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Giulianova, mura, bastioni, porte, viabilità - Il lato sud delle mura.

Giulianova > Le mura e i bastioni di Giulia

I nostri consigli... per le vostre vacanze.

 
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GIULIANOVA. Le modifiche ottocentesche alla città acquaviviana: mura, bastioni, porte, viabilità
(Edizioni Banca di Teramo 2012)
di Ottavio Di Stanislao


III. Il lato sud delle mura
Nel lato sud delle mura una delibera decurionale del 1846 aveva indotto Riccardo Cerulli a ritenere che fosse stata aperta una porta, in prossimità della chiesa ancora dedicata a S. Francesco (1).
Come vedremo nel progetto del 1861, per chiudere le porte e restaurare le mura, tale apertura non esisteva. Inoltre l'unico punto, in prossimità della chiesa, dove poteva operarsi una apertura era quello ad est dell'edificio sacro che sull'altro lato era adiacente al complesso dell'ex convento. In questo punto fu effettivamente aperto un varco ma molto più tardi. Infatti il 13 ottobre 1876 il consiglio comunale deliberò la demolizione della sacre stia della chiesa di S. Francesco, motivata dal consigliere Gaetano De Bartolomei per la «convenienza di avere una comunicazione diretta e regolare tra il centro della città e la piazza belvedere». Il materiale di demolizione doveva essere impiegato per la costruzione della nuova sacre stia il cui muro sarebbe già costruito in parte sull'asse del muro comunale (2). Se però osserviamo la planimetria catastale del 1882 vediamo che effettivamente il varco fra le mura era stato realizzato ma la sacrestia non era stata abbattuta (fig. 8).
Ciò a dimostrazione che tra quanto si delibera e quanto si realizza effettivamente può non esserci concordanza parziale o totale. Infatti i lavori per la demolizione e ricostruzione della sacrestia furono aggiudicati il6 novembre 1886 (3). La linea delle mura coincideva all'incirca con quella dell'edificato attuale. Da est ad ovest: palazzo Cerulli, palazzo Montebello (già Trifoni), portici De Bartolomei, edificio scolastico (figg. 9, 10, 11 e 13).
Comunque questo lato della piazza Belvedere acquisì la conformazione attuale solo dopo che fu completata l'edificazione sull'altro lato, a sud, lungo la "linea Marcozzi".
Per invogliare i proprietari ad uniformarsi all' ornato che si era realizzato sul lato sud della piazza, il consiglio, con deliberazione 9 marzo 1871, diede facoltà alla giunta di cedere gratuitamente il suolo pubblico a nord della piazza Belvedere, in modo da incentivare la modificazione e l'abbellimento di quelle stesse case.
Quando si deliberò la livellazione della piazza, nel 1873, si pose anche il problema del cadente muro di fronte al comune che comprometteva pesantemente il decoro di tutto il sito che nella mente degli amministratori doveva divenire il luogo più rappresentativo della città (4). Ed effettivamente il muro fu ricostruito, con ampio portone di fronte al comune, come si vede nell'immagine (fig. 10).
Nel 1862 una richiesta di Vincenzo Trifoni - tendente a costruire un arco fra la sua casa, all'inizio di vico del Pavone, verso la piazza Belvedere, e le mura - non fu accolta «perché offenderebbe la pubblica visuale» trovandosi troppo vicino alla porta da piedi.
 

8. Planimetria catastale 1882. Particolare chiesa S. Francesco e sacrestia.
 

9. Cartolina e pianta della piazza, e di parte del lato sud della città all'inizio del '900.
(A.S.T., Tribunale dibattimento, b. 205, fasc. 1)
 
Invece nel 1873, fu accolta la domanda dello stesso Trifoni per ottenere la cessione «... del muro comunale di fronte alla sua casa e della strada interposta». Il consiglio approvava perché si sarebbe realizzata «una nuova e decente facciata prospiciente la piazza Belvedere, cosi si verrebbe a rimuovere quella parte cadente del muro di cinta della città la quale ora non è più in accordo con le altre fabbriche che abbelliscono qual lato della nuova piazza» (5). Ma il Trifoni non ottemperò alla condizione posta dal comune di costruire entro un anno, per cui perse ogni diritto e lo stesso tratto di muro, nel marzo 1876, fu concesso a Gaetano De Bartolomei che si impegnava a realizzarvi un porticato (6), ed infatti il documento contenente il contratto e la perizia per la costruzione reca la data del 12 settembre 1876 (7).
Il 18 maggio 1877 il consiglio deliberava di accogliere le domande di Trifoni Vincenzo e Cordone Laura di appoggiare le loro fabbriche al nuovo porticato (8).
Dall'altro lato invece la prima bozza del disegno della cappella gentilizia, sempre della Pagliaccetti e realizzata negli anni successivi. Ma la ridotta dimensione del tempi etto testimonia che le aree lungo la "linea Marcozzi" erano molto ambite ed evidentemente Gaetano de Bartolomeis aveva dovuto accontentarsi di un residuo perché il resto era stato già venduto e stavano procedendo le edificazioni (9).
La sistemazione del "Monte", come allora veniva chiamato, a piazza del Belvedere comportò moltissimi anni.
Fin dal 1838, vista la penuria di risorse finanziarie da parte del comune, diversi proprietari avevano preso l'iniziativa di una sottoscrizione volontaria per la «formazione e livellazione della piazza innanzi la Porta da Piedi e per il riempimento del burrone che guarda a sinistra di detta porta, verso il mare» (10).
Una esigenza di decoro urbano, di qualificazione degli spazi pubblici, era presente sin dagli anni quaranta, quando, come vedremo, il decurionato sanzionò come «inconcedibile» il pomerio esterno perché si voleva creare un'ampia strada che circondasse la città con ai margini un percorso pedonale alberato «per comode passeggiate», e per il lato meridionale era già presente l'intento della realizzazione di un belvedere verso il mare (11).
Sul monte nella stagione invernale venivano "ritirate", evidentemente con immane fatica, le barche da pesca che i proprietari non volevano abbandonare nella spiaggia deserta. Era anche il luogo dove si incendiavano gli spettacoli pirotecnici per la festa del 22 aprile e nella parte ovest vi erano scavate numerose fosse da grano.
Subito dopo l'Unità la parte ad ovest era stata spianata, ma verso est esisteva una ripida scarpata e il consiglio comunale il 31 maggio 1877 deliberò la costruzione di un muraglione di contenimento, ma non c'erano risorse per tale opera.
Solo quasi un decennio più tardi, e per intervento di un privato, Berardo Cerulli, si conformò a terrazzo con solidissimo muro di contenimento verso il mare la parte est della piazza (vedi fig. 12).

Nella delibera consiliare del 15 ottobre 1885 leggiamo:
 
I signori Cerulli col nuovo palazzo e con l'elegante giardino, sul quale non ha guari [non molto tempo fa] l'amministrazione concesse loro lo spalto soprastante la fontana, faranno bella di molto quella via garantendola altresì con solida ed elegante balaustra di ferro (12).
 

10. Cartolina dei primi anni del '900. A destra, al centro, il muro ricostruito dopo il 1873 con ampia porta di accesso al comune.
 

11. Cartolina di P.zza Belvedere alla fine dell'800.
Collezione Jonata Di Pietro
 

12. Cartolina con veduta dalla piazza Belvedere verso est.
Collezione privata.
 

13. Cartolina di Piazza Vittorio Emanuele II con l'edificio scolastico in costruzione (1912 ca.). La variazione toponomastica era avvenuta nel 1900.
Collezione Jonata Di Pietro


III. Note
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(1) «Dal Monte si entrava in paese da Porta S. Francesco, aperta nel 1846, con l'abbattimento di piccolo tratto della muraglia difensiva, eseguito in prossimità della chiesa di S. Antonio già dedicata a S. Francesco ...». Il deliberato peraltro era tutto incentrato a sottolineare l'eccezionalità e la provvisorietà del provvedimento prevedendo il ripristino delle mura a discrezione del decurionato: «riducibile nello stato primiero tutte le volte che il decurionato crederà con nuova deliberazione far chiudere siffatto ingresso», ed escludendo possibilità di simili modifiche per gli altri lati: «... resta stabilito che negli altri lati murati nel dintorno della città, cioè a ponente, a settentrione e a levante, non può in alcun modo, per la situazione locale, farsi simile innovazione». R. CERULLI, Giulianova 1860, II ed., Teramo, Abruzzo oggi, 1968, p. 9.
 
(2) A. S.T., Prefettura 11/9, serie II, Giulia, b. 2 fasc. 12.
 
(3) L'aggiudicatario, Pompeo Grossi, avrebbe demolito e ricostruito a sue spese la sacrestia, assicurandosi il materiale di risulta e il locale a piano terra sotto la nuova costruzione, contro il versamento di f 350. A.S.T., Prefettura 11/11, serie II, Giulia, b. 2, fasc. 10.
 
(4) «L'onorevole consigliere Gaetano De Bartolomei ha fatto riflettere al consiglio che la sistemazione della piazza Belvedere non può andar disgiunta dalla ricostruzione delle cadenti mura di cinta della città che guardano al mezzogiorno. Imperroché non sarebbe punto decoroso dopo livellata la piazza far rimanere quelle macerie crollanti di fronte ad eleganti palazzine che fan corona alla piazza suddetta.» A.S.T., Prefettura 11/9, serie II, Giulia, b. 2, fasc. 7.
 
(5) «Considerando essere di puro ed esclusivo interesse dell'amministrazione comunale di vedere ad ogni modo e con tale quale decenza circoscritta la piazza in parola: che perciò dal canto suo deve favorire ed eccitare i proprietari a fabbricarvi». A.S.T., Prefettura 11/7, serie II, Giulia, b. 3, fasc. 19.
 
(6) Il De Bartolomei chiese un tratto di muro «... situato tra il palazzo del sig. Trifoni Biagio [angolo via del Corso- piazza Belvedere] ed il nuovo muro comunale sul lato nord della piazza Belvedere. Tale cessione ha lo scopo di abbellire quel lato (...) si obbligherebbe fabbricarvi un porticato ...». A.S.T., Prefettura 11/11 , serie II, Giulia, b. 2, fasc. 10.
 
(7) R. CERULLI, Il portico De Bartolomei e il monumento a Vittorio Emanuele II, in S. GALANTINI, a cura di, Il cerchio inconchiuso, Teramo, Demian, 1995, pag. 104.
 
(8) A.S.T., Prefettura 11/9, serie II, Giulia, b. 2, fasc. 11. Le condizioni della concessione erano che le fabbriche iniziassero entro tre anni, attenendosi al progetto redatto dal De Bartolomei, «eseguita in perfetta regola d'arte, la muratura deve essere col rivestimento esterno a buoni mattoni sgravi nati ed arrotati ed il prospetto, anche se di più proprietari, deve sempre uniformarsi in tutte le sue parti».
 
(9) R. CERULLI, La cappella gentilizia di S. Gaetano, in S. GALANTINI, cit., pp. 55 - 58.
 
(10) A.S.T., Intendenza borbonica, b 454/A, fasc. 15. A dirigere i lavori si offrirono Riccardo Comi, Domenico De Antoniis e Luigi Paolini. L'intendente apprezzò vivamente l'iniziativa e contribuì alla sottoscrizione offrendo 10 ducati.
 
(11) Il 18 febbraio 1856 il decurionato deliberava «... proseguirsi i lavori del Pomerio Esterno fuori porta da piedi, regolarizzandosi il tratto fra la strada ed il fondo del sig. Marcozzi, proseguirsi il taglio verso ponente modificandosi in modo da lasciarsi un bel vedere, anche per rendere più tenue la spesa, e collocarsi la terra risultante dai tagli, almeno per riempire il fossato fino alla nuova porta di S. Francesco ...» lbidem.
 
(12) A.S.T., Prefettura 11/11, serie II, Giulia, b. 2, fasc. 10.
 
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