Palazzo del Duca di Atri e la torre di avvistamento in Piazza B. Buozzi a Giulianova (Te) - Abruzzo... una regione da vivere e... da scoprire.

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Palazzo del Duca di Atri e la torre di avvistamento in Piazza B. Buozzi a Giulianova (Te)

Giulianova > Edifici storici

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Giulianova, città di circa 21.500 abitanti tra le più importanti della provincia teramana, è costituita da due realtà distinte: - Giulianova Alta (68 m. slm.), città d'arte, l'antica cittadina ricca di storia che conserva splendidi monumenti di diverse epoche e offre, dal suo belvedere, una spettacolare vista sul mare; - la moderna Giulianova Lido, attrezzatissima località balneare tra le più frequentate d'Abruzzo, dotata di una ampia spiaggia di fine sabbia dorata, di un porto peschereccio molto efficiente e di un moderno Porto Turistico. La città alta fu fondata nel 1470 da Giulio Antonio Acquaviva, Duca di Atri, allo scopo di dare una nuova dimora agli abitanti della romana Castrum Novum, distrutta pochi anni prima. Lungo l'intero perimetro della nuova città furono edificate fortificazioni e torri di difesa. Due di quelle torri - il torrione detto "Il Bianco" e il torrione di "Porta Napoli" - sono ancora oggi in ottimo stato e ben visibili all'interno del tessuto urbano. Altri elementi che impreziosiscono l'antico centro rivierasco sono la chiesa di S. Flaviano (XV sec.), la chiesa di S. Antonio (XVI sec.), il Santuario della Madonna dello Splendore (XVI sec.), la chiesa della Misericordia (XVI sec.), oltre ad alcuni magnifici palazzi di varie epoche. Nella moderna Giulianova Lido spicca, ai margini della Statale Adriatica, la piccola chiesa di Santa Maria a Mare (prima metà del XIV secolo), con splendido portale trecentesco che, nella lunetta dell'arco a tutto sesto, mostra una Madonna col Bambino in altorilievo.
 

Edifici storici a Giulianova: Il palazzo e la torre ducale

Il Palazzo e la Piazza Ducale 

La piazza del duca. Cosa rimaneva dell’antico palazzo dei potentissimi duchi Acquaviva d’Aragona nel 1927-28, gli anni dei due volumi della Storia dell’architettura in Abruzzo del soprintendente Ignazio Carlo Gavini? I piani superiori della grande residenza ducale, edificata sul limite orientale della città rinascimentale quasi a sfidare il mare dal salto di quota e contrapposta alla chiesa madre, erano stati da tempo trasformati in casa di civile abitazione.

Giulianova, la Piazza Ducale e il Tempio (Duomo) di San Flaviano

Il piano terreno invece era in parte destinato ad utilizzazioni commerciali, quindi con tutte le mortificanti manomissioni che nel corso dei secoli, a partire dal tracollo economico della “Serenissima Casa d’Atri” e dall’abbandono della terra nativa, avevano inciso pesantemente sulla struttura originaria. Nei vasti ambienti del vetusto complesso erano nati Giosia III, Alberto e Giovan Girolamo Acquaviva d’Aragona (rispettivamente nel 1631, 1656 e 1663), uomini di chiesa o d’armi accomunati però da interessi letterari, giuridici e filosofici. E sempre nel grande palazzo era nato, il 12 maggio 1769, il geografo Orazio Delfico, figlio di Caterina Mazzocchi e di quel Giovanni Bernardino Delfico, fratello del più noto Melchiorre, chiamato a ricoprire, a seguito della rinuncia fattane da Nicola Sanseverino, la carica di amministratore ed uditore generale di tutto l’allodiale di Atri.
 
Giulianova, Il Palazzo e la Piazza Ducale

L’edificio, che già nel 1760, come relazionava Domenico Antonio Scarola, Attuano della Regia Camera della Sommaria, versava malinconicamente in uno stato «più di abbandono che di decadenza», quasi un secolo dopo, nel 1853, si mostrava a Gabriello Cherubini come un complesso ancora imponente ma del quale, egli diceva, «oggi si vede poca parte, destinata ad altri usi, pubblici e privati». Circa tre anni dopo, il 25 febbraio 1856, sarebbe stata soppressa anche l’antichissima Dogana di terra, ubicata in un edificio che lateralmente si sviluppava tra le attuali via Acerbo e Rossi, allora strada della Dogana poi via dei Magazzini, e il cui fronte era prospiciente la parte settentrionale dell’attuale piazza Bruno Buozzi, inizialmente S. Maria in Platea o ducale, poi della Rotonda, quindi del mercato e durante il Fascismo del Littorio. A modificare ulteriormente l’impianto della piazza sarebbe intervenuta la Pescheria, demolita nel 1914, mentre la parte meridionale dell’ex palazzo Acquaviva avrebbe ospitato, a partire dal marzo 1936, il Cinema Moderno.

Facilmente raggiungibile, Giulianova da tutte le località, grazie anche alla sua vicinanza (40 Km) all’aeroporto di Pescara, è dotata di moderne attrezzature ed infrastrutture turistiche oltre alla presenza di un’impiantistica sportiva per tennis, nuoto, vela, windsurf, bocce, minigolf, pallacanestro, calcio a 5, pattinaggio; inoltre vi è possibile praticare la pesca d’altura e subacquea. Grazie ad un nuovissimo sistema di collegamento con pontili in legno è possibile raggiungere, in bicicletta, le località limitrofe, costeggiando il mare e lussureggianti pinete.
La Torre ducale

I bastioni erano sette non otto come si era affermato: uno per ogni angolo e uno in mezzo ad ogni lato. Ognuno era identificabile con una denominazione. Partendo dal lato est, verso il mare, l’unica struttura esplicitamente difensiva era costituita dal torricino tuttora visibile, incorporato nel palazzo ducale. Andando all’angolo nord–est, il bastione oggi inglobato nel palazzo Re era chiamato torrione Castoraniperché dato a censo a questa famiglia, che abitava nei pressi, per tutto il periodo borbonico.
Il torrione chiamato il Bianco non era e non è quindi la Rocca ma quello ora denominato di porta Napoli. È avvenuto che l’errore di qualcuno è stato assunto acriticamente da tutti coloro che sull’argomento hanno scritto successivamente senza chiedersi la provenienza di tale asserzione. Proseguendo nella ricognizione dei bastioni, quello all’angolo sud–ovest era chiamato di San Francesco, come il contiguo rione, perché inglobato nel complesso conventuale dei padri francescani, soppresso con le leggi napoleoniche del primo decennio dell’ottocento.

Giulianova (Te), Palazzo Ducale, particolare del prospetto verso la marina (Est) col torrioncino.

Successivamente i locali del convento divennero sede comunale e nel 1868 il bastione fu oggetto di un’asta pubblica e dato a censo per un canone annuo di quaranta lire. In tale documentazione viene così indicato: “torrione sito in questo abitato, confinante col giardino comunale da una parte e dall’altra con la strada pubblica, di proprietà del comune, non riportato in catasto sotto alcuna denominazione, perché facente parte della cinta del paese (…)”. Fu abbattuto fra il 1879 e il 1880, perché ancora nel 1878 il consiglio comunale nel deliberare la vendita delle mura nel tratto tra la casa degli eredi di Giovanni Sbozza, che abbiamo visto era quella dietro al torrione il Bianco, e il palazzo comunale, stabiliva di impiegare il ricavato dalla vendita del materiale demolito per la “livellazione e conformazione del pomerio esterno almeno fino alla linea del primo bastione”. Mentre non è più rappresentato nella citata planimetria catastale del 1881-82.
L’angolo sud–est non era difeso da alcun bastione come si vede dalla tavola raffigurante la cinta muraria, e come ulteriormente documentato dalla piantina allegata ad una richiesta di suolo pubblico in quella zona, presentata nel dicembre 1839 (fig.1).

 
Fig. 1. Pianta dell'angolo Sud – Est delle mura ocon la porta dei cappuccini o da piedi con le seguenti indicazione: Richiesta di suolo pubblico avanzata da Vincenzo Trifoni nel 1939, contrassegnata con la lett. "B".
(A.S.T., Intendenza borbonica, b. 635/A, fasc. 4)
Facilmente raggiungibile, Giulianova da tutte le località, grazie anche alla sua vicinanza (40 Km) all’aeroporto di Pescara, è dotata di moderne attrezzature ed infrastrutture turistiche oltre alla presenza di un’impiantistica sportiva per tennis, nuoto, vela, windsurf, bocce, minigolf, pallacanestro, calcio a 5, pattinaggio; inoltre vi è possibile praticare la pesca d’altura e subacquea. Grazie ad un nuovissimo sistema di collegamento con pontili in legno è possibile raggiungere, in bicicletta, le località limitrofe, costeggiando il mare e lussureggianti pinete.
La processione e il palazzo ducale
di Mario Montebello
 
Nei primi tempi in cui fu fondata, Giulianova aveva tre porte, due sul lato meridionale e una su quello settentrionale delle mura; l’esiguo numero di ingressi nella cinta muraria era dovuto a ragioni di sicurezza militare, perché più facile riuscisse la difesa della città in un probabile assedio. Di queste porte, quella di sud-est immetteva direttamente nella piazza ducale, che nella sistemazione originaria della città aveva una forma molto allungata e stretta, dalla porta stessa fino all’attuale piazzetta triangolare formata dalla confluenza delle vie G. Rossi e T. Acerbo, per un totale di metri 192x45 circa (nella parte più larga, poiché restringendosi progressivamente terminava a punta). Questa breve descrizione della Giulianova quattrocentesca ci serve per capire il probabile percorso della processione nei primi tempi della fondazione urbana.

Poiché tutto ciò che riguarda la religione - liturgia, culto, preghiere, ecc. –risulta di solito estremamente conservativo, tramandandosi immutato nei secoli, per un senso di rispetto che sconfina spesso nel formalismo, possiamo ragionevolmente supporre che la nostra processione fin dagli inizi partendo dal convento seguisse il percorso odierno, lungo il giro esterno delle mula urbane (attuali via G. Acquaviva, via del Popolo, piazza della Libertà; poiché non esisteva l’attuale imbocco al corso, molto probabilmente proseguendo ancora per un breve tratto sotto le mura la processione giungeva in piazza del Belvedere e imboccava la porta ducale, entrando quindi nell’abitato da questa e non dal corso, come invece avviene oggi.

Processione della Madonna dello Splendore del 1939

Questo percorso risulta convincente anche sotto un aspetto storico-sociologico: se oggi la processione attraversa il corso Garibaldi che è diventato l’arteria principale del vecchio centro storico, quando gli Acquaviva erano i signori feudali del luogo lo spazio pubblico privilegiato era la piazza, su cui si affacciava da un lato il duomo di San Flaviano, dall’altro il loro palazzo. Come la piazza, anche questo aveva una forma molto stretta ed allungata perché rifletteva le stesse scelte urbanistiche del progettista, circa metri 107x24 (nella parte più larga; la lunghezza diventava di metri 112 aggiungendovi l’ingresso al cortile principale); quindi, nel tratto finale la processione sfilava sotto le finestre del palazzo ducale, che praticamente si estendeva dalla porta fino all’altezza del duomo, girando poi a sinistra ed entrando nella chiesa.

Attraverso pazienti indagini siamo riusciti non solo a localizzare con precisione il palazzo nelle sue dimensioni e nella sua forma esterna originarie, ma anche a ricostruirne le articolazioni interne e le funzioni d’uso con una certa precisione; e da tutto questo risulta che esso è di estremo interesse storico sia perché dovuto ad un grande architetto del Quattrocento, sia perché presenta delle particolarità strutturali che lo rendono unico nella storia dell’architettura italiana. E’ con emozione che vediamo risorgere il salone d’onore, lo studio del duca e l’archivio coi documenti e le pergamene di famiglia; e poi la zona più appartata del palazzo dove viveva la famiglia, e quella destinata alla servitù; e la rimessa delle carrozze, le scuderie, i vasti magazzini e le cantine, tutto distribuito con grande razionalità badando anche a scopi difensivi.
 
Una stupenda immagine della processione della Madonna dello Splendore dell’anno 1959.
(Cortesia Foto Collevecchio Renzo)
 
La porta urbana, destinata all’uso della piazza e della zona ducale, era ubicata di fianco all’aiuola dove oggi sorge il busto a Gaetano Braga; entrando per la porta, che doveva essere anche più sontuosa delle altre due e qualificarsi come una specie di arco onorario, la processione incontrava subito a destra le scuderie ducali, costituite da un cortile attorno a cui si aprivano varie stalle e un fienile: il ‘profumo’ dei cavalli rappresentava allora quello che oggi è l’odore della benzina, e non ci dobbiamo stupire della presenza delle scuderie, anche se in un angolo appartato della città, come oggi non ci stupiamo per la presenza negli abitati di pompe di benzina e automobili. Le scuderie finivano dove il palazzo fa una rientranza di quattro-cinque metri, e in questo punto c’era la rimessa delle carrozze al pianterreno, e l’abitazione dell’amministratore ducale al primo piano.

L’abitato quattrocentesco colle mura (a trattini), la piazza ducale ed il palazzo degli Acquaviva (tratteggiato): le tre frecce piccole indicano la posizione delle tre porte originarie, le frecce grandi l’ultima pane del percorso processionale.
 
A questo punto la costruzione presentava un restringimento o strozzatura, e le due parti (rimessa e scuderia, paste abitativa e ala nobile) erano collegate da un breve ponte, in modo che le due zone fossero comunicanti ma distinte, per motivi sia igienici che difensivi. Tutto il resto del palazzo fino all’ala nobile era occupato al pianterreno da locali di varia destinazione, specialmente magazzini ma anche l’osteria comunale con cucina; al primo piano, dopo la zona più vicina alle stalle in cui alloggiava la servitù, veniva la parte destinata alla famiglia ducale (praticamente, siamo all’altezza del cinema ‘Moderno’, dove oggi è la galleria del cinema stesso). In questo piano una grande legnaia centrale, di forma all’incirca triangolare, alimentava le cucine e i camini delle varie stanze; a proposito delle cucine ne incontriamo altre due, destinate agli usi propri del palazzo ma differenziate nell’ubicazione e nei significati: una al pianterreno molto vasta come una vera ‘officina culinaria’ per le preparazioni più impegnative, e altra più piccola al primo piano accanto agli appartamenti familiari per i cibi di ogni giorno. L’ala nobile si distingue perché ancora oggi la facciata è in mattoni a bugnato non intonacata, e presenta al pianterreno nove porte tutte uguali: quella centrale dava sullo scalone d’onore, le altre su ambienti destinati agli uffici dell’amministrazione ducale. Salendo per lo scalone d’onore si giunge, secondo la testimonianza di un prezioso documento d’archivio trovato e pubblicato da Riccardo Cerulli, “in una sala magnifica ove vi è tassello con l’impresa di Casa di panno lacero torchino”, e sulle pareti “trentotto ritratti dipinti sopra tela senza cornice, rappresentati i Duchi e le Duchesse padroni di detto Stato, alcuni dei quali sono laceri”; tre finestre danno sulla piazza “con loro vetrate alla romana”.

Le condizioni di abbandono indicano la fine della casata, ma noi dobbiamo riportarci ai momenti migliori di essa, quando balconi e finestre erano pavesati a festa per il passaggio della processione e la servitù si affacciava lasciando un momento le proprie occupazioni e segnandosi. Accanto alla sala, tre salotti e la cappella ducale, con un camerino segreto da cui il duca poteva sentir messa privatamente da dietro una grata; più oltre lo studio ducale e l’archivio di famiglia colle pergamene secolari; sulla piazza dava invece l’appartamento privato del duca, colla camera da letto che probabilmente corrisponde alla finestra centrale sopra il portone d’ingresso. Al termine dell’ala nobile si apriva l’accesso al cortile che era sul retro, dalla parte del mare.
 
Un’altra stupenda immagine della processione della Madonna dello Splendore dell’anno 1959. In essa è facilmente riconoscibile Don Alberto Di Pietro, notissima figura di sacerdote.
(Cortesia Foto Collevecchio Renzo)
 
La processione lentamente fra canti e preghiere sfilava davanti a questo mondo variopinto, come momento conclusivo dei festeggiamenti religiosi, e poi entrava in San Flaviano. Sarebbe storicamente significativo che riprendesse questo antico percorso.
 
Le notizie contenute in questo articolo sono tratte da vari studi, ma in particolare dal nostro volume “Il palazzo ducale a Giulianova, L’Aquila 1988.
Facilmente raggiungibile, Giulianova da tutte le località, grazie anche alla sua vicinanza (40 Km) all’aeroporto di Pescara, è dotata di moderne attrezzature ed infrastrutture turistiche oltre alla presenza di un’impiantistica sportiva per tennis, nuoto, vela, windsurf, bocce, minigolf, pallacanestro, calcio a 5, pattinaggio; inoltre vi è possibile praticare la pesca d’altura e subacquea. Grazie ad un nuovissimo sistema di collegamento con pontili in legno è possibile raggiungere, in bicicletta, le località limitrofe, costeggiando il mare e lussureggianti pinete.

Giulianova turistica. Ammirevole e splendente città di mare, si estende lungo la fascia costiera del Medio Adriatico per circa 5 km e ogni anno risorge tra il fiume Tordino e il Salinello sempre più energica e scintillante per accogliere con ancora più onore e impegno di tantissimi turisti che visitano Giulianova e il suo territorio.

Venirci a trovare è davvero semplice. Giulianova è nel bel mezzo d’Italia, a Nord di un Abruzzo costiero dalle innumerevoli risorse turistiche e ambientali. Giulianova si raggiunge via Autostrada A14 - uscita Giulianova, oppure in treno con la comoda stazione ferroviaria, o ancora in aereo atterrando nel moderno Aeroporto d’Abruzzo di Pescara, Giulianova è distante solo 50 chilometri.

 
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