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Il lungomare monumentale di Giulianova (Te)

Giulianova > Spazi pubblici a Giulianova

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Giulianova è dotata inoltre di un attrezzatissimo porto peschereccio e turistico la cui origine risale al 1913, sede di un importante mercato ittico dove in ogni momento della giornata è possibile “assaporare” il profumo del pesce appena pescato. Caratteristiche sono le manifestazioni folkloristiche e gastronomiche di rilevanza regionale e nazionale con feste patronali molto care alla tradizione popolare locale. Si comincia con la Festa della Madonna dello Splendore nel mese di Aprile con la caratteristica processione lungo le vie cittadine per arrivare nel pieno dell’estate, in agosto, a celebrare la festa in onore di Maria SS. del Portosalvo con la famosa e suggestiva processione sul mare che culmina con l’impareggiabile spettacolo dei fuochi d’artificio sempre sul mare. Chiude l’ampia rassegna, la festa che si celebra nel mese di settembre, in onore di Maria SS. dell’Annunziata.
 

Spazi pubblici: Il Lungomare monumentale (Via Lungomare Zara)
Passi lieti: il lungomare
di Sandro Galantini

La programmazione di una strada lungomare, da realizzare sul demanio marittimo, era stata decisa dal sindaco Francesco Maria Ciafardoni nel 1889, e si inscriveva in una strategia di sviluppo per la citta, in particolare per la sua parte litoranea, che privilegiava prospettive turistico-balneari. Le pratiche sollecitamente istruite, parallela-mente a quelle volte ad acquisire altre estensioni di arenili per la edificazione del Club marino e per il prolungamento della strada di accesso allo stabilimento balneare, si erano pero rivelate non poco complesse, incagliandosi peraltro sui dieci centesimi al metro quadro pretesi dalla Capitaneria di porto di Ancona per la cessione dei terreni, donde l’inoltro di un’istanza al Ministero della Marina volta ad ottenere un ≪ribasso≫. E pero, contraria-mente alle altre due, questa procedura, come ragguagliava il Ciafardoni nella seduta di consiglio del 26 novembre 1890, aveva sollecitato una soluzione ed esiti felici per cui già nel 1891 si procedeva a tracciare un primo sentiero per la ≪passeg-giata lungomare≫, come la sia definiva enfaticamente. La sua impostazione a viale prendeva invece corpo nel 1906, ma solo un anno dopo, il 1 giugno 1907, la Giunta riusciva a perfezionare con la Capitaneria di porto di Ancona l’atto per la concessione di 3189 mq. di arenile affidando quindi ad un geometra di simpatie socialiste, viterbese di origine ma teramano di adozione, Ovidio Bartoli, il progetto relativo. Con due delibere consiliari adottate rispettivamente l’11 gennaio e il 12 febbraio 1910, finalmente si definivano le procedure di appalto per la costruzione, nel suo primo tronco, del lungomare, approvandosi dalla Giunta provinciale amministrativa di Teramo, il 23 maggio successivo, il capitolato, la procedura d’aggiudicazione e la base d’asta di 8914,69 lire. La mancanza di fondi in bilancio non faceva indietreggiare Giuseppe de Bartolimei, da circa tre anni nuovo sindaco di Giulianova, che con decisione coraggiosa, avallata dalla Giunta il 27 maggio, fissava comunque per il giugno seguente la gara d’appalto con l’impegno, suo e degli assessori, a reperire nel frattempo la somma necessaria presso gli istituti di credito e persino tra i cittadini più facoltosi. Appena un anno dopo i lavori erano già a buon punto tanto che “Il Giornale d’Italia”, occupandosene nell’edizione 20 agosto 1911, esaltava il nascente viale di lungomare ≪che forse non ha eguale nelle spiagge d’Abruzzo≫. Ma con la guerra quel lungomare, onore e vanto dell’amministrazione de Bartolomei che l’aveva munito di impianto elettrico, essendo privo di ogni manutenzione era stato riconquistato dalla sabbia, sicché nel 1920 appariva ormai ≪confuso con le dune del mare≫, come mestamente denunciava il settimanale “L’Adriatico degli Abruzzi”.




 
Per una citta vocata all’industria turistica era quindi prioritario ristabilire uno dei punti trigonometrici, diciamo cosi, della sua topografia, e pertanto nel 1921 si era provveduto alla risagomatura del lungomare peraltro munito di ancoraggi in ferro e cemento per consentire l’attracco delle barche. Per quanto necessario, questo intervento era tuttavia ben poca cosa per far assurgere una strada litoranea al rango di viale sicché Ermanno Colucci, dal 16 settembre 1923 commissario prefettizio, dopo aver provveduto a liquidare l’indennità dovuta all’Unione Esercizi Elettrici per l’impianto elettrico che vi era stato installato, nel 1924 iscriveva nel bilancio preventivo dell’anno venturo la somma di 15 mila lire per i marciapiedi ≪con guide speciali≫ da realizzare anche per il lungomare che avrebbe beneficiato pure delle 3 mila stanziate per l’alberatura ex novo ed il rinnovo delle piantagioni presenti in alcune zone della Borgata Marina.

 

Senza dubbio le attenzioni del Colucci erano state di grande giovamento se nel 1925 il lungomare, largo una ventina di metri e giunto coi suoi 630 metri di lunghezza sino all’Ospizio Marino, figurava tra le non numerose strade dichiaratamente carrozzabili della citta. Ma la realizzazione, a partire dal 1924, del molo nord del porto, rischiava di compromettere quanto faticosamente conseguito per i fenomeni erosivi, divenuti in prosieguo di tempo preoccupanti, a causa del rincalzamento continuo ascrivibile alla violenza dei flutti di mare.
 


Le ormai precarie condizioni in cui versavano la spiaggia e soprattutto il vicino limite stradale, per l’intero tratto compreso tra il Kursaal e l’Ospizio Marino, nel 1928 sollecitavano quindi il podestà Amato Alfonso Migliori a richiedere al Provveditorato alle Opere Pubbliche dell’Aquila, al Genio Civile di Teramo ed alla Capitaneria di porto di Ancona, cui peraltro aveva avanzato il 31 ottobre di quell’anno una istanza per ottenere la concessione novennale di 50.800 mq. di arenile insieme con la parziale rinnovazione di contratti stipulati precedentemente per mantenere e far proseguire verso nord la strada di lungomare, una soluzione che ovviasse al problema. L’unica, o almeno la più convincente, era un muretto che, fiancheggiando ad est la sede stradale, costituisse una barriera ai flutti marini cosi da impedire, o almeno limitare, gli effetti erosivi. Il rimedio suggerito convinceva l’Amministrazione comunale e il nuovo podestà Domenico Francesco Trifoni, il quale il 1 maggio 1931 poneva la sua firma nello schema di contratto con l’amministrazione marittima che riconosceva al Comune la facoltà di ≪costruire un marciapiede con bordo in pietra≫ e, soprattutto, di ≪impiantare colonne per sostegno di linee di corrente elettrica e fanali≫.



Una previsione, questa, che nell’emanciparsi in parte da ragioni vischiosamente funzionali, pure fissava le linee ispiratrici per la fisionomia, al momento solo abbozzata, che avrebbe avuto il lungomare monumentale sviluppandosi dal primitivo impianto del muretto di difesa. E difatti l’ingegnere trentenne Giuseppe Meo, laureatosi a Roma sotto la guida di Arnaldo Foschini e tra i partecipanti al concorso nazionale per la realizzazione del palazzo del Fascio di Pescara, nell’approntare l’11 maggio 1933 il progetto commissionatogli da podestà Alfonso De Santis, senza pretermettere le prioritarie esigenze di difesa del limite stradale ribadite nell’incontro del 15 febbraio precedente ad Ancona con i vertici della Capitaneria di porto, aveva pero concepito, su un preventivo di poco superiore alle 258 mila lire, un’opera ragguardevole e di grande impatto estetico.




L’iniziale progetto, infatti, prevedeva una teoria alternata di sette esedre semicircolari ed otto tratti rettilinei delimitati da un muretto traforato recante in sommità una copertina in travertino con una balaustra lungo i tratti curvilinei, sempre in travertino, che attraverso il suo traforo permetteva la vista del mare. L’impostazione iniziale veniva parzialmente ma significativamente modificata giacche nel progetto presentato un anno dopo, il 12 ottobre 1934, il sistema di illuminazione, costituito da tre bracci di un candelabro in ferro con i rispettivi globi di vetro, non era più posizionato su lampioni posti in due file parallele, l’una a breve distanza dal muretto e l’altra sul marciapiede al di la della sede stradale, bensì su una serie di colonne tuscaniche in travertino prive di capitello, con base inclusa nella balaustra, affine all’imponente viale della Vittoria di Bengasi.

Viale della Vittoria a Bengasi

A questo, in cui la spesa per l’impianto di illuminazione veniva fissato in 121.758,92 lire, si aggiungeva il successivo 20 ottobre il progetto per la bitumatura della strada, su un preventivo di 134735,25 lire, somma peraltro, come l’altra per l’impianto elettrico, destinata ad un consistente ribasso. Con la delibera del 10 novembre 1934 il podestà De Santis approvava la spesa di 373507,25 lire per la costruzione del muretto del lungomare e per la bitumatura del viale parallelo onde conferire alla spiaggia, come aveva cura di rilevare nella motivazione, ≪quell’attrattiva e quel decoro che le sono necessari per la sua valorizzazione≫. Gli ulteriori tasselli venivano collocati nel 1935: dopo l’approvazione, il 2 marzo, del solito schema di contratto con la Capitaneria di porto di Ancona avente ad oggetto la concessione, a favore del Comune, di 52.442 mq. di terreno demaniale marittimo per la costruzione ed il mantenimento della strada di lungomare, e la delibera 4 maggio con la quale veniva assunto un mutuo di 133 mila lire per la bitumatura del Lungomare Zara, e tre settimane dopo, il 25 maggio, il podestà manifestava la necessita contrane uno ulteriore per fronteggiare le spese relative all’illuminazione del nuovo lungomare a fronte delle scarse possibilita di ≪conseguire il finanziamento relativo dalla Cassa Depositi e prestiti≫.



Ad anno nuovo, il 19 febbraio del 1936, veniva impressa una decisa accelerazione alle procedure stabilendosi l’esperimento dell’appalto ad asta pubblica col metodo delle offerte segrete e, per rendere particolarmente spedite le procedure, di considerare definitiva l’aggiudicazione al primo incanto pur in presenza di una sola offerta. Pertanto, dopo l’avviso del 10 marzo 1936, alle ore 10 antimeridiane del 31 marzo seguente, presenti in Municipio il podestà, il segretario comunale Antonio Lattanzio, l’ing. Giuseppe Iannetti e l’impiegato Giovanni Mascaretti, finalmente veniva dichiarata aperta l’asta a cui avevano partecipato 16 imprese, ognuna con la sua offerta rigorosamente in busta chiusa. Di queste, la più vantaggiosa per l’amministrazione, essendo il ribasso addirittura del 10,05%, proveniva da una solida ditta ascolana facente capo ad Attilio Angelini e all’ingegner Giuseppe Maria Matricardi, costruttore geniale e utilizzatore su vasta scala delle grandiose cave di travertino di Acquasanta Terme. Il 13 aprile veniva dunque suggellata l’aggiudicazione definitiva all’impresa Matricardi e Angelini e con la stipula, il 19 aprile, del relativo contratto, si dava quindi avvio ai lavori che gia a luglio consentivano di far intravedere il muretto ornamentale con i mattoni color cinabro della fabbrica di Vincenzo De Flaviis diligentemente messi in opera dalle maestranze di Edoardo Solipaca.

 

La stipula, formalizzata il 5 settembre 1936, di un nuovo contratto con l’impresa Matricardi e Angelini per la fornitura di 80 colonne in travertino destinate al lungomare monumentale su un costo di 33803 lire, e le modifiche apportate da Meo, il 21 ottobre, al suo progetto per la bitumatura del parallelo viale, precedevano una inopinata comunicazione per il podestà De Santis mediante la quale le ≪superiori autorità≫ ingiungevano la ultimazione dei lavori dell’opera entro il 20 novembre, essendosi annunziata come certa la venuta di Mussolini per l’inaugurazione dell’Acquedotto del Ruzzo. Il Duce, in realtà, non avrebbe fatto la sua comparsa ne a Teramo, dove comunque l’acquedotto veniva tenuto a battesimo il 28 novembre, ne a Giulianova, che doveva alle impensierite ≪superiori autorità≫, o meglio alle loro concitate e perentorie disposizioni, la realizzazione in tempi rapidissimi del lungomare sulle cui ottanta colonne in travertino troneggiavano gli eleganti candelabri forniti dalla ditta di famiglia dello stesso podestà, la Francesco De Santis & Figli. La SIME, Società Impianti Materiali Elettrici di Ascoli Piceno, aveva invece provveduto, ricevendo la commessa senza regolare contratto ne previo finanziamento a causa della somma urgenza impressa ai lavori, alla fornitura e messa in opera del sistema di illuminazione con un costo finale di 70 mila lire, 40 in più delle colonne in travertino. Di poco superiore, 72042,60 lire, era l’importo per la bitumatura del viale, di qui a poco Lungomare Zara, che l’Amministrazione, acquetatesi ormai le acque, affidava con procedura ordinaria al senigalliese Alessandro Giraldi stipulandosi il 23 dicembre il relativo contratto. Ad anno nuovo il lungomare monumentale era dunque completato e ad Anna Malveggi Muccioli, giovane insegnante elementare la cui proficua passione per il racconto ben si conciliava con quella per il giornalismo, si presentava, nella descrizione che “Il Solco” le pubblicava il 9 giugno 1937, ancora ≪fresco di mortella, di erbetta e di palmizi≫, e le cui ≪aiuole novecentesche≫ intervallate alla ≪fuga delle sue colonne bianche, snelle, culminanti con la triade delle luminarie≫ rievocavano il ≪recinto d’un gran tempio pompeiano≫. Per il poeta teramano Serafino Brigiotti, che ne scriveva il 29 agosto seguente su “La Riviera Abruzzese”, il lungomare, ≪gioiello d’eccezione che la nuova Giulia ha presentato quest’anno≫, si mostrava piuttosto come una ≪imponente opera di pietra distesa per quasi un chilometro, costruita in un mese≫. Ciò che il Brigiotti aveva affermato circa i tempi di realizzazione del lungomare monumentale, non era del tutto veritiero. Più affidabili, per quanto non esenti da una certa approssimazione, erano invece i costi sostenuti per l’opera - 150 mila lire per la bitumatura, 68500 per la sua illuminazione e 240500 per i lavori complessivi ad essa riferibili - che non senza orgoglio snocciolava “Il Solco” nell’edizione uscita il successivo 27 ottobre, tacendo della somma vantata dalla SIME che sarebbe stata liquidata solo un anno dopo, il 3 settembre 1938. Divenuto uno dei simboli della Giulianova turistico-balneare, il ≪bel lungomare≫, secondo il giudizio apparso nella Guida Breve stampata nel 1939 in ben 480 mila esemplari dalla Consociazione Turistica Italiana, poteva ben dirsi, come scriveva Trieste Angione nel terzo numero de "La Riviera Abruzzese" uscito nei primi di agosto di questo stesso anno 1939, ≪pregevole d’arte, prezioso nei marmi, florido di piante esotiche ed ornamentali, con sequela, a perdita d’occhio di colonne a luci saettanti, semilune bianche, parchi di verde e d’amore.


Il lungomare monumentale oggi.

Facilmente raggiungibile, Giulianova da tutte le località, grazie anche alla sua vicinanza (40 Km) all’aeroporto di Pescara, è dotata di moderne attrezzature ed infrastrutture turistiche oltre alla presenza di un’impiantistica sportiva per tennis, nuoto, vela, windsurf, bocce, minigolf, pallacanestro, calcio a 5, pattinaggio; inoltre vi è possibile praticare la pesca d’altura e subacquea. Grazie ad un nuovissimo sistema di collegamento con pontili in legno è possibile raggiungere, in bicicletta, le località limitrofe, costeggiando il mare e lussureggianti pinete.
Articolo tratto della pubblicazione: “GIULIANOVA, tra storia e memoria. Architetture, società e avvenimenti dall’età umbertina al Ventennio.
Autore, cura e testi: Sandro Galantini
Sandro Galantini, storico e giornalista, e autore di oltre sessanta tra volumi, saggi e contributi apparsi in opere collettanee ed in riviste scientifiche relativi a questioni storiche abruzzesi dell’età moderna e contemporanea. Socio ordinario della Deputazione di Storia Patria negli Abruzzi, membro dell’Istituto Abruzzese di Ricerche Storiche e Socio Corrispondente dell’Istituto di Studi Abruzzesi di Pescara, ha conseguito per la saggistica storica numerosi premi e riconoscimenti, tra i quali il “Filomena Carrara” nel 1996 ed il premio speciale “Lago Gerundo” nel 2006. Nel 2013 e stato insignito del titolo di Cavaliere dell’Ordine al merito della Repubblica Italiana per benemerenze culturali e chiara fama. Per l’Editore Paolo de Siena ha pubblicato nel 2001 Giulianova com’era. Storia e memoria della città attraverso le cartoline d’epoca ed ha curato nel 2004 il volume Il calcio a Giulianova dalle origini al 1960. Storia, eventi, personaggi.
Editore: De Siena Editore s.a.s. Viale Giovanni Bovio, 111 – www.desienaeditore.it
Finito di stampare nel mese di Dicembre 2015 - ISBN: 978886341254
 
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