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Cenni storici su Giulianova (Te) La Bachicoltura a Giulianova tra fine '800 e inizio '900

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La Bachicoltura a Giulianova tra fine '800 e inizio '900 
di Renata Di Remigio Magazzeni 
Nel secolo scorso l'industria bacologica nella nostra provincia e specialmente a Giulianova, era molto fiorente.
"La Bachicoltura, ricordiamolo con orgoglio (come si legge nel Programma redatto per l'Esposizione delle Arti, dei Mestieri e delle Industrie, che si tenne a Teramo nel 1887) ha mosso i primi passi nelle nostre parti e nel volgere di breve tempo, è venuta estendendosi nelle provincia del Nord".
Si fa cenno anche nel programma menzionato di una vicina provincia marchigiana (Ascoli Piceno) i cui operosi industriali cercavano di toglierci il primato in questo ramo, vendendo per prodotto loro, il raccolto dei nostri laboriosi bachicultori, che arrivarono a produrre una maggiore quantità di bozzoli, di qualità nettamente superiore, come leggeremo in seguito, perché ricavati da seme serico selezionato con cura. Prima di arrivare a produrre seme selezionato, voluto dal 1° Osservatorio Bacologico sorto nella nostra provincia intorno al 1874/'75, ogni agricoltore o industriale usava procurarsi il seme per il proprio allevamento ricavandoli dai bozzoli più belli.
Farfalla realizzata con bozzoli di seta. Un cartellino, posto in basso a sinistra, sicuramente predisposto per la mostra dell’Agricoltura, svoltasi a Teramo del 1988, porta questa dicitura: “Farfalla baco realizzata con bozzoli di seta. Premiata all’esposizione agricoltura 1888, L’Aquila, proprietario Azienda agricola Trifoni Romolo Giulianova”.
La farfalla ha all’incirca queste dimensioni: m 1.10x0.80 e, come si può rilevare dalla foto, è sistemata su un piano di tessuto pesante; il tutto è incorniciato a giorno con queste misure: m 1.25x1.00; sul retro c’è questa annotazione: “Esposizione agricoltura L’Aquila 1888” medaglia d’oro.
In quegli anni infatti a Giulianova c'erano parecchie bigattiere più o meno grandi, dove trovavano lavoro dai 30 a 40 tra operai ed operaie per ognuna di esse. Molti operai provenienti dai paesi vicini ricevevano vitto ed alloggio per poter controllare meglio l'andamento del loro lavoro affidato.
Troviamo due grandi bigattiere a Colleranesco, una presso la villa di Domenico Trifoni, nonno dell'ex Sindaco Romolo e dell'ingegner Domenico Trifoni, dove esiste ancora l'enorme fabbricato con annesso l'appartamento per gli operai, ormai in disuso da almeno 80 anni. Tra i cimeli più significativi troviamo l'incubatrice che si conserva ancora intatta, come si può vedere nelle foto di Pierino Santomo e che serviva per far dischiudere il seme serico mediante il calore di una lampada a petrolio posta sotto i telarini al centro dell'incubatrice.
Inoltre si può anche ammirare una enorme farfalla realizzata con bozzoli, esposta alla mostra bacologica del 1888 all'Aquila e premiata con medaglia d'oro. L'altra grande bigattiera apparteneva a Serafino Trifoni, parente di Domenico, e dislocata nelle vicinanze.
Un grosso stabilimento bacologico e bigattiera era dislocato presso l'enorme palazzo che si affaccia sul Corso Garibaldi, dove oggi ha sede il Comune ed allora apparteneva al commendator Francesco Ciafardoni, nonno del nostro concittadino Cecco che porta il  suo stesso nome ed é  custode di tanti documenti da cui i posteri potranno venire a conoscenza delle validità, della laboriosità, e del successo dei nostri avi giuliesi. Nel frontespizio dello stabilimento ci sono due stemmi per farci ricordare che Francesco Ciafardoni portava avanti una industria (premiata nel 1888 con medaglia d'oro all'Esposizione di Bacologia) insieme al Conte Francesco Acquaviva d'Aragona, il cui stemma è quello di destra, mentre quello di sinistra appartiene alla famiglia Ciafardoni.
Nel Corriere d'Abruzzo del 12 agosto 1889 leggiamo che una delegazione giapponese venne a visitare le grandi bigattiere giuliesi. Certamente questo avvenimento è da ricordare "con orgoglio" come è stato accennato all'inizio, perché i Giapponesi avranno sicuramente inviato i nostri bachicultori che "oltre ad avere un raccolto di bozzoli migliore anche il prezzo che si ricava da esso è di molto superiore alla media, come si può facilmente rilevare e controllare dalle statistiche compilate dal Regio Ministero dell'Industria, Agricoltura e Commercio".4
Il prezzo dei bozzoli da filare oscillava nelle varie zone del Regno da lire 2,6765 a lire 2,9408 al kg, mentre la media raggiunta dalla vendita del nostro prodotto risultava di lire 4,6401 al kg, e cioé il 65% al di sopra dei prezzi degli altri mercati.
Certamente "questo fatto cotanto eccezionale" come dice il Crugnola, è da attribuirsi non solo al merito della qualità dei bozzoli, ma anche alla felice posizione della zona compresa tra il Gran Sasso ed il Mare Adriatico, dove il clima è mite, l'atmosfera sana, perché mossa dalle correnti che scendendo dalle vette dell'Appennino lungo i corsi del Tordino e del Salinello "frenano e modificano il vento di scirocco, il più terribile nemico dell'ultima età del filugello". Oltre al vento di scirocco i bachi avevano anche un altro nemico: i forti rumori.
Infatti nel mese di aprile, quando essi erano in piena attività, si celebrava la festa della Madonnna dello Splendore. Dopo la solenne processione tutto il popolo si radunava nel piazzale del Belvedere per assistere alla S. Messa, alla fine della quale tutti aspettavano ed aspettano ancora la famosa e rinomata "batteria" che rappresentava e rappresenta un vanto per Giulianova e per i suoi abitanti.
Purtroppo il rumore assordante dei "botti" uccideva molti bachi. Ci fu, verso la fine del secolo, un'ordinanza con cui si vietava di fare esplodere "botti" vicino al Belvedere. Fu per quel motivo che gli artificieri si spostarono al Lido, in pianura, nella zona degli orti che ora hanno lasciato il posto ai numerosi palazzi. Ancora oggi, durante la festa, dopo la Messa di mezzogiorno, ascoltiamo con gioia "gli spari" che non ammazzano più i filugelli, perché scomparsi dalle nostre zone, ma continuano a deliziare il popolo giuliese insieme agli abitanti dei paesi vicini che accorrono numerosi alla prima grande festa religiosa di primavera.
 
NOTE
1)       Cfr. Crugnola, "Storia della Provincia di Teramo" 1892.
2)       Unità di misura di peso usata in Italia e in altri paesi con valori diversi, ma per lo più intorno ai 30 gm.
3)       Bigattiera: luogo predisposto per l'allevamento dei bachi da seta.
4)       Cfr. Crugnola, "Storia della provincia di Teramo" 1892, pg. 299.
 
Si ringrazia Francesco Ciafardoni per aver permesso la riproduzione dei documenti relativi all'attività Bacologica a Giulianova nel secolo scorso.
Si ringraziano i fratelli Trifoni per la cortesissima collaborazione.
 
Le fotografie sono di Pierino Santomo.

La storia di Giulianova: La Giulianova moderna

Dopo secoli di vita cittadina entro il perimetro quattrocentesco, nella seconda metà dell’Ottocento, sotto una vivace spinta demografica e con il miglioramento dell’economia locale, si ha l’espansione extramuraria dell’abitato collinare, il cui principale nodo urbano è costituito dall’attuale Piazza della Libertà. Anche il sottostante litorale, fino all’Unità d’Italia sostanzialmente deserto, grazie all’entrata in funzione nel 1863 del tronco ferroviario Ancona-Pescara e quindi, nel 1884, della strada ferrata per Teramo, registra una sempre più vivace attività sia commerciale che industriale. È qui infatti che Luigi Crocetti crea nel 1888 una società, la prima in Abruzzo, per la costruzione di mattonelle e lavori in cemento, presto emulato da altri imprenditori. Grazie anche alla “scoperta” del turismo balneare, con la costruzione nel 1874 dello stabilimento balneare e la presenza dal 1896 di un frequentatissimo Ippodromo, l’abitato a valle si infittisce di nuove costruzioni estendendosi progressivamente nelle aree la Giulianova moderna adiacenti alla stazione. Ma la borgata “Marina”, nome della germinazione litoranea di Giulianova, pur condividendo strettamente le dinamiche di crescita comuni agli altri insediamenti costieri, tuttavia rispetto ad essi avrà caratteri distinti, mancando di produrre il ribaltamento delle gravitazioni. 

E difatti nel 1934, quando la frazione ormai ha superato per abitanti lo stesso capoluogo e da tempo costituisce l’epicentro dinamico trainante dell’intero territorio, si opterà per la fusione amministrativa tra l’abitato collinare, che allora come oggi conserva saldamente la sede municipale, con quello litoraneo, che perciò assume la nuova denominazione di Giulianova Spiaggia e dove nel 1936 la già solida vocazione balneare, rappresentata dall’imponente Kursaal realizzato nella parte inferiore nel 1913 come club marino e ultimato in stile liberty sedici anni dopo come albergo assai prestigioso, viene rafforzata dalla costruzione del lungomare monumentale

Nei decenni successivi al secondo dopoguerra, l’espansione urbana privilegia, seguendo uno schema a scacchiera, le aree litoranee meridionale e settentrionale e quindi quella valliva occidentale, non pregiudicando lo sviluppo armonico della città. Oggi, infatti, Giulianova, pur avendo una delle più alte densità demografiche della provincia, è tra i centri costieri abruzzesi a disporre del più alto coefficiente di zone verdi presentandosi nelle vesti di una elegante località, culturalmente assai vivace e apprezzata dai turisti per il finissimo arenile, per le sue dotazioni ma anche per le ricche testimonianze artistiche e monumentali.

Le bellezze dell'Abruzzo. Mare, monti, arte, gastronomia, folklore: è questa in sintesi, la realtà dell’Abruzzo; che, tra le spiagge dell’Adriatico e le nevi perenni del Gran Sasso d’Italia e della Maiella, può ancora offrire ai forestieri - oltre ad una moderna attrezzatura alberghiera e in campeggi e case private - una vacanza completa, ricca di continue scoperte. I quattro capoluoghi di provincia: L’Aquila, Chieti, Pescara, Teramo e numerose altre città, che in antico ebbero un ruolo determinante, custodiscono tesori d’arte e di storia, resti archeologi, musei, cattedrali, castelli, acquedotti, fontane, ecc., che testimoniano di una continua operosità sul mare, nei campi, sulle montagne. Dalle ceramiche di Castelli ai legni intagliati di dl Pretoro, dai liquori di Tocco Casauria agli orafi di Scanno e ai merletti di Pescocostanzo, è tuttora vivo in ogni angolo della regione un artigianato che spesso affonda le proprie radici addirittura nella preistoria. 

 
 
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