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Giulianova nel sistema viario di inizio ‘800.

Giulianova > Le mura e i bastioni di Giulia

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GIULIANOVA. Le modifiche ottocentesche alla città acquaviviana: mura, bastioni, porte, viabilità
(Edizioni Banca di Teramo 2012)
di Ottavio Di Stanislao

XVI. Giulianova nel sistema viario di inizio ‘800
Carlo Forti, ingegnere ispettore del Corpo di acque e strade, e progettista della Pescara-Tronto e della Teramo-Giulia, in un rapporto al suo superiore gerarchico, il direttore generale in Napoli, e in una memoria al Consiglio di Stato (1) ci fa conoscere che intento originario, nella ideazione del tracciato della litoranea era quello di passare per la città di Giulianova. Per cui quando nel 1815 fu emanato il decreto reale che prevedeva la realizzazione della strada da Teramo alla via regia che si stava realizzando sul litorale, fu indicata la città di Giulia come punto di congiunzione delle due arterie passando per l'antico percorso interno (figura 48).
Quando però si approntò la progettazione del tratto di via regia nel territorio di Giulia ci si rese conto che mentre non si incontravano difficoltà nel tratto sud, dal Tordino alla porta da piedi, dall'altro lato invece la costruzione di una strada che raggiungesse la marina fu valutata come molto difficoltosa e comunque molto dispendiosa a causa della natura franosa della collina tanto da far ritenere l'impresa sconveniente. Si decise quindi di proseguire la strada sulla fascia costiera, evitando di salire per Giulia. Al reclamo dei giuliesi per questa soluzione fu ordinato un "progetto comparativo" per evidenziare cosa comportasse un percorso che discendesse dalla porta da capo alla pianura sottostante, nei pressi delle torre di guardia del Salinello, su di un tracciato che veniva chiamato appunto strada di Salino. Il consiglio del Corpo di acque e strade nel 1818 valutò tale progetto eccessivamente dispendioso e decise per il proseguimento della strada sul litorale.
Quando poi si progettò la prosecuzione della traversa di Teramo, dall'osteria di Ripattoni alla consolare sotto Giulia, la protesta dei giuliesi si levò nuovamente, e grazie all'attivismo dei deputati alle opere pubbliche, Francesco Ciafardoni e Livio De Dominicis, riuscì a destare l'attenzione dell'intendente e ad ottenere un voto favorevole alla proprie argomentazioni da parte del Consiglio provinciale (2).
Il progetto del tracciato della Teramo-Giulia era cosi rimesso in discussione tanto che il Ministero delle finanze lo aveva trasmesso al Consiglio di stato che doveva pronunciarsi sul ricorso del comune di Giulianova. L'ingegner Carlo Forti difese anzitutto le prerogative del Corpo di acque e strade, unico ente titolato dalla legge a compiere scelte su temi come la viabilità che importavano alta competenza tecnico-scientifica. E, nel caso in questione, la scelta del tracciato era stata dettata da valutazioni economiche e tecniche in quanto il vecchio percorso era inequivocabilmente più lungo, più costoso e più scomodo.
D'altronde la propensione di Carlo Forti nella progettazione di strade a seguire andamenti rettilinei, suggeriti dalla logica e dalla lungimiranza, in luogo dei vecchi tracciati tortuosi, si era manifesta fin dalla individuazione del tracciato del primo tratto della distrettuale, dalla porta di Teramo a Cartecchio, ed anche allora si era scontrato con varie resistenze.
L'ingegnere-ispettore faceva poi rilevare che comunque da Giulianova non poteva proseguirsi per la via di Salino se non spendendo ingenti somme per muri di contenimento vista la natura franosa del terreno: «... il colle è franoso e non è possibile tagliarsi la strada a mezza costa senza ricorrere a grossissimi muri di pieno».
Il comune di Giulia si sentiva defraudato perché nonostante nel decreto reale era previsto che la strada portasse fino alle porte nella realtà essa andava a congiungersi alla consolare ad un miglio di distanza dal paese.
Gli amministratori cercano perciò di tenersi aperta ogni ipotesi di collegamento con le viabilità che si stava realizzando, non rinunciando però all'obiettivo principale: ottenere il passaggio della distrettuale da Teramo per il centro di Giulianova.
Da un lato quindi non abbandonano l'idea del collegamento con la consolare a nord chiedendo di sistemare la strada di Salino (3), dall'altro domandano di poter realizzare un traversa che la colleghi a quella proveniente da Teramo a sud perché la dogana di prima classe esistente all'interno del paese deve essere raggiunta da una strada rotabile (4).
N el1825 arriva l'approvazione sovrana alla costruzione della traversa con i fondi comunali e il decurionato in una deliberazione del 3 settembre espresse tutta la gratitudine della città per un'opera «utile al Comune, necessaria al commercio e proficua per il bene dello Stato» (fig. 49). Ma la priorità per i giuliesi rimaneva sempre la strada di Salino che «va a ridursi impraticabile colla caduta delle prime piogge ...» e che era vista come fondamentale per l'economia della città perché «colla privazione di detta strada i commercianti non potranno più venire in paese, ne i paesani potranno imboccare più la consolare col rotaggio e con altre vitture, inconveniente che renderebbe più miserabile il paese ...», pertanto il decurionato deliberava di impiegare i fondi disponibili per i lavori necessari su quella strada, non mancando di polemizzare fortemente con l'ingegnere Forti (5).
Poiché il comune non disponeva dell'importo totale per realizzare la strada traversa per la consolare, detta anche dei cappuccini, ne fu appaltato un primo lotto, mentre i deputati delle opere pubbliche, Ciafardoni e De Dominicis, chiedevano all'intendente che la provincia potesse accollarsi la spesa, stante la grave responsabilità dell'ingegnere Carlo Forti che aveva originato la necessità di tale esborso quando aveva progettato la consolare lontano dall'abitato (6).
 

48. 1807. «Strada che conduce a Giulia». Tratto dall'osteria di Ripattoni a Giulia.
(A.S.T., Intendenza francese, b. 28, fasc. 382, c. 27)
 

49. 1836. Pianta delle contrade Tenavecchia e Marina, con le strade distrettuale (B) e consolare ©.
(A.S.T., Intendenza borbonica, b. 673)
 
Da una lettera del sindaco Sebastiani all'intendente all'inizio del 1827, apprendiamo che nell'ultimo colloquio avuto con l'ingegnere Forti questi bocciava una perizia per i lavori occorrenti alla via di Salino nuovamente resa inagibile dalle frane provocate dalle precipitazioni, perché valutava la strada
 
... irreparabile e che la sola stagione estiva può farla trafficare di bel nuovo e che per riattarla alla meglio vi vorrebbe gran quantità di breccia". [Mentre invece] ... per la strada dei Cappuccini mi ha fatto sentire ch'egli ha elevata la perizia che ha già rimessa alla direzione Generale de' Ponti e Strade ed essere costruita o coi fondi provinciali o col ritratto del 2%. Se ciò fosse vero come credo allora a mio modo di credere dovrebbe sospendersi l'esecuzione dell'appalto fatto da Pasquale Tentarelli per conto del comune ed il denaro destinato ad impiegarsi su tale strada investirsi nelle debite forme per l'accomodo della cloaca (7).
 
Nella memoria rimessa al Consiglio di Stato e nel rapporto al direttore di acque e strade si evince che il Forti quando capisce che l'argomento della necessità di raggiungere la dogana all'interno del paese - su cui puntano gli amministratori giuliesi - potrebbe far breccia ed indurre ad una riconsiderazione del progetto, si affretta a dimostrare che la traversa prevista a sud è l'unica soluzione tecnicamente percorribile, ma che per proseguire per le Marche bisognava tornare indietro (8).
L'intento del comune era invece di ottenere «per giustizia tanto la traversa, che il passaggio della strada distrettuale per questo comune».
La soluzione voluta dall'ingegnere provinciale non fu mai accettata dalla classe politica di Giulianova perché avvertita come molto penalizzante rispetto ai collegamenti con il nord e cioè le Marche e lo Stato pontifico (9). E i nostri antenati intuivano che era vitale avere dei collegamenti viari efficaci da quella parte.
Lavori di manutenzione sulla via di Salino (figura 51) «onde rimediare alle alluvioni dell'ultima primavera, con togliere la terra che ha ingombrato la strada e riaprire le cavate» furono eseguiti sul finire del 1843 e, nel giugno 1844, il decurionato deliberava:
 
Il sindaco ha proposto di dichiararsi opera pubblica la rettifica della strada di Salino, mentre per tutti i rapporti ed utilità è la più interessante per il ben essere di questo comune, ed il decurionato facendo plauso a tale proposta, considerando che la Dogana Regia di prima classe stabilita dentro la città porta con se che tutte le merci, che vanno e vengono dall'estero transitar debbono per detta strada; considerando che il corso delle diligenze, secondo la pubblica voce sarà congiunto con quello dello Stato pontificio, e transitar dovrà pure sulla detta strada di Salino: considerando che questi benefici ridondano a vantaggio grandissimo di tutti gli abitanti di questa città del commercio e delle gabelle comunali, che avrebbero un incremento nei futuri affitti; a pieni voti ha deliberato che la rettifica della strada di Salino sia dichiarata opera pubblica, e conseguentemente potersi occupare delle porzioni di suolo de' particolari al suo miglioramento mediante apprezzo e pagamento; e quindi impetrarne la legale approvazione (10).
 

50. Estremità sud del territorio comunale di Giulianova, nella prossimità della chiesa dell'Annunziata con l'innesto della strada per Teramo sulla litoranea (nazionale Adriatica) e la traversa per il paese ancora chiamata "strada dei cappuccini", prima della realizzazione della variante a ridosso della ferrovia.
(A.S.T., Tribunale. Perizie 1931)
 
Dopo pochi giorni l'assise civica tornava sull'argomento e, con una delibera programmatica, affermava di voler impiegare le offerte volontarie dei cittadini per gli anni successivi: «ove si avverasse il passaggio della Posta per l'Estero, applicarsi in preferenza tutte le risorse a quella della strada di Salino”» (11). Ma fu un combattere contro i mulini a vento perché la strada era veramente disagevole per l'aspra pendenza e per la natura franosa del terreno.
Maturò allora un'altra proposta: si prese spunto dall'alluvione del settembre 1846 che aveva distrutto vari tratti della consolare litoranea ed anche il ponte sul Salinello per chiedere una nuova strada che seguisse un nuovo tracciato: dal santuario della Madonna dello Splendore scendere alla fondovalle del Salinello e ricostruire il ponte più all'interno.
La proposta venne portata direttamente all'attenzione del re in occasione della visita alla Provincia nel 1847 (12) (fig. 52). E in quella occasione Ferdinando IV l'aveva presa in considerazione e aveva dato incarico di predisporre il progetto, ma i giuliesi erano impazienti, tanto che nel marzo 1848 una numerosa folla, munita di zappe e bidenti, si era recata sulla consolare «con grida di volerla troncare, onde il commercio ed il passaggio si riconcentrassero dentro il paese» (13) (appendice M).
Ma quando finalmente il Consiglio di Stato, dovendo esprimersi sulla costruzione della strada, chiese il parere della Deputazione provinciale delle opere pubbliche, questa, composta dai consiglieri Domenico Savini e Giustino Ferraioli, nonostante i voti favorevoli espressi dal decurionato di Giulianova e dallo stesso Consiglio provinciale, rispose che
 
Giulia possiede non una ma tre strade che partendo dal paese raggiungono la consolare, cioè la distrettuale e le due comunali. Non sembrandoci quindi urgente il bisogno di una quarta strada, siam di parere potersi rimettere a tempo migliore la formazione del rispettivo progetto.
 
Tale parere, fatto proprio dall'intendente, veniva comunicato al Ministero dei lavori pubblici che all'inizio del 1858 faceva sapere di essere favorevole a «protrarre a tempo migliore la ricostruzione della strada del Salino, da Giulia alla Consolare sul confine dello Stato pontificio».
Le aspettative degli amministratori giuliesi venivano cosi nuovamente frustrate e il decurionato in un amara deliberazione ricostruiva la vicenda in questi termini:
 
... la strada traversa comunale chiamata di Salino la quale raggiunge la Consolare che conduce al limitrofo Stato Pontificio fu sin da principio mal costruita perché abbastanza ripida e sovra collina franosa di sua natura di riuscir malagevole il traffico, quantunque di assoluta necessità per tutti coloro che via di terra immettono merci dall'estero nel nostro regno stante la Dogana di I Classe. (...) si renderebbe interessantissima attuandosi le trattative che vi ha tra i due stati limitrofi di stabilirsi un corso Postale per questa via, e che ogni manutenzione per l'attuale traversa si rende frustranea [sic] e di pochissima durata per l'originario difetto di sua costruzione da presentare in taluni punti persino il 14% d'inclinazione. (...) non havvi oggi capo di Circondario nella nostra provincia il quale non abbia già ottenuto una strada circondariale, ad eccezione di Giulia che non ha ottenuto mai nulla.
 

51. Via Salino conduceva dalla porta da capo del paese alla Consolare, nei pressi della omonima torre.
Pianta topografica ... Archivio di Stato Napoli ... cit. (particolare).
 

52. Schizzo topografico allegato alla supplica al re sulla viabilità di Giulianova.
(A.S.T., Intendenza borbonica, b. 892)
 
Si ricordavano l'ingente contributo imposto al comune per la costruzione del ponte sul Vezzola, il voto favorevole del Consiglio provinciale, il Real re scritto del4 agosto 1857 con cui si ordinava il progetto e si stabiliva di eseguire il lavoro a spese della provincia.
Tutto ciò era stato cancellato dal parere contrario della Deputazione provinciale delle opere pubbliche sul presupposto che esistevano già tre strade per raggiungere la consolare (figg. 53 e 54).
 
... una tale assertiva sembra del tutto contraria al fatto, giacchè qui non havvi che la traversa la quale raggiunge la consolare verso Teramo e che non potrebbe giammai servire per quei che vengono dallo Stato della Chiesa, perché allungandosi in tal modo il viaggio di oltre tre miglia senza evitare una salita riuscirebbe di maggior dispendio e malagevole a quei che debbono toccare questa dogana. L'altra [la via marina] addetta per le operazioni marittime presenta i medesimi inconvenienti della prima, oltre l'essere ripidissima. Donde emerge chiaro che queste due strade non possono affatto servire per quelli che devono trafficare con lo Stato Pontificio i quali sono obbligati preferire la strada di Salino, ad onta degl'inconvenienti denotati (14).
 

53. Pianta topografica di Giulia Nuova ... cit., con la distrettuale, la consolare e la via di Salinello.
 
Successivamente voci del prossimo avvio di un sevizio postale indurranno il consiglio a disporre opere di manutenzione per rendere praticabile la strada di Salino.
Sul finire del 1860 perviene al comune una lettera del direttore generale delle poste che avvisa che dal prossimo gennaio
 
avrà luogo uno scambio di corrispondenza per mezzo di un corriere che da Ancona si reca qui per consegnare le lettere di arrivo e ricevere quelle di spedizione (...) [ma] la strada di Salino per dove deve transitare l'anzidetto corriere, perché abbandonata a se stessa si è resa totalmente guasta da non potervisi affatto trafficare massime nell'inverno ...
 
Un anno dopo il funzionante da sindaco Celio Caravelli presenta al consiglio una perizia redatta dall'architetto Lupi per i lavori necessari alla strada di Salino
 
che per mancanza di manutenzione si rende pericolosa al transito delle vetture e poiché ad altri pochi giorni dovrà essere percorsa dalla vettura corriera stabilita fra Ancona e Chieti, e perciò è necessario che venga prontamente riattata (...) gli accomodi in parola sono urgentissimi perché la diligenza postale vi transita in tempo di notte ... (15).
 
Con l'unità d'Italia, con la costruzione sul litorale della linea ferroviaria Pescara-Ancona e della relativa stazione nella marina di Giulianova, si pose come prioritaria la realizzazione di un collegamento carrabile di questa con il paese. In un primo momento si pensava di migliorare la strada per la marina esistente e in tal senso l'architetto giuliese Marino Massei aveva presentato un progetto, ma l'ingegnere capo del Genio civile di Teramo, richiesto di parere faceva sapere, il 25 maggio 1862:
 
... io crederei miglior consiglio quello di abbandonare completamente la parte della strada esistente che dall'abitato di Giulia si estende sino al sottoposto piano per studiare un nuovo andamento che meglio corrisponda sia nella giacitura che nell'altimetria ai veri bisogni del carreggio.
 
Per cui il Consiglio comunale in data 20 ottobre 1862 deliberò di incaricare l'ingegnere Vinceslao Zennaro per redigere un nuovo progetto. Anche questo però mirava a rendere carrabile la vecchia strada marina per cui incontrò, unitamente al progetto Massei, i pareri negativi, prima del Consiglio di prefettura (5 gennaio 1863) e poi della sezione di Napoli del Consiglio superiore dei lavori pubblici (11 maggio 1863).
Nonostante ciò fu presentato un nuovo progetto, sempre redatto dall' ingegner Zennaro, che riproponeva lo stesso tracciato: «si insisterebbe collo sviluppo della linea nella china di levante, conservando per essa l'entrata attuale nell' abitato di Giulia da chi proviene dalla stazione della ferrovia». Anche questo progetto fu stroncato da un puntuale parere negativo dell'ingegnere capo del Genio civile il 5 agosto 1863.
 

54. La viabilità nel territorio di Giulianova alla metà dell'800. S.d., ma 1856, particolare della Carta Topografica del territorio provinciale. (Archivio dell'Ufficio Tecnico della Provincia di Teramo, Cartografia Borbonica).

L'insistenza dell'amministrazione comunale per questa soluzione, valutata tecnicamente improponibile per l'aspra pendenza della collina dagli organi amministrativi superiori, era motivata dalla convinzione che
 
... la strada meglio prospettandosi dalla stazione della ferrovia sarebbe di maggior invito per portarsi a Giulia, ancorché il passeggero avesse intendimento di recarsi direttamente a Teramo e che questa strada porterebbe, come attualmente al centro dell'abitato ed offrirebbe si più opportuno ad un pubblico passaggio ...
 
Solo successivamente si prese in considerazione quanto suggerito sin dal maggio del 1862 dall'ingegnere capo del Genio civile e cioè di prevedere lo sviluppo della strada lungo la costa meridionale, indicazione ribadita sia dal Consiglio di prefettura che dalla sezione napoletana del Consiglio superiore dei lavori pubblici e per ultimo dal nuovo ingegnere capo del Genio civile.
Infatti sul finire del 1863 il Comune di Giulianova presentò un altro progetto dell'ingegner Zennaro, il quarto, questa volta seguendo i consigli del Genio civile ed avvalendosi della collaborazione diretta dell'ingegnere capo.
L'importo dei lavori ammontava a £. 15.000; l'opera fu subito appaltata e cominciarono i lavori che uno statino riassuntivo del 16 settembre 1865 rivelava compiuti per circa un chilometro per una spesa di £. 5.268. Ci fu quindi una stasi nell'esecuzione dell'opera per mancanza di risorse finanziarie, ma la strada, anche se non completata, era tracciata e il consiglio comunale nell'estate del 1866 deliberava la spesa per i lavori necessari a renderla praticabile. La documentazione rinvenuta nel fondo Prefettura a questo punto è carente.
Il 20 novembre 1867, evidentemente risolti i problemi finanziari, il consiglio comunale delibera «il compimento della strada che dal nostro abitato conduce per la marina alla ferrovia (...) secondo il progetto dell'ingegner Giuseppe Lupi» (16) (figure 57 e 58).
Per conseguenza della costruzione della nuova strada che portava alla stazione, inevitabilmente, il volume del traffico si spostò su questa via a scapito di quella di Salino, inserita fra le vie classificate come comunali con delibera consiliare del 7 giugno 1868, poi dichiarata obbligatoria con delibera 13 marzo 1869, nel 1876 veniva declassata a comunale - vicinale in quanto
 
la esperienza ha constatato che il commercio nella parte settentrionale del comune scaricandosi direttamente nella stazione ferroviaria mercè la strada provinciale ne consegue che tutti coloro i quali hanno affari con Giulianova, percorrono la strada marina, che parallelamente a quella di Salino mette con maggiore comodità di comunicazione la città con la strada provinciale suddetta.
 
D'altronde la strada Salino «di una certa importanza prima della esistenza della via marina fu costruita senza alcuna regola d'arte (...) ha un pendio costante di oltre il 12%, affatto consentito dai vigenti regolamenti sulle strade obbligatorie», per cui veniva dichiarata di second'ordine e non più compresa fra quelle dichiarate obbligatorie per legge la cui manutenzione competeva alla provincia (17).
Per completare il quadro della viabilità intercomunale ottocentesca rimane da esaminare il collegamento di Giulianova con l'interno, e quindi con il confinante comune di Mosciano in gran parte, fino al convento dei Santi sette fratelli, coincidente con il primo tratto dell'antico percorso per Teramo.
Nell'inverno del 1844, come opera pubblica in cui impiegare i disoccupati, si pose inizio alla costruzione di tale strada:
 
Nel comune di Giulia si desidera aprire una strada verso il comune di Mosciano, e propriamente sulla traccia dell'antica strada per Teramo. Essa è della massima utilità perché darebbe il comodo di trafficare con la ruota per Mosciano e vi sarebbe il vantaggio di tre ponti a fabbrica già costruiti in taluni fossi che s'incontrerebbero. Il comune per ora destina di costruirne un tratto incominciando dall'angolo orientale de' terreni di don Flaviano Castorani, sino al fosso così detto del computista, della lunghezza di circa palmi 7000 e di una larghezza media di palmi 18, oltre la cavata di scolo (18).
 
All'epoca non tutti avevano l'apertura mentale di comprendere quanto fosse importante la facilità di mobilità di uomini e cose. Per cui, con una visione ristretta, poteva sembrare che – una volta che i due comuni di Giulianova e Mosciano, realizzando la traversa per la distrettuale per Teramo, avevano risolto i problemi di comunicazione - era quindi uno spreco investire fondi pubblici in opere di pubblica utilità.
Queste paiono essere le argomentazioni di Giuseppe Castorani, funzionante da sindaco, che il 31 maggio 1847 comunica all'intendente di aver sospeso i lavori della strada per Mosciano:
 
... la rotabile in costruzione da Giulia a Mosciano non tende a riunire i due comuni colla distrettuale verso Teramo, poiché l'uno e l'altro han già la traversa per cui detta strada sarebbe comunale ed i due comuni comunicano tra loro con le due rotabili che raggiungono la detta distrettuale e la differenza di una mezza ora di viaggio perché del comodo della rota voglia servirsi, non meno a calcolo, né dell'essere cagione di un manchevole dispendio ai due comuni. Ignoro se i miei predecessori l'avessero progettata per secondare le premure di più proprietari o per un mezzo come dar da vivere ai poveri. Comunque ho fin qui doveroso proseguirla per conseguire il secondo di detti scopi, la sussistenza de miserabili tanto da lei comandata; ora però che il bisogno è cessato e la campagna somministra ai miserabili il sostentamento e li ha richiamati alla sua cultura, ho stimato per non spendere inutilmente il denaro e serbarlo a migliori usi (...) di sospendere dal proseguire la detta strada ... (19).
 

55. 1893. Pianta del territorio comunale e relativa viabilità.
All'epoca erano state realizzate le vie per Mosciano e per Montone.
(A.S.T., Prefettura 11/13, b. 69, fasc. 31)
 
Forse proprio alla luce di tale drastica decisione proveniente dall'autorità amministrativa di una comunità che avrebbe dovuto maggiormente beneficiare dell'opera, l'intendente sentì il bisogno di acquisire il parere di Pancrazio Palma, proprietario, già presidente della provincia ed esponente della società economica che era di tutt'altro avviso:
 
La strada in parola è sommamente frequentata particolarmente dai moscianesi i quali han bisogno di percorrerla ogni giorno per accedere al regio giudicato, alla dogana, al mare, per imbarchi e di sbarchi, ed al floridissimo mercato della domenica, senza contare il comodo di tanti proprietari pel trasporto de loro generi al mare ed al consumo di Giulia. L'intera strada è quasi tutta naturalmente rotabile, meno in pochi siti ove dovrebbe addolcirsi. Ma sommamente fangata perché di terra argillosa, e pel continuo solcamento di grossi carri i quali o preferiscono questa strada di tre miglia a quella costruita dal comune di Mosciano alla distrettuale che percorre sei miglia: per cui opino che la strada medesima dovesse compirsi un poco per anno parte colle risorse de due comuni e parte colle prestazioni dè privati unite alle opere gratuite le quali si avrebbero con facilità purché si usasse nel richiederle la più scrupolosa imparzialità: da poiché i nostri villici conoscono i svariati vantaggi delle buone strade.
 
Le risorse finanziarie disponibili erano veramente misere per cui l'opera avanzava molto lentamente: nel maggio 1849 viene approvato un calcolo estimativo per due tratti da costruirsi che ci rivela che in realtà a quella data erano stati realizzati solo poche centinaia di metri, dato che i lavori ancora non avevano raggiunto il fosso di Mustaccio.
Nel 1850 ci fu un passaggio di truppe con relativi oneri a carico del comune che comunque trovò il modo di destinare una modesta somma alla prosecuzione dell'opera (20).
Nel 1852 si approvava la stima della spesa per costruire il tratto che dal fosso di Mustaccio arrivava fino al fosso del Computista, nei pressi di Case di Trento, divisa in tre tronchi di 1160 palmi ciascuno, equivalenti a circa 300 metri, perché già si prevedeva che il comune non avrebbe potuto affrontare l'intera spesa di 271 ducati in un'unica soluzione.
Nel 1855 l'architetto De Bartolomei progettava il proseguimento della strada con la realizzazione del ponte sul predetto fosso, prevedendo notevoli operazioni di sterro e riporto di terra per «mitigare le forti pendenze dei due tronchi di strada del 9 e 12% ...» (figura 56).
 

56. 1855. Pianta, alzato e sezione del ponte sul fosso del Computista nella via per Mosciano. (F. 1)
Nero: fabbrica esistente delle mura di spalla e di ala; Rosso: muri da costruirsi per sostegno del rilevato di terra.
(F. 2) AB tratti di profilo dei due tronchi dell'attuale strada. CD Tratti di profilo dei due tronchi di strada da formarsi. (F. 3) Nero: altezza dell'esistente fabbricato; Rosso: fabbrica da proseguirsi. EF altezza del riporto di terra da eseguirsi per elevare i due capi di strada sino alla sommità dell'arcata.
(A.S.T., Intendenza borbonica, b 454/B, fasc. 28)
 

57. Parte superiore della nuova via Marina costruita intorno alla metà degli anni 60 dell'800 per raggiungere la stazione ferroviaria.
Collezione Jonata Di Pietro.
 

58. La strada per la marina prima dell'imbocco con la via litoranea.
Collezione privata.
 
 
XVI. Note
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(1) Si riportano integralmente i due documenti nell'appendice documentaria (D e E).
 
(2) Il 19 maggio 1826 Forti cosi scriveva su questa vicenda: «Ho fatto di tutto per persuadere il Consiglio dell'inconvenienza della pretensione avanzata dai giuliesi, ma le ragioni che non si capiscono equivalgono sempre a leve a fronte del capriccio. Il Consiglio Provinciale adunque andrà a proporre a S. M. di doversi portare la strada sino alla porta dell'abitato di Giulia per l'andamento ch'essi vogliono non già per quello che è consultato dalle regole dell'arte, della comodità del cammino, dall'economia delle opere, a maggiore utilità delle popolazioni e del cammino». A.S.T., Intendenza borbonica, b. 890 vol. 3°, n. 38.
 
(3) Nel 1818 aveva ottenuto l'approvazione del Ministero dell'interno perché «si riatti il tratto di strada detta di Salino che comunica colla consolare», con l'autorizzazione ad una spesa di 303 ducati «per i materiali e lavori d'arte, giusta la perizia dell'ingegnere Forti, giacchè gli abitanti si sono offerti di prestare gratuitamente l'opera bracciale». A.S.T., Intendenza borbonica, b. 453/A, fasc. 3.
 
(4) Nel 1823 il sindaco Teodoro Sebastiani, ragguagliava l'intendente sulle richieste avanzate dai deputati delle opere pubbliche a due ingegneri ispettori ministeriali delle strade in visita in provincia: «... la necessità d'una traversa, che dalla strada principale congiungesse con questo comune, ov'è situata la Regia Dogana, e che la nuova strada Distrettuale passasse per Giulia, giusta il Decreto. (...) del resto sarebbe desiderabile che l'ingegnere sig. Forti si persuadesse una volta, che la nuova strada deve toccare la Regia Dogana, e che è un'uscire dal prescritto del Decreto, che ordina la strada distrettuale da Teramo a Giulia, il volerla allontanare da questo Comune». Ibidem.
 
(5) «... mentre il voler attendere al progetto del sig. Ingegnere Forti, tali lavori non saranno mai eseguiti dapoichè si conosce chiaramente in cosmi la positiva avversione per il bene di questo comune, per cui va procrastinando e delineando altri progetti acciò la traversa rendasi totalmente impraticabile, per sostenere l'errore massiccio di aver fatto costruire la Consolare nel littorale di questo comune su della quale non vi passa persona vivente (...) Sua Maestà, di eterna memoria, decretò che la strada distrettuale si costruisse da Teramo a Giulia, e pure per quanto si sa il sig. Forti detta strada arrivando nell'agro di Giulia non la traccerà per l'abitato, ma bensì un miglio di distanza per farla congiungere colla Consolare vicino la foce del fiume Tordino ...». Ibid. fasc. 4.
 
(6) «... è piaciuto all'ingegnere Forti pregiudicare non meno i vantaggi del comune, che la comodità del commercio e gli interessi del Re nostro Signore, con divergere la Consolare dall'abitato, egualmente dalla Dogana ...». Ibidem
 
(7) Lettera del sindaco Teodoro Sebastiani all'intendente del 5 marzo 1827. A.S.T., Intendenza borbonica, b. 453/A, fasc. 6.
 
(8) La strada fu costruita negli anni successivi usando anche «ruderi antichi della distrutta Castro». L'8 dicembre 1828 Forti faceva sapere al suo direttore che «... nel continuarsi l'apertura della traccia della strada traversa di Giulia, attraverso dell'antica Castro si rinvenne un vaso di monete antiche d'argento. Come suole avvenire in tali casi una gran parte ne fu voluta dagli operai e da quelle che per curiosità si trovavano a vedere il travaglio ...». Ne furono recuperate 17 libre e consegnate al giudice regio. A.S.T., Intendenza borbonica, b. 890, vol. 5°, n. 40, c. 13. Su questa strada, verso est, dopo il convento dei cappuccini, prima di arrivare in paese, fra le proprietà Colli e Ciafardoni, vicino al sito dove pochi anni dopo verrà costruita la grande villa con ampio parco della facoltosa famiglia, esisteva l'antica chiesa della Madonna di Loreto. Nel 1877 il comune la cedette ad Irene Antolini, vedova di Concetto Ciafardoni, che aveva richiesto la piccola area, dove insistevano i resti della chiesa e fino a poco tempo prima era usata per inumare i cadaveri. Nonostante le proteste della curia vescovile, che contestava la proprietà comunale della chiesa, l'area fu effettivamente acquisita dai Ciafardoni che in cambio si accollarono la spesa, superiore al valore della stessa area, per munire la piazza Belvedere di quattro lampioni in ghisa. A.S.T., Prefettura 11/9, b. 2, fasc. 12. Vedi la piantina in appendice (L).
 
(9) Ancora nel 1837, nel rivendicare alla competenza della provincia la manutenzione della strada dei cappuccini, il sindaco Francesco Comi scriveva: «Il Real decreto dè 7 maggio 1816 ha stabilito la traversa da Teramo a Giulia, e non già da Teramo alla Consolare, ma se l'ingegner Forti si è avvisato di portarla a quest'ultimo luogo sarà stato certamente per economizzare la spesa, ciò nondimeno non ha potuto disconoscersi, per uniformarsi al prescritto Real Decreto, di formare questo braccio di strada fino alla porta di questo comune». A.S.T., Intendenza borbonica, b. 453/B, fasc. 12.
 
(10) A.S.T, Intendenza borbonica, b. 454/B, fasc. 22.
 
(11) Ibid. fasc. 23.
 
(12) A.S.T., Intendenza borbonica, b. 892.
 
(13) A.S.T., Intendenza borbonica, b. 892. L'episodio è da collocare fra le manifestazioni di insofferenza nei confronti del dispotismo borbonico, nel clima di aspettativa, di un nuovo e più liberale equilibrio politico, suscitato dalla concessione della costituzione del 1848. In appendice (M) si riporta uno stralcio della storia del processo che sanzionò quei fatti.
 
(14) A.S.T., Intendenza borbonica, b. 905.
 
(15) A.S.T., Intendenza borbonica, b. 455/B, fasc. 44.
 
(16) A.S.T. , Prefettura III7,serie II, Giulia, b. 3, fasc. 9.
 
(17) A.S.T., Prefettura 11/9, serie II, Giulia, b. 1, fasc. 3.
 
(18) A .S.T., Intendenza borbonica, b. 454/B, fasc. 23.
 
(19) Ibid. fasc. 28.
 
(20) «per sopperire nell'urgenza del passaggio del 10° reggimento di linea reduce dall'Alta Italia, alle spese bisognevoli, e particolarmente per la paglia (...) e non far rimanere interrotti i lavori di un opera incominciata e per se non solo utile ma necessaria (...) prelevarsi detta somma di ducati 48 (...) dall'art. 35 addetto pel chirurgo la cui condotta è rimasta vacante». Ibidem.
 
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