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Giulianova, mura, bastioni, porte, viabilità - Il lato ovest.

Giulianova > Le mura e i bastioni di Giulia

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Giulianova e l’entroterra del Teramano. Uliveti e vigne curati alla stregua di meravigliosi giardini, inconsueti percorsi a spasso tra borghi e paesini medievali dove immergersi nella cultura, nell’arte e nel folklore di questo “pezzo d’Abruzzo”. Sono le “Colline Teramane”. Un vero e proprio itinerario a cavallo tra mare e montagna dove a farla da padrone sono i colori caldi ed accoglienti delle nostre colline, le immagini ed il fascino dei mille “tesori” artistici da visitare: pievi, abbazie, chiese romaniche, monumenti e musei dal notevole valore storico e culturale. Ed infine i sapori più genuini della cucina teramana accompagnati dall’immancabile Montepulciano d’Abruzzo DOCG “Colline Teramane”, vino ormai celebre e rinomato in tutt’Italia e non solo.
 
GIULIANOVA. Le modifiche ottocentesche alla città acquaviviana: mura, bastioni, porte, viabilità
(Edizioni Banca di Teramo 2012)
di Ottavio Di Stanislao


VII. Il lato ovest
Sul lato ovest della città per molti anni il comune e i suoi amministratori furono impegnati dalle iniziative di Camillo Massei, originario di Teramo, che aveva acquistato una casa al centro di via della Rocca, a poca distanza dalle mura di cinta. Nel 1823 il Massei aveva ampliato la casa occupando il suolo comunale del pomerio fino alle mura dove aveva appoggiato la lamia. In realtà la richiesta per tali interventi era stata avanzata dal precedente proprietario che aveva avuto l'assenso del decurionato anche per aprire due luci con inferriate. Tale occupazione fu sanata nel 1832 con regolare contratto approvato con decreto reale. Ma poiché nel pianterreno della casa il Massei aveva impiantato una fabbrica di cremore di tartaro, ben presto praticò un foro verso l'esterno per consentire la fuoriuscita alle fecce residue che in tal modo venivano a ristagnare fuori le mura del paese compromettendo il decoro urbano e la pubblica igiene. Negli anni seguenti fu un susseguirsi di proteste di vari cittadini, di prese di posizione del decurionato, di prescrizioni dell'intendente.
Nel 1841 chiese di occupare il suolo pubblico del pomerio esterno, in corrispondenza della sua casa, dove venivano immesse le acque reflue, per innalzare un muro tra i due bastioni: «il sig. Massei ha dichiarato che la lunghezza del sito debba incominciare dal baluardo detto il Mozzone e terminare all'altro detto il Bianco ripetendo ai due torrioni a dritta e sinistra dov'è situata la casa di abitazione» (fig. 21). Tale richiesta in un primo momento fu accolta dal decurionato pur con molte condizioni (1). Sull'esito di tale deliberazione è verosimile ipotizzare motivi di solidarietà fra la ristretta cerchia di "galantuomini", eleggibili alla cariche municipali, cui il Massei apparteneva. Questi era stato nominato sindaco nel 1838, il decurionato alla fine del 1839 aveva dato parere favorevole alla sua riconferma per il triennio successivo, ma tale deliberazione incontrò il ricorso di diversi cittadini che misero in evidenza l'inopportunità della nomina proprio per il contenzioso esistente con il comune, inducendo l'intendente a non confermarlo. D'altronde lo stesso alto funzionario non era convinto dell'esito della deliberazione decurionale, per cui si recò personalmente a Giulianova per rendersi conto della situazione e chiese che l'assise civica si pronunciasse nuovamente sulla richiesta di suolo pubblico alla sua presenza.
 
Il sig. Massei ebbe quattro voti a suo favore: la maggioranza però nel numero di sette votanti concordemente si pronunciò per la negativa, cioè di non doversi aderire alla dimanda di censimento. Quanto a me trovo ragionevole il rifiuto dappoichè oltre ai motivi esposti dal decurionato, con l'opera che far vorrebbe il sig. Massei non cesserebbe l'inconveniente perché le fecce sarebbe[ro] sottratte alla vista pel muro che si andrebbe a costruire, ma continuerebbero però a ristagnare nell'i stesso luogo. Oltre a ciò, come l'E.V. potrà rilevare dalla pianta, rimarrebbe in quella parte, con deformità, interrotto l'ordine che attualmente si scorge de' bastioni che di tratto in tratto sporgono dalla linea delle antiche mura che cingono quel paese (...) presentano una simmetria ....
 
Nel 1845 il Massei tornò a richiedere lo stesso spazio e la civica assemblea ribadì:
 
... il decurionato ha voluto e vuole che il pomerio esterno della città sia ridotto ad una amena passeggiata come risolvette fin dal 26 giugno passato anno: considerando che a 12 agosto ultimo il decurionato dichiarò inalienabile il detto pomerio esterno compreso tra le mura della città ed i terreni dei sig.ri De Bartolomei, Cicchetti, Marcozzi, Giordani, Castorani, Cavarocchi, Duca d'Atri, Parrocchia S. Nicola di Bari e Cicchetti, dovendo rimanere tale spazio di terreno per scompartirvi un passaggio contornato da una doppia fila di alberi, uscendo dalla porta così detta da Piedi, e girando attorno all'abitato fino alla porta da capo detta della Madonna, deliberazione che sempre più questo decurionato intende di consolidare (...) considerando che il decurionato deve essere libero nella sua votazione e non mai può indursi contro la sua volontà a concedere ciò che conceder non vuole: considerando essere cosa assodata che il Pomerio esterno sia inalienabile (...) considerando che ragioni di sicurezza interna, di politica e di salute pubblica han consigliato e consigliano il decurionato a negare spazi attigui alle mura di fortificazione della città. (...) Il decurionato ad unanimità ha deliberato che sia confilmata la inalienabilità del Pomerio esterno di questa città in cui è compreso lo spazio preteso dal sig. Massei dichiarato inconcedibile fin dal16 giugno 1841. Ed acciocché questo pubblico voto d'inalienabilità del Pomerio esterno e del sito richiesto dal sig. Massei sia espresso con la maggiore energia rimangono nominati e pregati i deputati appositi sig.ri Don Flaviano Bucci, Don Antonio Capanna, Don Valentino arciprete Cozzi, Don Livio De Dominicis, Don Riccardo Comi e Don Rodrigo De Bartolomei a rappresentarlo presso il sig. Intendente e consiglieri d'intendenza, ad istanza perché tale inalienabilità venga ratificata e tener pregata la Maestà del Re N.S. acciò pel bene comunale e politico si degni confirmare con suo Real Decreto la presente deliberazione.
 
Nella stessa delibera il primo eletto veniva incaricato di recarsi sopraluogo ad ordinare al Massei di togliere la legna accatastata sulle mura
 
con pericolo e rischio imminente d'ingendio (sic) delle mura della città non solo, ma eziandio delle contigue abitazioni per le quali molti reclami orali assordano le orecchie delle autorità comunali (...) ed osservare analiticamente gli abusi praticati nelle mura come esteriormente, cosi interiormente ... (2).
 
Nel verbale redatto dal primo eletto in occasione dell'ispezione eseguita per constatare le "innovazioni" operate dal Massei fra l'altro leggiamo: «Lungo il muro ove poggia la tettoia osservasi una mancanza di circa 20 merletti demoliti con un abbassamento di mura dell'altezza di palmi due e mezzo circa», che ci conferma che le mura erano merlate e all'epoca, 1845, la merlatura era ancora integra.
 

21. Schizzo planimetrico del suolo comunale richiesto da Camillo Massei nel 1841, fra i torrioni Mozzone e il Bianco.
(A.S. T., Intendenza borbonica, b. 635/A, fase. 5)


VII. Note
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(1) Nel riferire al ministero l'intendente tace su questa deliberazione, anzi nella minuta agli atti scrive: «... era necessario che quella comunale assemblea deliberasse sull'affare; ma conoscendo io che non si sarebbe mai conchiuso per la influenza de' partiti la quale aveva scisso il decurionato, così, tanto per far cessare la parità quanto per conoscere il vero mi indussi a recarmi colà personalmente». A.S.T., Intendenza borbonica, b. 635, fasc. 5.
 
(2) Gli atti relativi al contenzioso tra Massei e il comune sono in A.S.T., Intendenza borbonica, b. 635, fasc. 5 e b. 717.
 
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