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Cenni storici su Giulianova (Te) Il mercato all’ingrosso del pesce di Giulianova

Giulianova > Cenni storici su Giulianova > Il mare
 
Orari aste pubbliche del mercato ittico di Giulianova (Te). Il Mercato Ittico Ingrosso di Giulianova è operativo con 4 aste pubbliche settimanali nei seguenti giorni ed orari di vendita: Martedì - inizio ore 5:00, Mercoledì - inizio ore 5:00, Giovedì - inizio ore 5:00, Venerdi' - inizio ore 5:00, Attraverso il borsino è possibile accedere alla consultazione in tempo reale dell'andamento dei prezzi di vendita all'ingrosso. Da Settembre 2014 è operativo il nuovo sistema di gestione d'asta E-FISH che consente di accedere anche online alle operazioni di acquisto.
Il mercato ittico comunale di Giulianova. A partire dalla prima metà del 1900 sulla riva del comune di Giulianova, ebbero inizio lavori per la realizzazione di opere di difesa della spiaggia dalle corrosioni. A cura dello Stato il 1916 fu realizzato un pennello a scogliera (l'attuale molo sud), della lunghezza di 180 m, in posizione pressoché normale alla spiaggia. In seguito, furono autorizzate opere per il prolungamento di tale pennello (1919-1920), di circa 200 m. Da studi successivi alla realizzazione del pennello si apprese che il fenomeno di erosione della spiaggia non si era arrestato, o meglio, la battigia restava la stessa degli studi del 1913 mentre vi era stato un aumento della corrosione della spiaggia a nord dell'opera di difesa. Si presentò quindi la necessità di costruire un nuovo pennello a nord, come in effetti avvenne nel periodo 1922-1924, a circa 550 m di distanza da quello sud, per una lunghezza di circa 170 m. Tali opere permisero di ottenere un approdo artificiale all'interno dei due pennelli a scogliera al fine di realizzarvi una struttura portuale. Nel 1927 il Provveditorato delle Opere Pubbliche predispose un piano regolatore di massima con la previsione di realizzare nuove sistemazioni dei moli esistenti per permettere l’attracco dei natanti. Furono realizzati piccoli lotti e nel 1934 fu realizzato un nuovo prolungamento del molo nord, piegando verso scirocco la porzione in ampliamento, ottenendo una bocca di porto di circa 180 m, per l'urgenza di avere al più presto un approdo per i natanti, al sicuro dalle mareggiate. Tali opere portarono a fenomeni di insabbiamento dei fondali con la necessità di periodiche opere di dragaggio, però, pur con tutti i limiti il porto era ormai una realtà e poteva essere usato dalla flottiglia peschereccia giuliese. La possibilità di poter attraccare diede un impulso notevole all'attività peschereccia, facendo registrare un balzo in avanti dai 700 quintali circa degli anni fino al 1936 ai circa 5000 quintali del 1937, anno in cui, tra l’altro si diffuse la motorizzazione. Fino ad allora la vendita all'ingrosso veniva effettuata al centro del paese, ma tale incremento del pescato portò allo spostamento dello stesso nell'area portuale, con la necessità di avere una struttura idonea alla commercializzazione. A partire dal luglio 1938, fu realizzato L'imponente complesso del Mercato del pesce all'ingrosso, tra i due moli del porto, sull’allora lungomare Guglielmo Marconi (oggi Lungomare Spalato).
 

Il mercato all’ingrosso del pesce
di Alessandro Brandimarte  

Nel 1938 fu costruito il mercato all’ingrosso del pesce grazie ad un mutuo contratto dal comune con il banco di Napoli di £. 370.000. L’ampio edificio, progettato dall’ingegner Iannetti secondo i dettami prevalenti in quel periodo, dispone di venti magazzini per la spedizione del pesce, ciascuno dotato di vasche per i lavaggi e di frigorifero, di due tettoie per lo smistamento dei prodotti ittici nelle ore d’asta e di altre due per gli acquirenti spedizionieri che vi confezionano l’esportazione, oltre che ad altri locali destinati ad uffici, direzione del mercato, sezione astatori e uffici pesatori, allo sportello del banco di Napoli che vi gestiva il servizio interno di cassa[1].
Riuscitissima fu la scelta del direttore della nuova struttura: il giovane ragioniere Ettore Romano che profuse grande zelo e dinamismo in una attività che non si limitò alla sola gestione ma che seppe anche individuare forme efficaci di promozione. Il mercato cominciò a funzionare nel gennaio 1939 e nel primo anno di attività fu astato una quantità di pescato di 13.662,79 quintali per un volume di affari di oltre 3 milioni. Anche la flottiglia si potenziò notevolmente nel giro di pochi mesi, tanto che alla fine di maggio erano trenta i motopescherecci che facevano capo al porto di Giulianova, a cui si aggiunsero altri quattro nel successivo mese di luglio. Nel mese di luglio fu approvato il Regolamento del mercato all’ingrosso del pesce[2], dove tra l’altro veniva fissata l’entità dei diritti che si applicavano sul prezzo di vendita[3].



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NOTE
[1] DE SANCTIS 939, pp. 4-5.
[2] A.S.Te, Prefettura versamento 1989, serie l, b 4 f 75.
[3] Il diritto di cassa, a favore dei Banco di Napoli era dell’1%;dello 0,50% il diritto che competeva all’erario; il diritto di mercato, a favore dell’ente gestore dei 2,25% si componeva di due parti: una dell’1,25 costituiva il diritto di mercato vero e proprio, l’altra dei restante 1% era destinata all’ammortamento del mutuo di 370.000 lire assunto dal comune per la costruzione dell’edificio. L’applicazione di tale addizionale era perciò limitata al ventennio 1/1/39 - 31/12/58, durata dei’ammortamento del prestito. Ma poiché nel marzo del 1947 il comune provvide ad estinguere tale prestito la maggiorazione dell’1% doveva essere abolita, ma in realtà fu ridotta dello 0,50% per tutto il 1947, per provvedere alla ricostruzione dell’attrezzatura del mercato danneggiata durante il periodo bellico, mentre la ricostruzione dell’edifico,trattandosi di danni bellici, avvenne a spese dello stato nel 1946. Anche il diritto d’asta era destinato all’ente gestore, il comune, e finalizzato allo stipendio dei dipendenti astatori. Infine, il diritto di mandatario andava al medesimo che operava per conto dei singoli produttori curando la presentazione della merce e l’esecuzione delle vendite.

Articolo tratto da: GIULIANOVA Il Mare, Il Porto, La Marineria - Storia, storie, immagini, documenti (Anno 2009), di Alessandro Brandimarte
La pesca a Giulianova ai tempi della vela in foto e cartoline.
I lavori al mercato ittico comunale di Giulianova del 1970. Nel 1970 viene approvato un progetto per la sistemazione ed ammodernamento con asta automatica del mercato. a firma dell'Ing. Gudens Scaramazza. Nel 1973 viene approvata una variante in corso d'opera ai lavori precedenti, per la realizzazione di una tettoia in cemento armato sul prospetto est e piccole modifiche rispetto alle previsioni del precedente progetto. Come si evince dagli elaborati di progetto, con queste opere l'assetto originario del fabbricato viene stravolto, in quanto il corpo direzionale viene inglobato nella nuova struttura, con copertura a padiglione, perdendosi lo skyline del prospetto est con tortino del blocco d’ingresso. A cura dell'ufficio tecnico comunale vi è una raccolta di foto del 1974, che mostra lo stato di realizzazione dei lavori. Ultimi decenni del mercato ittico comunale di Giulianova. Dopo gli importanti lavori del 1970-1976 la struttura del mercato è stata oggetto di altri lavori di ammodernamento riguardanti principalmente l'innovazione dei sistemi di asta elettronica, l'impiantistica ed opere di manutenzione ordinaria e straordinaria.

Le origini di Giulianova

La presenza umana nel territorio di Giulianova data dal periodo neolitico.
Il ritrovamento di pesi fittili di forma sferica con foro centrale testimonia infatti la frequentazione dell’area da parte di popolazioni preistoriche o protostoriche dedite alla pesca. Tuttavia le origini di Giulianova risalgono agli anni immediatamente successivi alla conquista da parte di Roma della fascia medioadriatica, con la fondazione, intorno al 290 a.C., di Castrum Novum Piceni.


Una lucerna ad olio romana rinvenuta nel territorio di Giulianova.


Per la nuova colonia marittima, la seconda del Superum Mare, si scelse un terrazzo geologicamente stabile prossimo al fiume Tordino, con asse longitudinale parallelo alla costa, assai probabilmente occupato in precedenza da un centro piceno, chiamato Batinus o Batia, di cui alcuni significativi rinvenimenti, soprattutto frammenti di ceramica messapica, coppette e vasetti per unguenti, documentano gli intensi contatti con le aree dell’Apulia. Pur mancando una sicura documentazione relativa alle mura urbane, tuttavia è pensabile che Castrum Novum Piceni, il cui impianto sembra discostarsi significativamente dai consueti parametri urbanistici delle colonie romane, venne fortificato assecondando le difese naturali del terreno, in primo luogo il ciglio del pianoro, mentre la piccola sella di raccordo con la parte più alta del sistema orografico, al limite settentrionale dell’attuale cimitero, fu opportunamente approfondita e trasformata in fossato, eliminando così l’unico settore vulnerabile presente nell’apparato protettivo. I punti di accesso vennero scelti in funzione di un rapporto ottimale tra impianto urbano e collegamenti interregionali: in direzione di Roma per mezzo della via Cecilia, e mediante la Salaria verso gli altri centri della costa adriatica.
La città, nata come caposaldo per esercitare un penetrante controllo marittimo, divenuta importante nodo stradale e dotata di un impianto portuale si pensa esteso tanto alla sinistra che alla destra del fiume, rivestì anche, grazie alla sua posizione strategica, un rilevante ruolo commerciale. Sondaggi eseguiti nel 1986, infatti, hanno messo in luce alcune strutture abitative, riferibili al periodo compreso tra la prima fase coloniale e l’età imperiale, con settori destinati ad attività artigianali, mentre le numerose lucerne recuperate nei saggi di scavo eseguiti tra via Gramsci e il vecchio cimitero rimandano alla presenza di un impianto di produzione locale in aggiunta a siti per l’immagazzinaggio: da ciò l’ipotesi di una distribuzione funzionale dei quartieri con attività specialistiche, in prossimità delle attrezzature portuali, che conservarono la loro vocazione sino alla tarda antichità.
Ricordato come centro potente e fortificato da Plinio, Tolomeo, Velleio Patercolo e Strabone, Castrum Novum Piceni, che in età imperiale ebbe anche i bagni termali, conobbe una forte espansione extraurbana in direzione della costa fino a raggiungere un perimetro stimato da alcuni studiosi in oltre due chilometri. Gli strati murari del sottosuolo, e più ancora un tesoretto monetale scoperto nel 1828 in parte liquefatto e in parte arrossito dal fuoco, inducono a ritenere che nel corso della sua esistenza la città subì più di una devastazione: tuttavia Castrum Novum Piceni fu ricostruito se nel suo agro furono dedotte colonie militari da Augusto e da Nerone e se, almeno nel I sec. dell’Impero, ebbe un suo Prefetto.

Il mercato ittico comunale di Giulianova. L'edificio fu progettato nel 1935 dagli ingegneri Ernesto Pelagalli e Giuseppe lannetti e da quest'ultimo modificato il 2 giugno 1937. La nuova struttura. progettata secondo i dettami prevalenti in quel periodo, è entrata in funzione nel gennaio del 1939 ed ampliata secondo un nuovo progetto dell'Ing. lannetti già nel maggio dello stesso anno. La sua configurazione definitiva si articolava in 20 magazzini per la spedizione del pesce, ciascuno dotato di due vasche per il lavaggio e di relativo frigorifero, di due tettoie principali per lo smistamento dei prodotti ittici nelle ore d'asta e di altre 2 per gli acquirenti spedizionieri che vi confezionano l'esportazione, oltre che ad altri locali destinati ad uffici, direzione del mercato, sezione astatori ed uffici pesatori, allo sportello del Banco di Napoli che vi gestiva il servizio interno di cassa. La scelta del direttore della nuova struttura fu riuscitissima: il giovane ragioniere Ettore Romano che profuse grande zelo e dinamismo in una attività che non si limitò alla sola gestione ma seppe anche individuare forme efficaci di promozione. Nel primo anno di funzionamento del mercato fu astato una quantità di pescato di 13.662, 79 quintali per un volume di affari di oltre 3 milioni. Anche la flottiglia si potenziò notevolmente nel giro di pochi mesi, tanto che alla fine di maggio erano trenta i pescherecci che facevano capo al porto di Giulianova, a cui si aggiunsero altri quattro nel successivo mese di luglio. Nel mese di luglio fu approvato il regolamento del mercato all'ingrosso del pesce, dove tra l'altro veniva fissata l'entità dei diritti che si applicavano sul prezzo di vendita (diritto di cassa a favore del Baco di Napoli e il diritto di mercato a favore dell'ente gestore, il comune). Durante il periodo bellico l'area portuale, il mercato e le sue attrezzature furono danneggiati. Nel 1947 si è provveduto alla ricostruzione dell'attrezzatura del mercato a spese del comune mentre la ricostruzione dell'edificio, trattandosi di danni bellici, avvenne a spese dello Stato.
 
 
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