Portici e palazzo De' Bartolomei in Piazza della Libertà - Giulianova (Te) - Abruzzo... una regione da vivere e... da scoprire.

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Portici e palazzo De' Bartolomei in Piazza della Libertà - Giulianova (Te)

Giulianova > Edifici storici

I nostri consigli... per le vostre vacanze.

 
Tra le località dei dintorni di Giulianova : Campli, ricca di storia e di arte. Tra i suoi monumenti spicca il palazzo Farnese (XIV sec.), la Chiesa di Santa Maria in Platea, la Scala Santa (XVIII sec.), la trecentesca chiesa romanica di San Francesco, il museo archeologico nazionale (VI sec. a.c.). Giocolandia:   è un parco giochi di 2000mq con tantissime fantastiche attrazioni e giochi per far scatenare i bimbi di tutte le età. Scivoli gonfiabili ed un maxi playground con percorsi e tappeti elastici, sparapalline, video giochi ed un vasto campo di calcetto al coperto o all’aperto. Una valida alternativa ai giorni di pioggia. Acquapark Onda Blu: a soli 5 minuti di auto si trova  un grandissimo parco acquatico per grandi e bambini,  dove provare il brivido di planare e rimbalzare sull’acqua a bordo di un gommone o l’emozione di piombare in picchiata nell’acqua da scivoli alti oltre 16 mt. In più uno spazio dedicato al divertimento dei più piccoli, dove i bambini possono godersi acquascivoli e giochi d’acqua in tutta sicurezza. La Pista Go Kart del Salinello: per chi ama lo sport e l’adrenalina non può perdersi la Pista Gialla di Giulianova, dove noleggiare kart per adulti e bambini, divertendosi con gli amici e la famiglia.
 

Edifici storici a Giulianova: Edificio e portico De' Bartolomei

Il Portico de’ Bartolomei e il Monumento a Vittorio Emanuele II
di Riccardo Cerulli
 
Un documento di data certa, (12 settembre 1876): la “perizia e contratto per la costruzione del Portico, nella Piazza di Belvedere in Giulianova”, prova che il lato nord della Piazza stessa fu “sistemato” con l’allineamento degli edifici preesistenti e dei nuovi, dopo la realizzazione architettonicamente valida, del lato opposto. (Comprendeva e comprende la Cappella San Gaetano dè Bartolomei, elevata dall’ingegnere Gaetano de Bartolomei, in memoria di tre suoi defunti: “il controloro delle retribuzioni dirette” e letterato Angelo Antonio Cosmo, l’agricoltore Giovanni, il giovane Ufficiale della Guardia Nazionale Luigi - rispettivamente zio paterno, padre e fratello del costruttore). In precedenza si era ritenuto che il Portico fosse stato innalzato prima che sorgesse l’antistante Cappella, portata a compimento sul finire degli anni sessanta del secolo XIX, come risulta da una lettera di Raffaello Pagliaccetti, autore dei monumenti funerari de Bartolomei, (busti, statue e bassorilievi), nonché del primo disegno, qualificato “bozzettino”, della pregevole opera d’arte. La relazione peritale in discorso consta del “progetto di un Portico”, di cui precisa l’ubicazione ed avverte la necessità, (lato nord “di questa nuova piazza di Belvedere”; eliminazione del “residuo dello antico muro di cinta,… al presente... disgustevole figura, in mezzo ai recentissimi e regolari fabbricati”). Il fascicolo, rinvenuto tra le carte della famiglia de Bartolomei, include la “descrizione” dell’erigendo Portico, il “calcolo e valutazione dei lavori”, “di terra” e “di fabbrica” importanti una spesa complessiva di Lire 1.607,39, il “capitolato di appalto” con il relativo contratto, stipulato, appunto il 12 settembre 1876, tra il dottore farmacista Pasquale De Martiis, Sindaco, Gaetano de Maulo e Nicola Mazzone, assessori, l’ingegnere Gaetano de  Bartolomei, progettista e redattore delle note tecniche e valutarie, allegate alla pratica, e Nicola Galantini, imprenditore, proprietario, domiciliato a Giulianova. La partecipazione all’atto dei tre autorevoli esponenti dell’Amministrazione si spiega con l’appartenenza al Demanio Municipale del “residuo dell’antico muro di cinta” da demolire, e del materiale di risulta da asportare. Le fortificazioni protettive del “borgo murato” acquavivano, (muraglie e bastioni), innalzate al cadere del XV secolo, erano da tempo considerate nella piena disponibilità del Comune e gestite dai suoi Uffici. Ma si erano rivelate, fin dagli inizi, mal costruite e pertanto inefficienti allo scopo al quale erano destinate. Tanto vero che nel 1575/76, una ricognizione, promossa e presenziata da Alberto Acquaviva d’Aragona, primogenito di Giovan Girolamo, X Duca d’Atri, ed erede dei feudi della “Serenissima Casa”, assistito da ufficiali del Genio Militare in servizio nella fortezza di Pescara, e dai Signori del civico Reggimento in carica, si era conclusa con l’ordine, impartito dai ricognitori a chi di ragione, della immediata riparazione del tratto pericolante della cinta, in prossimità del Convento dei Cordiglieri, (Minori Conventuali), che includeva la chiesa di S. Antonio da Padova, (in precedenza dedicata a S. Francesco d’Assisi). Giustificava la grande urgenza del restauro la presenza costante in Adriatico, di naviglio saraceno, adibito alla “guerra di corsa”. Gli “infedeli” sbarcavano all’improvviso da veloci imbarcazioni ed assaltavano gli abitanti della costa ed anche dell’interno, (questi ultimi se raggiungibili per via fluviale).
 
Sulla sx il Portico de’ Bartolomei, il Convento dei Cordiglieri e il Monumento a Vittorio Emanuele II, alla fine dell’Ottocento
 
Il saccheggio dei quasi sempre miseri alloggi, l’incendio delle Chiese e delle case, la riduzione in schiavitù di parte degli aggrediti concludevano le improvvise feroci aggressioni dei “nemici dell’Occidente cristiano”. Naturalmente, le comunità, residenti nelle zone esposte, si organizzavano a difesa: da posizioni fisse sorvegliavano, di giorno e di notte, il territorio adiacente quando non mandavano in avanscoperta mobilissime pattuglie; il fine perseguito era prevenire i mussulmani. A Giulia, persone di tutte le classi sociali montavano di guardia sul pomerio interno, (il corridoio al di qua dei merli di protezione delle mura). Perfino il vecchio Notaio Felice Albano (o Albani), stava all’erta nelle ore diurne e notturne del suo turno. Qualche secolo dopo le “apprensioni”, dovute all’incessante veleggiare di flotte “turchesche”, sarebbe stata - di nuovo - constatata la pericolosità della linea fortificata, in corrispondenza dello stesso luogo. Questa volta, però, non dovendosi più temere le irruzioni dei “seguaci del Profeta” e, d’altro canto, difettando le finanze comunali dei mezzi occorrenti ad adeguato restauro, il Municipio avrebbe deciso di eliminare, con il totale atterramento, la verificatasi “ruina” e di creare la terza porta del paese. (In aggiunta a Porta Napoli, sullo spigolo sud-ovest del sistema difensivo e a Porta Madonna, la metà della muraglia nord). Di Porta Sant’Antonio, così chiamata per volere del Decurionato, il popolo giuliese si serviva come di tramite, in specie tra il quartiere della Rocca e il Monte, (in futuro piazza Vittorio Emanuele II, per il momento ancora “Largo da piedi”), spazio utilissimo in occasione di fiere, mercati, feste, e - soprattutto - della celebrazione della ricorrenza dell’apparizione di Maria SS.ma dello Splendore a Bertolino. La porta S. Antonio divenne l’abituale passaggio delle vetture degli Acquaviva d’Aragona, dirette alla Villa la “Montagnola”, o provenienti da tale località, dove gli ex dinasti avevano costruito, nel primissimo Ottocento, una vasta dimora patrizia, abitata nel 1860, da Carlo, Conte di Castellana, cadetto della storica plurititolata famiglia dei Duchi di Atri, dalla consorte Alessandrina d’Obrèscoff, e dai loro figli adolescenti. Della contessa, Vincenzo Bindi, nel volume: “Gaetano Braga, dà ricordi della sua vita”, Napoli Editore Giannini, 1927, forse l’ultimo della sua abbondantissima produzione, così ebbe a scrivere: “...Giulianova era il centro intellettuale di una società colta ed elegante che, da tutte le parti della Provincia, conveniva, attratta dalla affascinante Signora, la Contessa di Castellana d’Obrèscoff... una delle dame più ragguardevoli, per bellezza, per ingegno, e per cultura, della società napoletana del secolo passato...” - Del talento letterario della d’Obrèscoff è restato - prova eccellente - il suo diario, in lingua francese, intitolato: “Pensées et Souvenirs”, (Pensieri e Ricordi), interessantissimo per quantità e per qualità di dettagli, riferiti agli avvenimenti locali del 1860: il primo diffondersi della notizia dello sbarco dei Mille a Marsala; lo stanziamento a Giulianova di una armata napoletana agli ordini del Maresciallo di Campo, Conte Giuseppe Salvatore Pianell, con il compito di fronteggiare la prevista e temuta irruzione dal nord, o dal mare, di Garibaldi, presente alla Cattolica; la stretta amicizia nata tra gli Acquaviva e il medesimo Comandante; le complesse esercitazioni militari, compiute tra il battente del mare, il largo da piedi, Terravecchia e le colline di Mosciano Sant’Angelo; l’arrivo di un dispaccio del Ministero della guerra napoletano, recante la disposizione del trasferimento del Pianell, alla fortezza di Messina; (il Maresciallo, recatosi subito a Napoli, avrebbe perorato ed ottenuto la revoca del provvedimento ma non evitato la nomina a Ministro della guerra nel Gabinetto presieduto da don Liborio Romano); il sopraggiungere nel primo pomeriggio del 15 ottobre 1860 di Vittorio Emanuele II, alla testa dell’Esercito sardo-piemontese, accompagnato da uomini di governo e da generali; il pernottamento nella Villa della Montagnola del Sovrano sabaudo, ospite dei Conti di Castellana.
Tutti argomenti dei quali si era perduta la memoria con la scomparsa delle generazioni del Risorgimento. Il Diario di donna Alessandrina d’Obrèscoff contiene anche il racconto di un suo passaggio “entro Giulia”, su una “Vittoria”, tirata da una pariglia di cavalli bai, diretta a Terravecchia, dietro invito del Pianell, per assistere ad una manovra, durata dall’alba al tramonto, con l’impiego di tutti i reparti dell’Armata: fanteria, cavalleria, artiglieria, sotto il diretto controllo del Comandante e dello Stato Maggiore a lui fedelissimo. Sull’appalto relativo al Portico conviene aggiungere che il Comune interveniva alla stipula del contratto, come cedente dell’immobile, (terreno e muro su esso insistente). Il de Bartolomei, invece, si costituiva come cessionario ditale cespite e, nel contempo stazione appaltante nei confronti dell’appaltatore Galantini.
 
Viaggio del Re da Grottammare a Giulianova (da uno schizzo del sig. Pontremoli)
 
Raccogliere le memorie di un fabbricato, da oltre un secolo, testimone della varia vita cittadina e, precipuamente, della festa patronale dello Splendore, significa ampliare la sfera della conoscenza degli eventi, succedutesi sull’antico Monte: eventi molto numerosi, a partire dal 1876, o da qualche anno più tardi, (il tempo che ci sarà voluto per eseguire il progetto). Tra i fatti più importanti debbono essere ricordati: l’abbandono del Convento dei Cordigheri, divenuto in epoca franco-napoleonico sede dell’Amministrazione comunale e del carcere, (definito dal barone Gaetano Ciaffardoni, il Sindaco dell’Unità, “una vera muda”): abbandono imposto dal crollo di alcune volte; lo scoprimento del monumento a Vittorio Emanuele II, in ricordo del suo ingresso nel Reame delle Due Sicilie, il 15 ottobre 1960, salutato “enfaticamente” dal primo cittadino pro tempore, il patriota Gaetano Ciaffardoni di salda fede democratica, magistrato e studioso di notevole cultura; la costruzione al posto del Convento, dell’imponente edificio scolastico, intitolato a Edmondo De Amicis, sorto dall’incontro delle due volontà adamantine di Giuseppe de Bartolomei, ultimo Sindaco prefascista e di Roberto de Vito, deputato del Collegio uninominale di Giulianova; lo scontro a fuoco tra squadristi e “sovversivi” nella notte sul sei ottobre 1922. A proposito del Monumento al “grande re”, non può essere taciuto il netto dissidio, insorto tra Raffello Pagliaccetti, scultore della statua in bronzo, e le autorità amministrative e politiche: giunta e deputato Cerulli-Irelli. Si doleva l’artista della sostituzione del piedistallo e precisamente del “gruppo di colonne ioniche, strette in fascio a rappresentare i vari Stati d’Italia”,sormontato dalla statua del Sovrano, appena sceso da cavallo, la sinistra, fortemente stretta alla spada, la destra levata in alto, ad “agitare” il berretto, in segno di saluto, “con gesto largo e solenne”, alla popolazione e dietro l’aquila latina con le ali distese”. Ragioni di bilancio avevano costretto il Comune, indebitato fino all’osso, a non rispettare il progetto Pagliaccetti. (Anche il secondo bozzetto, presentato dallo scultore: base più agile, figura più slanciata, non veniva accettato, avrebbe importato gravi oneri), ma del diniego non fu avvisato l’autore, invano denunciante il lettera aperta pubblicata sul quotidiano fiorentino: “La Nazione”, “l’arbitrio consumato a danno proprio e dell’arte”!
“Re Vittorio Emanuele II doveva sorgere a quasi sette metri e da quella altezza doveva apparire all’osservatore quasi a grandezza naturale”. “Oggi, invece, il basamento (posto in essere) per l’alta figura del re è troppo basso, troppo privo di vita e non armonizzando con la fierezza della figura toglie a questa ogni movimento, ogni slancio di vita, ogni idea di bellezza”. Trincerato dietro i numeri passivi del disastroso bilancio comunale, il Consiglio che il Pagliaccetti non esitò a qualificare “sconsigliato”, non tenne conto delle critiche levatesi, dall’Abruzzo e da Roma, e approvò la modifica del piedistallo, suggerita ed attuata da “un tal negoziante di Carrara”. Il Monumento fu solennemente inaugurato e, nelle attuali apparenze, divenne anch’esso spettatore della processione e delle manifestazioni collaterali, (musicali, mercantili, di svago).

Facilmente raggiungibile, Giulianova da tutte le località, grazie anche alla sua vicinanza (40 Km) all’aeroporto di Pescara, è dotata di moderne attrezzature ed infrastrutture turistiche oltre alla presenza di un’impiantistica sportiva per tennis, nuoto, vela, windsurf, bocce, minigolf, pallacanestro, calcio a 5, pattinaggio; inoltre vi è possibile praticare la pesca d’altura e subacquea. Grazie ad un nuovissimo sistema di collegamento con pontili in legno è possibile raggiungere, in bicicletta, le località limitrofe, costeggiando il mare e lussureggianti pinete.

Giulianova turistica. Ammirevole e splendente città di mare, si estende lungo la fascia costiera del Medio Adriatico per circa 5 km e ogni anno risorge tra il fiume Tordino e il Salinello sempre più energica e scintillante per accogliere con ancora più onore e impegno di tantissimi turisti che visitano Giulianova e il suo territorio.

Venirci a trovare è davvero semplice. Giulianova è nel bel mezzo d’Italia, a Nord di un Abruzzo costiero dalle innumerevoli risorse turistiche e ambientali. Giulianova si raggiunge via Autostrada A14 - uscita Giulianova, oppure in treno con la comoda stazione ferroviaria, o ancora in aereo atterrando nel moderno Aeroporto d’Abruzzo di Pescara, Giulianova è distante solo 50 chilometri.

 
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