Guida turistico-culturale di Giulianova: L'Archeologia a Giulianova - Abruzzo... una regione da vivere e... da scoprire.

Cerca nel Sito
Vai ai contenuti

Menu principale:

Guida turistico-culturale di Giulianova: L'Archeologia a Giulianova

Giulianova > Guida turistica
 

I nostri consigli... per le vostre vacanze.

 
 
La pesca a Giulianova ai tempi delle barche a vela. Con vento sostenuto, c’era il pericolo che le vele, gonfiandosi oltre misura, potessero spezzare l’unico albero della barca, che, senza la spinta delle vele, sarebbe andata alla deriva, con grande pericolo per gli uomini dell’equipaggio. Esisteva anche la possibilità, nelle stesse condizioni di vento, che l’albero reggesse e che la barca rischiasse di ribaltarsi, con esiti dolorosi. Nei giorni di mare grosso, era addirittura impensabile poter uscire in mare, per l’impossibilità pratica di varare o ritirare in secca le barche, sicure vittime della violenza delle onde. In quei tempi, si continuava a parlare, ma solo a parlare, della realizzazione di un porto o di un approdo riparato, che consentisse alle lancette ed alle paranze di compiere tutte le operazioni di carico, scarico e approvvigionamento, che venivano normalmente fatte sulla spiaggia, di fronte alle barche ormeggiate all’ancora, che, ad ogni minaccia di cambiamento del tempo, dovevano essere, con la massima velocità possibile, ritirate a terra. Si provvedeva alla bisogna a mezzo di argani, piantati sulla spiaggia e girati a mano tramite lunghe pertiche innestate sull’asse rotante; quando era necessario, cioè quasi sempre, alle pertiche correvano, in aiuto agli uomini, anche le donne ed i ragazzi. Altro motivo di impedimento all’uscita delle barche poteva essere la totale assenza di vento, che significava mancanza di forza motrice. In presenza di vento scarso, non sufficiente a far muovere le pesanti barche, si doveva provvedere, a forza di remi, a raggiungere il tratto di mare antistante la foce dei fiumi, dove il “vento della valle” riusciva a gonfiare le vele ed a spingere lancette e paranze verso il largo, dove c’era la possibilità di incontrare una brezza sostenuta che consentisse la pesca.

Giulianova turistica. Ammirevole e splendente città di mare, si estende lungo la fascia costiera del Medio Adriatico per circa 5 km e ogni anno risorge tra il fiume Tordino e il Salinello sempre più energica e scintillante per accogliere con ancora più onore e impegno di tantissimi turisti che visitano Giulianova e il suo territorio.

Venirci a trovare è davvero semplice. Giulianova è nel bel mezzo d’Italia, a Nord di un Abruzzo costiero dalle innumerevoli risorse turistiche e ambientali. Giulianova si raggiunge via Autostrada A14 - uscita Giulianova, oppure in treno con la comoda stazione ferroviaria, o ancora in aereo atterrando nel moderno Aeroporto d’Abruzzo di Pescara, Giulianova è distante solo 50 chilometri.

 
La pesca a Giulianova ai tempi delle barche a vela. In quegli anni, la vita era grama per tanti e i pescatori, spesso e malvolentieri, facevano la fame, insieme alle loro famiglie; nessuno li aiutava, tanto meno lo stato: il sistema non prevedeva ancora interventi previdenziali o assistenziali. Per superare i crudi inverni, le donne si davano da fare nei servizi nelle case dei benestanti, in cambio di qualche soldo o, più spesso, in cambio di generi alimentari; e fare i servizi non significava solo sbrigare le faccende domestiche, ma anche fare la lavandaia, andando a lavare il bucato alla Fonte Grande o alla Fontanella, entrambe ubicate lungo la costa della collina di Giulia, fuori le mura. C’era anche, naturalmente, qualcuna più fortunata, che si arrangiava in lavori di cucito o qualcuna, beata lei, che sapeva di ricamo e riusciva a spuntare buoni compensi. Quasi tutte le donne dei pescatori erano impegnate nella cucitura delle vele e nella tessitura delle reti, sia nuove che da riparare. All’approssimarsi della primavera, si ricominciava a rimettere le barche in mare, dopo aver provveduto alla loro manutenzione, e, con la ripresa dell’attività della pesca, si ricominciava a vedere qualche soldo. Chi guadagnava di più dalle operazioni di pesca erano, ovviamente, i proprietari delle barche: di loro spettanza era il 50% del ricavato; erano, però, a loro carico le spese di manutenzione delle barche e quelle di riparazione e sostituzione delle vele e delle reti, che spesso marcivano e si strappavano.

Archeologia a Giulianova

Degli importanti reperti archeologici rinvenuti nel territorio di Giulianova nel corso l’Ottocento, oggi ben poco rimane. Epigrafi, reperti e materiali nella quasi totalità sono andati perduti, rimanendo di essi traccia in alcune descrizioni, saggi e resoconti.
Una testimonianza visibile della presenza romana è presente al bivio Bellocchio, nei pressi dell’incrocio tra la Statale per Teramo e la nazionale adriatica, vicino all’edificio della scuola. Si tratta di un ponte, che doveva trovarsi sul fossato di Castrum Novum Piceni, con arco a tutto sesto ed intradosso realizzato in sesquipedali. Presenta pareti in conglomerato pozzolanico con ciottoli e frammenti di pietre e laterizi. A tre chilometri da qui, in direzione Teramo, sulla destra, dietro una casa e vicino all’imbocco per via Cupa, esistono ancora i resti di “muracche”, cioè tombe, realizzate con gli stessi materiali del ponte. Probabilmente collegata ad una domus romana è la cisterna ubicata nel giardino di villa Maria Immacolata, su via Gramsci. È costituita da un gran locale, diviso in tre navate: queste sono coperte con volte a botte sorrette da tre ordini di archi perpendicolari e poggianti, oltre che sulle pareti, su sei pilastri. Da qui dipartono dei cunicoli sotterranei la cui lunghezza rimane ancora ignota. Le campagne di scavo condotte a partire da un ventennio fa, hanno permesso di scoprire, oltre a strutture in pietre di fiume, laterizi, resti di pavimentazioni domestiche in mosaico e a due cisterne di diverse dimensioni, anche una necropoli posizionata ai piedi della collina sulla quale sorgeva l’abitato romano.

Antiche monete in oro dal tesoretto di Giulianova


Le quindici tombe sinora rinvenute, quasi tutte coperte con frammenti di tegoloni e coppi di riutilizzo, oppure con tegoloni interi bipedales, hanno restituito boccalini, coppe ed ollette insieme con lucerne ed altri oggetti personali. Di grande interesse sono anche le numerose anfore rinvenute negli strati di terra sottostanti alle sepolture, dovute, come si ipotizza, alla presenza nel sito di un magazzino utilizzato per il carico e lo scarico delle merci precedente alla riconversione dell’area in sepolcreto. Si tratta di anfore di forma Lamboglia 2, molto diffuse lungo le coste del Mare Adriatico tra la fine del II secolo a. C. e la fine del I secolo a. C, utilizzate per il trasporto via mare del vino, dell’olio e del garum, una salsa di pesce di cui gli antichi romani erano ghiotti. Appartenenti al I secolo d.C. sono le lucerne pure scoperte recentemente, riconducibili alla presenza di un laboratorio artigianale operante a Castrum Novum Piceni.

Lucerna ad olio di epoca romana dagli scavi di Giulianova


Notevole è la varietà dei temi iconografici: accanto a scene erotiche o di ispirazione mitologica e a motivi zoomorfi e floreali, le anfore presentano anche immagini gladiatorie, venatorie o desunte dai soggetti di vita reale. Medievale invece, benché poggiante su resti romani, è l’avanzo di torre nell’angolo sud-est del vecchio cimitero, riconducibile alle strutture difensive di CastelSan Flaviano, rimodellate su quelle bizantine.

La pesca a Giulianova ai tempi delle barche a vela. Più spesso di quanto non si pensi, per trascinare una rete più grande, e quindi più pesante, due barche lavoravano in coppia o alla pari ( da cui il nome di “paranza”). Il proprietario della o delle barche, ogni due settimane o alla fine del mese, a seconda degli accordi, convocava i marinai a casa sua, per fare “i conti’. Se l’incasso era stato soddisfacente, allora i pescatori trovavano a cuocere sul focolare, in una grossa caldaia, tagliolini e fagioli, in quantità sufficiente per una quindicina di persone, cioè l’armatore, che spesso era anche il “parone” o capobarca, i suoi familiari e l’equipaggio della o delle sue barche. Dopo che tutti avevano mangiato e bevuto a sazietà, le donne di casa sparecchiavano e lasciavano gli uomini a fare le loro cose. A quel punto il proprietario tirava fuori un quaderno di appunti e di cifre, nel quale sapeva leggere solo lui; poco male, perché nessuno degli uomini dell’equipaggio si sarebbe sognato di contestargli qualcosa, anche perché del tutto incapaci di leggere o far di conto. Si cominciava, una volta precisato l’ammontare, a dividerlo in due metà: una di spettanza del proprietario, l’altra dell’ equipaggio o, quasi spregevolmente, “ciurma”. Naturalmente, la quota spettante all’equipaggio veniva suddivisa tra tutti gli uomini che ne facevano parte, compreso il proprietario e i figli, se partecipanti alle operazioni di pesca (ed era quasi sempre così), secondo quote ben definite. Di norma si facevano dieci parti, ognuna divisa in quarti o “quartarole” per un totale di 40. Ma procediamo con ordine: al “parone” spettavano 7 quartarole; al “sottoparone’ cioè al comandante della barca subordinata, ne spettavano 6; al marinaio con famiglia a carico andavano 5 quartarole (la quartarola in più rappresentava una specie di assegni familiari ante litteram) ; una parte intera, cioè 4 quartarole, spettava ad ogni marinaio non sposato; al giovane sotto i 21 anni spettavano 3 quartarole; al mozzo sotto i 14 anni 2 quartarole.

Giulianova turistica. Ammirevole e splendente città di mare, si estende lungo la fascia costiera per circa 5 km e ogni anno risorge tra il Tordino e il Salinello sempre più energica e scintillante per accogliere con ancora più onore e impegno i tantissimi turisti che visitano il territorio.
>>>>>>>>>>>>> Scrica la Guida turistico-culturale in PDF di Giulianova (Te)
>>>>>>>>>>>>> Per ulteriori informazioni visitare il sito: Giulianova sul Web

Guida turistica-culturale realizzata dall'Amministrazione Comunale di Giulianova (Te) Abruzzo - Italy.
Fotografia Giovanni Lattanzi - Testi: Sandro Galantini - Contributi di Gabriella Magazzeni, Laura Ripani, Francesco Tentarelli - Grafica ed impaginazione Andreas Waibl (Waibl & Di Luzio).

 
Torna ai contenuti | Torna al menu