Giulianova Spiaggia (TE) –
Giulianova Paese |
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Dalla stazione ferroviaria (0)
è possibile raggiungere
Giulianova
alta, più precisamente il centro storico,
percorrendo via XXIV Maggio.
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Una lapide,
alla fine di questa strada, è posta sul muro di
una casa alla destra di chi sale. Un tempo era
sull’architrave di Porta Marina. Sulla lapide
sono scolpiti dei versi latini che ricordano al
forestiero le avversità e tutti gli eventi
storici che portarono alla fondazione del nuovo
paese.
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A sinistra, sempre sulla stessa via si trova la
casa del pittore
Cermignani, nato a Giulianova nel
1902 e quivi morto nel 1971, dopo essere
vissuto in Francia
dal 1922 per quarantadue anni per sfuggire alle
persecuzioni fasciste. Egli ha lasciato al
Comune le sue opere, tutte di pregevole fattura,
che sono appunto esposta nella casa che abitò
negli ultimi anni di vita.
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Prosenuendo la passeggiata per via Bindi, si
arriva, in
Piazza della Libertà
(3).
Proprio al centro di questa si può ammirare la
statua di
Vittorio Emanuele II,
opera dello scultore
Raffaello Pagliaccetti.
Il monumento fu innalzato in ricordo del
passaggio, il
15 ottobre 1860,
del re diretto ad incontrare Garibaldi dopo la
spedizione dei Mille. Nella parte più alta della
piazza c’è un busto del Paqliaccetti scolpito
dal professor
Ulderico Ulizio.
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Sempre in piazza della Libertà, a destra di chi
sale, in una sala dell’edificio scolastico “De
Amicis” (4)
sono raccolti i bozzetti e
le opere del Pagllaccetti
(1838-1900) che fu uno dei
capiscuola del verismo toscano della seconda
metà dell’800. Sul lato opposto della piazza si
trova la
cappella gentilizia dei De Bartolomei (5),
sorta nel 1876. con sculture e bassorilievi del
Pagliaccetti. Dalla piazza, verso nord, inizia
Corso Garibaldi; sulla destra c’è la
Biblioteca
Comunale Vincenzo Bindi (6).
Contiene in visione circa 15.000 volumi
suddivisi in undici sezioni. La sezione
Abruzzese è la più completa ed importante
d’Abruzzo. Al piano superiore dello stesso
edificio si trova la Pinacoteca dove sono
esposti quadri, disegni, autografi. mobili ed
oggetti artistici. Ci sono quadri di pittori
della Scuola Napoletana dal ‘600 fino ai primi
del ‘900. il periodo più rappresentato è
la
scuola di Posillipo. Proseguendo si trova
la
chiesa di S. Flaviano (7)
del 1478. Chiamata originariamente
S. Maria di
Piazza cambiò nome verso la metà del ‘500 quando
vi furono trasferiti i resti del Santo dal più
antico tempio che sorgeva nel luogo denominato
un tempo Terravecchia nella piana del Tordino.
E’ una delle opere architettoniche più maestose,
nuove, originali e singolarmente audaci del
secolo XV negli Abruzzi e che, per la sua forma,
non trova riscontro nella nostra regione. Sopra
un massiccio basamento ottagonale si elevano le
robuste mura a mattoni terminate a merli e
fetirole, che a guisa di fregio, girano intorno.
Su un coronamento del pari ottogonale, dalle
ampie finestre con semplici cornici, l’artista
girò la vasta cupola, senza servirsi
dell’interna armatura. La cupola. sormontata da
lanternino ottogonale diviso in ogni lato da
finestre, era tutta rivestita da mattonelle a
smalto di colore azzurro, che furono poi
sostituite da laterizi di terracotta.
Sconosciuto è il nome dell’autore, la tradizione
l’attribuisce ad un architetto di Pescara. Si sa
che
Giuliantonio Acquaviva spese per la sua
costruzione quarantamila colonnati, cioè più di
quanto gli costò l’acquisto del feudi di
Atri e
di
Teramo, Anche i cittadini concorsero con
copiose prestazioni. La chiesa di
San Flaviano fu restaurata e
consolidata nel 1948, In quella occasione furono
asportate tutte le decorazioni barocche che
c’erano e tutto l’interno fu rinnovato e ornato
con sculture moderne.
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Un gruppo di bronzo dello scultore romano
Francesco Coccia, raffigurante il Crocifisso, la
Vergine e San Flaviano, orna l’altare di destra,
mentre una statua della Madonna con il Bambino,
dello scultore Venanzo Crocetti, si trova su
quello di sinistra.
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Sotto l’altare maggiore è conservata la reliquia
del santo patrono di Giuilanova, in una cassetta
reliquario del XV secolo, a lamine
d’argento lavorato a sbalzo, con figurine
ritoccate col bulino e con i rilievi indorati.
Le figure stampate esternamente rappresentano,
forse, San Flaviano e genuflessi Andrea Matteo
III Acquaviva e Isabella Piccolomini che fecero
eseguire l’opera, Ci sono molti altri lavori di
oreficeria tutti della scuola abruzzese, quasi
tutti del XIV e del XV secolo, provenienti
dall’antico tempio di San Flaviano.
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Risalendo via Pagliaccetti, a sinistra del
corso, si accede a piazza Dante, già del
Mercato, sulla quale si affaccia
la chiesa della
Misericordia (8),
che si ritrova già citata in una relazione del
1596 del vescovo Montesanto che parla di una
omonima congregazione che celebrava in una sua
Chiesa.
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Riscendendo sui corso e proseguendo, dopo il
palazzo Municipale, una lapide (9)
indica la casa natale di
Gaetano Braga
(1829-1907), noto violoncellista giuliese. Corso
Garibaldi si immette In viale dello Splendore
che porta ad un
santuario (10)
eretto, secondo la tradizione, nel 1557 sul
luogo
dove apparve la Vergine
ad un contadino,
basandosi su una cronaca dell’abate Capullo. In
alcuni documenti relativi alle cerimonie dei
monaci Celestini, che per primi fondarono il
convento, del 1547 e del 1552 viene già
menzionato Il monastero di Santa Maria dello
Splendore, per tanto questi documenti
attesterebbero la preesistenza del monastero e
della chiesa
all’apparizione. Presso l’annesso
convento esiste un quadro di scuola veronese,
dono degli Acquaviva. La statua in legno della
Madonna che si trova sull’altare maggiore è, a
detta del Bindi, antecedente al santuario
stesso.
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Riscendendo dal Viale dello Splendore, si può
percorrere l’antico perimetro delle mura della
città, di cui restano solo alcuni ruderi
all’interno delle case e dei cortili.
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Degli otto torrioni ne restano quattro, posti
agli angoli del quadrilatero formato dalle
antiche mura.
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A sinistra del viale, dopo un brevissimo tratto
di strada si può vedere il
torrione (11)
dell’angolo nord-est circondato esternamente da
costruzioni, l’unico che conservi, all’interno,
la volta a cupola. Sulla stessa linea, più a
sud, si trovano i resti dei torrione sud-est
visibile da chi sale dal lido.
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A destra del Viale dello Splendore si risale via
Giuliantonio Acquaviva al termine della quale è
situato il bastione detto
Il Bianco (12)
che aveva conservato fino a pochi decenni fa la
sua struttura originaria, a quale fu poi
alterata, rimuovendo i contrafforti, la cinta
merlata la volta a cupola interna e così fu resa
simile a quella degli altri torrioni
precedentemente manomessi.
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La passeggiata può continuare per via Amendola,
proseguendo a destra del «Bianco». Sul lato
destro della strada sorgono delle belle ville (13).
la seconda delle quali, ora ampliata,
originariamente apparteneva agli Acquaviva.
In
tale casa fu ospitato il Re Vittorio Emanuele II
quando passò con il suo esercito, nel 1860.
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Tornando indietro e scendendo per via del Popolo
si arriva al torrione dell’angolo sud-ovest
detto di S. Francesco (14).
la cui parte inferiore non è in parte visibile.
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Imboccando via Diaz si arriva alla
chiesa di S.
Antonio (15).
già di San Francesco del 1566; l’interno di
architettura del secolo XVIII, e carica di
ornati e bassorilievi a stucco. Girando intorno
alla chiesa si riesce nuovamente in
piazza della
Libertà.
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Da qui si prosegue per via Gramsci, ex via del
Sole, che attraversa il territorio su cui
sorgeva l’antico Castel San Flaviano. Lungo
questa strada si trova la «
Casa Maria
immacolata » (16)
Un vasto fabbricato con giardino, il cui primo
nucleo risale al 1596. quando la « Comune » si
mostrò risoluta ad ergere un Convento dei
Cappuccini presso la piccola chiesa di S.
Angelo.
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Dopo le leggi emesse durante la dominazione
francese. l’immobile divenne proprietà degli
Industriali
Comi. Nel 1873 passò agli Acquaviva
d’Aragona, quindi ai conti di S. Giorgio, nel
1932 alla famiglia Allisio. Oggi appartiene ai
Vescovado Aprutino.
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Tutta la zona intorno al bivio per Teramo è
ricca di reperti romani, Sono stati, difatti,
ritrovati pavimenti a mosaico, resti di bagni
termali, monete e rimane un ponticello romano (17)
che era posto all’imbocco della porta che si
apriva sulla strada che da Castrum Novum portava
ad Interamnia (Teramo). Lungo questa via si
possono vedere resti, chiamati « Muracche » (18).
che erano le tombe che i ricchi Romani usavano
innalzare lungo le strade di maggiore
importanza.
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Al di là della ferrovia, si può ammirare la
chiesa di
Santa Maria a Mare (19). Monumento
architettonico elevato nell’alto Medio-Evo. In
seguito trasformato e rifatto. All’interno
restano tracce dell’opera di artisti del XII o
XIII secolo, mentre la sua facciata, con il suo
portale finemente istoriato, appartiene alla
fine del XIII secolo o ai primi del XIV.
L’interno è ampio, a due navate, con un giro
grandioso di archi a tutto sesto poggiati su
pilastri e sostenuti da due massicce colonne a
fabbrica, di forma circolare l’una, quadrata
l’altra, sostituite, probabilmente, a quelle
primitive.
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Degne di nota è la facciata con il suo
importante portale.
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La facciata di stile architettonico semplice e
quasi nudo, è costruita tutta a mattoni e
nessuna decorazione o contorno testimonia
l’intera suddivisione in navate. La facciata
termina a sesto leggermente acuto come le
finestrine della parte laterale dell’edificio.
La cornice che orna la facciata è configurata da
piccoli archetti. Il portale è formato da un
largo archivolto a tutto sesto, composto da più
archi semicircolari concentrici finemente
intagliati a fiori, frutta, foglie, rosoni
intrecciati ad animali ed uccelli. Essi poggiano
su due leoni, uno dei quali tiene fra i denti
una serpe, simbolo delle eresie, delle
persecuzioni che afflissero fin dai primi anni
la Chiesa, di cui il leone rappresenta la forza
e la potenza; l’altro custodisce fra i suoi
artigli il libro santo dei Vangeli.
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I leoni sono sostenuti da colonne con capitelli
scolpiti: due leoni formavano la base di questo
gruppo di colonne. Sotto l’arco principale in
18
quadretti sono rappresentate figure simboliche
di concetti cristiani. Sul massiccio architrave
è poggiata una scultura rappresentante la
Vergine con Gesù Bambino benedicente. Le figure
hanno forma piuttosto tozza con membra
sproporzionate e mal disegnate. Le
caratteristiche presenti nell’opera rivelano il
dibattersi dell’artista fra i ricordi dell’arte
romanica e di quella gotica.
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La prospettiva della facciata appare spezzata
dal massiccio campanile, forse di epoca
posteriore; una volta portava campane del secolo
XIV.
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Lungo la strada statale n. 16 ci sono torri di
avvistamento costruite nel XVI secolo dagli
Spagnoli contro il naviglio barbaresco. A nord
di Giulianova ne rimane una detta "Torre del Salinello"
(20).
A forma di Tronco di piramide quadrangolare, con
il lato di 10 metri ed alta altrettanto, ad un
solo piano, La base superiore di solida
copertura è cinta di merli, funzionava da
piazzola per i mezzi d’artiglieria.
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