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Giulianova, mura, bastioni, porte, viabilità - Il lato est.

Giulianova > Le mura e i bastioni di Giulia

I nostri consigli... per le vostre vacanze.

 
Giulianova e l’entroterra del Teramano. Uliveti e vigne curati alla stregua di meravigliosi giardini, inconsueti percorsi a spasso tra borghi e paesini medievali dove immergersi nella cultura, nell’arte e nel folklore di questo “pezzo d’Abruzzo”. Sono le “Colline Teramane”. Un vero e proprio itinerario a cavallo tra mare e montagna dove a farla da padrone sono i colori caldi ed accoglienti delle nostre colline, le immagini ed il fascino dei mille “tesori” artistici da visitare: pievi, abbazie, chiese romaniche, monumenti e musei dal notevole valore storico e culturale. Ed infine i sapori più genuini della cucina teramana accompagnati dall’immancabile Montepulciano d’Abruzzo DOCG “Colline Teramane”, vino ormai celebre e rinomato in tutt’Italia e non solo.
 
GIULIANOVA. Le modifiche ottocentesche alla città acquaviviana: mura, bastioni, porte, viabilità
(Edizioni Banca di Teramo 2012)
di Ottavio Di Stanislao


XIII. Il lato est
Sul lato est, cioè dal torrione Castorani a porta Marina, le mura seguivano il crinale della collina e coincidevano con la parete dell'ex palazzo ducale dove, nella parte più sporgente verso la marina, vi era inglobato un torricino tuttora visibile (1) (fig. 34).
Cerulli, che aveva studiato il codice cinquecentesco, dove veniva riportato il verbale di un seduta consiliare cui era intervenuto il capitano Brancadoro per verificare le difese del paese, afferma che «Il palazzo feudale, con le sue dipendenze: l'osteria della corte, il "cortiglio" e un torrione era parte integrante del quadrilatero difensivo originario di Giulia» (2).
Oltre che abitazione della famiglia Acquaviva, il palazzo era sede della corte di giustizia presieduta da un governatore di nomina ducale, che nei secoli precedenti si chiamava "capitano della Terra", che rappresentava gli interessi feudali nel reggimento cittadino, e che vi aveva anche l'alloggio «in un quarto riservato gli» (3). Nello stesso stabile aveva sede tutta la struttura dell'amministrazione feudale: il fattore generale ducale che amministrava i beni feudali curando colture e raccolti, il computista, con l'ufficio e l'abitazione (4).
 

34. Lato est delle mura con torricino. Sono ancora visibili i caratteri del borgo fortificato.
Foto Walter De Berardinis
 
Vi erano le stalle e anche ampi fondaci per conservare, grano, legumi, orzo e olio. «Quasi certo che vi si tenessero i propri dibattiti il reggimento e il minor consiglio, organismi rispettivamente esecutivo e deliberante dell'università. Vi era pure ubicata , ma con autonomo accesso, l'ostaria comunale» (5).
Come vedremo, questa era situata attaccata alle mura accanto alla porta Marina, nel luogo dove nel 1857 verrà praticata una nuova apertura verso sud e dove se ne scorgevano le fondamenta; pertanto il palazzo ducale, con le sue adiacenze occupava gran parte del lato est dell'abitato di Giulia (6).
Dopo la devoluzione del feudo, l'ex palazzo ducale era stato sede dell'amministrazione allodiale, e quindi destinato al comune che nei sotterranei vi aveva ubicato il carcere circondariale e nel piano superiore la guardia urbana; ma in realtà era un quartiere militare, cioè uno spazio utile per accogliere eventuali truppe di passaggio vista la tristissima esperienza subita dai giuliesi che soprattutto nel corso del ventennio, dal 1796 al 1816, avevano dovuto sopportare continui transiti e soste di vari eserciti, con i conseguenti gravi disagi derivanti dal dover fornire alloggi, viveri e foraggio (7).
I locali erano giudicati non idonei da tutti i punti di vista fin dal 1813 (8) e furono valutati anche non restaurabili dal visitatore Dragonetti nel 1833. Nel 1826 il giudice regio propendeva per trasferirvi nel piano superiore la gendarmeria reale ma l'intendente si oppose sia perché i locali occupati da questa (ex convento francescani) erano stati restaurati di recente, sia perché riteneva che il piano superiore avrebbe dovuto essere necessariamente adibito a carcere, stante la non idoneità dei locali sotto stanti (9).
Nel 1850 fu redatto un progetto dall'ingegnere De Bartolomei per adeguare a carcere il piano superiore dell'ex palazzo ducale, ma il comune si oppose per non perdere un edifico dove all'occorrenza poter acquartierare truppe di passaggio (10) (fig. 36).
L'edificio fu ricostruito all'inizio del '900 da Ajace Orsini che era subentrato quale proprietario a Gaetano de Bartolomei. Per l'occasione la facciata verso la piazza fu modificata; da irregolare che era fu realizzata su un'unica linea (11) (figure 35 e 37).
Dall'ex palazzo ducale le mura proseguivano verso sud fino ad incontrare la via Marina, qui piegavano ad angolo retto verso ovest, fino alla porta Marina, per poi riprendere la direzione verso sud fino all'angolo sud-est della città.
 

35. La facciata del palazzo Orsini, riedificato sul sito dove insisteva l'ex palazzo ducale, in una foto degli anni 20 del '900 tratta da: G. Manetta Sabatini, Albero genealogico della Famiglia Acquaviva d'Aragona, p. 214.
 

36. Giulianova 1850. Progetto per il nuovo carcere nel piano superiore del palazzo ducale.
(A.S.T., Intendenza borbonica, b 454/A, fasc. 16)
 

37. 10 maggio 1903. Richiesta di modifica della facciata dell'ex palazzo ducale.
(A.S.T., Prefettura 11/13, b. 169, fasc. 16)
 
 
XIII. Note
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(1) «Rispetto ai torrioni della cinta fortificata è invece completamente diversa la struttura della torre inclusa nel fronte a valle del palazzo ducale, e integrato alle sostruzioni del lato orientale della piazza: con vano di circa 3,5 m di diametro, presenta le caratteristiche di un vero e proprio "torricino", forse con funzioni scalari». M. BEVILACQUA, cit. p. 43.
 
(2) R. CERULLI, Un codice cartaceo ... , cit., p. 198.
 
(3) Successivamente le funzioni del capitano feudale furono svolte dal governatore, mentre un agente generale o ministro generale dello Stato fungeva da capo dell'amministrazione feudale. Al momento della devoluzione, nel 1760, era l'abate Domenico Gatti che abitava in una adiacenza del palazzo, rivendicata dal capo reggimento come parte integrante della "reggia", ma alla quale l'ultima duchessa aveva rinunciato ad ogni diritto con atto notarile che lo stesso abate esibiva al funzionario fiscale venuto a prendere possesso del palazzo. R. CERULLI, Le dimore degli Acquaviva in Atri e Giulianova, in Gli Acquaviva d'Aragona duchi di Atri e conti di S. Flaviano. Atti del VI convegno, I, Teramo, CARST, 1985, p. 116. Interessanti accenni ai rapporti fra amministrazione cittadina e potere feudale sono in R. CERULLI, Un codice cartaceo ... cit., pp. 149 - 207.
 
(4) Nel 1797 don Francesco Acquaviva colonnello del reggimento di fanteria "Puglia", accampato nei pressi di Giulianova, per le necessità della truppa occupava proprio «... l'altro quarto della Regia Camera e propriamente quello dove abitava il sig. computista don Francesco Antonio Morganti». A.ST, Atti dei notai, Paolini Ciriaco di Giulianova, b. 1036, vol. 1, atto 27 marzo 1797, C.s. 16.
 
(5) R. CERULLI, Le dimore degli Acquaviva ... cit. p. 115. Ma l'ipotesi dell' ubicazione nel palazzo ducale degli uffici dell'università non è convincente. Infatti se così fosse stato non si capisce perché, dopo la soppressione dei francescani questi siano stati traslocati nell'ex convento, dal momento che anche l'antica residenza degli Acquaviva nello stesso periodo fu assegnata al comune che la destinò a carcere circoscrizionale, a sede della guardia urbana e quartiere per truppe di passaggio. Inoltre nell'Archivio vescovile di Teramo ho trovato notizia di un incendio che nel 1741 aveva distrutto l'archivio comunale ubicato nel locale attiguo alla chiesa della Misericordia, a sinistra della porta. Archivio Vescovile Teramo, Benefici Giulia, Madonna di Loreto, b. 43, fasc. 2. Gli altri uffici dovevano quindi essere nelle immediate vicinanze e forse nello stesso palazzo Antolini, nel lato ovest della stessa piazza, a poca distanza dalla chiesa, dove il comune fu trasferito negli ultimi anni dell'800.
(6) Pochi anni prima dell'Unità Gabriello Cherubini scriveva: «Amplissimo era il palazzo degli Acquaviva, di cui oggi si vede poca parte, destinata ad altri usi pubblici e privati.» G. CHERUBINI, cit., p.45.
 
(7) Nel 1813, su richiesta del comandante militare della provincia furono costruite due garitte per le sentinelle: una vicino alla porta di ingresso del palazzo, allora adibito a quartiere dalla Compagnia di Scelta; l'altra «sul sito detto Loggiata (...) a fare la scoperta se legni nemici si mostrassero in quelle acque». Il sindaco riteneva tali garitte necessarie per «la vigilanza della piazza del mercato, dove si concentrano tutte le robbe commerciali, che pervengono in questa Dogana», per cui le aveva fatte costruire subito: <<una nel luogo detto Belvedere dentro il Palazzo demaniale, e che riguarda tutto il litorale dalla punta di Ortona a quella di Pedaso, Regno Italico, e l'altra nella facciata del quartiere ...». A.S.T., Intendenza francese, b. 39, fasc. 731.
 
(8) «Il locale addetto alle prigioni nel comune di Giulia è bastantemente infelice ed in luogo di essere una casa di detenzione pe' colpevoli di delitti correzionali, può riguardarsi per un orrido criminale, ne' è suscettibile nella sua posizione di accomodo ed ingrandimento. Desso è sito nel piano terra dell'ex palazzo allodiale che minaccia rovina e questa circostanza rende poco sicura la vita de' prigionieri». A.S.T., Intendenza francese, b. 39, fasc. 732.
 
(9) A.S.T., Intendenza borbonica, b. 453/A, fasc. 6.
 
(10) «Il decurionato convenne pienamente nella necessità della riforma del carcere, fin dal 1833 dichiarato dal visitatore [Dragonetti] insuscettibile di accomodi, ma non per lo sito prescelto , e riflette che ciò che si occuperebbe per un uso di minore importanza quale è il carcere circondariale verrebbe tolto ad un uso migliore quale è il quartiere per le truppe in un luogo di continui passaggi e stazioni militari e la esperienza di oltre mezzo secolo ne ha fatto conoscere le conseguenze. Tramutando in carcere il quartiere rendesi nelle urgenze occupare i corridoi della casa comunale e sperperare le truppe per le case de privati; all'incontro nei tempi di guerra l'unione delle truppe costituisce la sua forza, ne altrimenti questa potrebbe conservarsi che in un tal locale, la di cui destinazione parte dal Governo e non da municipali risoluzioni. Il sig. sindaco potrà rilevare dagli atti di concessione se il carcere ed il quartiere furono ambi dati al comune, cui se ne fece carico nel catasto del 1817, pagandone sempre il tributo sino alla decretata esenzione. Se la concessione riguarda il solo carcere, bisogna conchiudere che la potestà suprema si serbasse il quartiere delle truppe e se il comune ne ha l'uso, l'inversione dell'uso destinato non gli è permesso, e sarebbe atto insubordinato e punibile, dovrebbe si quindi ricorrere alla maestà del re, supplicarla di non togliere dall'infelice comune di Giulia questo immenso beneficio per custodire pochi malfattori o manchevoli del circondario. Riflette inoltre il decurionato che la spesa di un carcere è debito circondariale e non è giusto che il comune di Giulia venga privato di si importante edificio». Deliberazione del decurionato 15 giugno 1850. AS TE, Intendenza borbonica, b. 454/A, fasc. 16.
 
(11) «Giulianova 1 maggio 1903. Dovendo eseguire una costruzione nello spazio di mia proprietà, nel lato di levante della Piazza della Rotonda di questo abitato, e precisamente ove trovasi le vecchie case ed il piazzale già di proprietà De Bartolomei, e poiché la linea di fronte dei fabbricati, che vado a demolire è di forma irregolare rispetto alla piazza, domando alla S.V., sia nel mio interesse che in quello edilizio del Comune, di rettificare la detta linea nella nuova costruzione che vado a fare, e ciò secondo la linea in rosso segnata nello schizzo, linea formata dalla congiungente lo spigolo sud-ovest della casa Meo, e lo spigolo nord-ovest del magazzini Acquaviva. In tal modo verrebbe ad essere occupato uno spazio di suolo comunale indicato nello schizzo stesso con tratteggio in rosso, di cui la parte A è di mq. 5,80, la parte B di mq. 5,08 e la parte C di mq. 12,50. Poiché la parte A è stata già ceduta dall'amministrazione comunale in occasione della costruzione della casa Meo, quando la mia attuale proprietà apparteneva al sig. Gaetano de Bartolomei, e ciò in compenso dello spazio rilasciato libero dalla demolizione di un vecchio pontile, la concessione che verrei ora a domandare riguarderebbe semplicemente le parti B e C (...) anche per la sistemazione, l'estetica e il decoro della Piazza della Rotonda». A.S.T., Prefettura 11/13, b. 169, fasc. 16.
 
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