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Cenni storici su Giulianova (Te) Il Sacro Tempio di Santa Maria Madonna dello Splendore di Giulianova

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Il Sacro Tempio di Santa Maria dello Splendore di Giulianova attraverso la Cronica di D. Pietro Capullo (15 luglio 1657).

Amalia BIANCHETTO
Signore,
Adoperai in qualche modo la mia penna a descrivere l'origine della fondazione del Sacro Tempio dedicato alla gran Madre dell'Altissimo, Maria dello Splendore posta nella sua amena Contea di Giulianova, ripromettendomi come Aquilano aver le penne dell'Aquila, ma andai errato, poiché me le vidi quasi affatto tarpate. Onde fù di mestieri per rintracciar di quella nell'alto, andar mendicando le penne altrui, che davano qualche barlume di tal Sovrano Splendore con qualche minuta notizia, e non sapendo che le penne straniere intrigatesi con quelle dell'Aquila consumate si caggiono, mi cadde assieme colla penna questa mia diceria, fatta più degna di compassione che di lode. Il fuoco, a cui in iscrivendo mi riscaldai le mani, fu di puro e sincero affetto di riverenza e devozione alla gran Monarchessa del Cielo mia Tutelare, della quale l'Eccellenza Vostra, per non punto degenerare dai suoi gloriosi Progenitori, ne ha singolare protezione. Onde come riportatomi da Prometeo della sfera, non fa fumo. Se poi Zoilo pratico per avventura nelle Sacre Carte dicesse che le vie dell'Aquila in Cielo furono difficili a risapersi dal più sublime saggio del Mondo, ed io rispondo che egli non ha letto Ezechiello, al quale le strade dell'Aquila unita al Leone sembrano sì facili, che vi ammise insieme con l'Aquila a concorso non che un uomo, un bue, e che io ora, come Aquilano, m'impenno i vanni senza il suo Leone armato, Insegna dell'Eccellenza Vostra, si che la mia penna (così ella fosse stata di Aquila) non pria tentò i camini dell'alto per intrecciar i Splendori di Maria, che si facesse animosa di protezione del suo magnanimo Leone. Intrapresi a bello studio a descrivere gli Splendori di Colei, della quale parlando il Milanese Arcivescovo disse che: Nihil splendius ea, quam ipse Splendor elegit; acciò chi sia da tali splendori abbagliato perdutosi prestamente di vista, lo che proponevo, non avesse che poco tempo a mormorarne.
Gradisca intanto l'E. V. questo piccol segno del mio devoto e riverente ossequio, facendolo umilissimo inchino.
 
Da Santa Maria dello Splendore,
li 15 luglio 1657
Di Vostra Eccellenza
 
Umilissimo Ser. Obblig.
D. PIETRO CAPULLO CELESTINO

Il Sacro Tempio di Santa Maria dello Splendore di Giulianova  

Questo è quanto si legge nella prefazione della Cronica. Relazione del Sacro Tempio di Santa Maria dello Splendore di Giulianova scritta da D. Pietro Capullo, Monaco Celestino Aquilano e Priore del Convento dello Splendore nel 1660. La tradizione storica è basata proprio su questo manoscritto datato 15 luglio 1657 (scritto a più riprese dal 1657 al 1674) e stampato, nel 1870, dalla tipografia Strada Nuova de' Pellegrini di Napoli. Inoltre sulla copertina del volumetto vi è una dedica dell'autore: All'Ill°.  ed Ecc°. Signore D. GIOV. GIROLAMO II. ACQUAVIVA D'ARAGONA Duca d'Atri XV.
In base al manoscritto di Capullo, fonte dalla quale attinse anche D. Niccola Palma per la sua Storia ecclesiastica e civile della regione più settentrionale del Regno di Napoli, il luogo dove fu edificato il Santuario è lo stesso nel quale apparve la Santissima Vergine, il 22 aprile 1557, ad un vecchio contadino di nome Bertolino.

[…] Corre adesso il Centesimo, che piacque all'onnipotente Bontà (per quanto asseriscono gli antichi) allorché il popolo di Giulia gemea tra gli orrori di morte, che studiosamente tramava il comunale nemico per l'esterminio di questo povero gregge, scegliere tra altre più preziose gioie dell'Empireo quella (la Vergine gloriosa dello Splendore dico io) per dover quaggiù tra noi fortunata dimora. Scesa adunque di lassù dai divini e celesti alberghi, ivi venne, ove piccol monticello erge la cima, ed assisa sulle braccia di frondoso e rustico olmo.

Stanco per aver raccolto legna, un contadino di nome Bertolino, si distese all'ombra di un olmo per riposare e si assopì, ma fu subito destato da una luce sfolgorante e da una voce nitida: la Vergine stessa era apparsa tra i rami dell'albero ed esortava Bertolino a recarsi in città per annunciare che Lei era apparsa in quel luogo, dove si sarebbero dovuti recare per onorarla e costruire un Santuario in suo onore. Bertolino, incredulo e tremante, obbedì ma arrivato in città e riferito l'accaduto fu considerato da tutti un visionario. Il giorno dopo, tornò avvilito all'olmo e la Vergine gli disse che doveva insistere, ma il secondo tentativo risultò altrettanto vano. Il terzo giorno, l'ennesimo tentativo, si risolse ancora peggio infatti, alle ingiurie si aggiunsero le percosse, ma colui che lo aveva malmenato rimase improvvisamente muto e paralizzato. A questo punto tutti i presenti, compreso il Governatore, si resero conto che quella era la testimonianza di un evento soprannaturale. Clero e popolo si radunarono per recarsi in processione al luogo indicato da Bertolino e, tra lo stupore generale, videro un duplice spettacolo: la Vergine ammantata di splendore ed una sorgente di acqua limpida e fresca che scaturiva dal tronco dell'olmo. Fra le persone presenti vi era anche l'aggressore di Bertolino che chiese perdono del suo gesto e, tra l'entusiasmo della folla, riacquistò immediatamente l'uso degli arti e della parola.

[…] Da quel giorno fu un continuo accorrere di gente d'ogni ceto e da ogni paese vicino sulla collina prediletta da Maria, e non tardò guari che vi si incominciò a costruire un tempio in di Lei onore. E fu una gara generosa di ricchi e di poveri.

La famiglia che maggiormente contribuì al completamento del tempio, fu quella degli Ecc.mi Signori Acquaviva, che provvedettero affinché la Chiesa fosse governata da personale laico che il Comune incaricò della propria rappresentanza e dell'amministrazione con un procuratore e della custodia della Chiesa e dei suoi arredi con un custode.
La Chiesa e l'annesso Convento (costruito in seguito) vennero affidati, alcuni anni dopo, alla cura spirituale dei Padri Celestini, che istituirono nel pio luogo una Grancia, con un Vicario, aggregandola al Monastero dell'Abbazia di S. Onofrio di Campli.
Nel mese di luglio del 1653, Papa Innocenzo X, emanò una bolla con la quale ordinava che tutti i Monaci residenti nelle Grancie si ritirassero immediatamente nei Conventi dai quali dipendevano e quindi i Celestini di Giulianova si sarebbero dovuti trasferire a Campli.

[…] L'Ecc.mo Sig. Duca d'Atri XIV D. Giosia Acquaviva ed il popolo di Giulianova, affinché il Santuario non restasse abbandonato ed il Convento annesso senza custodia, fecero vive istanze al Rev.mo Padre Generale dei Celestini perché non togliesse la Grancia di Giulianova. Egli allora stabilì di smembrare dal Convento di Campli la Grancia di Montone e da quello di Corropoli la Grancia di Atri, ed aggregarle a Giulianova erigendola a Priorato, come in effetti fu fatto nel 1656, in Bologna, dal Rev.mo Padre Generale D. Mauro Leopardi.

La decisione rese necessario l'ampliamento del Convento ed un restauro radicale della Chiesa. La prima pietra fu posta dal Duca D. Giosia Acquaviva che provvedette, insieme a sua moglie Francesca Caracciolo Duchessa d'Atri, ed al P. Priore D. Paolo Giorgetti, Romano, ad elevare ed estendere la costruzione e fece ricostruire con moderne maniere l’Altare Maggiore, dove ancora oggi è collocata la Statua della Madonna. Ai lati dell'Altare furono poste due colonne di stucco sopra le quali poggiavano due statue: S. Pietro Celestino e S. Benedetto. Inoltre, vennero costruiti altri quattro Altari adornati con altrettanti quadri del Farelli e la Chiesa venne arredata con vari oggetti e suppellettili. Ugualmente benevola fu D. Eleonora Spinelli, consorte del D. Giov. Girolamo Acquaviva, Duca d'Atri XV, per aver ricevuto una grazia dalla Vergine, durante un parto difficile.

[…] Il popolo di Giulia ripalesa ogni anno a questa gloriosa Vergine il giubilo notabile e in comprovazione della loro mai immutabile venerazione vollero nei suoi primi albori segnalare il giorno della sua apparizione, che viene ai 22 di aprile, con un Capitanato, il quale a ciascuno dei suoi primi Cittadini anno per anno tocca in sorte. Eletto dunque uno di essi, ha di tempo un anno, dentro del quale possa provvedersi di tutto ciò che deve bisognare per tale funzione: e prescindendo dall'ordinaria spesa, che è di dare lautamente a mangiare a centinaia di persone per lo spazio di molti giorni prima della destinata festa, deve altresì fare a proprio costo tre Palii, uno per la carriera di uomini ignudi, l'altro per quella dei cavalli barberi, e l'ultimo per la lotta, e sopra questo vi è anche di compiere a qualche donativo della Vergine gloriosa. La processione di Santa Maria dello Splendore viene accompagnata dal Capitano con tutto il suo corteggio dei soldati, con lo sparo di archibugi e da altri segni di notabile allegrezza.

Dall'apparizione della Madonna dello Splendore sono passati più di quattro secoli e molte le vicende e le vicissitudini che si sono susseguite, ma una cosa è rimasta immutata: la venerazione per la Madonna, protettrice di Giulianova.
Il Santuario è sempre meta di continui pellegrinaggi e conserva il prestigio dell'inizio del secolo, quando era annoverato tra i sette Santuari più famosi d'Italia.


(Foto di Pierino Santomo)

La storia di Giulianova: La Giulianova moderna

Dopo secoli di vita cittadina entro il perimetro quattrocentesco, nella seconda metà dell’Ottocento, sotto una vivace spinta demografica e con il miglioramento dell’economia locale, si ha l’espansione extramuraria dell’abitato collinare, il cui principale nodo urbano è costituito dall’attuale Piazza della Libertà. Anche il sottostante litorale, fino all’Unità d’Italia sostanzialmente deserto, grazie all’entrata in funzione nel 1863 del tronco ferroviario Ancona-Pescara e quindi, nel 1884, della strada ferrata per Teramo, registra una sempre più vivace attività sia commerciale che industriale. È qui infatti che Luigi Crocetti crea nel 1888 una società, la prima in Abruzzo, per la costruzione di mattonelle e lavori in cemento, presto emulato da altri imprenditori. Grazie anche alla “scoperta” del turismo balneare, con la costruzione nel 1874 dello stabilimento balneare e la presenza dal 1896 di un frequentatissimo Ippodromo, l’abitato a valle si infittisce di nuove costruzioni estendendosi progressivamente nelle aree la Giulianova moderna adiacenti alla stazione. Ma la borgata “Marina”, nome della germinazione litoranea di Giulianova, pur condividendo strettamente le dinamiche di crescita comuni agli altri insediamenti costieri, tuttavia rispetto ad essi avrà caratteri distinti, mancando di produrre il ribaltamento delle gravitazioni. 

E difatti nel 1934, quando la frazione ormai ha superato per abitanti lo stesso capoluogo e da tempo costituisce l’epicentro dinamico trainante dell’intero territorio, si opterà per la fusione amministrativa tra l’abitato collinare, che allora come oggi conserva saldamente la sede municipale, con quello litoraneo, che perciò assume la nuova denominazione di Giulianova Spiaggia e dove nel 1936 la già solida vocazione balneare, rappresentata dall’imponente Kursaal realizzato nella parte inferiore nel 1913 come club marino e ultimato in stile liberty sedici anni dopo come albergo assai prestigioso, viene rafforzata dalla costruzione del lungomare monumentale

Nei decenni successivi al secondo dopoguerra, l’espansione urbana privilegia, seguendo uno schema a scacchiera, le aree litoranee meridionale e settentrionale e quindi quella valliva occidentale, non pregiudicando lo sviluppo armonico della città. Oggi, infatti, Giulianova, pur avendo una delle più alte densità demografiche della provincia, è tra i centri costieri abruzzesi a disporre del più alto coefficiente di zone verdi presentandosi nelle vesti di una elegante località, culturalmente assai vivace e apprezzata dai turisti per il finissimo arenile, per le sue dotazioni ma anche per le ricche testimonianze artistiche e monumentali.

Le bellezze dell'Abruzzo. Mare, monti, arte, gastronomia, folklore: è questa in sintesi, la realtà dell’Abruzzo; che, tra le spiagge dell’Adriatico e le nevi perenni del Gran Sasso d’Italia e della Maiella, può ancora offrire ai forestieri - oltre ad una moderna attrezzatura alberghiera e in campeggi e case private - una vacanza completa, ricca di continue scoperte. I quattro capoluoghi di provincia: L’Aquila, Chieti, Pescara, Teramo e numerose altre città, che in antico ebbero un ruolo determinante, custodiscono tesori d’arte e di storia, resti archeologi, musei, cattedrali, castelli, acquedotti, fontane, ecc., che testimoniano di una continua operosità sul mare, nei campi, sulle montagne. Dalle ceramiche di Castelli ai legni intagliati di dl Pretoro, dai liquori di Tocco Casauria agli orafi di Scanno e ai merletti di Pescocostanzo, è tuttora vivo in ogni angolo della regione un artigianato che spesso affonda le proprie radici addirittura nella preistoria. 

 
 
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