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Ospizio marino per la cura delle malattie dei bambini a Giulianova (Te)

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Edifici storici a Giulianova: L'Ospizio Marino

L’ospizio marino, tra iodio e sole
di Sandro Galantini

Vivace, nell’Ottocento, era stato il dibattito tra biologi, fisiologi e clinici relativo al rafforzamento delle difese organiche mediante la sostituzione o l’aggiunta alla polifarmacia sintomatica di agenti fisici ricavabili dal mare, clima, aria, sole. L’utilità della talassoterapia nella cura di talune patologie diffuse prevalentemente tra i bambini, aveva avuto nei vari Laennec, Miquel, Wiedasch, Lalessque i maggiori sostenitori, subito seguiti dagli italiani Giuseppe Pianelli, Augusto Guastalla e, soprattutto, da Giuseppe Barellai, convinto sostenitore della istituzione degli ospizi marini la cui opera, sin dal 1853 e per oltre un trentennio, fu decisiva nel trarre fuori dalle corsie degli ospedali comuni i fanciulli malati di tubercolosi delle ossa, delle articolazioni, del tessuto linfatico e portarli alla cura del sole e del clima marino. Va pertanto ricollegato a questo orientamento scientifico, decisamente consolidato grazie all’autorevole avallo della prestigiosa facoltà medica di Pisa, la nascita di impianti per la balneoterapia un po’ ovunque nell’Italia centro-settentrionale, ben 50 tra Toscana, Emilia e Romagna costruiti e funzionanti esclusivamente con contributi volontari dei cittadini. In questa temperie si inserisce la nascita dell’Ospizio Marino di Giulianova. Recependo le indicazioni di Gennaro Finamore, un medico di Gessopalena che nel suo volume L’Abruzzo come stazione climatica, pubblicato nel 1884, aveva sostenuto l’importanza del trattamento climatico, sia marino che montano, per la cura di alcune patologie particolarmente frequenti tra i bambini, in particolare il rachitismo e la scrofolosi, una malattia di natura tubercolare, l’anziano senatore teramano Vincenzo Irelli si faceva parte attiva e diligente nel Comitato di beneficenza sorto a Teramo e presieduto dal genero, il parlamentare Giuseppe Cerulli-Irelli, deputato del collegio di Giulianova. Cosi il 15 dicembre del 1885 Irelli comunicava al presidente della Congregazione di carità del capoluogo aprutino, Berardo Costantini, il suo desiderio di realizzare sul litorale un ospizio marino, promettendo la somma di 6 mila lire. L’iniziativa, resa pubblica, avrebbe coinvolto nemmeno un mese dopo un altro generoso e munifico personaggio, questa volta giuliese: l’ingegnere Gaetano de Bartolomei. Colto rampollo di una antichissima famiglia, attivamente impegnato nella vita pubblica della citta, più volte assessore e consigliere comunale, membro tra i più solerti della Congregazione di carità, il de Bartolomei, mediante una sua lettera pubblicata il 20 gennaio 1886 sul “Corriere Abruzzese”, rendeva nota l’intenzione di cedere per il progettando ospizio marino 5 mila metri quadrati di un suo terreno ubicato sulla spiaggia di Giulianova in contrada Fattinotte, poco meno di un chilometro a meridione del fiume Salinello.

   

La donazione del generoso ingegnere giuliese - che peraltro due anni prima aveva disposto la cessione a favore della Congregazione di carità cittadina di immobili e rendite anche della defunta sorella Rachele per formare e alimentare un istituto di beneficenza - veniva formalizzata il successivo 1° agosto con rogito del notaio Emidio Favacchia, e pertanto, grazie anche alle 6 mila lire messe a disposizione dal senatore Irelli, nel 1887 l’ingegnere teramano Nicola Palombieri, professionista noto nel capoluogo aprutino anche come membro della commissione edile durante il sindacato di Emidio Cerulli, fratello di Giuseppe Cerulli-Irelli, poteva approntare il progetto della struttura su un preventivo di 30 mila lire. Nel 1888 veniva cosi posta la prima pietra del nascente Ospizio per bambini scrofolosi e rachitici ma i lavori, paralizzati dall’entrata in vigore della legge Crispi sulle Opere pie e soprattutto dalla mancanza di fondi, sarebbero ripresi solo nel 1894 grazie all’impegno congiunto del comitato provinciale di carità guidato da un funzionario di prefettura di origini veneziane ma residente a Teramo, il conte Emanuele Contin di Castelseprio, di un altro comitato presieduto dall’onorevole Giuseppe Cerulli-Irelli, trasferitosi a Giulianova l’anno prima con l’acquisto della sontuosa villa Palma, nonché della Congregazione di carità di Teramo e, con le sue mille lire, del possidente e dialettologo Giuseppe Savini. Seguendo la realizzazione, nel 1896, della parte centrale del fabbricato e la messa a dimora di numerose essenze che avrebbero dato vita alla folta pineta presente ad ovest e a nord, il 21 agosto 1897 l’Ospizio Marino veniva finalmente inaugurato, andando cosi ad integrare, completandola, la rete degli impianti talassoterapici presenti nell’area medioadriatica. Si trattava di un’articolazione abbastanza capillare iniziata nel 1863 con Fano, proseguita nel 1872 con Pesaro, quindi venuta ad infittirsi con l’imponente struttura (277 posti letto complessivi) attivata a Rimini il 1 luglio 1873, con i due stabilimenti di Riccione, il “Ceccarini-Patini” e il “Martinelli-Amati”, sorti rispettivamente nel 1873 e nel ’77, e, da ultimo, con il modesto istituto di San Benedetto del Tronto, nato di fatto nel 1890 in pochi locali grazie all’impegno del sacerdote Benvenuto Cantalamessa ma giuridicamente riconosciuto con lo statuto organico approvato nell’anno seguente. Iniziata dunque la sua attività, l’Ospizio Marino nel 1898 ospitava 30 bambini di Teramo ed altri 40 di Roma inviati a carico di un Comitato di soccorso e Patronato a favore degli alunni poveri, mentre nel 1899 venivano accolti anche 30 bambini dell’Educatorio Gaetani sempre di Roma.

   

Nel 1900 il Comitato di soccorso e patronato prendeva la decisione di elevare il numero dei giovani ospiti a 80, ai quali sarebbero stati aggregati altri 20 bambini delle colonie appenniniche Romane per fanciulli poveri. Successivamente la struttura, oltre a quelli di Roma dell’Istituto Pestalozzi agevolati da speciali tariffe ferroviarie, avrebbe ospitato anche i bambini provenienti dalla struttura marina di Orvieto. Nel 1904, l’anno in cui l’Ospizio veniva dotato di un regolamento in 23 articoli per disciplinarne finalità e funzionamento, la Congregazione di carità di Teramo provvedeva ad ampliare l’originario fabbricato prolungando le due ali laterali. La presenza, in quell’anno, di 99 bambini ammessi gratuitamente, tra i quali pero soltanto due o tre affetti da scrofolosi, oltre ad altri privi di patologie ed ospitati solo per i bagni di mare ed accettati non perché indigenti ma in quanto figli di noti cattedratici romani, spingeva Gaetano Manca, commissario della Congregazione di Teramo, a denunciare nel suo rapporto del 15 gennaio 1905 come l’Ospizio Marino si fosse ormai ridotto alle umili condizioni di un semplice stabilimento balneare. Ad ogni modo l’ampliamento della struttura, nel settembre del 1905 additata come esempio in occasione del 1° congresso medico regionale, aveva permesso di aumentare esponenzialmente le giornate di presenza, passate dalle 1806 nel 1906 alle 5588 contabilizzate nel 1910, con permanenza a gruppi di 20 giorni ciascuno. Nel successivo anno 1911, quando a Pescara prendeva avvio l’attività del locale Ospizio Marino, a fronte delle esigenze derivanti, appunto, dalla più numerosa presenza degli ospiti, si edificava su un lato del parco la palazzina per uso infermeria; nel 1912, poi, veniva realizzata l’ala nord perpendicolare al corpo principale del fabbricato e nell’occasione si apponeva all’ingresso l’iscrizione lapidaria, dettata da Luigi Savorini, in ricordo dei primi benefattori dell’Ospizio. Portando ad ulteriore prosecuzione il programma di interventi sulla struttura, nel 1914 veniva realizzata l’ala nella parte opposta e parallela alla precedente, potendosi cosi raddoppiare la capacita ricettiva del complesso (130 posti letto, 420 ospiti complessivi per i due turni) e prolungare la durata della cura da 20 a 30 giorni, arrivando a conseguire quasi 10 mila giornate di presenza nonostante i problemi causati da una infezione gastrointestinale. Rimasto chiuso e sospesa ogni attività durante il periodo bellico, l’Ospizio Marino tornava ad aprire i battenti come colonia marina per i figli dei militari morti o combattenti della citta e della provincia di Teramo.

   

La diversa destinazione del complesso rispetto agli originari fini era stata decisa all’indomani della costituzione, sollecitata dall’Ufficio centrale di Roma, di una sezione teramana del Fascio Nazionale Femminile, il cui comitato direttivo, presieduto da Emma Scandalibene Michetti, nell’adunanza del 27 giugno 1918 aveva accolto la proposta della vice presidente Rita Montani-Crugnola di riservare l’Ospizio Marino, appunto, ai figli dei militari morti o combattenti. Grazie ad una pubblica sottoscrizione, alla collaborazione del prefetto Raffaele Rocco e della stessa Congregazione di carità di Teramo, erano stati avviati sollecitamente i lavori di ristrutturazione. Sicché già il 4 agosto di quell’anno, sotto la direzione delle componenti del comitato promotore Cesira Scarselli-Sampo e Rotosilde Fraticelli, ed insieme con le maestre Marzapane e Di Marco, due grandi vetture messe a disposizione gratuitamente dalla Società “Abruzzo” potevano muovere alla volta di Giulianova conducendo i sessanta bambini del primo turno, saliti complessivamente a 114 alla fine della stagione estiva. Dopo aver accolto 342 fanciulli nel 1919, sempre sotto l’egida del Fascio Nazionale Femminile, nel 1920 la Congregazione teramana tornava ad avere la gestione diretta della struttura ospitandovi 285 bambini, 100 dei quali di Rovereto, saliti a 379 nel 1921. Davvero ragguardevole era pertanto il numero complessivo di bambini ospitati nell’Ospizio Marino dal 1918: ben 1151 per 22227 giornate di presenza a fronte di una spesa pari a 78300 lire. Le cifre, in particolare quelle relative alle presenze, sottolineavano il ruolo di centralità dell’Ospizio Marino nel contesto regionale, sollecitando pertanto la Congregazione di carità di Teramo a realizzare un grande padiglione per uso refettorio nonché, fra le due ali nord e sud, un ripiano-terrazza. Nel giugno del 1925, stante l’elevato numero di ricoverati nel Manicomio di Teramo, ben 700, che aveva reso insufficienti i locali disponibili, si decideva di approntare una sezione distaccata della struttura psichiatrica nell’Ospizio Marino, adattandone provvisoriamente alcuni ambienti. Questa forzata e comunque momentanea coabitazione, non nuoceva tuttavia all’accoglienza dei bambini nella stagione estiva dell’anno successivo, venendone infatti ospitati 306. Di questi, 234 erano stati inviati nella struttura giuliese a spese della Congregazione di Teramo mentre 72 a cura di vari comitati: dall’Opera nazionale per la protezione ed assistenza degli orfani di guerra, al Patronato Nazionale pro orfani dei contadini morti in guerra, ai Comitati pro colonia marina di Montorio al Vomano, Pianella ed altri.

   

Nel 1928, allorché i suoi ambienti si aprivano a Piccole italiane, balilla, avanguardisti e orfani di guerra, Cesare Migliori, presidente della Congregazione di carità di Giulianova, metteva a disposizione dell’Ospizio Marino, in comodato d’uso, un paio di suoi villini, mentre il fratello Amato Alfonso, gareggiando in generosità, disponeva la cessione gratuita di un’area di sua proprietà sia per sistemare convenientemente lo stradone di accesso, sia per agevolare l’ampliamento del complesso. Un ambizioso obiettivo, quest’ultimo, che un munifico moscianese da sempre impegnato in opere di beneficenza, Pasquale Ventilj, rendeva possibile destinando, il 6 agosto di quell’anno, gli interessi maturati e maturandi del capitale (circa un milione di lire) in precedenza donato per la costruzione di un sanatorio a Teramo con lo scopo di completare il primo piano dell’Ospizio e realizzarne la sopraelevazione. Senonché l’arbitraria inclusione da parte del prefetto Ferdinando Natoli, nel decreto 21 novembre che autorizzava la Congregazione di carità di Teramo ad accettare la donazione Ventilj, di una clausola con la quale si imponeva la parziale destinazione delle somme per la trasformazione del complesso in Istituto permanente per la profilassi antitubercolare infantile, come stabilito due anni prima, originava una querelle che avrebbe lungamente contrapposto il filantropo moscianese sia alla stessa Congregazione di carità e sia alla prefettura di Teramo.

   

Nonostante la disputa in atto, nell’aprile del 1930 si apriva il cantiere per l’adattamento del complesso a Istituto permanente di profilassi antitubercolare infantile, su una spesa di 353 mila lire e per mandato della sede teramana dell’ONMI, l’Opera Nazionale per l’assistenza e la protezione della Maternità e Infanzia. Gli interventi non intralciavano la consueta attività estiva della colonia, che come di consueto chiudeva i suoi battenti nei primi di settembre con una recita ed un coro dei bambini sotto la guida della direttrice Carlotta Galluppi ed alla presenza del podestà Domenico Trifoni, del prefetto Carlo Witzel, del segretario federale Adoldo Pirocchi, del presidente dell’ONB Arcangelo Preziuso e di altre autorità.

   

E pur venendo inaugurato ufficialmente il 28 ottobre seguente, tuttavia l’Istituto antitubercolare non entrava in attivita a causa di una diffida nel frattempo fatta notificare dal Ventilj. Sicché non e sorpresa che ai primi di luglio del 1931 la struttura tornasse ad ospitare come colonia climatica un primo turno di 200 Piccole italiane sotto la direzione di Emilia Aurini, delegata provinciale del Fascio femminile, che insieme con le insegnanti Giuseppina Arpini, Margherita e Gina Barbetta, Livia Salvatori e Nella Barbalato accoglieva, per la consueta visita, il prefetto Witzel, il segretario federale Pirocchi e addirittura Pasquale Ventilj.

La presenza del benefattore moscianese nella delegazione indicava a chiare lettere la insistita attività di mediazione messa in atto dal prefetto che, di qui a poco, sarebbe stata coronata da successo. Il 6 settembre 1931, infatti, in sua presenza e grazie anche all’intervento di un prefetto ispettore giunto appositamente da Roma, il siciliano Filippo Manlio Presti, Pasquale Ventilj firmava nel palazzo del Governo di Teramo un accordo con la Congregazione di carità mettendo cosi fine alla querelle sull’Ospizio Marino, che da quel momento assumeva convenzionalmente la denominazione “Ventilj”. Sottoposta all’EOA, l’Ente Opere Assistenziali della Federazione provinciale fascista di Teramo, la struttura tornava dunque nel 1932 a svolgere la consueta attività climatica accogliendo, il 20 luglio, il segretario del Partito Nazionale Fascista Achille Starace, venuto a portare il suo saluto e intrattenutosi nel corso della mattinata con i giovani ospiti.

Nel successivo anno 1933, con l’ennesimo cambio di denominazione, da colonia “Ventilj” a “Principi di Piemonte”, la struttura talassoterapica – una delle 261 presenti sul territorio nazionale – acquisiva la sua pressoché definitiva fisionomia strutturale. Grazie infatti alla realizzata sopraelevazione e ad ulteriori interventi, compresa la costruzione nei pressi della pineta di una palazzina per l’infermeria e di una lavanderia coperta, gli ambienti del complesso – provvisti di lavandini, gabinetti, spogliatoi e di un vasto refettorio con ampie finestre sul mare – erano ormai in grado di contenere comodamente 300 letti per altrettanti bambini sugli 800 ospitati quell’anno nelle colonie del Teramano. Pur essendo già cifre di tutto riguardo, comunque si procedeva ad aumentare ulteriormente la capacita ricettiva della colonia che nel 1934 si attestava sui 414 letti. Sicché nella sua relazione per il prefetto stilata il 10 settembre di quello stesso anno, la fiduciaria provinciale dei Fasci Emilia Aurini poteva ben dire come il complesso sottoposto alla sua direzione fosse un magnifico locale situato tra il mare e una ampia folta e profumata pineta con vista sulla collina. Dove la vita della colonia, per quanto intensa (si iniziava con la sveglia alle 6:30 per terminare alle 21:30 dopo la cena e la ricreazione), trascorreva, come poetava la direttrice nella sua nota, in unatmosfera calma, serena, benefica con i bambini che, in giocosa allegria, tempravano i loro muscoli allazione benefica e rigeneratrice del sole.

L'"Ospizio marino" in cartolina.
Pinacoteca civica 'V. Bindi' - Sistema museale Musei civici Giulianova. The painting section of the Municipal Museums of Giulianova originates from a precious donation of the well-known historian and lawyer Vincenzo Bindi: when he died in 1928, he bequeathed to the Town one part of his palace on the main avenue of Giulianova and his private collection of art-works. The chief nucleus of the collection is represented by the works of the so called "School of Posillipo", a group of artist characterized by an excellent drawing and a conscious use of colors in realistic reproductions, who really renovate the landscape-painting. The collection contains canvases by Pitoo, Gigante, Duclére, Consalvo and Raffaele Carelli. Besides them there are nineteenth-century painters from the Abruzzi, such as Filippo and Nicola Palizzi, Gennaro della Monica and Michetti. The beautiful collection covers three centuries: from the nineteenth-century production of Domenico Morelli and Vincenzo Gemito, it goes backwards to Francesco Solimena (early seventeenth century) and Jusepe Ribera, called "the Spaniard" (first half of the seventeenth century), through the eighteenth-century masterpieces of Pompeo Batoni and Vincenzo Camuccini. The art gallery was inaugurated in 1978, along with the historical material which Bindi himself bestowed on the library. The pictures are arranged on the walls of Bindi's aristocratic house, surrounded by antique furniture and precious ornaments left by the important historian.
Facilmente raggiungibile, Giulianova da tutte le località, grazie anche alla sua vicinanza (40 Km) all’aeroporto di Pescara, è dotata di moderne attrezzature ed infrastrutture turistiche oltre alla presenza di un’impiantistica sportiva per tennis, nuoto, vela, windsurf, bocce, minigolf, pallacanestro, calcio a 5, pattinaggio; inoltre vi è possibile praticare la pesca d’altura e subacquea. Grazie ad un nuovissimo sistema di collegamento con pontili in legno è possibile raggiungere, in bicicletta, le località limitrofe, costeggiando il mare e lussureggianti pinete.
Articolo tratto della pubblicazione: “GIULIANOVA, tra storia e memoria. Architetture, società e avvenimenti dall’età umbertina al Ventennio.
Autore, cura e testi: Sandro Galantini
Sandro Galantini, storico e giornalista, e autore di oltre sessanta tra volumi, saggi e contributi apparsi in opere collettanee ed in riviste scientifiche relativi a questioni storiche abruzzesi dell’età moderna e contemporanea. Socio ordinario della Deputazione di Storia Patria negli Abruzzi, membro dell’Istituto Abruzzese di Ricerche Storiche e Socio Corrispondente dell’Istituto di Studi Abruzzesi di Pescara, ha conseguito per la saggistica storica numerosi premi e riconoscimenti, tra i quali il “Filomena Carrara” nel 1996 ed il premio speciale “Lago Gerundo” nel 2006. Nel 2013 e stato insignito del titolo di Cavaliere dell’Ordine al merito della Repubblica Italiana per benemerenze culturali e chiara fama. Per l’Editore Paolo de Siena ha pubblicato nel 2001 Giulianova com’era. Storia e memoria della città attraverso le cartoline d’epoca ed ha curato nel 2004 il volume Il calcio a Giulianova dalle origini al 1960. Storia, eventi, personaggi.
Editore: De Siena Editore s.a.s. Viale Giovanni Bovio, 111 – www.desienaeditore.it
Finito di stampare nel mese di Dicembre 2015 - ISBN: 978886341254
 
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