amministrazione Provinciale di Teramo. A seguito di ciò decide di rimanere definitivamente a Firenze e questa scelta dipenderà molto dal pensionato che la stessa Amministrazione deciderà di assegnargli. Tra gli scultori onorari esercenti nell’Accademia fiorentina, il giovane Pagliaccetti trova Aristodemo Costoli, Giovanni Dupré, Pio Fedi ed Emilio Santarelli. Dopo l’esperienza romana con il Tenerani egli si giova ora dell’insegnamento dei nomi più prestigiosi della scultura.
Tra il 1862 e il 1863 Pagliaccetti partecipa alle Esposizioni dell’Accademia ed esegue molti disegni. Realizza in questi anni un’opera di un certo impegno: il busto in marmo di Melchiorre Delfico che donerà all’Amministrazione Provinciale di Teramo quale atto di riconoscenza.

Sua Altezza Reale il Duca di Aosta (1868)
L’opera fu realizzata da Pagliaccetti dopo l’esecuzione di un busto raffigurante la Principessa Margherita. Sull’onda del successo tributato alla scultura, tentò di ripeterlo con quest’opera esemplata nel “pittoresco costume di capo di torneo (trecentesco) tenuto in Firenze per le feste nuziali del fratello” (Parroni 1927). In relazione a tale scultura, nel 1870 l’artista Giovanni Duprè sottoscrive un attestato al Pagliaccetti in cui afferma: “Il Signor Raffaello Pagliaccetti scultore ha ultimato una statua in gesso esprimente S.A.R. il Duca di Aosta, nel quale lavoro si è distinto per appropriata imitazione dal vero di tutte le più piccole particolarità come il soggetto lo richiedeva. Somiglianza atteggiamento espressione, tutto concorre a rendere questo lavoro del Pagliaccetti materiale di molta lode ed io son lieto di porgli qui ulteriore giusto tributo di lodi”. La statua è realizzata in gesso patinato ad imitazione del bronzo, è firmata e datata al 1868.
Misura cm. 80 per 60, con un’altezza di 192 cm., ed è oggi conservata presso la Sala Pagliaccetti a Giulianova.

La scultura reca la seguente iscrizione: «Raffaello Pagliaccetti da Giulianova nel 1863 scolpiva».. Per la prima volta, dunque, egli si firma Raffaello e non Raffaele ed aggiunge «da Giulianova».
Da questa data in poi il nome Raffaello sarà una costante, mentre il nome della città natale in seguito non verrà più menzionato.
Il biennio 1864-66 è caratterizzato da una gran mole di lavoro. Esegue alcuni studi in gesso tra cui ritratti di giovani donne e molti disegni. Realizza il busto di Rossini, un Ritratto di vecchia donna e nel 1866 il bozzetto per un ipotetico monumento dedicato a Cappellini alla battaglia di Lissa, e il busto di Garibaldi a Caprera; esegue anche il Galileo Galilei.

Il Maresciallo Moltke (1873)
Pagliaccetti tradusse quest'opera sia in marmo sia in bronzo. Il busto riscosse un notevole successo all'Esposizione universale di Vienna, come pure la versione marmorea all'esposizione della Promotrice napoletana del 1877 che fu venduta e di cui si sono perse le tracce. La traduzione in bronzo si trova presso la galleria d'arte Moderna di Roma. All'esposizione universale di Vienna l'artista inviò un busto di Moltke in terracotta di cui i biografi parlano spesso. Di quest'opera non si hanno notizie. in effetti, la scultura in questione servì da modello per la fusione in bronzo che fu eseguita dalla ditta Conversini di Pistoia. Il busto però non fu mai riconsegnato all'artista (Pagliaccetti 1889), il quale si trovò costretto  ad apllicare su un calco in gesso una bellissima patina ad imitazione della terracotta, dando così via all'opera che oggi sostituisce praticamente il busto premiato a Vienna.
L'opera misura cm. 40 per 70, ed è alta 79 cm.

Il 1867 lo vede protagonista di frequenti viaggi a Giulianova (secondo il Parroni, 1927). Il 3 ottobre il Dupré gli sottoscrive una lettera in cui dichiara che “la statua in plastica esprimente il Generale Garibaldi è opera dell’Artista Raffaello Pagliaccetti che da qualche tempo si distingue anche per varie altre prove”.
Questo giudizio servirà da sprone al giovane scultore che già progetta il busto in creta della Principessa Margherita. Partecipa a tutte le esposizioni dell’Accademia fiorentina.

Autoritratto (1873)
Questo autoritratto è uno dei primi lavori di Raffaello Pagliaccetti, e fu realizzato tra il 1873 ed il 1877 (Parroni 1927). Proviene dalla donazione di pasquale Ventlj ed è oggi conservato presso la sala pagliaccetti di giulianova.
E' realizzato in gesso e misura cm. 50 per 25, con un'altezza di 70cm.

Su invito della stessa principessa Margherita, nel 1868 traduce in marmo il busto: grande successo. Il principe Umberto gli tributa le lodi. Pagliaccetti scrive all’Ingegner Gaetano Dé Bartolomei, suo concittadino, inviandogli un progetto per l’erigenda Cappella Gentilizia: traccia così per grandi linee il carattere architettonico dell’edificio.
All’Esposizione della Società Promotrice delle Belle Arti ottiene la medaglia d’oro per l’opera Un ritratto di donna, realizza anche il busto del musicista Gioacchino Rossini e la grande statua di Sua Altezza Reale il Duca d’Aosta.
Tra il 1869 e il 1870 lavora sempre a Firenze in Via Leonardo Da Vinci. Ancora il Dupré attesta che la statua raffigurante il Duca d’Aosta è un'opera che si distingue per «appropriata imitazione del vero in tutte le più piccole sue particolarità». Nello stesso anno realizza anche uno studio per decorazione e la statua in gesso Zena la schiava.
Negli anni a cavallo tra il 1871 e il 1873 lo scultore si dedica alla preparazione di opere che saranno inviate nel 1873 all’Esposizione Universale di Vienna. Realizza per tale occasione il busto del maresciallo Moltke, il Bacio al tabernacolo e Ritorno in parrocchia ed infine una tazza in porcellana raffigurante il Trionfo di Venere e di Amore.

Il cenotafio (1874)
Il monumento funebre si trova nella cappella Dé Bartolomei, situata in Piazza della Libertà a Giulianova Paese. Narra Bindi nel 1916: “L’egregio ingegnere Gaetano Dé Bartolomei ... volendo onorare la memoria dello zio Angelo Antonio Cosimo, commise al Pagliaccetti l’incarico di eseguire in marmo un monumento sepolcrale, che stesse testimonio della sua pietà e del suo riverente affetto verso il caro ed illustre congiunto”. Nacque così un opera d’arte davvero insigne, e per i superbi bassorilievi rappresentanti i tre Genii della Storia, dell’Archeologia e della Poesia (...), e per i vaghi e belli intagli di fiori simbolici, papaveri, spighe, lauro e mortelle, condotti con sì rara perfezione e grazia, e con tanto mirabile magistero da parere opera non di marmo, ma delicatissimo ricamo; e finalmente per lo stupendo busto del De Bartolomei, che corona il semplice ed elegante monumento, così naturale che par vivo.
Il monumento è alto 4 metri e 30 per una larghezza di 2 metri, mentre il particolare raffigurato misura cm. 100 per 79.

Sempre tra il 1871 e il 1873, Pagliaccetti partecipa a tutte le esposizioni della Accademia fiorentina e nel 1873, appunto, invia a Vienna i pezzi di scultura. Per assistere alla grande Esposizione chiede un contributo alla Provincia di Teramo, che però non potrà corrispondere nessun sussidio. Amareggiato l’artista non si perdonerà mai l’assenza di Vienna. In una lettera al Bindi (1877) lo scultore scrive “Ho sempre dimenticato dirti che il busto di Moltke, all’Esposizione di Vienna fece fermare per molto tempo l’imperatore d’Austria che era insieme al principe ereditario di Prussia». Il Busto del Maresciallo Moltke, riceve la medaglia dell’arte ed anche il Trionfo di Venere e di Amore, viene premiata per il settore delle arti ceramiche. Nel 1873 riceve dalla Società promotrice delle Belle Arti in Firenze la Menzione Onorevole per il busto in marmo Ritratto.

Pio IX (1877)
L'opera fu realizzata nel 1877, come conferma la scritta incisa sul basamento in legno, e fu inviata nel 1878 all’Esposizione Universale di Parigi. Qui riscosse un notevole successo, tuttavia l’autore non fu premiato. Rispetto alla successiva traduzione in bronzo, questo gesso si differenzia soprattutto per la posizione del Papa che risulta qui più rialzata.
È realizzata in gesso e misura cm 165 per 120, con un altezza di 2 metri.

Nel 1874, sull’onda del successo ottenuto all’Esposizione Universale di Vienna, lo scultore riceve la commissione per un importante lavoro. Si tratta della statua della giovanissima Emma Faldi per il cimitero di San Miniato a Firenze. È senza dubbio il primo importante lavoro insieme alla grande commissione giuliese per il cenotafio ad Angelo Antonio Cosimo Dé Bartolomei, già iniziato probabilmente l’anno precedente.
Nel 1875 traduce in marmo la statua di Emma Faldi, che firma «Raff. Pagliaccetti Architetto scolpì». Il Consiglio d’Arte della Società Promotrice di Belle Arti in Firenze lo dichiara degno di Menzione Onorevole per il busto in terracotta raffigurante il Maresciallo Moltke. Viene insignito dell’onorificenza di Cavaliere dell’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro. L’accademia Fiorentina delle Arti e del Disegno lo ammette nel numero degli Accademici di merito corrispondenti. Porta a termine i tre monumenti della cappella Dé Bartolomei.

Sant'Andrea (1884)
Si tratta del modello in gesso della statua marmorea ubicata sulla facciata della chiesa di Santa Maria del Fiore, duomo di Firenze. La facciata, opera del De Fabris, fu inaugurata nel 1887, pertanto la datazione dell’opera è sicuramente anteriore di qualche anno a questa data.
L’opera misura 1 metro e 20 per 1 metro, con un’altezza di 2 metri e mezzo, ed è oggi conservata presso la Sala Pagliaccetti di Giulianova.

All’Esposizione Universale di Filadelfia del 1876 espone il Garibaldi a Caprera in gesso che il Comune di Teramo qualche anno prima desiderava tradurre in marmo. Viaggio a Roma, ove incontra il pontefice Pio IX.
Nel corso del 1877 scrive spesso al suo unico fratello Domenico che vive a Giulianova. Il 28 febbraio di quello stesso anno invia una lettera allo storico giuliese Vincenzo Bindi per incaricarlo di occuparsi della rappresentanza all’Esposizione Nazionale di Napoli, dove egli manda due busti di Moltke, uno in terracotta già premiato a Vienna e l’altro in marmo, Il primo ha il prezzo il 1.500 lire, il secondo di 3.000 lire. «Non potendo per circostanze partirmi da Firenze, intendo dare a te la mia rappresentanza, ritenendoti per grande amico, corredato di sveltezza e di sapere, ed all’occasione la tua penna potrebbe far il suo ufficio», Il 19 marzo, sempre a Firenze, scrive ancora all’amico Bindi: «Avrai già ricevuto una mia cartolina nella quale ti facevo sapere che il busto della Milli era stato spedito, ritenendo per sicuro che venisse ricevuto, come appresi da una lettera dello scultore Grati in cui si esprimeva così “spedisci il tuo busto, ne ho parlato a Salazaro”. Ora accade l’inconveniente che il busto non solamente rimarrà fuori di catalogo ma ancora fuori dell’esposizione». Il 6 aprile risponde da Firenze all’amico Bindi circa la richiesta di alcune notizie biografiche che dovevano servire allo storico giuliese per stilare il libro Artisti Abruzzesi (1883). «Non posso tanto fornirti di quelle notizie che mi chiedi su di me, giacché non è il momento di parlare della mia vita, morte e miracoli ! No amico mio car(issi)mo non è questo il momento per fare biografia. I lavori da me fatti sono ben pochi, ed in gran parte sono rimasti semplici modelli del mio studio a causa di poca fortuna e pochissimi mezzi, e tu ben ricorderai il Garibaldi a Caprera, il Duca d’Aosta, il Cappellini a Lissa, il Galvani, ecc. I miei lavori in marmo che hanno veduto un po’ di luce sono i tre monumenti sepocrali del Dé Bartolomei a te noti, un altro monumento grande (Emma Faldi) è qui in Firenze nella necropoli di S. Miniato al Monte, busti sparsi qua e l’a che non so dove siano ad eccezione di quello della Principessa Margherita esistente nell’appartamento del Re qui in Firenze, e di quelli semicolossali di Delfico e di Rossini, il primo sta in Teramo, il secondo al Ministero della Pubblica Istruzione di Roma. Ma non bisogna illudersi, questi lavori senza escludere il Moltke, bisogna che siano appoggiati da una grande opera». Difatti proprio sul finire dell’anno modella la grande statua in gesso del pontefice Pio IX che tra l’altro aveva incontrato a Roma l’anno precedente. Nell’Esposizione Artistica industriale Fiorentina riceve la medaglia di bronzo per accurata modellatura di un Ritratto e per accurata esecuzione di lavori in terracotta, riprodotti dal vero. (Opere di cui si è persa ogni traccia).

Monumento a Vittorio Emanuele II (1889)
E' la grande statua in bronzo che sorge nella ottocentesca Piazza della libertà, nel centro storico di Giulianova Paese.
La statua fu tradotta in bronzo dalla fonderia Conversini di Pistoia nel 1889, ha un peso di circa 35 quintali ed è alta circa 4. metri.

Nel dicembre del 1877 ultima la statua di Pio IX ed il 27 gennaio la espone al pubblico fino al 3 febbraio nel suo studio in via Leonardo Da Vinci, 9. Successivamente l’opera viene esposta, in coincidenza con la morte del Pontefice, nelle sale dell’Accademia di Firenze ed il 18 febbraio Pagliaccetti insieme alla sua scultura parte per Parigi alla volta dell’Esposizione Universale (Parroni, 1927). Grande successo di critica, articoli di Le Monde, ma nessun riconoscimento.
Secondo Parroni, nel 1879 l’artista si ammala di cuore ed è costretto a trascorrere diversi mesi a Giulianova. Questo periodo è contrassegnato da una produzione di disegni e dalla ideazione della Cieca che porta a termine l’anno successivo a Firenze.
Oltre alla Cieca, nel 1880 realizza anche il busto in marmo raffigurante Virgo. Inoltre esegue i medaglioni a Giusseppina Rossi Sorricchio e quello di Alessandro Ventilj. Il 31 dicembre il Municipio di Giulianova delibera di erigere un monumento in marino dedicato a Vittorio Emanuele II e affida all’artista il lavoro.
Il periodo che va dal 1881 al 1884 è contrassegnato da una serie di studi e di bozzetti per il monumento. Inizia anche la grande statua raffigurante Sant’Andrea per la facciata del Duomo di Firenze. Nello stesso anno è di nuovo tra gli Accademici residenti nell’Accademia Fiorentina delle Arti e del Disegno. Realizza il busto in porcellana del Marchese Ginori.

Maestro Elia Crocetti (1899)
Quest’opera non è citata da alcun critico o biografo dell’artista. Sulla base reca la seguente iscrizione: M.tro Elia C.tti MDCCCXCVIV. La scultura fu donata negli anni ‘80 da Giuseppe Crocetti, nipote dell’effigiato, al Comune di Giulianova affinché potesse essere esposta nella Sala dedicata a Raffaello Pagliaccetti, dove è oggi custodita. Il busto è realizzato in gesso e misura cm. 54 per 35con un’altezza di 70 cm.
Nel 1885 esegue il Galvani e all’Esposizione permanente fiorentina gli viene conferito il diploma di cooperazione «per avere esposto nella sezione scultura alcune figure in terracotta».
Nel 1886 appronta il bozzetto per il monumento a Donatello e modella il busto di Augusto Conti che sarà tradotto in bronzo l’anno successivo, Un altro lavoro di una certa importanza è quello del busto di Gioacchino Rossini. Ultima la colossale statua in gesso di Vittorio Emanuele II ed il 19 giugno la espone a Firenze nel suo studio, in via Leonardo Da Vinci, 9.
Nel 1887 gli viene commissionato il busto di Concezio Ciafardoni ed esegue un altro ritratto di Gioacchino Rossini.
L’anno successivo riesce, grazie all’aiuto del filosofo Augusto Conti, a tradurre in bronzo la grande statua del Pio IX che sarà donata nello stesso anno dai fiorentini al Pontefice Leone XIII, il quale accorderà allo scultore la Croce «Pro Eclesia et Pontifice». Sempre nel 1888 viene eletto Membro Corrispondente della Accademia Imperiale di Belle Arti di Rio de Janeiro. Primi contatti con la ditta Conversini di Pistoia per la fusione in bronzo della statua di Vittorio Emanuele II.
Nel 1889 viene realizzata in bronzo la statua di Vittorio Emanuele non senza grosse difficoltà. Prima di giungere a Giulianova l’opera viene esposta a Firenze a cura della Fonderia Conversini. L’artista rimane diverso tempo nella sua città natale per seguire da vicino le fasi di costruzione del basamento a cui collaborerà anche manualmente per porre in qualche modo riparo alla struttura irrimediabilmente modificata dall’Amministrazione Comunale per ragioni economiche. Viene eletto Presidente Onorario Perpetuo dell’Unione Operaia Umberto I, delle Società di Mutuo Soccorso di Napoli e fuori. Riceve la grande Medaglia d’Oro all’Esposizione Internazionale Partenopea Permanente «per aver esposto una testa in terracotta rappresentante il Maestro Gioaccbino Rossini».
Nel 1890 viene nominato a far parte della Commissione tecnica delle RR. Gallerie di Firenze. Matrimonio con la fiorentina Maria Niccoli. Da tale unione non nasceranno figli.
Nel corso del 1891 continua, forse, la collaborazione iniziata con Lorenzo Ginori presso la sua manifattura di Doccia dove realizza opere di grande interesse. Esegue il busto di Cesare Guasti e di Luigi Dragonetti.
Nel 1892 viene tradotto in bronzo il busto di Cesare Guasti. Sono questi gli ultimi anni di soggiorno a Firenze ove il nostro artista si sente sempre più isolato e non riesce più ad avere commissioni.
Nel 1894 si inaugura a Giulianova il monumento a Vittorio Emanuele II dopo che lo scultore già nel 1889 ha portato a termine la traduzione in bronzo. A seguito delle polemiche intercorse con l’Amministrazione Comunale della sua città per le note vicende del monumento, del resto raccontate in un suo manoscritto dello stesso anno, lo scultore si rifiuta di essere presente alla cerimonia di inaugurazione.
Nel 1895 Pagliaccetti realizza una serie di busti femminili ed idea il monumento alla poetessa Giannina Milli per il Cimitero di San Miniato. Nel frattempo continuano i disagi procurati dall’ambiente fiorentino.
L’anno successivo (1896) partecipa al concorso per il monumento a Gioacchino Rossini e realizza, appunto, il Monumento a Giannina Milli che solo in anni recenti viene trasferito da Firenze a Teramo e collocato nei giardini della Villa Comunale.
Pagliaccetti ritorna definitivamente a Giulianova nel 1897, sia per problemi economici che di salute. Qui esegue una piccola statua raffigurante Garibaldi a cavallo, molte opere in terracotta, il busto di giovane donna e il nudo di donna. Esegue anche un bozzettino dedicato al Senatore De Vincenti.
Nel corso del 1898 il suo paese lo sostiene offrendogli anche molte occasioni di lavoro mediante l’esecuzione di alcuni ritratti Aristodemo Ventilj, Andrea Pagliaccetti e Maria Trifoni.
Nel 1899 traduce in marmo il busto di Ventilj e quelli del padre e di Maria Trifoni che collocherà nelle rispettive cappelle nel Cimitero di Giulianova. La ritrovata atmosfera familiare ed i sinceri vecchi amici contribuiscono a creare una condizione ottimale per esprimere una rinnovata vena artistica. Viene eletto consigliere comunale.
La mattina dell'8 maggio 1900, alle ore 3, l’artista muore, probabilmente vittima di un attacco di cuore.

PER SAPERNE DI PIU'
Alfonso Tentarelli, Scultore
di Francesco Tentarelli

Alfonso Tentarelli (1906 - 1992)
Anno 1972.  Lo scultore Alfonso Tentarelli mentre realizza il bassorilievo da applicare alla lapide per le onoranze del letterato Adolfo Borgognoni.

Nel mese di aprile del 1992 si spegne a Giulianova in Viale dello Splendore Alfonso Tentarelli seguito cinque mesi più tardi dalla sua compagna Anna Sacchini che nella vita dell’artista è stata una vera e propria forte presenza, fondamentale in tutti i momenti legati sia alle difficoltà che ai successi. Nato a Giulianova l’8/8/1906 da umile famiglia, frequenta prima la scuola elementare e poi all’età di dieci anni deve abbandonare gli studi in seguito alla morte del padre avvenuta sul fronte della prima guerra mondiale. Primo di cinque figli è costretto a lavorare con la madre presso una locale fornace di mattoni dove inizia il suo rapporto privilegiato con l’argilla che durerà per tutta la vita.

Prigioniero nei campi di sterminio tedeschi

La riprova è che la maggior parte della sua produzione è composta da terrecotte per lo più patinate e tradotte in alcuni casi in bronzo. Questo rapporto con l’argilla è fondamentale per comprendere lo sviluppo del suo fare artistico senza per altro trascurare le sue esecuzioni di opere in marmo, travertino, legno e ceramica. Dopo la morte della prima moglie, all’età di trentadue anni si risposa ed inizia ufficialmente la carriera di scultore. I tempi sono veramente difficili: ottiene qualche committenza nell’ambito delle rappresentazioni sacre. La seconda guerra mondiale segna una battuta d’arresto nella sua vita ed è costretto a svolgere svariati lavori manuali per poter garantire il mantenimento della famiglia. Alla fine del conflitto inaugura una consistente produzione artistica che lo vede maturato soprattutto nel linguaggio tendente al recepimento dei grandi Martini e Manzù. Nel 1951 è ammesso a partecipare alla sesta Quadriennale di Roma dove presenta la scultura Pensiero alla luna, nello stesso anno esegue anche Le ore tristi, La sonnambula e L’assetata. L’anno successivo, su invito, espone al Salone Capitolare di Palazzo Venezia la scultura Il guado e realizza anche la terracotta Figura di donna.
Fonda nel 1953 a Montesilvano una scuola d’arte che riscuote molto successo grazie all’iscrizione di moltissimi allievi, alcuni dei quali diventeranno più tardi dei validi artisti. Sempre nello stesso anno continua il processo di perfezionamento di un interessante procedimento di produzione ceramica in cui il colore è impastato con la materia tanto che qualcuno ha voluto paragonare tale tecnica “ai biscuit bianchi della fabbrica borbonica di Capodimonte” (A. Sorrentino); l’opera intitolata Bambino del 1952 è senz’altro un esempio di come quella tecnica potesse assurgere ad elemento materico non tanto di un piccolo oggetto quanto di una scultura. Nel 1954 espone a Palermo al circolo della Stampa e l’anno successivo inaugura una mostra presso l’istituto per l’Unione Culturale di Torino. In quegli anni esegue le opere Il cammino e Amore e arte. Tra il 1950 e il 1955 oltre alle mostre già ricordate partecipa a moltissime altre esposizioni tra cui quella importantissima di Parigi, di Trieste, l’Aquila e Cava dei Tirreni.
Gli anni lo vedono dunque al centro di una frenetica attività espositiva e decide di trasferire il suo studio a Roma ove espone nel 1956 alla Galleria la Capannina. Intanto gli vengono commissionate le pitture parietali per l’interno del Santuario della Madonna dello Splendore. Nel 1958 è invitato ad Assisi all’esposizione dell’arte Sacra Pro Civitate Cristiana. Numerosi i lavori che esegue: Donna al fiume, Il circo e La testa di adolescente, mentre continua a dirigere la scuola di Montesilvano e a lavorare nello studio di Roma. Si concludono così gli anni ‘50 con una serie di riconoscimenti accademici e con positivi giudizi critici.
Nel 1963 espone a Barletta e a Belluno su invito, e l’anno successivo tiene una personale a Ginevra. Durante gli anni sessanta il suo lavoro si concentra essenzialmente sulla realizzazione di importanti opere monumentali. Realizza in travertino l’imponente monumento dedicato a San Francesco che sarà ubicato ad Arpino ed inaugurato nel 1972 e nella sua città nel contempo lavora anche ad un’altra grande opere dedicata ai Caduti del mare. Esegue anche il monumento ai Caduti per la città di Corropoli e molti altri lavori di minor mole commissionati per buona parte da Enti pubblici. Accanto alle opere di un certo impegno ne realizza altre come Prigioniero nei campi di sterminio (vedi foto lato), I giocolieri, Testa di donna, In attesa e La famiglia. Agli inizi degli anni ‘70 decide di modificare la sua grammatica artistica a favore di nuove forme spaziali proposte nelle opere quali Donna in riposo, Uomo in riposo, Passo di danza, Il ballo e Guerrieriabbandonandola subito dopo a favore della riproposizione di quanto già collaudato e fatto proprio dal punto di vista stilistico. Tutto questo anche in ragione del fatto che egli fin dalle prime esperienze aveva già individuato, forse, le ragioni formali della sua poetica. Nel 1975 inaugura nel suo studio di Viale dello Splendore una interessante mostra antologica in cui sono esposte opere rappresentative per la comprensione della sua vicenda artistica. Da quella data inizia un periodo di riflessione e di silenzio dettati in primo luogo dagli oscillamenti del gusto e dai nuovi linguaggi artistici emergenti nonché dal rapporto sempre più complesso e sofisticato tra artista e committenze. Agli inizi degli anni ottanta una grave malattia lo costringe ad abbandonare il suo studio ed il suo lavoro.
Si spegne a Giulianova nella propria abitazione il 13 aprile 1992.
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Le chiese a Giulianova: la cappella de' Bartolomei, in cartolina e foto.
Cappella de' Bartolomei. Sulla Piazza della Libertà, a Giulianova Paese, sorge un'elegante cappella gentilizia eseguita su disegno del compianto architetto Lupi di Teramo. Dopo uno stretto vestibolo si accede nella piccola aula coperta da una cupola che termina con una bassa lanterna. Dietro l’altare sono ancora presenti alcuni gradini dell’antico accesso posteriore della cappella. Questo monumento fu fatto edificare dall’ingegner Gaetano de’ Bartolomei per onorare la memoria dello zio Angelo Antonio Cosimo de’ Bartolomei, archeologo, poeta, storico ed economista. L’interno è impreziosito da tre bellissime opere in marmo, realizzate dal grande artista giuliese Raffaello Pagliaccetti: due a sinistra e a destra del vestibolo e una nella parete est dell’aula centrale. Quest’ultima, realizzata intorno al 1868, è una delle prime opere in marmo del Pagliaccetti, ed è ricca di superbi altorilievi. Tre di questi rappresentano i geni della storia, dell’archeologia e della poesia, che, con fiaccole spente in mano, mostrano tanta mestizia e tanto dolore. Sono presenti fiori simbolici, papaveri, spighe, lauro e mortelle. Il monumento è coronato da un mezzo busto del de’ Bartolomei, dal quale sembra traspaiano i sentimenti dell’illustre estinto, la forza del suo carattere, l’espressione dei suoi occhi e del suo volto. Sulla Piazza della Libertà, a Giulianova Paese, sorge un'elegante cappella gentilizia, eseguita su disegno del compianto architetto Lupi di Teramo. Dopo uno stretto vestibolo si accede nella piccola aula coperta da una cupola che termina con una bassa lanterna. Dietro l'altare sono ancora presenti alcuni gradini dell'antico accesso posteriore della cappella. Questo monumento fu fatto edificare dall'ingegnere Gaetano De' Bartolomei per onorare la memoria dello zio Angelo Antonio Cosimo de' Bartolomei, archeologo, poeta, storico, economista. L'interno è impreziosito da tre bellissime opere in marmo, realizzate dal grande artista giuliese Raffaello Pagliaccetti.
Cappella gentilizia De' Bartolomei. Cappella gentilizia della famiglia De' Bartolomei dove si trova il 'cenotafio', monumento sepolcrale, eretto da Gaetano De Bartolomei in ricordo dello zio Angelo Antonio Cosimo, opera dello scultore Raffaele Pagliaccetti. Il monumento è caratterizzato, oltre che dal busto del De' Bartolomei, da superbi bassorlievi, rappresentanti i Tre Genii della Storia, dell'Archeologia e della Poesia, e da splendidi fiori simbolici (papaveri, spighe, alloro). All'interno della cappella sono presenti anche altre opere dello stesso scultore, a cui è del resto dedicata appunto la Gipsoteca Raffaello Pagliaccetti. Apertura: luglio-agosto, mercoledì-domenica 21-24; anche a richiesta.
Cappella gentilizia di San Gaetano De' Bartolomei. La Cappella gentilizia di San Gaetano fu fatta edificare in memoria di Angelo Antonio Cosimo De Bartolomei, storico ed archeologo, dal nipote ed erede, Gaetano De Bartolomei. Al progetto vi furono apporti dello stesso committente, ingegnere di professione, e di Raffaello Pagliaccetti, artista del posto. Probabilmente, durante la fase realizzativa, intervenne anche l’architetto Lupi. Il progetto della cappella risale alla seconda metà dell’Ottocento. La facciata esterna, che si estende in altezza, è in mattoni rossi a faccia vista. Nella parte superiore della facciata, in marmo, lo stemma d’armi della famiglia De Bartolomei. L’interno della cappella non è particolarmente ampio. Ha copertura a cupola, sormontata da una lanterna. Tre opere in marmo impreziosiscono l’interno dell’edificio: una delle statue rappresenta Angelo Antonio Cosimo De Bartolomei, un’altra Giovanni De Bartolomei, padre del committente, e la terza il fratello di Gaetano, Luigi, morto in giovane età in battaglia.

Giulianova turistica. Ammirevole e splendente città di mare, si estende lungo la fascia costiera del Medio Adriatico per circa 5 km di spiaggia e ogni anno risorge tra il fiume Tordino e il Salinello sempre più energica e scintillante per accogliere con ancora più onore e impegno di tantissimi turisti che visitano Giulianova e il suo territorio. Da non perdere il centro storico di Giulianova Alta.

Venirci a trovare è davvero semplice. Giulianova è nel bel mezzo d’Italia, a Nord di un Abruzzo costiero dalle innumerevoli risorse turistiche e ambientali. Giulianova si raggiunge via Autostrada A14 - uscita Giulianova, oppure in treno con la comoda stazione ferroviaria, o ancora in aereo atterrando nel moderno Aeroporto d’Abruzzo di Pescara, Giulianova è distante solo 50 chilometri.

 
 
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