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L'albergo Kursaal Lido in Via Lungomare Zara - Giulianova (Te)

Giulianova > Edifici storici

I nostri consigli... per le vostre vacanze.

 
Le mura di Giulianova cui sopra vennero abbattute soltanto con l'Unità d'Italia (1860), che a sua volta diede il là ad un nuovo importante periodo di sviluppo urbano, favorendo ad esempio la crescita della Marina locale. Proprio quest'ultima sarebbe divenuta un vero e proprio punto di riferimento balneare della riviera adriatica a partire dai primi anni del Novecento, grazie alle magnifiche ville liberty che costeggiano il suo lungomare e al caratteristico "viale dello Splendore", nella parte più alta della città. Per secoli l'economia di Giulianova è stata incentrata quasi totalmente attorno all'agricoltura, che oggi occupa un peso decisamente modesto sulla formazione del suo reddito. Decisamente più importanti sono la pesca (grazie alla presenza di un porto di III classe capace di ospitare oltre duecentocinquanta imbarcazioni) e, più in generale, alcune attività industriali legate alla piccola manifatturiera (soprattutto all'abbigliamento) ed all'artigianato. Detto ciò il vero e proprio motore dell'economia cittadina è senza ombra di dubbio il settore terziario, grazie al ruolo svolto da commercio, servizi e, soprattutto, turismo.
 

Edifici storici a Giulianova: Il Kursaal Lido
di Sandro Galantini

Il Kursaal: dal club marino all’hotel di lusso 
Nell’ultimo ventennio dell’Ottocento alcune località rivierasche sia a sud che a nord di Giulianova si erano dotate di strutture di supporto alle pratiche balneari in cui organizzare quei momenti di disimpegno – danze, concerti, rinfreschi, giochi - aderenti agli standardizzati statuti ed alla mentalità dell’epoca. Rosburgo, poi Roseto degli Abruzzi, nata nel 1860 a seguito della quotizzazione di terreni litoranei posseduti dalla chiesa ricettizia di Montepagano e anelante a fare del turismo balneare il caposaldo della sua economia e la piattaforma di un rapidissimo e impetuoso sviluppo, prima ancora di venire ufficialmente elevata al rango di frazione e di impiantare lo stabilimento balneare, si era dotata nel 1886 di un Club per i bagnanti. E nel labbro meridionale della provincia, a Silvi, già nel 1883 Aurelio Ciampani aveva provveduto alle esigenze degli amanti dei bagni di mare, anch’essi privi della piattaforma marina, costruendo il Casino dell’Armonia con relativo caffe-ristorante, mentre qualche anno dopo, nel 1887, Vincenzo Sciarra inaugurava il suo Club “Marina” alla presenza di Gabriele D’Annunzio e della fin fleur della società del tempo. Queste iniziative erano tuttavia ben poca cosa rispetto al Palazzo dello Stabilimento dei Bagni voluto da Costanzo Chauvet a San Benedetto del Tronto, in grado di offrire ai turisti comodi appartamenti, una elegante sala da ballo e splendidi ambienti. Ed era proprio la struttura marchigiana il modello a cui faceva esplicito riferimento il sindaco Francesco Maria Ciafardoni nella seduta consiliare del 28 maggio 1888. In quell’occasione il Ciafardoni proponeva, ottenendolo dall’Assise civica, di avviare le pratiche con il Demanio dello Stato per la concessione di una zona di ≪terreni arenili≫, dell’estensione di un ettaro circa, di fronte allo stabilimento balneare cosi da ≪portarlo alle condizioni di quello di Sambenedetto [sic]≫ e attrarre quindi ≪un maggior numero di forastieri≫. E ciò, come il primo cittadino puntualizzava, sia edificando un fabbricato tale da ≪rispondere ai bisogni della vita balnearia≫, e sia creando, ≪dirimpetto allo stabilimento suddetto≫, un giardino, che pure era stato previsto nel progetto di sistemazione del tratto terminale della strada adducente al mare, e quindi allo stabilimento balneare, firmato il 10 ottobre 1877 dall’ingegnere Gaetano de Bartolomei ma rimasto solo un’intenzione. L’idea era insomma, come il sindaco avrebbe meglio specificato nella sua relazione stilata il 15 ottobre 1890 per il prefetto di Teramo Diego Giorgetti, di acquisire l’area richiesta che il Comune avrebbe poi diviso in piccoli lotti da assegnare in enfiteusi per la edificazione ≪di acconci fabbricati per la bagnatura≫ e, soprattutto, per dare vita ad un ≪comodo hotel fornito di tutto il confortabile della vita estiva≫ che avrebbe sollecitato ≪i forestieri a venire a passare la stagione in questa ridentissima spiaggia più che altrove≫.

      

Ma le pratiche, inutilmente lunghe e complesse, sarebbero giunte a buon fine solo il 15 settembre 1902, con il decreto a firma del prefetto Carlo Tivaroni che assegnava 4692 mq. di terreni arenili al Comune prevedendone la cessione ≪a privati in enfiteusi per costruzioni che, offrendo ai forestieri ogni comodità della vita, li richiamino in gran numero cola nella stagione balnearia, con vantaggio del commercio e dell’industria locali≫. A poco meno di un mese dal decreto prefettizio, con atto di vendita rogato il 13 ottobre 1902 dal notaio Francesco Contaldi, quei terreni posti a sud e a nord del tratto terminale della via dello Stabilimento, e confinanti con le proprietà degli eredi di Erminio Orsini, di Mario Andrea Acquaviva d’Aragona, di Marino Massei, di Carlo De Panicis e di Francesco Spinozzi, passavano in proprietà dell’Amministrazione comunale. Veniva cosi ad aversi l’elemento risolutivo per dare vita all’auspicato Club marino che, segnacolo in vessillo della Giulianova turisticobalneare, avrebbe dovuto soppiantare l’elitario Club dell’Unione la cui collocazione in collina, benché a breve distanza dalla spiaggia, non poteva non risultare scomoda ai doviziosi bagnanti che l’affollavano nel periodo estivo. Il progetto del Club, paralizzato dalla turbolenta situazione politica e dalla scarsità di mezzi finanziari che negli anni seguenti avevano angustiato l’amministrazione comunale, e venuta meno la possibilità di realizzarlo con la lottizzazione avviata nel 1905 da Luigi Crocetti sui terreni messi a sua disposizione dai fratelli Raffaele e Berardo Quartapelle, veniva recuperato nel 1911.



L’area su cui era caduta la scelta era proprio quella individuata nel lontano 1888 e lambita da una pineta che l’assessore Igino Parere aveva realizzato a sue spese nel 1909 secondo un originale schema a ferro di cavallo di sua ideazione. Per il progetto si ricorreva ad un noto professionista teramano, Giuseppe Marcozzi, nato nel 1867 da una benestante famiglia, tra le più antiche e influenti della citta. Laureatosi a Roma, consigliere nei primi del ‘900 della Congregazione di carità di Teramo e dal 1912 membro della sezione teramana della Società degli ingegneri e degli architetti italiani, Marcozzi aveva firmato numerosi e importanti progetti tra i quali, nel 1907, quello per la costruzione del manicomio di Teramo. A Giulianova l’ingegnere teramano aveva operato molto e lungamente firmando nel 1904 il progetto per il nuovo carcere mandamentale; nel 1905 aveva seguito i lavori per la conduttura idrica della citta alta sovrintendendo poi, nel 1908, quelli relativi al sistema idrico della Marina e, nel 1909, gli interventi sull’ex convento cappuccino alla Madonna dello Splendore da trasformare in ospedale. Il progetto del Marcozzi, che di qui a breve avrebbe seguito anche i lavori per il primo tratto del viale dei Quotisti, prevedeva un edificio a blocco compatto di grandi dimensioni, ad un piano e in stile neoclassico, con portico colonnato e l’ampia fronte principale significativamente rivolta verso la spiaggia. I lavori, iniziati nel giugno del 1912 e condotti sollecitamente, consentivano di inaugurare il nuovo Club marino “Nettuno”, benché ancora privo di finiture, il 25 agosto 1913, volutamente in occasione della prima manifestazione pubblica delle tre organizzate dal comitato pro-ospedale presieduto da Cesare Migliori. Nel monumentale edificio che “Il Gazzettino” definiva ≪grande e magnifico≫, addirittura ≪sontuoso≫ per l’”Attualità”, i bagnanti e le personalità presenti avrebbero seguito con interesse la conferenza sull’Africa italiana, con relative proiezioni cinematografiche, del governatore nella regione degli Orfella, capitano Antonio Negri, ed applaudito freneticamente gli orchestrali de “La Cetra” di Teramo diretti dal M° Giuseppe Righetti per concludere, alle 4 di mattino, con valzer e quadriglie. Se la serata d’esordio aveva raccolto nel Kursaal ≪una schiera numerosa di elette dame ed insigni cavalieri≫, la seconda organizzata il 28 agosto, come ragguagliava Nicola De Martiis nella sua corrispondenza partita da Giulianova il giorno seguente, per "l'Italia centrale" ≪sorpasso ogni aspettativa per l’immenso concorso d’intervenuti e per la magnifica riuscita della festa≫, vaticinando perciò come ≪grandiosa≫ l’ultima festa fissata al 30 agosto.



La più recente e prestigiosa conquista della Giulianova turistico-balneare, quel Club marino da subito punto focale dell’epicureismo vacanziero, veniva pero travolta dalle vicende belliche che non solo impedivano di completare l’edificio ma anzi, a causa del lungo periodo di chiusura, ne causavano il precoce degrado, particolarmente evidente all’inizio del 1920. ≪Lo scorso anno, quando la pro-Giulianova apri in un casino un ritrovo per i villeggianti si giuro che nell’estate del 1920 il Kursaal (ci si perdoni la barbara parola) sarebbe stato ultimato e aperto al pubblico. Siamo già al secondo mese dell’anno e l’edificio marcisce ancora sotto le intemperie≫. Questo dichiaravano nel febbraio del 1920 i redattori del settimanale locale “L’Adriatico degli Abruzzi”, per i quali il Club marino rimaneva nient’altro che una ≪utopia≫, nulla sapendo evidentemente della cordata imprenditoriale intenzionata a sottrarre la prestigiosa struttura dal cubo d’ombra in cui era dirupata. A comporla erano il dovizioso banchiere Cesare Migliori, il cinquantacinquenne Serafino Morganti, consigliere comunale in carica, componente della Congregazione di carità e proprietario dell’omonimo pastificio, l’imprenditore Augusto De Martiis, figlio dell’ex sindaco Pasquale e fratello del consigliere comunale Guido, il possidente Emidio Ciafardoni, fratello del defunto sindaco Francesco Maria ed egli stesso destinato a scomparire di qui a due anni, nonché l’avvocato Francesco Cerulli, al momento presidente della Congregazione di carità, e l’albergatore Giulio Federici, nel frattempo insignito del cavalierato. Ebbene costoro, equamente divisi tra ceto delle professioni, grossa proprietà e imprenditoria illuminata, con atto pubblico amministrativo del 3 maggio 1920 ricevevano dall’Amministrazione comunale, in enfiteusi perpetua per un canone annuo di 48 lire, i 1.200 mq. di terreni arenili su parte dei quali era stato edificato il Kursaal con lo scopo di ampliare il fabbricato restituendolo cosi alla originaria ed ormai obliata destinazione.



L’intervento sul manufatto, che rimaneva ad un piano ma di cui s’era aumentata la cubatura con l’aggiunta di vani ulteriori nella sua parte posteriore, per un totale di 15 stanze, veniva realizzato con estrema sollecitudine, tanto da consentire la sua apertura ufficiale appena un anno dopo, il 19 luglio 1921, ospitando il successivo 25 settembre la manifestazione per la commemorazione di Dante Alighieri nel sesto centenario della morte con un relatore di assoluto riguardo, quel Tomaso Monicelli, noto drammaturgo e direttore del “Giornale di Roma”, che aveva fondato “Penombra”, la prima rivista italiana di cinema. Iniziava cosi la nuova vicenda del Kursaal, che nel settembre 1922 conquistava la definizione di ≪paradiso delle danze≫ datane in un’ampia corrispondenza a tutta pagina apparsa su “Il Gazzettino” e relativa alla grandiosa festa organizzata nei suoi ampi locali da Carlo Acquaviva d’Aragona, il figlio dello scomparso Mario Andrea, insieme con l’avvocato Cerulli. Come ragguagliava il giornale teramano, era stata una serata capace di far impallidire con gli ≪almeno cento decolletes≫ presenti, ed i balli protrattisi sino alle 7 di mattina sulle note del foxtrot (≪l’egregio avvocato Francesco Cerulli fu sul punto di richiedere l’intervento della forza pubblica≫), le mondane e brillanti soirèe del periodo anteguerra. Frequentato abitualmente e tradizionalmente dall’high life, il Kursaal Lido, secondo la denominazione ormai invalsa nell’uso comune, negli anni seguenti avrebbe accolto anche personaggi molto noti e potenti gerarchi. Il 7 luglio 1923 vi veniva ospitato, in un sontuoso banchetto di oltre duecento coperti, Giuseppe Bottai; il 25 marzo 1925 erano stati invece il prefetto Stefano De Ruggiero, il segretario politico provinciale Raffaele Giannantonio, Cesare Spalvieri, comandante della XI Zona della Milizia, e il deputato Vincenzo Savini a saggiare l’eleganza e gli ampi spazi del Kursaal in occasione del ballo tricolore.

Dopo la realizzazione, nel 1926, del ristorante, allestito nei quattro vani posti nell’ala nord-ovest dell’edificio con autonomo ingresso sul lato settentrionale, nel 1927 il Kursaal Lido metteva ai disposizioni dei bagnanti anche un cinematografo ed una parrucchieria per signore impiantata dal coiffeur teramano Giacomo Diodati. Proprio in quell’anno un modesto foglio balneare uscito col suo primo numero il 28 agosto, “Il Fischietto”, dava indiretta ma pur esplicita testimonianza attraverso un disegno con eloquente didascalia (≪Quando sara ultimato…il Kursaal Lido≫) del progetto che stava prendendo corpo e che di qui a breve si sarebbe misurato con la realizzazione. Si trattava di un intervento sull’edificio per la sua trasformazione in hotel, recuperando cosi alla memoria, riattualizzandola, l’idea per la prima volta e con grande lungimiranza avanzata dal sindaco Ciafardoni quasi quarant’anni prima. Il primo e necessario atto d’impulso veniva dato il 26 marzo del 1929 con la nascita, per atti del notaio Sigismondo Berardi, della Società anonima per azioni Hotel Kursaal Lido, di durata ventennale. Suo scopo quello di ≪modificare ed adattare lo stabile esistente≫, cioè il Kursaal, conferito dai sottoscrittori insieme con lo spazio su cui insisteva alla società per un valore quantificato in 132000 lire, ≪per uso di albergo sopraelevandolo ed ampliandolo nella parte posteriore≫ prevedendosi la sua gestione diretta o per affitto insieme con il ristorante e il bar. A firmare l’atto costitutivo erano gli avvocati Attilio Re e Francesco Cerulli, che assumeva da subito la presidenza della società, Cesare Migliori, Giulio Federici, Augusto De Martiis, Concetto Ciafardoni, costituitosi quale procuratore della moglie Pia, e il cugino Carlo Tommaso, che rappresentava nell’occasione anche le sorelle Lucrezia, Caterina ed Antonietta Ciafardoni.

Al consiglio d’amministrazione, formato da cinque membri, veniva ad affiancarsi il collegio sindacale composto da Ercole Grue, direttore della sede giuliese del Banco Abruzzese, Francesco Iaconi, Vincenzo Ciafardoni, fratello di Concetto, il teramano Settimio Costantini ed il farmacista Ernani Monaldi. Con la costituzione ufficiale della società, alla quale si apportavano alcuni correttivi il 16 aprile successivo, specificamente la sostituzione di Vincenzo Migliori con Attilio Re quale sindaco effettivo e la modificazione dell’art. 23 sottraendo cosi al consiglio di amministrazione la facoltà di contrarre prestiti sociali sino a 20 mila lire, prendevano sollecitamente avvio i lavori sull’edificio condotti inizialmente dalla società cooperativa “L’Avvenire” e dall’impresa Edoardo Solipaca sotto la supervisione del progettista, Antonio Petrignani. Nato ad Amelia nel 1867 ma romano d’adozione, Petrignani, già docente all’Accademia di belle arti di Carrara, era assai noto negli ambienti capitolini per il progetto di sistemazione di piazza Colonna, per il restauro, sotto la guida di Giacomo Boni, della basilica di S. Maria Antiqua e piu per la costruzione della seconda ala del museo etrusco di Villa Giulia. Per Giulianova aveva approntato nel 1904 il progetto della scuola tecnica poi sorta su piazza Vittorio Emanuele e dell’altra, più modesta, di piazza Principi di Piemonte alla Borgata Marina, spesseggiando poi con altri progetti mai giunti a realizzazione, come il teatro Federici del 1910 e la pescheria di piazza della Rotonda dell’ottobre 1915. Il suo progetto del nuovo hotel Kursaal Lido prevedeva, e di fatto verrà cosi realizzato, un complesso sviluppato su due livelli in cui l’originario carattere neoclassico veniva mitigato da elementi ornamentali liberty, corpo centrale in aggetto con il loggiato centrale risolto da un colonnato di tre campate e concluso da una copertura a terrazzo delimitata da parapetto a balaustre, in posizione arretrata rispetto alle ali laterali. Con la sopraelevazione venivano realizzate venticinque camere (tutte dotate di acqua corrente calda e fredda) per complessivi quaranta posti letto, mentre il piano terra, non diversamente dal passato, era articolato in un vasto salone, in più contenute sale da conversazione, nel bar e nei locali del ristorante. Con vigile attenzione estetica il suo parterre-giardino, capace di contenere quasi 600 persone, era stato cinto da muretti, cancellate e colonne, su ciascuna delle quali brillava un artistico lampione, con altri due terrazzi a coronare le ali sporgenti dell’edificio. ≪E già un nuovo albergo di grande importanza e sorto, che si intitola “Hotel Kursaal Lido”≫.



Era cosi che “L’Italia Centrale”, nell’edizione del 6 luglio 1929, annunciava l’inizio dell’attività del lussuoso albergo, il cui primo gestore era il milanese Vladimiro Damasco. Tra gli eventi dell’estate giuliese 1929, ragguardevole era senz’altro la serata di gala organizzata il 3 agosto nel pianterreno del Kursaal da Francesco Cerulli che per l’occasione aveva ricevuto un telegramma d’auguri da Giacomo Acerbo, il potente gerarca di Loreto Aprutino prossimo ad assumere il dicastero dell'Agricoltura. Già alle 22 oltre i cancelli dell’edificio erano allineate ben 144 lussuose auto, mentre all’interno il milieu della colonia bagnante veniva allietata dalle note dell’orchestra Luna Part di Roma. Erano invece 128 le automobili contabilizzate dal giornalista Francesco Manocchia, direttore e compilatore, tra gli altri, di un foglio balneare chiamato non senza significato “Kursaal Lido”, per la festa organizzata il 20 agosto 1930 e che aveva raccolto nell'edificio, da Pescara a Rimini, ≪tutto il fior fiore della colonia bagnanti≫. Lussuosissimo e con una fama che rapidamente si era propagata ben oltre i confini regionali, l’Hotel Kursaal Lido, oltre a balli memorabili, grandi orchestre, banchetti luculliani e serate di gala con intervento della società più gaudente e raffinata, avrebbe ospitato nelle sue stanze turisti provenienti anche da luoghi assai lontani dell’Europa e d’oltre Oceano (da Klagenfurt a Liverpool alla statunitense Columbus), militari d’alto rango, prefetti, personaggi dello spettacolo, come l’attore e drammaturgo Gastone Monaldi, celebri soprani e mezzosoprani: da Gianna Pederzini a Pia Tassinari a Margherita Carosio. E, ancora, baritoni di fama (Gino Vannelli, Pierisa Giri, Marisa Polla Puccher, Alda Fedeli, Mario Basiola e Florica Cristoforeanu), pittrici illustri come la roveretana Vittoria De Fogolari a Toldo, che qui allestiva nel 1932 una sua mostra, avvocati ma anche deputati, ad iniziare dal grottammarese Alceo Speranza. Ne potevano mancare i giornalisti, tra i quali il parmense Ulderico Tegani che avrebbe definito il Kursaal, in un suo ampio servizio su Giulianova pubblicato nel 1932 nella rivista “L’albergo in Italia”, la ≪vedetta elegante≫ della citta magnificandone gli ambienti interni.

Tra i gerarchi, oltre a Giacomo Acerbo, ospite d’onore in una festa appositamente allestita per il potente ras di Loreto Aprutino il 15 agosto 1933 dal podestà Alfonso De Santis, anche Alessandro Pavolini, Achille Starace e il Giuseppe Bottai che vi era tornato nell’agosto del 1932, non tacendo del direttore generale e dell’ispettore centrale dell’Opera Nazionale Dopolavoro, rispettivamente Enrico Beretta e Giulio Sarrocchi. Eppure, che fosse la ≪meta serale di tutta l’eleganza≫, come l’aveva definito il "Corriere Adriatico" nel 1930, o la ≪vedetta elegante≫ di Tegani che con la sua tinta paglierina, con le persiani marroni, con i fregi e le modanature esibiva, com’egli aveva scritto, un ≪tono dignitoso e serio≫, comunque il Kursaal Lido continuava inesorabilmente ad accumulare perdite: 6890,05 lire per l’esercizio 1931, 11186,65 lire nel 1932. E la situazione, negli anni successivi, sarebbe peggiorata. Nel 1936, l’anno in cui il Kursaal per la prima volta aveva ospitato un’≪accademia≫ d’armi con la partecipazione dei migliori spadaccini di Teramo e di Pescara, presenti il federale di Teramo, il console comandante la Legione e le autorità locali, il debito sociale ipotecario, contratto originariamente per il capitale di 346600 lire, era progressivamente lievitato sino a raggiungere le 408150,88 lire, oltre agli interessi maturati nel corso dell’anno. L’intero capitale sociale, già ridotto a sole 247200 lire dalle iniziali 619500, era da considerare ormai perduto. Se la situazione era già difficile, poco o nulla giovando la scelta presa nel 1939 di tenere aperto tutto l’anno l’albergo grazie alle 3 mila lire messe a disposizione dal Comune e dall’Ente Provinciale per il Turismo, con l’entrata in guerra dell’Italia si era fatta drammatica. Inarrestabile era infatti l’ascesa del debito che si assestava sulle 508626,88 lire, donde l’impossibilita di rimborsare sia il capitale che gli interessi. Pero i tentativi di alienare l’immobile e le attività esistenti per risolvere una situazione ormai non più sostenibile erano stati frustrati dalla mancanza di ogni ≪seria proposta≫ trattandosi di immobile nato ab origine e vincolato ad uso alberghiero. Per cui, a suggello della ingloriosa fine di una tra le strutture ricettive più prestigiose della regione, il liquidatore unico Vincenzo Tacchini, esponendo la situazione nell’assemblea della società tenutasi il 18 aprile del 1940, proponeva di procedere ad una vendita volontaria del Kursaal ≪ai pubblici incanti≫ affidando l’incarico ad un notaio del capoluogo di provincia non senza una ≪ben curata pubblicità≫.

Facilmente raggiungibile, Giulianova da tutte le località, grazie anche alla sua vicinanza (40 Km) all’aeroporto di Pescara, è dotata di moderne attrezzature ed infrastrutture turistiche oltre alla presenza di un’impiantistica sportiva per tennis, nuoto, vela, windsurf, bocce, minigolf, pallacanestro, calcio a 5, pattinaggio; inoltre vi è possibile praticare la pesca d’altura e subacquea. Grazie ad un nuovissimo sistema di collegamento con pontili in legno è possibile raggiungere, in bicicletta, le località limitrofe, costeggiando il mare e lussureggianti pinete.
L'hotel "Kursaal Lido" nelle vecchie cartoline.
Articolo tratto della pubblicazione: “GIULIANOVA, tra storia e memoria. Architetture, società e avvenimenti dall’età umbertina al Ventennio.
Autore, cura e testi: Sandro Galantini
Sandro Galantini, storico e giornalista, e autore di oltre sessanta tra volumi, saggi e contributi apparsi in opere collettanee ed in riviste scientifiche relativi a questioni storiche abruzzesi dell’età moderna e contemporanea. Socio ordinario della Deputazione di Storia Patria negli Abruzzi, membro dell’Istituto Abruzzese di Ricerche Storiche e Socio Corrispondente dell’Istituto di Studi Abruzzesi di Pescara, ha conseguito per la saggistica storica numerosi premi e riconoscimenti, tra i quali il “Filomena Carrara” nel 1996 ed il premio speciale “Lago Gerundo” nel 2006. Nel 2013 e stato insignito del titolo di Cavaliere dell’Ordine al merito della Repubblica Italiana per benemerenze culturali e chiara fama. Per l’Editore Paolo de Siena ha pubblicato nel 2001 Giulianova com’era. Storia e memoria della città attraverso le cartoline d’epoca ed ha curato nel 2004 il volume Il calcio a Giulianova dalle origini al 1960. Storia, eventi, personaggi.
Editore: De Siena Editore s.a.s. Viale Giovanni Bovio, 111 – www.desienaeditore.it
Finito di stampare nel mese di Dicembre 2015 - ISBN: 978886341254
 
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