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Cenni storici su Giulianova (Te) L’idrovolante a Giulianova

Giulianova > Cenni storici su Giulianova
 
 

L’idrovolante a Giulianova
di Antonio Di Emanuele  


L’ammaraggio dell’idrovolante a Giulianova (1930) Archivio Mario Orsini
 
Nel 1930 i lavori che interessavano le infrastrutture portuali di Giulianova. ripresi a partire dal 1928, erano a buon punto. Il Molo Sud era esteso oltre quattrocento metri, quello Nord più di duecento. Di circa sedici ettari era il bacino ricavato nello specchio acqueo compreso tra i due pennelli. Tanto fervore di opere è connesso non solo ai programmi di sviluppo contenuti nel piano regolatore del Provveditorato alle Opere Pubbliche per gli Abruzzi del 1927, ma anche alla necessità di apprestare idonee strutture per dar modo ai motovelieri carichi di carbone - proprio a partire dal 1930, infatti, si inizia lo sfruttamento razionale dei bacini carboniferi dell’Arsa - di scaricare il loro prezioso carico. È proprio in una nebbiosa giornata di fine marzo del 1930 (il 1° gennaio di quest’anno, peraltro, era stata inaugurata ad Orbetello la Scuola di Alta navigazione dell’Aeronautica) che un idrovolante della Regia Aeronautica, proveniente da Monfalcone e diretto a Taranto, è costretto ad ammarare tra i due moli del porto. L’evento, davvero fuori dall’ordinario, spinge un folto gruppo di cittadini giuliesi a recarsi sul posto. Come gli intervenuti apprendono (e diversamente da quanto scriverà il settimanale teramano “Il Solco” nel riportare l’indubbiamente insolito avvenimento), non erano state tanto le avverse condizioni atmosferiche, quanto una ferita al ginocchio del pilota a rendere necessario l’ammaraggio del grande apparecchio a scafo nel bacino portuale giuliese. L’idrovolante ammarato a Giulianova, uno stupendo esemplare a doppio scafo da bombardamento S. 55 (Savoia Marchetti) tipico del primo decennio dell’Era Fascista, riceve subito l’attenzione generale. La notizia si sparge in brevissimo tempo e tutti vogliono ammirare non solo uno tra gli apparecchi più eleganti ed aerodinamicamente nuovi, fino allora in dotazione alla Centuria Alata, ma soprattutto quel velivolo la cui fama si era consolidata nei quattro continenti attraverso imprese leggendarie, ben 14 records mondiali e 15 trasvolate atlantiche. Alcuni dati tecnici: apertura massima fra un’estremità e l’altra delle ali 24 metri; lunghezza massima dell’apparecchio 16 metri; altezza 5 metri; profondità massima delle ali metri 5,10; superficie portante 93 mq.; peso a vuoto 5.750 Kg.; motore Asso 750 costruito dalla Isotta Fraschini. L’S. 55 prevedeva come armamento offensivo numerose bombe, anche di grosso calibro, di norma collocate sui fianchi dello scafo o sopra le pinne, più raramente fissate nella zona ventrale del tratto di ala che collegava i due scafi. Quattro mitragliatrici da 7,7 mm., due su ogni scafo, costituiva invece il tipo più diffuso di armamento difensivo. Una piccola curiosità: tre esemplari del modello S. 55X furono impiegati dai nazionalisti spagnoli all’inizio della guerra civile nel 1937 ed altri venduti all’unione Sovietica di Stalin.

Articolo tratto da OPUSCOLA (1) – Giulianova in fotografia 1900-1950. A cura di Giovanni Bosica e Pierino Santuomo, Edigrafital, 1998. 

Bibliografia
L’IDROVOLANTE A GIULIANOVA di Antonio Di Emanuele.
Notizie sull’ammaraggio dell’idrovolante sono state raccolte su “Il Solco”, 6 aprile 1930, mentre le notizie tecniche sono state tratte dall’Almanacco Fascista del Popolo d’Italia, Milano, Tipografia del “Popolo d’Italia”, 1934.

La storia di Giulianova: La Giulianova moderna

Dopo secoli di vita cittadina entro il perimetro quattrocentesco, nella seconda metà dell’Ottocento, sotto una vivace spinta demografica e con il miglioramento dell’economia locale, si ha l’espansione extramuraria dell’abitato collinare, il cui principale nodo urbano è costituito dall’attuale Piazza della Libertà. Anche il sottostante litorale, fino all’Unità d’Italia sostanzialmente deserto, grazie all’entrata in funzione nel 1863 del tronco ferroviario Ancona-Pescara e quindi, nel 1884, della strada ferrata per Teramo, registra una sempre più vivace attività sia commerciale che industriale. È qui infatti che Luigi Crocetti crea nel 1888 una società, la prima in Abruzzo, per la costruzione di mattonelle e lavori in cemento, presto emulato da altri imprenditori. Grazie anche alla “scoperta” del turismo balneare, con la costruzione nel 1874 dello stabilimento balneare e la presenza dal 1896 di un frequentatissimo Ippodromo, l’abitato a valle si infittisce di nuove costruzioni estendendosi progressivamente nelle aree la Giulianova moderna adiacenti alla stazione. Ma la borgata “Marina”, nome della germinazione litoranea di Giulianova, pur condividendo strettamente le dinamiche di crescita comuni agli altri insediamenti costieri, tuttavia rispetto ad essi avrà caratteri distinti, mancando di produrre il ribaltamento delle gravitazioni. 

E difatti nel 1934, quando la frazione ormai ha superato per abitanti lo stesso capoluogo e da tempo costituisce l’epicentro dinamico trainante dell’intero territorio, si opterà per la fusione amministrativa tra l’abitato collinare, che allora come oggi conserva saldamente la sede municipale, con quello litoraneo, che perciò assume la nuova denominazione di Giulianova Spiaggia e dove nel 1936 la già solida vocazione balneare, rappresentata dall’imponente Kursaal realizzato nella parte inferiore nel 1913 come club marino e ultimato in stile liberty sedici anni dopo come albergo assai prestigioso, viene rafforzata dalla costruzione del lungomare monumentale

Nei decenni successivi al secondo dopoguerra, l’espansione urbana privilegia, seguendo uno schema a scacchiera, le aree litoranee meridionale e settentrionale e quindi quella valliva occidentale, non pregiudicando lo sviluppo armonico della città. Oggi, infatti, Giulianova, pur avendo una delle più alte densità demografiche della provincia, è tra i centri costieri abruzzesi a disporre del più alto coefficiente di zone verdi presentandosi nelle vesti di una elegante località, culturalmente assai vivace e apprezzata dai turisti per il finissimo arenile, per le sue dotazioni ma anche per le ricche testimonianze artistiche e monumentali.

Le bellezze dell'Abruzzo. Mare, monti, arte, gastronomia, folklore: è questa in sintesi, la realtà dell’Abruzzo; che, tra le spiagge dell’Adriatico e le nevi perenni del Gran Sasso d’Italia e della Maiella, può ancora offrire ai forestieri - oltre ad una moderna attrezzatura alberghiera e in campeggi e case private - una vacanza completa, ricca di continue scoperte. I quattro capoluoghi di provincia: L’Aquila, Chieti, Pescara, Teramo e numerose altre città, che in antico ebbero un ruolo determinante, custodiscono tesori d’arte e di storia, resti archeologi, musei, cattedrali, castelli, acquedotti, fontane, ecc., che testimoniano di una continua operosità sul mare, nei campi, sulle montagne. Dalle ceramiche di Castelli ai legni intagliati di dl Pretoro, dai liquori di Tocco Casauria agli orafi di Scanno e ai merletti di Pescocostanzo, è tuttora vivo in ogni angolo della regione un artigianato che spesso affonda le proprie radici addirittura nella preistoria. 

 
 
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