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Giulianova, mura, bastioni, porte, viabilità - Il lato nord.

Giulianova > Le mura e i bastioni di Giulia

I nostri consigli... per le vostre vacanze.

 
Giulianova e l’entroterra del Teramano. Uliveti e vigne curati alla stregua di meravigliosi giardini, inconsueti percorsi a spasso tra borghi e paesini medievali dove immergersi nella cultura, nell’arte e nel folklore di questo “pezzo d’Abruzzo”. Sono le “Colline Teramane”. Un vero e proprio itinerario a cavallo tra mare e montagna dove a farla da padrone sono i colori caldi ed accoglienti delle nostre colline, le immagini ed il fascino dei mille “tesori” artistici da visitare: pievi, abbazie, chiese romaniche, monumenti e musei dal notevole valore storico e culturale. Ed infine i sapori più genuini della cucina teramana accompagnati dall’immancabile Montepulciano d’Abruzzo DOCG “Colline Teramane”, vino ormai celebre e rinomato in tutt’Italia e non solo.
 
GIULIANOVA. Le modifiche ottocentesche alla città acquaviviana: mura, bastioni, porte, viabilità
(Edizioni Banca di Teramo 2012)
di Ottavio Di Stanislao


XI. Il lato nord
Dal Buscione le mura scendevano verso est, non sulla stessa linea del tratto precedente fra la Rocca e lo stesso Buscione, ma con una inclinazione verso sud, fino a raggiungere la porta da capo o Madonna dello Splendore e quindi il vicino bastione di nord-est. La linea dell'edificato attuale non coincide infatti con quella delle antiche mura, come è stato erroneamente affermato (1), ma fu realizzata dopo l'abbattimento di queste.
Proseguendo verso est, dopo l'apertura che si era realizzata abbattendo il Buscione, dietro le mura c'erano l'orto Ciafardoni e successivamente, scendendo ancora, prima di raggiungere la porta della Madonna, l'orto dell'ospedale (2). L'antico ospizio o "spedale", dedicato a S. Rocco, era stato ricostruito negli anni a cavallo dell'unità d'Italia occupando proprio una parte dell'orto, in modo da isolare il fabbricato dal resto dell'abitato del paese cui era contiguo nei lati sud ed ovest e realizzando così l'ingresso nel lato sud (3) (fig. 29).
Le mura erano ancora in piedi nel 1873, quando la Congregazione di carità sostenne la domanda delle Figlie della carità, che da pochi anni gestivano l'asilo e prestavano assistenza nell'ospedale, di aprire un convitto per fanciulle. Nella descrizione del locale se ne metteva in evidenza la buona esposizione: «Posto alle mura della città, ha una prospettiva incantevole ...» e la disponibilità di «due giardini ove le fanciulle possono divertirsi» (4), che erano a sud il cortile all'ingresso e a nord lo spazio esistente fra le mura e l'edificio stesso che nella pianta viene indicato come "orto".
L'arrivo delle Figlie della carità determinò un incremento delle attività assistenziali che facevano capo alla Congregazione di carità. Così, mentre si rese subito evidente l'inconciliabilità dell' ospedale con le attività relative all' asilo d'infanzia e al convitto, si manifestò l'insopprimibile esigenza di nuovi spazi per secondare la crescita di tali istituti. Mentre per l'ospedale il comune destinò, con deliberazione del 16 marzo 1870, parte del convento degli ex cappuccini, il presidente della Congregazione di carità, dottor Tommaso Roscioli, nel 1879, chiedeva di avere a disposizione tutto lo spazio a nord del pio istituto (fig. 30):
 
tra i bisogni delle diverse istituzioni riunite in questo Asilo e per l'altra che si ha in pensiero di fondarvi quale sarebbe un Orfanotrofio femminile si rende indifferibile ottenere da questa Amministrazione Comunale la cessione di tutta l'area al lato boreale del Paese che si estende dalla porta così detta da capo all'altra nuova che conduce verso le case Perletta e Icone, e limitata dalle due strade del pomerio esterno e della Madonna, non che la cessione del muro di cinta del paese che non è stato occupato, col dritto poterla addire o ad orto, come già si è praticato con parte di essa, o fondarvi nuova fabbrica, di cui si sente tutta la necessità (5).
 

29. Giulianova 1873. Pianta dei locali da adibire a convitto per fanciulle, nel piano superiore all'asilo.
A: entrata, B: giardino esposto a mezzogiorno, C: sala di lavoro o infermeria, D: sala per scuola, E: dormitorio, F: camera per toilette, G: camera per la maestra di sorveglianza, H: camera per la biancheria delle fanciulle, I: cortile dell'asilo, L’orto.
(A.S.T., Prefettura 11/9, serie II, Giulia, b. 1, fase. 6)
 

30. 1879. Area del lato nord delle mura della città ceduta alla Congregazione di Carità.
(A.S.T., Prefettura 11/9, serie II, Giulia, b. 2, fasc. 12)
 
Non vi era alcuna porta S. Rocco di cui parla Cerulli, forse immaginandola alla fine di via S. Pietro, «prossima alla piccola chiesa oggi cappella dell'orfanotrofio femminile "Castorani", allora dell'Ospizio o Ospedale, quasi di fronte ai cancelli della villa del conte di Castellana, Carlo Acquaviva d'Aragona» (6). La via S. Pietro era stata aperta verso l'esterno da Vincenzo Iacone che abitava alla fine di questa strada e nel 1871 aveva chiesto e ottenuto
 
in enfiteusi un estensione di mura comunali di metri 7 e precisamente quelle che sono di fronte alla sua casa (...) domanda inoltre di poter aprire una porta della larghezza di 4 metri la quale metta in comunicazione la via S. Pietro col pomerio esterno verso settentrione e a proprie spese costruirvi due mostrine laterali che abbiano la stessa forma di quelle che sono nella porta detta da capo, ed inoltre farvi un tombino per lo scolo delle acque (7).
 
Lo stesso Iacone nel 1883 otteneva altra concessione di una superficie di novanta metri di fronte alla sua casa, spostando quindi, ben aldilà delle vecchie mura, la linea nord dell'edificato (8).
Anche dal corso i fabbricati avanzavano verso settentrione: sempre nel 1883 Francesco Capone otteneva un'area per realizzare una palazzina (9).
 

31. 1913 ca. Viale dello Splendore in via di realizzazione.
Sullo sfondo il lato nord della città con l'imbocco del corso fra il palazzo Re ad est e l'edificio ad ovest all'epoca ancora in costruzione.
Collezione privata
 
 
XI. Note
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(1) «Via Giulio Antonio Acquaviva. Le case a destra hanno la linea del muro fortificato settentrionale, demolito nell'ottocento». Didascalia alla quinta immagine dopo pag. 112, in R. CERULLI, cit.
 
(2) Nel «Ruolo provvisorio delle case per la contribuzione dell'anno 1807», lo «Spedale di Giulia» era cosi riportato: «Rione S. Rocco - n. 142. Una casa di 13 membri, 9 superiori e 4 inferiori con un orticino addetto per uso degli infermi e del custode Andrea Perletta» A.S.T., Intendenza francese, b. 1082.
 
(3) «... trovandosi l'attuale fabbricato da ricostruirsi in esposizione molto insalubre per avere un'unica facciata rivolta al nord e che sporge in un cortile scoperto, mentre le altre, da sud ad ovest sono comuni ad altre case, donde non possono aprirsi veduta, e perché il locale in parola non offre che un sol vano, non suscettibile a dividersi, ove si ricoveravano gl'infermi di ambi i sessi, cosa indecente per un pubblico stabilimento di simil fatta, perciò si fu proposto ad essi architetti, se invece di riedificarsi nel sito crollato potesse esservene altro più opportuno, e più salubre (...) i medesimi indicarono come luogo adatto l'orto di proprietà dell'ospedale medesimo, e ad esso contiguo, e propriamente nella parte prossima al muro di cinta della città. In tal sito l'edificio rimarrebbe isolato, dal convenevole scompartimento, ed esposto a mezzogiorno, e l'aria vi regnerebbe sempre pura nelle sale de' malati, potendo rinnovarsi in ogni parte .... [Pertanto si proponeva] la costruzione del nuovo edificio, con assicurare in pari tempo il rimanente del fabbricato caduto, nel miglior modo possibile, acciò non ruini di vantaggio, mentre l'attuale locale caduto se si ricostruisse non cesserebbe di essere insalubre e che costantemente da tutti per tale è stato sempre ritenuto, presentando anche l'inconveniente che rimane per più palmi sotto all'orto su cui si opina costruirsi il nuovo, del quale orto anche dopo occupato dal nuovo edificio ne rimane una estensione di oltre tre quarti per uso dei malati. Che finacché non si costruirà una parte di esso nuovo edificio può farsi uso per i malati delle due piccole camere tuttora esistenti e che erano addette una per conservarsi gli oggetti dell'ospizio, e l'altra pel curato, che nel caso di assistenza ai moribondi ivi si tratteneva in tempo notturno ... ». A.S.T., Luoghi Pii Laicali, Corrispondenza, Giulia, b. 157, fase. 125.
 
(4) A.S.T., Prefettura 11/9, Serie II, Giulia, b. 1, fasc. 6.
 
(5) A.S.T., Prefettura 11/9, Serie II, Giulia, b. 2 fasc. 12.
 
(6) R. CERULLI, cit. p. 10.
 
(7) A.S.T., Prefettura 11/9, serie II, Giulia, b. 2, fasc. 11.
 
(8) Atto di enfiteusi perpetua di «area di suolo comunale nel pomerio nord, dirimpetto alla casa dello Iaconi, in linea dell'orto delle suore della carità, confinante con il largo interposto tra le mura comunali e la proprietà del duca d'Atri e la stessa casa Iaconi dell'estensione superficiale m. 90, larghezza m. 8,05 per quanto è la casa di esso enfiteuta e della lunghezza di m. 10, 85, attualmente annesso in catasto contrada S. Pietro». A.S.T., Atti dei notai, versamento '98, Emidio Favacchia di Giulianova, b. 287, atto n. 306 del 12 luglio 1883.
 
(9) «Area di suolo comunale sita fuori Porta Madonna e precisamente quella posta a sinistra della strada Madonna confinante con la detta strada, con la casa Marà da lui [Capone] acquistata e col semi ciclo alberato verso settentrione dell'estensione di mq. 11,70 di larghezza verso la suddetta strada Madonna e di lunghezza di mq. 14,80 verso lo sbalio dell'asilo infantile per una superficie di 161, 68, attualmente omessa in catasto e ciò allo scopo di costruirvi una palazzina». A.S.T., Atti dei notai, versamento '98, Emidio Favacchia di Giulianova, b. 287, atto n. 285 del 26 marzo 1883.
 
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